Senza capo né coda

da Grazia
Gaura lindheimeri a fiori rosa e bianchi - senza capo ne coda

Siccome detesto i luoghi comuni, ho voluto usarne uno come titolo. Perdonatemi, è un’auto-punizione che si associa bene con il mio senso di colpa per non aver aggiornato più spesso questo sito. In pratica è come se mi stessi fustigando sulla pubblica piazza.

Intendiamoci: non mi mancano le idee per scrivere. Mi manca il tempo. O forse sono diventata disorganizzata (io, sì io!). O forse è un insieme arruffato di concause: troppo lavoro, troppo poco lavoro, troppa pressione, necessità di spazi liberi da tutto, troppi spazi liberi. Anche antipatia per i social… Ma se non sei sui social non esisti, dicono gli espertoni. Ok, sto valutando di non esistere, statemi bene.

Ormai due anni fa mi sono fatta una challenge personale, coinvolgendo solo me: chiudere del tutto i social per due settimane. Esperimento personale in un periodo di vacanze in cui non se ne sarebbe accorto nessuno. A parte che se sparisci dai social e non diventi una notizia di cronaca o un tuo amico non posta un ricordo smielato parlando di arcobaleni e angeli, non se ne accorge nessuno.

La prima cosa che ho letteralmente amato, adorato, nella mia challenge privata, è stata la scomparsa di tutti i post di gente in vacanza. Non intendo le mie amiche per le quali potrei avere anche un blando interesse nel sapere se si stanno godendo la vacanza. Intendo invece quella cacofonia di voci solo apparentemente diverse delle influencer o aspiranti tali che in una settimana di vacanza al mare fanno quei settecento filmati senza cui tu non puoi vivere, spiegandoti dal galateo sotto l’ombrellone (mentre girano tutto il giorno come tarantolate tra i lettini, per fare i settecento filmati), fino a come far splendere i braccialetti d’argento strofinandoli con la sabbia e l’acqua di mare. Un milione di tutorial di gente che fa il bucato dei braccialetti in spiaggia.
Sarà che io sono una sempliciotta, ma vado in spiaggia senza braccialetti d’argento, dato che si tratta solo del miglior conduttore di calore. Sotto il sole cocente, mi ustionerei le braccia, non ci tengo. (Continuerò a pulire così i miei argenti e a non arroventarli sotto il sole).

Per due settimane mi sono persa, quindi, questi importantissimi tutorial di vita. Ripetuti milioni di volte. Le avete notate anche voi? Sociologicamente formano una valanga a lastroni, quel tipo di valanga che raggiunge rapidamente un’alta velocità.
Una, di solito americana, fa un tutorial di qualcosa, chiamiamolo A. Dopo un paio di giorni, un milione di influencer in tutto il mondo stanno facendo A da sole, A con i bambini, A con il mio lui, A con la mia lei, A senza attributi di genere, Black A Matters, A metoo, A con i miei figli finalmente, oh com’è bello fare A, facciamo A a scuola, facciamo A sul tram, ecco A in barca a vela.
Infine arriva quella che A lo fa ecologico e quell’altra che lo fa senza sprecare niente e rispettando tutti. Tipo che dopo aver lavato i braccialetti con l’acqua salata e la sabbia, separa diligentemente i granelli di sabbia dall’acqua salata, li rimette tutti dove stavano prima, uno a uno, e domanda ai suoi follower se magari con quest’azione ha invaso l’habitat naturale della vongola verace (Ruditapes philippinarum). Concludono che devono subito avvisare tutt* sui pericoli dello spostamento di sabbia finalizzato alla pulizia dei braccialetti, taggando il WWF e Greenpeace, iniziando una raccolta firme contro lo spostamento dei granelli di sabbia sul bagnasciuga per il lavaggio dei braccialetti.
Sembra di vivere in una gigantesca eco di imbecillità che non si smorza mai.

Dopo due settimane mi sono detta “Sai cosa? Potrei anche fare un mese intero”. Sei mesi dopo, scrivevo a una mia amica su Instagram, rispondendo a un suo messaggio di due mesi prima: “Non mi scrivere qui, non sto aprendo i social da un po’”.
Da lì in poi ho oscillato. Faccio un post. Mi annoio subito di tutto, dei logaritmi, della frenesia, del dover vedere mille cose disconnesse tra loro aumentando la distrazione, del fatto che le capacità di concentrazione cominciano a decrescere non appena guardo i social un paio di giorni.
Così passano altre settimane. Poi di nuovo un post, una story, magari solo perché devo girare la story di RadioVeg.it che dice che è partito il mio podcast (ma tanto chi è iscritto alla newsletter di Erbaviola lo sa già) e poi niente, chiudo perché è una confusione che mi piace sempre meno. Ricevo un paio di offerte a settimana di gente che può fornirmi 10mila follower a 19,90 euro. Il che sarebbe già sufficiente per spiegarmi il seguito di certune.

Dovrei farci pace con i social, ma non so ancora come. Qualcuno ha idee? Io resterei volentieri solo su questo sito. Si può fare, nel 2024? Sto solo sul sito e mi leggete solo qui? A me piacerebbe. Niente arroganza, niente cretinismi da tastiera, niente pubblicità di fuffaguru e vendite miracolose.
Ma no, la maggioranza apre quotidianamente quei contenitori e tu devi stare in quel contenitore. Per starci, ti partono 3-4 ore al giorno. Quando scrivi allora? Non scrivi, ormai lo fa l’intelligenza artificiale, scrive lei i diecimila post su come fare A in tutte le versioni possibili. Poi ci sono delle app che li butteranno sui social agli orari migliori, in pasto a chi vuole leggere il vuoto e navigare una realtà uniformata al ribasso.

Se ti fai sentire solo sul sito, come tentavo di fare io, succedono anche cose buffe. Tipo che le influencer o presunte tali si convincono di essere le uniche a leggere Erbaviola. Le furbone allora riciclano i post di Erbaviola per fare dei loro contenuti.
La migliore è stata una piuttosto conosciuta dell’autoproduzione su YouTube. Ci ha imballato i tubi per un decennio con il fatto che lei faceva tutto da sola e solo un pochino lo barattava. La divulgatrice dell’autoproduzione. Anni fa si è persino fatta intervistare in un servizio Rai facendo vedere che dal suo appartamento faceva tutto tutto tuttissimo e poi lo barattava anche. La giornalista non ero io, altrimenti le avrei chiesto come riscaldava e illuminava l’appartamento, barattando marmellate con l’Enel? E la telecamera professionale l’aveva costruita lei o i folletti del bosco? (Ma in Italia il giornalismo d’inchiesta è moribondo).
Comunque, un giorno io scrivo l’articolo sulle dieci cose che mi rifiuto di fare dell’autoproduzione. Era ovviamente un post ironico, in realtà saranno almeno cento quelle che non faccio. Qualcuno l’ha girato, è piaciuto ed è comparso il video di quella che autoproduceva lei tutto tutto tuttissimo: il video in cui dice che non è possibile autoprodurre tutto. Ovviamente il suo video gira di più del mio articolo, perché i video includono anche la massa becera e boccalona, quella che difficilmente si legge con piacere uno dei miei post.
Comunque, intendiamoci: l’apparizione del video dopo il mio post è stata una casuale coincidenza, così come tutti i tutorial apparsi dopo i miei, inutile che ve lo dica. Lo sapete anche voi che l’Universo è piuttosto ridondante.

Un po’ ste divulgatrici dei social mi fanno pena. Per svettare nei loro social devono produrre una quantità tale di contenuti per cui è quasi automatico che l’unica via d’uscita sia lo scopiazzare da altri. Cercano apposta gente come me che è poco sui social ma che scrive cose serie, affidabili, che non gli facciano fare brutta figura. Così divento la loro scrivana gratuita. Ma sono loro quelli che devono correre a copiare, copiare, produrre, copiare, produrre a più non posso.

Io su questo tapis roulant della creazione di contenuti in velocità non riesco a starci. Primo perché ho sempre detestato la ginnastica fine a sé stessa. Secondo perché, sono costretta a rivelarvelo, non sono un’azionista di Facebook, Instagram & C. quindi non me ne viene in tasca nulla.
Non che io scriva Erbaviola solo per un ritorno economico (anzi, mi costa e non poco!) o che non voglia partecipare a questa preziosa divulgazione della copiatura reiterata, ma parliamoci chiaro: per produrre tre story e due reel al giorno (il minimo sindacale per avere riscontri decenti) bisogna lavorare tanto. Ma tanto. Quindi poi vorrei sapere quando faccio l’autoproduzione vera (mai, ecco perché tutte copiano), quando studio (mai, vedi autoproduzione vera) e quando vivo serenamente (non esiste, la serenità è solo contenuto per i video, non è contenuto di vita vera).

Quindici anni fa, scrivevo questo post anti-Facebook, in un momento in cui Facebook lo usavano i venti-trentenni. Ad anni di distanza posso confermare la validità di quell’articolo e la mia non-volontaria presenza. Però ci sono entrata, sono entrata anche in altri social, ne ho dovuto capire le dinamiche per questioni lavorative, le ho detestate dal primo momento fino ad oggi. Quando pochi mesi fa Facebook e Instagram hanno avuto un down di cinque ore, io ho gioito sperando che fossero morti per sempre. Invece no, gli zombie ritornano.

Perché sto parlando dei social? Giuro che non ero partita a scrivere un post sui social. Volevo solo fare un aggiornamento di vita attuale ma i lettori di Erbaviola sono peggio di uno psicanalista e niente, mi è venuta fuori questa mia pesantezza percepita sugli strumenti di Satana (perché se Satana esiste, ha inventato i social per rovinarmi la vita in questa dimensione, ne sono certa). Funziona un po’ come quando vai da una psicologa brava, le vuoi parlare del fatto che il tuo compagno ti fa saltare i nervi quando fa tardi per cena e invece le racconti di quella volta che a sei anni ti hanno rubato la merenda. Viene fuori quel peso che ti portavi dietro da tempo, si vede che il mio erano i social.

Quindi come sto? A parte i cinque minuti in cui quasi ogni settimana tentenno sul guardare o meno che fine ha fatto il mio profilo Instagram o TikTok o Pinterest o YouTube, il resto del tempo vivo abbastanza serenamente. Ultimamente l’unico dramma è che mi sono strappata il legamento crociato anteriore, ma si sta sistemando con un tutore. Vorrei avere una storia brillante da raccontare, tipo che ho salvato un labrador su un catamarano alla deriva veleggiando da sola fino in porto, ma sono solo inciampata sul filo dell’aspirapolvere e ho fatto una spaccata da ginnasta come quando avevo otto anni. Solo che non ho più otto anni. In ogni caso, gente: ho fatto la spaccata!
Ho dovuto cancellare un paio di eventi e di fine settimana ma niente di tragico. Siccome indossando questo elegante tutore di Mazinga sto di più in casa, ho rimesso in uso il forno e ho fatto pane e torte nuove, ricette che volevo provare da anni. Ora dobbiamo metterci a dieta tutti e due.

Sto scrivendo, parecchio. Stanno uscendo le nuove edizioni riviste e ampliate dei vecchi libri (finalmente!) con un nuovo editore. Ho messo in piedi un podcast grazie a Radioveg.it, ma questo l’ho già detto. Ho scritto un po’ di puntate per il podcast e non devo spiegare perché non è stato facile stare nei tre minuti a puntata, non sono mai stata una da haiku. Bell’esercizio scrivere pillole audio da tre minuti, una faticata ma con soddisfazione. Ora devo migliorarmi come speaker, se no sembra che legga le istruzioni del dentifricio mentre viaggio nel vano bagagli del Frecciarossa.

Sta anche iniziando l’estate qui in Romagna, finalmente. Quindi da questa settimana, piogge torrenziali permettendo, metà della mia giornata sarà in spiaggia, fino a settembre. Ottobre se siamo fortunati come quattro anni fa. Me la sono guadagnata pezzo per pezzo questa libertà.
Mi alzo molto presto, scrivo per qualche ora, poi vado in spiaggia dove nuoto (tanto), leggo (non sempre), chiacchiero (troppo), passeggio (non abbastanza) e rincaso con ancora la sabbia attaccata ai piedi. Doccia, veloce pranzo e veloce pennichella, che dopo il mare io sono mediamente cotta nello stile dei bambini di due anni. Nel pomeriggio lavoro ancora (è necessario) fino a sera, poi ceniamo e il resto a fantasia. Una volta si esce, una volta si legge, una volta si fa quel che viene in mente, tipo tagliare il prato. So cosa stai pensando. Ho una tagliaprato a spinta, potrei farlo a mezzanotte senza svegliare nessuno.
Lavoro mezza giornata anche il sabato e la domenica, perché sono le giornate delle spiagge affollate. Il resto del tempo mi dedico ai miei interessi che non riguardano la scrittura, ma sono così vari e umorali che è inutile fare un elenco, sarebbe lungo. Ultimamente cucio parecchio a macchina e con la tagliacuci, sono quasi tutti vestiti per noi e cose per la casa. Non so perché ma la macchina da cucire continua a darmi un senso di pace e di ordine, un ritmo che mi fa stare bene.

L’autoproduzione è integrata nella vita e prende i suoi tempi. Ma ho imparato a fare sughi di scorta mentre preparo l’insalata per cena, bottiglie di ammorbidente mentre bolle l’acqua per il té (tanto devo solo bollire l’acqua e scioglierci l’acido citrico, sai che lavorone!) o l’impasto del pane mentre faccio colazione.

Come sono passata a parlare dai social all’acido citrico non lo so, ma preventivamente avevo scritto come titolo “Senza capo né coda”. L’avvertimento c’era.
Ci risentiamo presto, a un prossimo post più ordinato, più canonico o chi lo sa. Prima vediamo se la divulgatrice-influencer-youtuber o qualche analoga ci propone un bel discorso su quanto le pesano i social con una sua esperienza personale in forma di challenge privata, sai mai.

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Nella foto: Gaura lindheimeri a fiori rosa e bianchi fotografata sul lungomare di Rimini

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14 Commenti

mariangela Maggio 26, 2024 - 8:39 pm

Io nei social non ci vado molto …(vado a curiosare su qualche Facebook anche se difficilmente metto un mi piace e se lo faccio lo metto per persone che conosco ) ma il tuo è un caso a parte …mi piace l’onestà con cui ti descrivi e mi fa ridere la tua sottile ironia nel descrivere ciò che scegli di fare e come fare ,mi piace l’autoproduzione quando serve nella vita di ogni giorno e mi piace il fatto che continui a fare cose non per essere vista ma perché ti stimola a creare e essere te… continua così per favore…. te lo devo aver già detto.forse……

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Grazia Cacciola Maggio 30, 2024 - 10:02 am

Cara Mariangela, grazie per le belle parole, sono un balsamo per le ferite dell’essere fuori dal coro petulante dell’apparire. Un abbraccio grande!

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Vale Maggio 26, 2024 - 11:12 pm

Eccoci! Mi sto stufando (e staccando) anche io dai social. Che peraltro, furba che sono, nn mi piacciono eppure ne avevo scaricato uno in app, tale Waveful, e sto rimandando il giorno in cui cancellerò i (pochi) post che ho messo e l’account. Forse lo faccio domani. Facebook invece ha persone che posso leggere solo là quindi vabbè. Alterno periodi in cui non pubblico nulla a giorni in cui mi vengono in mente mille robe da condividere per forza o chi sta nella mia bolla non saprà mai i problemi del mondo 😂 In effetti leggere, passeggiare (al mare, in campagna, su un sentiero ma anche per il paese o in città) giocare con i gatti e fare le parole crociate è più divertente che stare sui social. Perfino riordinare casa sta diventando più divertente, il che è tutto dire. Però devo ammettere che passo quasi quotidianamente su Erbaviola a refreshare (si dice così?) per vedere se c’è un articolo nuovo. Quando c’è so che la giornata sarà bella. 😊

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Grazia Cacciola Maggio 30, 2024 - 10:14 am

WOW! A parte condividere tutte ma proprio tutte le cose che sono più belle che stare sui social… sapere che passi a controllare se c’è un nuovo post mi riempie il cuore! Ti abbraccio forte!

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Isabella Siciliano Maggio 27, 2024 - 8:23 am

Che bello leggere le tue paroli, sempre stimolanti per me.
Io provo sempre sentimenti molto ambivalenti nei confronti dei social: da un lato mi preoccupano francamente (la quantità di disinformazione e qualinquismo, la riduzione di tutto a pochissime parole e una immagine ritoccata o un video di 2 minuti), credo proprio possano fare male. D’altro canto tramite i social ho conosciuto persone speciali, mi hanno consentito di avvicinarmi a chi era fisicamente lontano o lontana, ma con idee e interessi affini da esplorare.
Ma ciò che mi tiene ancorata al momento è il fatto che, fatto a casaccio (ma questo non lo cambio, le strategie di marketing non fanno per me) è la mia unica forma di pubblicità. E ci provo. Senza snaturarmi. Ma è faticoso. E chiudere tutto e andare a passeggiare nel bosco rimane salvifico.
Spero che presto tu possa goderti il mare quindi e le passeggiate sulla spiaggia <3

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Grazia Cacciola Maggio 30, 2024 - 10:28 am

Cara Isabella, come illustri bene tu, il mezzo è il mezzo, a noi sta come usarlo. Però qui si è un po’ travalicata la scelta personale, ovvero: è il social che sceglie cosa farti vedere. Questo lo trovo tremendo perché alla fine le logiche sono solo quelle che provocano traffico: vincono i post che creano sdegno, biasimo, gossip, umorismo grossolano. Se non rientri in queste categorie, come me e come te, il traffico sarà sempre risicato e sarai semmai tu che darai traffico a loro, non viceversa. Esempio banale: io ci ho messo ben un anno ad abituare tutti a scrivermi solo via email. In qualche modo, erano convinti/e che mandandomi un messaggio sui social, rispondessi prima. Cosa che non è mai stata vera. Ma leggevano qui su erbaviola, poi andavano a scrivermi su un social. Poi restavano sul social, catturati dallo scorrere di milioni di contenuti di tutt’altro genere. In pratica, con la semplice azione di un messaggio, ero io che davo traffico ai social e non il contrario. In ogni caso è un contesto in cui primeggia chi paga – ed è assolutamente corretto visto che sono aziende che tengono in piedi qualche centinaio di migliaio di server, professionisti ecc. … Facebook non l’hanno disegnato con le matite Giotto, è un lavoro e devono guadagnarci. Il resto della gente che ci sta sopra a chiacchierare, sta solo lavorando gratis per loro.
Ti mando un grande abbraccio e già che ci sono ti mando una mail con un paio di dritte professionali per pubblicizzarti bene senza dipendere dai social, perché tu le vali.

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Michela Maggio 27, 2024 - 9:34 am

Ho un amore/odio per i social, ultimamente sempre più vicino alla non sopportazione perchè come hai ben detto tanti/e ripropongono gli stessi contenuti nello stesso periodo e stanno davvero stancando.
Resta il fatto che alcuni contenuti che mi interessano li trovo solo su Instagram e pertanto per il momento quello lo tengo. Sicuramente ho notato (su di me) che più apro i social più si abbassa la capacità di concentrazione.
Come sempre grazie per queste perle.

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Grazia Cacciola Maggio 30, 2024 - 10:47 am

Cara Michela, grazie a te della conferma! Certo, ti posso assicurare che ci sono anche diversi studi che confermano che venendo esposti a un’informazione epigrafica di argomenti e autori diversi, si allena la mente a comportarsi sempre in questo modo, ovvero a mantenere l’attenzione per non più di tre secondi. Più guardi i social, più diventa faticoso leggere, studiare, lavorare e applicarsi a qualunque attività con concentrazione. Le persone che utilizzano di più i social sono spesso incapaci di tenere una conversazione basata sulla logica (io direi anche sull’educazione, ma questo non l’hanno studiato) e di argomentare su un fatto senza fornire solo opinioni personali. Panorama desolante.
Ti abbraccio!

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giulia Maggio 27, 2024 - 10:10 am

Diciamo che capisco l’utilità dei social ma anche chi li detesta, per lavoro utilizzo il pc giornalmente, per mantenere la mia fedina penale pulita lavorando al e con il pubblico scrivo il mio blog tutti i giorni e su Instagram seguo solo persone che mi interessano, anche se l’algoritmo mi propone supervip ma dicui non me ne frega nulla salto…però nel weekend e alle cene il telefono cerco di tenerlo in borsa il più possibile!!!

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Grazia Cacciola Maggio 30, 2024 - 10:57 am

cara Giulia, buon per te che hai trovato un equilibrio con i social, ci riescono in pochi! Coltivarsi al di fuori di internet ormai è una sfida. Un abbraccio!

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claudiag Maggio 27, 2024 - 10:54 am

Non sono su nessun social, né ci sono mai stata. Non sono una snob, è solo che non mi piacciono e non mi interessano.
Leggo però volentieri qualche blog che mi piace, dei pochissimi che sono rimasti, e il tuo è sicuramente uno di questi.
Se deciderai di restare solo qua, per me va benissimo. Scrivi sempre cose interessanti e originali, quindi per me vale la pena. Ovviamente quando vuoi e puoi.

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Grazia Cacciola Maggio 30, 2024 - 11:03 am

Cara Claudia, grazie di cuore per le belle parole! Se alla fine questo diventerà un circolo di esseri pensanti, impegnati, pacati, educati e innamorati della vita vera, sarà una gioia grandissima. Forse lo è già, quindi credo che comincerò subito ad essere più felice del traguardo raggiunto. Per me, scrivendo questo sito, la qualità delle persone che lo leggono e delle conversazioni che origina è molto importante. Ti abbraccio!

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Catia Maggio 31, 2024 - 2:29 pm

Incredibile. Ti leggevo e mi sembrava di leggere di me, tipo una pagina di diario mio. Iniziare a scrivere e poi ritrovarsi a scrivere altro, che bello, non sono l’unica a farlo allora 😃
Ti ho trovata poco fa facendo una ricerca sull’autoproduzione. Stavo cercando ispirazione per una cosa che devo scrivere nel mio blog, ma ultimamente sono così poco sul pezzo (e tutto è iniziato da quando ho il maledetto instagram, che odio e medito di chiudere), che pure le cose che mi stanno a cuore mi dà noia farle, e così finisco per ritrovarmi a leggere questo tuo blog, perdendo la cognizione di quel che stavo facendo e che oramai farò domani. Perché è verissima questa cosa, che è bellissimo leggere cose scritte bene, e immedesimarsi leggendo, e farci su mille riflessioni, mentre quanto è invece alienante scrollare dei reel che mai una volta vedi fino alla fine tanta è la noia che ti assale? Grazie! Scoprirti oggi mi ci voleva!
E se ci dovessimo scontrare tra un cespuglio fiorito e l’altro… ti offro una piada! 💪

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Grazia Cacciola Giugno 9, 2024 - 7:10 pm

Grazie Catia, sei gentilissima! bentrovata intanto 😃 Un abbraccio e mi segno la piada, una piada non si rifiuta mai!

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