Erbaviola.com – Grazia Cacciola

Erbaviola

Grazia Cacciola

Sono un’autrice, una giornalista e una content strategist. Molti anni fa, nel pieno della carriera ma praticamente priva di vita vera, ho lasciato una grande città e mi sono trasferita a vivere in campagna.
Coltivo la qualità della vita, scrivo per passione e mi impegno nell’autoproduzione per un minore impatto ambientale. 

Se già qui hai avuto un moto di stizza del tipo “eh, bella lei! Facile la vita a fare quel che si vuole! Non come me che ho le responsabilità, i doveri, i debiti, i figli, i cani, i gatti, gli iguana e gli orologi a cucù“, allora vai direttamente al punto 6.

Ho una vita improntata su bassi consumi, semplicità e autoproduzione, più una professione auto-prodotta. Queste scelte, frutto di anni di percorso che puoi leggere su questo sito, ormai mi permettono di vivere dove voglio (se ti viene di nuovo un moto di stizza, c’è sempre pronto il punto 6 per ritrovarsi migliori). 

Questo sito, Erbaviola, è iniziato nel 1999 su AltaVista, come sito statico. Parte di quei primi contenuti sono andati perduti con l’acquisizione da parte di Yahoo, mentre molti altri li avevo già trasferiti nel nuovo sito. Dal 2003 Erbaviola è diventato un blog indipendente, quello che vedi oggi.

Sono partita da zero. Zero mezzi per lasciare la città, zero competenze sull’autoproduzione. 

Sono nata e cresciuta a Milano, ho girato un po’ di mondo prima per studiare e poi per staccare da lavori a ritmi infernali. Finché un giorno ho capito che mi stavo perdendo la vita, consumandola senza andare da nessuna parte. Quando ho lasciato Milano, iniziavo a scrivere questo sito, in un torrido giugno di fine Novecento – che detta così fa molto biografia dell’autore Adelphi deceduto.
Sono partita da zero, ho iniziato con un piccolo orto su un micro-balcone di un appartamento in affitto e sono passata poi a case con orti, senza orti, con frutteto, ho prodotto, autoprodotto, seminato e raccolto, sempre imparando e traendo il massimo da quello che avevo, anche se era poco.  

L’autoproduzione è la vera rivoluzione, in tutto. 

L’autoproduzione è la vera rivoluzione è lo slogan che ho creato molti anni fa per diffondere la sostenibilità delle azioni individuali. L’autoproduzione ha contribuito a rivoluzionare la mia vita. 
All’inizio del mio cambiamento, ho incontrato il movimento francese Décroissance di Serge Latouche, molto prima che in Italia nascesse il Movimento Decrescita Felice. Dall’incontro con gli attivisti di Décroissance e dell’allora neonato Gruppo Krisis, ho capito cosa c’era all’origine di un sistema economico che mi vedeva correre, lavorare e comprare continuamente, in cui c’era sempre qualcosa di cui avevo bisogno.
Ho cambiato vita a poco a poco, ridimensionando il lavoro, imparando a fare molte cose per conto mio, iniziato a vivere fuori dalla città. Lasciare la città è stata una mia scelta personale, in realtà si può fare moltissimo anche abitando in città.
Tra i miei desideri c’era il vivere in mezzo alla natura, passeggiare nelle campagne o tra i boschi; ho seguito questo desiderio. Dopo qualche anno in Brianza, qualche altro nella campagna della Lomellina e molti anni sull’Appennino Tosco-Emiliano, oggi vivo nelle campagne della Riviera Romagnola, tra i frutteti e il mare.  Un nuovo inizio, con un nuovo piccolissimo giardino, una dose massiccia di autoproduzione, tanta scrittura e molti progetti da realizzare. 

Sfornando pane dalla mia cucina a legna del 1950, tra i boschi dell’Appennino Tosco-Emiliano

La mia storia con tutti i dettagli

Se adesso hai una serie di domande che partono da “Come hai fatto?“, “Da dove hai cominciato?“, “Cosa hai cominciato ad autoprodurre?“, “Come hai fatto con la famiglia?” e arrivano a “Come hai trovato una casa in mezzo al bosco abitando a Milano?” o “Come hai cambiato il tuo lavoro per andare dove ti pare?” … Puoi leggere la storia organizzata, completa e con molte informazioni in più rispetto al sito, in uno dei miei libri: L’autoproduzione è la vera rivoluzione. Storie di decrescita, d’utopia e d’altre leggerezze, Edizioni Enea e Macro Edizioni, 2020.
Questo libro è  il racconto di tutto il mio percorso e di come possa farlo chiunque.

Al Salone del Libro di Torino

Anni di studi, non solo di orti

Questo sito inizialmente è nato per diffondere tutto quello che imparavo, spesso informazioni difficili da reperire al di fuori di alcuni ambienti specializzati. Ho iniziato a scrivere Erbaviola per parlare delle piante boicottate. Credi che sia boicottata solo la canapa? Fino a qualche anno fa lo era anche la stevia e, il fatto che oggi la puoi comprare ovunque e coltivartela in giardino, è dipeso anche dal grande lavoro di divulgazione sui benefici della stevia che io e altre persone abbiamo attuato con conferenze, interviste e petizioni. 

Dopo aver lasciato i ritmi frenetici di Milano, ho studiato tanto (la mia passione!) orientandomi verso la sostenibilità. L’essere umano come può vivere in armonia con la natura senza rinunciare al progresso? Mi sono dedicata prima al campo delle coltivazioni sostenibili, ottenendo il Diploma in Permaculture Design al Permaculture Institute di Bill Mollison. Ho frequentando diversi corsi professionali di botanica, di coltivazione biodinamica e sinergica. Negli ultimi anni mi sono invece concentrata maggiormente sulla nutrizione e la naturopatia, il cui passo più recente è stato il diploma in Scienze Naturopatiche

Gli studi e l’impegno nella divulgazione di questi argomenti mi hanno regalato anche l’esperienza della tv: sono stata consulente botanica e per l’autoproduzione per alcune trasmissioni tra cui Grazie dei Fiori, RAI2 e Geo&Geo, RAI3. Sul mio canale YouTube puoi vedere alcune puntate dei programmi in cui ho lavorato o in cui sono stata ospite.
Dopo anni di questo percorso in decrescita e di condivisione su questo sito, ho iniziato anche a scrivere per qualche editore, una cosa nata per caso e diventata ora un lavoro.

 


Le dieci FAQ 

Le domande più frequenti che arrivano via email e sul blog.

1) Che lavoro fai? Hai sempre fatto questo lavoro?

Sono un’autrice, una giornalista e una content strategist. Lo sono oggi.
Quando ho lasciato Milano, ho continuato a fare il mio lavoro, che al tempo aveva un nome buffo: Web Architect. Arrivavo da una laurea in Lingue e una specializzazione in Linguistica Computazionale. In pratica studiavo i linguaggi naturali per poterli trasformare in programmi eseguibili da computer. Questo curriculum mi ha regalato cinque anni tremendi da ricercatrice-borsista-sottopagata in università e una carriera da stress cronico nella Net Economy. In università, non volendo capire come stava cambiando la rete, mi impiegavano solo in progetti sciocchi, spesso in affiancamento alla pluripremiata Bellona Mezzanobile, una raccomandata da film dei Vanzina. In azienda andava un po’ meglio, ma i ritmi erano davvero folli, lo spazio di vita personale era mezza giornata la domenica. E non sempre.

Lasciata Milano, invece di fare questo lavoro assunta da un’azienda, ho cominciato a propormi come consulente per realtà più piccole. Man mano che i siti web diventavano una realtà diffusa e le tecnologie progredivano, il mio lavoro si è trasformato in Project Manager. Infine ho lasciato i linguaggi di programmazione e le architetture dei database online, per dedicarmi ai soli contenuti dei siti, così sono diventata Content Manager. Oggi questo lavoro si chiama Content Strategist. In pratica: creo contenuti digitali per imprese e associazioni, così che i loro servizi raggiungano nuovi potenziali clienti. 

Ho scritto per alcune riviste sia sulla parte tecnologica del mio lavoro, che per quella parte apparentemente meno tecnologica, ovvero la decrescita, l’autoproduzione, la coltivazione sostenibile, la botanica. Poi sono arrivati i primi libri e piano piano questo secondo lavoro ha preso più spazio. Oggi mi alterno tra la creazione di contenuti digitali per alcune aziende etiche, il giornalismo e la scrittura di libri

Un piccolo di gazza caduto dal nido e salvato

2) Hai degli animali? Allevi animali?

No. Credo che gli animali non si possiedano, al massimo ti trovano loro. Non allevo animali perché sono contraria a qualsiasi sfruttamento animale, per quanto mi è possibile. Le vere blogstar qui sono Mako e Kiki, due mici trovatelli con un carattere giocherellone e coccolone che erano stati buttati al freddo in una corte, forse perché scartati da una di quelle cucciolate di gatti alla moda, metà certosini e metà persiani. Ogni tanto si improvvisano blogger. (Dal 2015 è arrivato anche Koi, ma lui non scrive, fa il fotomodello).
Ci sono solo animali liberi attorno ai posti in cui abito. Quando in un articolo parlo dei daini o dei caprioli, dei cervi… sono quelli che vivono liberi nel bosco in cui ho abitato per tanti anni o nelle campagne in cui vivo ora. Così come altri piccoli animali che a volte capitano sul mio cammino, vengono curati e liberati.

Il mio angolo lettura nella casa in mezzo al bosco, tra l’orto e i colli

3) Vivi in una capanna su un albero in mezzo a una comune hippie? Passi la giornata a zappare e fare il bucato a mano?

No, non è la mia idea di decrescita. Ho vissuto anche in un piccolissimo borgo in pietra, in mezzo ai boschi, sull’Appennino Tosco-Emiliano, in una casa in pietra riscaldata solo con la legna del bosco attorno. Ma anche lì avevo la lavatrice. 
Ho un lavoro a tempo pieno e una vita sociale. Vivo intensamente in effetti, incontrando tanta gente, spesso spostandomi, e non disdegno le nuove tecnologie, ma con parsimonia: solo quello che è davvero necessario, solo quello che può durare tanto e preferibilmente può essere anche smaltito in modo sostenibile o riciclato.

4) Autoproduci tutto?

No, non lo fa nessuno. Non credere mai a quegli articoli sulle famiglie che vivono in totale autosufficienza, sono solo pessimo giornalismo per portare traffico alla testata. 
Autoproduco il più possibile e molte cose che non autoproduco le ricevo in baratto per le mie.
Non è così difficile e si può fare continuando ad avere una vita “normale”. La maggioranza di noi è sottoposta a un marketing pressante che induce l’idea che migliaia di cose superflue siano invece assolutamente indispensabili. L’unico risultato di farci lavorare il triplo per acquistare cose di cui in realtà non abbiamo bisogno. Ti faccio qualche esempio concreto di come me la cavo io.
Ho degli elettrodomestici, anche se pochi e a risparmio energetico, perché ritengo che per la mia persona non ci sarebbe una grande crescita tornando a fare il bucato a mano. Riciclo piccoli elettrodomestici e oggetti per la cucina che sono stati fatti anche 50-70 anni fa, sono spesso migliori degli attuali. 
Compro con oculatezza, solo il necessario, solo cose che dureranno tanti anni o che prevedono pezzi di ricambio. Questo vuol dire spendere di più per non acquistare cose a basso costo che dureranno solo poco tempo e andranno ad accumularsi nelle discariche.
La maggioranza dei miei acquisti per il quotidiano provengono dall’artigianato e dalla coltivazione diretta
Baratto, ma non online, perché preferisco conoscere molto bene la qualità di quello che prendo. 
Restauro mobili in legno massello da anni, antichi e nuovi. La mia casa è arredata con tanti mobili in legno recuperati e restaurati.
Taglio e cucio quel che serve per noi, amo le macchine da cucire e andavo fierissima della mia Elna Supermatic del 1952 (neanche un pezzetto di plastica!) che però è defunta senza possibilità di ripararla nel luglio del 2015. Per un po’ ho usato la Oper a navetta orizzontale di fine Ottocento, ereditata e restaurata con amore (la puoi vedere in un paio di foto di questo articolo). Va a pedale, potevo cucire persino in giardino, una cosa che compensava un po’ il fatto che cuciva solo dritto…Una bella avventura! Ce l’ho ancora, ma in questo momento sto usando una macchina meccanica più moderna, che ha comunque già vent’anni. 
Gran parte della maglieria di casa nostra è opera mia: maglioni, berretti, sciarpe, coperte ecc. Lavoro a maglia nelle sere d’inverno, di solito guardando un film perché lavoro senza necessità di guardare le mani.
Non compro cibo confezionato, produco io tutto il cibo che utilizziamo, partendo da alimenti base come legumi, cereali, frutta, verdura e fermentati. Non sto ore in cucina, ho sviluppato da anni un sistema di pianificazione che mi permette di cucinare non più di un’ora al giorno o anche meno. O anche niente. Ho sempre qualcosa di pronto per quando non ho voglia di fare nulla.
Abbiamo avuto diversi orti  negli anni e ovunque siamo possiamo raggiungere qualche bosco per la raccolta di erbe spontanee.  Per il cibo che non produciamo, acquistiamo presso cooperative agricole e produttori bio della zona, per il poco confezionato ci rivolgiamo a produttori bio italiani che in genere non sono distribuiti dai supermercati. 

So che, sentendo tutte queste attività e unendole a un lavoro a tempo pieno, oltretutto in proprio, sembra difficilissimo e irraggiungibile. Ho voluto condividere alcuni dei miei metodi per questo, perché non c’è davvero bisogno di fare tutto insieme e logorarsi di fatica. Non è una gara a chi fa di più e non è una corsa a fare tutto. La decrescita, quella vera, è fare un po’ tutti, aiutandosi e condividendo. 

La cucina a legna nella casetta in mezzo al bosco sull’Appennino

5) Si, vabbé, si fa presto a fare l’ecologista vivendo così, prova a dover lavorare a Milano e farti tre ore di traffico al giorno…

Vivevo a Milano. C’è stato un periodo in cui lavoravo contemporaneamente vicino a Viale Cassala, a Sesto San Giovanni e a Busto Arsizio. Ci sono stati giorni che partivo di casa alle 7.00 e rientravo alle 23.00. Altri in cui prendevo un aereo alle 6.00 della mattina e un altro alle 22.00. C’erano domeniche con il brunch sui navigli, happy hour scambiati per cene e guardaroba cambiati ad ogni stagione. C’erano costi folli, molta apparenza, rapporti sociali effimeri e una corsa incessante per la carriera, l’apparire, il relazionarsi.
Ci ho messo anni di lavoro, fatica, sogni e speranze per arrivare a questo tipo di vita. Non ho ricevuto in regalo una cascina in Toscana dalla famiglia, non ho rapinato una banca (semmai il contrario, ma questo succede a molti) e non è successo tutto dall’oggi al domani. Ho fatto fatica, come tanti. Ce la sto facendo, come altri che nascono per caso nel centro di una metropoli e un giorno decidono che gli piacerebbe di più fare un’altra vita. Si puo’.

L’inverno vivendo nel bosco, quando aprivo la porta di casa.


 
 
6) Per te è stato più facile perché non c’era la crisi/ non hai figli / non devi accudire il nonno / non vendi sbucciabanane a pedali ecc.

Può capitare a tutti di guardare quelli che ce l’hanno fatta e pensare che per loro sia stato più facile. Si tratta di un meccanismo della mente che è particolarmente insidioso, ti può bloccare senza che te ne rendi nemmeno conto.
Ti sono familiari frasi come queste? “Lui però aveva già la casa”, “Lei è raccomandata“, “Sarebbe facile anche per me se...”
Ecco, queste affermazioni che ti sembrano dettate dalla logica e dall’osservazione della “realtà vera”, non sono altro che costruzioni mentali della paura e dell’ansia. Quanto usi un’affermazione di questo genere, ti stai giustificando nell’eventualità di non riuscire a fare qualcosa. Ti stai dando una motivazione per fermarti… invece di dartene una per trovare soluzioni e procedere!
Smetti di farlo o non ti muoverai mai da dove sei. E’ solo il consiglio di chi ha cambiato molto nella sua vita, partendo da zero. Quando vuoi fare qualcosa, quando lo vuoi davvero e non solo come sogno di evasione da una realtà pesante, cerca qualcuno nella tua situazione che l’abbia già fatto. Certo, non sarà perfettamente come te, ma c’è sicuramente qualcuno che ha fatto qualcosa di simile e può diventare la tua ispirazione.
A questo punto, lascia giù quei pesi che ti stai portando dietro, intendo quelle valigie di lagne e vittimismo, tanto non servono a nulla, sono solo pesi da trascinare. Non servono perché nessuno si commuoverà mai così tanto da salvare la tua esistenza e crearti su misura la realtà che vuoi. Solo tu puoi cambiarla e solo tu puoi essere la persona più interessata a raggiungere i tuoi obiettivi. Quindi è meglio lasciar perdere giudizi e lamenti, meglio portarsi dietro solo gli strumenti utili: curiosità, tenacia, motivazione e empatia. Non ti serve altro, davvero.
Dove sarei io adesso, se avessi guardato gli altri additandoli come privilegiati, invece che guardarli come esempi da seguire? Dove sarei se non li avessi considerati come detentori di esperienze preziose che potevano servirmi? Probabilmente sarei ancora nell’appartamentino in affitto di un condominio di periferia, raccontandomi che gli altri hanno un’agriturismo in Toscana perché gliel’ha regalato papà. 

Quasi dimenticavo! Se vuoi iniziare a vivere in modo più costruttivo, qui trovi gratis e senza muoverti da dove sei una quantità di articoli su come progettare e affrontare il cambiamento, scritti da me che l’ho già fatto tante volte. Primo colpo di fortuna per la vita che desideri: un bel po’ di materiale gratis. 
Poi, se vuoi approfondire cosa ho fatto io nello specifico e quali difficoltà ho dovuto affrontare, puoi leggere i miei libri

 7) Se tutti emigrassero dalla città verso la campagna, ci sarebbe il problema contrario.

Lapalissiano, Watson. Ma non c’è mai stato un momento nella storia del mondo in cui tutte le persone hanno deciso di fare la stessa identica cosa. Possiamo stare tranquilli.
Andarsene dalla città non è la panacea di tutti i mali. C’è chi ama vivere in città e sta bene così. Si può fare molto per essere sostenibili anche vivendo in città. Ma ci sono persone a cui non piace e che vorrebbero vivere altrove, in un altro modo. Io spiego a queste persone, attraverso la mia esperienza, come realizzare i loro sogni. Oppure come vivere in modo più sostenibile, anche da un appartamentino di città. 

Con Camilla Lattanzi di “Restiamo Animali”, Radio Popolare, durante la conferenza per il premio Sabrina Sganga 2015

8 ) Tutte le domande che cominciano con: voi decrescitori / voi vegani / voi vegetariani / voi blogger / voi animalisti / voi qualunquecosa-isti…

Anni fa ho fatto l’errore di dire pubblicamente che non mangio prodotti derivati da animali. Siccome eravamo pochissimi al tempo, ho fatto anche l’errore di acconsentire alle richieste delle varie associazioni animaliste di tenere conferenze sulla materia decrescita e alimentazione vegetale. Teoricamente serviva a dare coraggio a chi era tentennante in questa scelta, in un’epoca in cui c’erano davvero pochissime informazioni. La conseguenza peggiore è l’aver dovuto frequentare per anni alcune persone fortemente disagiate e un buon numero di truffatori travestiti da associazione o da attivisti. Sì, insieme a tante brave persone che però non costituiscono la maggioranza, almeno nella mia vasta esperienza sul campo. 
Tornassi indietro, quindi, resterebbe una questione privata. Uno dei motivi che metterei sicuramente tra i primi tre nel non condividere le mie scelte alimentari, sarebbe sicuramente l’evitare di incarnarmi nel bersaglio pubblico ideale per affermazioni bislacche e domande idiote fuori contesto. 

Utilizzerò un esempio reale. Un giorno sono a un evento a Bergamo in cui presento un libro sui metodi per coltivare in modo sostenibile. Parlo un’ora e mezza di permacultura, agricoltura biodinamica, sinergica ecc. e alla fine arriva il momento delle domande da parte del pubblico. L’organizzatrice stessa, non un’analfabeta ma una libraia, mi propone subito la sua prima domanda che, esclama giubilante, voleva farmi da tantissimo tempo.  Rullo di tamburi, chissà che domanda complessa sul coltivare naturale! Spero di saper rispondere, mi concentro, vai Linus, fammi la domanda. “Perché i vegani sono così violenti?”. 
Devo dire la verità, stavo per confermare la sua teoria colpendola con il volume in mezzo alla fronte, ma solo per grande curiosità circa il contenuto del suo cranio. Invece ho risposto, per l’ennesima volta gentilmente, che è come chiedere a uno sportivo perché gli hooligan siano violenti. Ci sono milioni di sportivi tranquilli, perché dovrebbero essere rappresentati da una minoranza piccolissima? Magari chi riceve la domanda pratica il ping pong, anzi sicuramente, data la logica delle domande che fanno a me dopo che parlo in modo molto pacifico del coltivare senza i pesticidi! Pratico la tolleranza ma devo sempre rispondere per due vegani violenti, come se invece di parlare di orti e sostenibilità, avessi parlato per due ore di lanciare i sassi alle vetrine di Mc Donald’s. Ma perché?! Non lo capirò mai. 

Quindi, se hai una domanda sui vegani, sui decrescitori, sugli ecologisti o su qualunque altro gruppo: io non sono la persona giusta a cui farla. Io sono una persona, non un movimento di pensiero. Sono una persona che ha fatto delle scelte, scelte che a volte sono comuni ad altre persone, ma non mi rendono automaticamente la loro portavoce. Rispondo solo per me. Ci sono associazioni che rispondono per le categorie citate. 
Il mondo cambia in meglio se impariamo a confrontarci e convivere in pace. E a fare domande contestualizzate. 

Comunque, recentemente ho dovuto smettere di mangiare il glutine. Non vedo l’ora di annunciarlo, così dopo le conferenze sui germogli mi chiederanno come mai i celiaci stiano causando coscientemente la disoccupazione dei fornai. 

Una delle mie cucine “autoprodotte”… scopri sul blog com’era all’inizio!

9) Come fai a fare tutte queste cose? Non è possibile!

Primo, vedi la risposta n.6. 
Secondo: dormo poco per natura, guardo poca tv e solo cose selezionate prima di accendere, non mi ci siedo davanti a caso passandoci le ore. No, non sono una di quelli che sbandierano di non avere la tv e poi guarda tutto sul portatile. Ho anche la passione per qualche genere del cinema e qualche serie, perciò per me avere uno schermo dignitoso e un buon impianto audio fa parte della cura della mia vita. Così come guardare solo poche cose, molto ben selezionate. 
Uso poco i social. Spesso spengo il cellulare. Se sto camminando per strada, cammino, se sono al ristorante parlo con gli altri e mangio, se sto lavorando a maglia al massimo guardo un film e se sto lavorando a qualcosa di importante, o studiando o scrivendo, allora ho tutti i browser e app chiusi. Mi concentro su una cosa alla volta, me le gusto tutte e ne documento lo 0,0001% sui social. 
Ho lavorato duro per ottenere un lavoro che potessi svolgere buona parte del tempo dal mio studio di casa, eliminando così ore di pendolarismo. Preferisco ore di orto, di passeggiate e di cose piacevoli.
Prova per una settimana e verifica quanto tempo ti resta. Poi impiegalo bene 😉


10)
 Puoi venire a Milano a tenere un corso personale alla mia ragazza di orto sul balcone, sul suo terrazzo? Vorrei farglielo come regalo di Natale, perché l’anno scorso le ho regalato un viaggio a Miami ma lei voleva qualcosa di più “eco”, quest’anno non vorrei sbagliare.

Questa è una proposta realmente ricevuta, l’ho solo riassunta. Prima di tutto, osserviamo un minuto di silenzio per la fidanzata. Ammetto che mi spiacerebbe non ricevere più queste proposte perché sono motivo di risate mie, di tutto lo studio se sono al lavoro, e di un certo numero di amici dovunque io sia. Però mi preme spiegare, se non si fosse altrimenti capito, che io sono una persona, un professionista e un’autrice. In nessun momento della mia vita sono stata un giardiniere a domicilio, una personal coach o addirittura una cosa da regalare.
Mi chiedo se questi soggetti chiedessero anche a Umberto Eco di andare a casa loro a correggergli le bozze della tesi di laurea, solo perché aveva pubblicato un libro su come scrivere la tesi di laurea. O se oggi invitino Banksy a fargli un murales in bagno perché preferisce i muri alla tela. Questa è una domanda che mi assilla da anni…

Comunque, giusto per esorcizzare tutto con una risata, del genio del regalo sopra e di altre mirabolanti offerte di lavoro arrivate attraverso questo sito, ne ho parlato in Le proposte più assurde che ho ricevuto grazie alla FUCA, mentre di alcune altre relative solo a presentazioni creative di libri ne puoi leggere in Presento libri, vedo gente, faccio cose

 

 

Exit mobile version