Desiderare il silenzio è fuori moda?

da Grazia
desiderare il silenzio nelle passeggiate in spiaggia

Mi sto chiedendo se questa mia necessità di silenzio sia strana. Desiderare il silenzio è fuori moda?

Del desiderare il silenzio, ne parlavo qualche post fa di questa mia esperienza positiva togliendo per mesi i social network. Ho bisogno di silenzio per pensare e per scrivere, per vivere. Appena apro una di quelle finestre su milioni di video brevi, mi rendo conto che non mi sto perdendo alcunché. Eppure sono tutti attaccati lì, chi ci vive, chi dice di farlo, chi te lo vuole far fare come lavoro e gli altri convinti che sia un veicolo di informazione.

Un abbondante 80% di questo caos roboante è costituito da pubblicità di truffe, da chi vende corsi per vendere a finti aggeggi cinesi che promettono rivoluzioni nel quotidiano, fino a app fatte peggio che mai e che dovrebbero sostituire personal trainer, dietologa, addirittura psicologi e psichiatri. Io davvero non so come possa essere legittima e normale una pubblicità che dice “Hai l’ADHD? Fai il nostro test e poi usa l’app per migliorare la tua vita”. Ora, tralasciando che qualunque persona disordinata o svogliata ormai è convinta di avere l’ADHD, ma perché deve essere normalizzato il fare una diagnosi professionale, medica, tramite un’app?! E la cura, poi? Ma davvero?!

silenzio e letture con Koi
Le domeniche pomeriggio invernali: il silenzio accompagna un libro, musica, caminetto e Koi in braccio

Non so a voi, ma a me pare sempre, quando apro un social e soprattutto in Italia, di aprire la botola del mondo delle truffe a buon mercato. Fanno tantissimo rumore, tra l’altro. Non è colpa di internet e dei social però, è semmai come questi strumenti vengono usati. Mi spiego: se uno mi telefona dicendo frasi oscene, il problema è lui, non la Tim o la Apple, giusto? Questi due forniscono solo dei mezzi.
L’utilizzo è la questione cruciale e in questo momento lo reputo pessimo. Non so voi. A me sembra un posto dove chiunque può proporre truffe urlacciate solo perché ha deciso di “lavorare da casa”(ed è stata truffata a sua volta da corsi analoghi, quindi ora tenta di fare altrettanto) oppure di vendere oggettistica assurda dalla Cina, sempre urlando o sparandomi negli occhi dei video zompettanti.

Sebbene la maggioranza di noi condanni il lungo tempo trascorso online, io sono dell’idea che non sia da condannare in toto l’uso di internet, così come  quello della tv. Sono mezzi, scatole con contenuti da selezionare e da chiudere quando non servono. Possiamo coltivare relazioni qualitative anche con i social network, entrando in contatto con persone che difficilmente incontreremmo nella realtà, persone che poi però dobbiamo frequentare dal vivo: è questo che rende i social un mezzo e non un mondo virtuale effimero che gira su se stesso.

silenzio nella sacca di goro parco delta del po
Passeggiata in un silenzio ventoso nella Sacca di Goro, nel Parco del Delta del Po

Questa iper-connessione con tutti, tutto il giorno, comincia ad assumere anche un valore pedagogico, soprattutto per le nuove generazioni. In un sistema scolastico obsoleto, il riferimento culturale si sposta dai vecchi libri di studio, ormai vuoti, pesanti e incomprensibili, a quell’onnisciente cellulare che ha sempre una risposta per tutto, musica di tutti i tipi e gli amici sempre lì a portata di mano, alcuni addirittura solo virtuali. Si finisce per vivere solo da eroi in quel mondo facile, veloce, comprensibile, resettabile. 

Si sta sempre più acquisendo quella che io chiamo una “lingua da video”, una lingua didascalica, che è contorno all’immagine più che espressione in sé.  Siamo indotti a formulare frasi brevi: non mi riferisco solo alla gabbia dei caratteri di un tweet, ma a una tendenza spasmodica all’abbreviazione, conseguenza del dover comunicare con più persone, il più velocemente possibile, per essere presenti con tutti. 

Si è formata una seconda scuola, in cui la massa viene educata a usare un vocabolario limitato, a guardare le immagini senza leggere, in cui tutti possono dare opinioni su tutto, valutabili poi in termini di Like, faccine, pupazzetti, stelline. Una seconda scuola tecnologica che dobbiamo frequentare tutti e che parla la lingua facile, dove il più rachitico può essere un campione di Halo, dove tutti hanno migliaia di amici, dove non serve cultura o studio perché la foto del nostro piatto di spaghetti è più iconica di un’opera di Warhol. Dove la dissociazione tra i due linguaggi rappresenta quelle tra realtà e mondo virtuale, tra storia e cronaca, tra essere e apparire.

silenzio e raccoglimento nella pieve di san leo
L’immersione nel silenzio nella pieve di San Leo, appena sopra Rimini. Il silenzio sembra abitare meglio alcuni luoghi.

In questo mondo virtuale l’ego si fortifica con l’approvazione su fatti banali, ecco dunque il mio piatto di spaghetti: like, like, like… E le persone si misurano in follower più che in qualità. Non deve quindi sorprendere se la vita è sempre più impostata sulla ricerca del consenso online: lì c’è la risposta immediata, l’ego eternamente appagato. Cosa desiderare di più?
Bisogna desiderare il rapporto umano, che è fatto di tempi lenti, di studiarsi, conoscersi e apprezzarsi o disprezzarsi anche attraverso i movimenti, gli odori, le voci.
Bisogna desiderare l’amore, che è molto più complicato dell’inserire il proprio profilo e aspettare passivamente un abbinamento su musica, viaggi, sport. L’amore della tua vita potrebbe ascoltare un genere che detesti ed essere il suo unico difetto. Un algoritmo non lo capirà mai.
Bisogna desiderare di cucinare in silenzio o cantando, perché è un atto di nutrimento primario che necessita concentrazione e partecipazione, situazioni lontane dal postare la foto di una torta perfetta, più vicine al nutrirsi spiritualmente. 

Bisogna desiderare di disconnettersi. Questa iper-connessione sta generando un ulteriore danno auto-inflitto: la perdita della cognizione del tempo. Senza accorgersene, passano ore in cui non si è fatto altro, in cui si è valicato il confine di un saluto trasformandolo nella lettura spasmodica di tutto ciò che hanno pubblicato i nostri contatti, nello scambio di like, in un eterno dare-e-avere che ci lascerà svuotati. Disconnettersi, a questo punto, può apparire la peggiore delle punizioni. 

desiderare il silenzio in una passeggiata a chioggia
Una passeggiata silenziosa in una Chioggia invernale, in un giorno settimanale senza la calca dei turisti. Il silenzio concilia persino l’ascolto dello sciabordio della piccola risacca sotto i portici.

Se non si è in grado di bastare a se stessi, si cerca, si brama, il contatto virtuale con il prossimo, un contatto sicuro senza odori, sapori e suoni che ci elargisce solo approvazione (o nutrimento per il litigio, se si appartiene alla categoria degli eterni indignati). Si finisce in un vortice di chiacchiere di chi non ha la capacità di bastare a se stesso e cerca lo scambio, anche stupido, purché ci sia qualcuno dall’altra parte a confermargli che lui esiste, che il suo ego è nutrito.

Sarà questione di carattere, ma ho sempre tentato di tenere entro dei limiti questa sempre maggiore tensione alla comunicazione tecnologica. Partecipo, ma marginalmente. Il che non mi esclude dal mondo. Se sto cenando, il cellulare è sempre spento, salvo i tre numeri di emergenza. Non ho opinioni su tutto. Di aggiornare un social mentre pranzo, non se ne parla proprio.
Se sto mangiando, mangio e non devo sottolinearlo postando il piatto e rispondendo ai conseguenti cinquanta messaggi. Mi godo il momento, i sapori, parlo con chi ho di fronte, mi godo la vita. La mia vita. Quella che non ci sta dentro un cellulare e che dovrebbe essere molto meno ricca per infilarcela tutta ma, nel farlo, ne perderei un’altra grande fetta. Si può scegliere, spesso, un interessante silenzio tecnologico, pieno di vita concreta. 

Cosa ne dite? Voi che leggete ancora un blog invece di incarcerarvi dentro i social, cosa ne pensate dell’importanza di desiderare il silenzio? Mi piacerebbe leggervi. Grazie.

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12 Commenti

claudiag Luglio 1, 2024 - 11:04 am

Sono sempre stata piuttosto incapace di parlare di nulla (e non intendo le chiacchiere svagate e leggere tra amiche/amici). Forse è per questo che silenzio e tempo per me sono sicuramente tra le cose più preziose. Significano spazio, e mi sembra che il suo valore non sia paragonabile a nessun rumore da social…

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Grazia Luglio 2, 2024 - 9:15 am

Hai ragione Claudia, il silenzio significa anche spazio ed è davvero un lusso. Un abbraccio!

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giulia Luglio 1, 2024 - 11:40 am

Desiderare il silenzio è sacrosanto, nel mio caso poi c’è bisogno che assuma almeno una tazza di caffeina, altrimenti ti rispondo a grugniti in una lingua ancora sconosciuta. Però è vero che spesso con i social uno pensa che si perde un sacco di cose, ma ad esempio ieri sono stata in una piscina vicino casa con un’amica e il telefono è rimasto comodamente in borsa…

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Grazia Luglio 2, 2024 - 9:17 am

Sì, continuo a non capire l’ansia di condividere tutto, ogni attimo. Quando poi è solo un lavoro gratuito che si fa per i padroni dei social, i quali non fanno altro che vendere gli spazi pubblicitari tra un post e l’altro. Tutto tempo di vita vera sprecato… Meglio godersela e lasciare il telefono in borsa, come hai fatto tu. Un abbraccio!

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Rosaria Luglio 3, 2024 - 8:05 pm

Non sono sui social ma fino a un po’ di tempo fa mi sono resa conto di guardare compulsivamente le notizie o pseudo _notizie… Guardavo piccoli filmati su you tube in cui tutti sapevano tutto su qualsiasi argomento… Un giorno ho lasciato volontariamente il cellulare scarico.. Ho ripreso a leggere libri sorseggiando una tisana… Finalmente in silenzio… Finalmente libera..

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Grazia Luglio 5, 2024 - 7:30 pm

Cara Rosaria, hai ragione, quello che si percepisce dopo questi distacchi è un senso di libertà ritrovata. Anche di pace! Un abbraccio

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Vale Luglio 3, 2024 - 9:14 pm

Sono d’accordo con te. Poi condividere le proprie cose significa sempre mettersi sotto il giudizio di sconosciuti, oltre che lavorare gratis per i social. Questo non mi impedisce di usarli ancora, ma sempre di meno. Meglio i blog, sì (anche se negli ultimi anni ho latitato parecchio).

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Grazia Luglio 5, 2024 - 7:30 pm

Credo che inizino ad avere un pubblico diverso, sai… e per fortuna, direi io! Ciao cara Vale!

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Leila Luglio 4, 2024 - 11:20 am

Sempre precisa, acuta, sempre interessante da leggere. Grazie

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Grazia Luglio 5, 2024 - 7:32 pm

Cara Leila, grazie a te! Bello trovare altre persone che coltivano il silenzio. Un abbraccio.

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Alice Luglio 4, 2024 - 3:03 pm

La mia difficoltà sta in tutto il contorno. Seguo solo persone che mi interessano realmente e non discuto o commento praticamente mai, ma per leggere quei pochi post devo scorrerne 1000 sponsorizzati. Spesso non vedo i post delle persone o pagine che mi interessano, e difficilmente mi ricordo il nome di tutti quindi mi è difficile andare a cercarli uno per uno per vedere se hanno pubblicato qualcosa. Vorrei togliere almeno fb, ma è fondamentale per le staffette gestite da volontari con cui collaboro. Inoltre se voglio venire a conoscenza di un evento che mi interessa (tipo le feste celtiche o alcune feste) fb è l’unico modo, nonché l’unico luogo in cui pubblicano i programmi e le eventuali variazioni dell’ultimo minuto. C’è chi fa tutto con Instagram, ma per tenersi aggiornati tocca passare le proprie giornate a scorrere storie, anche no. Posto solo annunci di mici che persi o da staffettare, non pubblico nulla si Instagram, mai fatto una storia. E ciononostante ci passo troppo tempo, per i miei standard, per i motivi di cui sopra. E questo accade perché come dici giustamente tu si perde la cognizione del tempo, quindi è un attimo perdersi a guardare cavolate.

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Grazia Luglio 5, 2024 - 7:38 pm

Hai ragione cara Alice, sono passata per gli stessi pensieri. Su Facebook, al tempo, ci sono arrivata proprio per le staffette. Onestamente non ho mai capito perché non si potesse fare su un sito dedicato, o anche i siti delle associazioni, Anche perché vedere prima un’urgenza o un animale in stato di bisogno e subito dopo la classica influencer-Barbie che sorseggia un cocktail ai Caraibi o qualche pubblicità di scemenze… non è proprio utile a mantenere la sanità mentale.
In quanto agli organizzatori di eventi e alla pubblica amministrazione, gli vieterei i social. Ma non si può, quindi saremo costretti ancora per un po’ a ravanare tra tremila post scemi per sapere se stiamo per alluvionarci o no (storia vera) oppure per sapere visto che piove rimanderanno un evento… perché scriverlo sulle news del sito del comune sarebbe troppo troppo troppo intelligente. Magari tentano solo di non farci venire un colpo vedendo all’improvviso qualcosa che funziona ;)
Un abbraccio cara e buone staffette!

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