Aprile nel mio piccolo giardino

da Grazia Cacciola
Tulipani in vaso, bianchi e rosa

Un piccolo giro nel mio altrettanto piccolo giardino in questo Aprile 2024.
Quando vidi per la prima volta il giardino annesso a questa casa, pensai che fosse veramente piccolo, praticamente inutile. Poverino, tutto spellacchiato, con un terreno arido e un ulivo enorme, che spadroneggiava su tutto. L’idea di mettere un ulivo in un giardino così piccolo la trovo tutt’ora balorda, ma non ho avuto cuore di toglierlo.

Ovviamente, è un ulivo molto esuberante, non ne vuole sapere di essere un piccolo ulivo ornamentale. Cresce continuamente e io continuo a rimandare la soluzione finale di anno in anno. “Per quest’estate mi godo ancora l’ombra, poi a settembre lo togliamo”. Arriva ottobre, quando lui offre olive piccole e nere a una quantità di uccelli e mi fa tenerezza, non riesco più a toglierlo. Rimando. Ha reso stanziale una coppia di merli che, tra la vita agiata in questo giardino e un nido che è l’equivalente di un appartamento di Bosco Verticale, sono diventati anche piuttosto cicciotti.

Mi stupisce, ad ogni stagione, quanta varietà di vita ci possa essere in un piccolo fazzoletto di terra. Molta meno di quella che ci potrebbe ancora stare. Io, abituata a giardini e orti di grandi dimensioni, continuo a rammaricarmi di aver sempre sottovalutato i piccoli spazi.

Il prato, inizialmente spellacchiato, l’ho nutrito per tre anni, abbondantemente, con fertilizzante biologico (addizionato di ormoni vegetali ed enzimi) e macerato di equiseto autoprodotto. Serviva una cura d’urto perché questo terriccio era proprio messo male, impoverito e ridotto quasi a sabbia.
Ho lasciato che si coprisse di potentilla (Duchesnea chrysantha o Potentilla Indica) e ho aggiunto della semenza di dicondra (Dichondra). Il suolo, nutrito, si è finalmente coperto, è rimasto al fresco invece di ardere al sole della Romagna tutte le estati ed è migliorato ulteriormente, stagione dopo stagione, tornando a un ciclo normale. Ovviamente il principale beneficiario dell’operazione di arricchimento del terreno, a parte il mio senso estetico, è l’ulivo, che da allora ha preso a crescere ancora più veloce. Come rovinarsi da sole, in pratica.

Verso l’inizio di Aprile, nel prato sono spuntati all’improvviso questi tre Coprinus comatus, così, senza averli seminati e solo unicamente questi tre. Troppo pochi per un piatto, li abbiamo lasciati appassire, nella speranza che il prossimo aprile ne spuntino molti di più. Un fungo bello strano il Coprinus, che quando comincia a deteriorarsi (nelle foto) assume questa forma a campanella da cui cola una specie di inchiostro nero, che puntina le foglie attorno o chi cerca di coglierlo. Un sistema naturale per preservarsi? Magari sì.

Koi e il suo personale giardino. Golosissimo di potentilla, è intento a brucarla dai bordi almeno un paio di volte al giorno, cosa che sta benissimo alla sua veterinaria e anche a me. Ho risparmiato il tagliabordi, che per un fazzoletto di terra così piccolo sarebbe stato eccessivo. Koi è anche un grande amante dei profumi, ama infilare il musino in mezzo a tutto quel che fiorisce e annusarlo attentamente. Adora le violette e i fiori di rosmarino. Insofferente ai ciclamini botanici, inodori, che lo attraggono con fioriture festose e lo deludono puntualmente. Ogni tanto li annusa, si ritrae incavolato e gli dà una piccola soffiata.

Le prime volte, vedendolo infilare il musino nei vasi, pensavamo che andasse a caccia di lucertole e lo tenevamo d’occhio, prima che facesse disastri sanguinari. Ma no, è un gatto romantico che ama annusare i fiori e sgranocchiare erbette, cerca solo quelli. Le lucertole le rincorre ma non tenta di prenderle, a quanto pare gli piace solo correre dietro a qualcosa che si muove.
Ha anche una sua piccola riserva di erba gatta (Nepeta cataria) che rispunta di quando in quando. Ogni tanto preferisce assaltare la melissa (Melissa officinalis) per poi farsi una giornata da adolescente sballato. Su alcuni gatti ha questo effetto. Ma notate per favore l’ordinatissimo bordino che ottiene! Un gatto giardiniere!

L’Aloe Kedongensis e l’Aloe Vera, in due grossi vasi e doni di una cara amica, sono uscite dalla loro protezione invernale e si stanno godendo il sole già caldo della riviera, riprendendo colore. Sono quasi pronte per i travasi, più che urgenti vista la mole raggiunta.
Alcune piantine più piccole e giovani di Aloe Vera le tengo in un bagno luminoso esposto a sud, pronte per gli utilizzi cosmetici, che nel mio caso sono in gran parte scottature in cucina! Un pezzetto di polpa di aloe e via, guarigione senza cicatrice. Ogni tanto tento qualche maschera per il viso, ma sono troppo pigra e incostante in queste pratiche.

Le violette (Viola odorata) che avevo portato dalla montagna hanno attecchito e si sono diffuse in mezzo a un sedum tappezzante che contribuisce a tenere fresco il terreno. Ho scelto un’esposizione a nord-est, che non ha mai sole diretto e ho piantato del sedum che si diffonde facilmente e mantiene il terreno fresco anche nella stagione più calda. Le violette hanno ritenuto che fosse un bel posto per fiorire e ne sono felice.
In genere appaiono verso Febbraio-Marzo, ma quest’anno abbiamo avuto un Marzo particolarmente caldo e disperavo ormai di vederle.
Avevo quasi rinunciato alla mia voglia di violette nell’insalata, quando tra la fine di Marzo e l’inizio di Aprile sono improvvisamente crollate le temperature, con giorni e giorni di pioggia. Le violette non aspettavano altro e, al primo sole, le ho trovate a far capolino dal loro pezzetto di prato.

Una mia nuova passione, le succulente. Tra queste, le mammillarie, dei cactus spinosi che hanno questa fioritura a corona molto graziosa. Quello fiorito nella foto è una Mammillaria ernestii (Mammillaria backebergiana subs. ernestii). Sembrano dei personaggi con una coroncina di fiori, no?
La particolarità di questi cactus è di crescere nelle condizioni più avverse, sopravvivono addirittura sulle scogliere, sotto il sole messicano.

Fiorita la camelia japonica General Coletti. Non mi dite che non sembra quella, lo vedo anche io, infatti non faccio i salti di gioia. Non so nemmeno perché l’ho comprata. Ho questa assurda abitudine di finire per comprare una camelia per ogni giardino che comincio. Mi faccio illudere. Ovviamente l’ho comprata screziata, era bellissima, una General Coletti con toni bianco, rosa e pochissimo rosso.
Poi, come ogni volta, ho sbagliato qualcosa e da screziata è diventata “un solo petalo vagamente screziato” e il resto rosso papavero. Negli anni ho cambiato concime, ho provato anche senza del tutto, ci ho parlato, l’ho supplicata e niente. Con le camelie sono peggio di Moretti con la rosa secca.
A me le camelie partono sempre screziate con fiori grandi bianchi e rosa, ma diventano mono-colore rosso uniforme nel giro di un paio di stagioni. Dopo la signora delle camelie, ci sono io: la befana delle camelie. Colei che trasforma rari esemplari da collezione in banalità da mercato.

Fioriture casuali. I ciclamini botanici, che non ne hanno voluto sapere per tutto l’inverno, hanno prodotto solo foglie. Poi, improvvisamente, quando avrebbero dovuto andare a riposo, all’inizio di Aprile, hanno iniziato a buttar fuori fiori come se si fossero ricordati all’improvviso che almeno una volta l’anno devono farsi vedere. Cambio climatico o strambe energie?

Le giunchiglie non le ho piantate io. Suppongo siano arrivate con le violette, nel terriccio portato dal mio ex giardino in montagna. Queste sono una varietà selvatica, Narcissus poeticus, che sull’Appennino Tosco-Emiliano si vede fiorire brevemente in primavera, con fiori più piccoli. Qui, protetti dal Sedum erythrosticum (Hylotelephium spectabile) si sono date alla pazza gioia. Le curerò affinché si replichino per i prossimi anni.
Le margherite prataiole, semplicissime Bellis perennis che non mi stanco mai di ammirare per la loro resilienza. Omaggiano anche i prati più spellacchiati e, non so perché, mi mettono sempre di buonumore.

Ancora succulente. Non tanto per moda, quanto per clima. Non conto le piante che mi sono morte i primi due anni in Romagna: il cambio dal clima di montagna a quello di pianura vicino al mare mi ha messo un po’ in crisi. Allora ho virato su vigorose succulente e mi sono appassionata così tanto che ormai ne ho una piccola collezione che d’inverno devo chiudere nella serra, più alcune, tra cui queste sopra, che riescono a svernare fuori.

Sono arrivi estemporanei. Ho creato un’aiuola di Carpobrotus (Carpobrotus edulis) ai piedi dell’ulivo, per evitare di inciampare nelle sue radici. L’aiuola è nata da un piccolo pezzetto di Carpobrotus trovato sul lungomare di Rimini. C’erano i giardinieri che ridimensionavano le aiuole e ho raccolto un pezzetto tagliato. Fatto attecchire per un anno in un vaso nella serretta, con tutte le amorevoli cure del caso. Quando l’ho interrato sotto l’ulivo si è gasato così tanto da fare una fitta aiuola. Adesso spero che fiorisca, ombra dell’ulivo permettendo.

L’aeonium viola (Aeonium arboreum var. atropurpureum) l’ho acquistato in vivaio, piccolissimo. Nell’estate scorsa era cresciuto parecchio, mi vedevo già ad ammirare una grossa pianta, con atteggiamento della giardiniera tronfia davanti a un miracolo inaspettato. Invece. Una grandinata l’ha distrutto, letteralmente. Non volevo cedere e l’ho tenuto lo stesso, gli ho fatto passare l’inverno in un angolo, esposto a sud ma riparato. Sembrava solo un ramo secco irrecuperabile. Invece a inizio aprile ha improvvisamente aperto questa nuova corolla per dire che c’è, è vivo e tornerà grande come prima.

La pianta di Eliana (succulenta non identificata). L’anno scorso una conoscente, Eliana, mi ha regalato questo vaso enorme pieno di questa succulenta che non ho ancora identificato e che i proprietari non volevano portare nella nuova casa.
All’arrivo sembrava francamente morente. Pienissima di spine e di parti secche, era anche imputata di pungere continuamente il padrone di casa quando si recava in terrazzo. Ne era nato un odio feroce. L’ho appoggiata in giardino e spostata un po’ di volte per vedere quale fosse la sua esposizione preferita. Trovata la posizione giusta e con un po’ di concime apposito, un po’ di paroline dolci… non ha più spine e le parti secche sono quasi del tutto scomparse. Non sono poche le succulente che diventano spinose in condizioni di vita avverse. Se qualche esperto la riconosce, ringrazio!

Aprile è il mese dei tulipani, si sa. Sono uno dei miei fiori preferiti, ma siccome sono sempre la Befana delle camelie, finisce che a me i tulipani piacciono di più aperti che chiusi. Spesso, quando si aprono, li trovo persino più belli delle orchidee.

Ho preso questo vasetto in vivaio, pensando di interrarli una volta sfioriti, cosa che preferisco al comprare fiori recisi. Li ho tenuti da metà marzo sulla credenza che avevo realizzato quasi tre anni fa. Portandoli a casa, ne ho rotto uno in auto e l’ho messo semplicemente in acqua, vicino alla finestra, così è durato quasi come gli altri in terra. All’inizio erano bianchi, poi hanno man mano assunto delle sfumature rosa, fino ad aprirsi, in questa meravigliosa forma, proprio a Pasquetta (per cui mi vorrete perdonare gli addobbi di uova e coniglietti antropomorfi sullo sfondo).
Molti ci vedono solo dei tulipani sfioriti, io ci vedo l’apice della loro bellezza, una magnifica fioritura da natura morta barocca. E voi? Tulipani aperti o chiusi? Camelie perfette o una battaglia persa?

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11 Commenti

Martina Aprile 12, 2024 - 7:43 am

Quanta bellezza! Hai proprio ragione, gli spazi piccoli sono ricchi, basta saperli guardare e seminare. Con i giardini grandi si tende a considerare di più gli spazi e il paesaggio, si sorvola su piccole erbe che anzi, vengono estirpate. Le margherite selvatiche che a te piacciono tanto sono considerate “infestanti”!!!
Koi gattone dolcissimo 🥰 Quanti anni ha adesso?

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Grazia Cacciola Aprile 13, 2024 - 5:10 pm

Ciao Martina, grazie per il dolcissimo, Koi apprezza! Fa molto lo svenevole con le mie amiche, sempre. Ad agosto fa 10 anni! Sono volati. Ti abbraccio!

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Angela Salamina Aprile 17, 2024 - 10:22 am

Buongiorno e buona vita,
leggo sempre con piacere i tuoi articoli, tra l’ironico e il faceto!😂
Sono nella lista da qualche annetto, ma visto che lo richiedeva ho compilato il form della mail, con un’ altra mail perché la precedente è esaurita.
Volevo dirti che trovo stupenda la credenza con tutto il contenuto: sono appena tornata dall’ Irlanda e quella istallazione me la ricorda moltissimo. È elegantissima.
Buon aprile,
un abbraccio,
Angela

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Grazia Cacciola Aprile 18, 2024 - 5:06 pm

Grazie cara Angela! Sì, la newsletter è cambiata, ci voleva un po’ di rinnovo.
In effetti hai ragione… credo di essere molto influenzata da Inghilterra e Irlanda, non nascondo che l’Inghilterra è stato il mio luogo di elezione per molto e vivrei volentieri nel cottage di Miss Marple. Le prime cucine dipinte le ho viste proprio lì, in case nobiliari tra l’altro. Gli inglesi sono sempre stati molto avanti sulla questione del non sprecare e riciclare. Per il clima però… ehm… quattro mesi al mare hanno competitor solo in ‘tutto l’anno al mare’!
Un abbraccio, a presto!

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GIULIA LOMBARDO Aprile 12, 2024 - 10:19 am

Ma Koi ha un muso bellissimo e la scena che soffia ai fiori non profumati mi ha rubato il primo sorriso della giornata. Della mia tribù pelosa devo stare attenta ai due bianchi che si mettono in bocca le lucertole e le portano a casa per la gioia di mia madre, che ha la fobia per i rettili, Adesso che sappiamo i loro gusti tendiamo a tenere chiuse le finestre in orari pericolosi o aprire solo quelle con le zanzariere. Detto ciò io sono super invidiosa del tuo pollice verde. Per l’ulivo invece di estirparlo perchè non provi a potarlo?

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Grazia Cacciola Aprile 13, 2024 - 5:09 pm

Ciao Giulia, io e Koi ringraziamo e ti mandiamo un abbraccio!
L’ulivo ho pensato di potarlo a palchi. Finora mi ha trattenuto la fatica e il fatto che poi dovrei dar retta a diecimila che mi fanno la lezione sul fatto che gli ulivi potati a palchi non si possono vedere. L’altro problema non indifferente è che, quando si pota l’ulivo, tutto quello che è sotto e attorno viene calpestato e distrutto… è davvero troppo grande. l’unica soluzione sarebbe appunto di potarlo a palchi… vedremo! Accetto idee e suggerimenti 🙂

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Vale Aprile 13, 2024 - 6:14 pm

Bellissimo pezzetto di terra. Koï poi, vabbè. 😍

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Grazia Cacciola Aprile 13, 2024 - 7:38 pm

Grazie, merito suo ovviamente! Koi saluta la sua salvatrice-zia, io un po’ meno perché solo oggi si è mangiato il fondo del mio pouf di rattan! Nonostante gli diamo da mangiare puntualmente e sia anzi in sovrappeso. Puro sfizio di masticare quei bei legnetti…

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Vale Aprile 13, 2024 - 7:47 pm

I legnetti sono una troppo grande tentazione. 😍

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Vocisconnesse Aprile 21, 2024 - 12:41 pm

Che bel gattone fortunato! Giardino meraviglioso…Ma che strano, la mia gatta era dipendente e sovraeccitata con la semplice erba gatta, tanto che glie l’abbiamo tolta. Anche lei adora la melissa, ma su di lei ha un effetto benefico e normale come sugli umani, calmante. Fantastica la scena di Moretti! 🙂 Mi ha ricordato quei vecchi film. La Camelia è la pianta da fiore (forse l’unica oltre alle grasse) che resiste meglio e prospera nel mio balcone! Le cose sono due: o è la pianta d’elezione milanese, o sono la signora delle Camelie?!

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Grazia Cacciola Maggio 8, 2024 - 11:33 am

I gatti son tutti diversi, questa è la mia idea 😀 I miei due primi gatti non avevano nessun interesse per l’erba gatta. Adoravano però la rucola e qualche insalata amara. Mako appena mi vedeva con la rucola mi si attaccava alle gambe per averla. In compenso, a Koi non interessa affatto ma con la melissa… Insomma, ognuno ha le sue erbe 🙂
Sulle camelie… rosse? Camelie perfettamente rosse uniformi sopravvivono ovunque. E’ il mantenerne la variazione botanica la parte difficile. Questa era bianca e rossa, screziata. Forse a Milano è più facile perché non ci sono api e altri impollinatori? Non so… In ogni caso, ti nomino ufficialmente Signora delle Camelie Milanesi. Un abbraccio!

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