Possedere meno cose per lavorare meno

da Grazia Cacciola
Possedere meno cose: Dee Williams nella sua tiny home

Come dicevo in uno degli ultimi articoli, Possedere meno cose invece di trovargli spazio, il possedere meno cose è soprattutto una buona via per essere, per esserci, per vivere con presenza e anche per lavorare meno. In buona parte, come ho dimostrato, lavoriamo per mantenere gli spazi per le cose e le cose stesse.

Grazia Cacciola - cucina a legna
Infornando il pane impastato a mano, nel forno a legna della casetta in mezzo al bosco, nel 2012

Quindi la soluzione è solo possedere meno cose? Anche quelle che mi servono e utilizzo?

Questo è uno dei dubbi maggiori. Chiaramente, se ho le siepi, almeno uno strumento per potarle dovrò averlo, che sia un paio di cesoie o un tagliasiepi. Ma nel caso del tagliasiepi, sono certa di doverlo possedere? Non potrei noleggiarlo o chiederlo in prestito quando serve? O comprarlo insieme ad altri e utilizzarlo tutti al bisogno? Sono solo alcune soluzioni.

Possedere meno cose non vuol dire accedere a meno cose: le cose sono nel mondo anche se non ne siamo i proprietari. Ci sono i libri in biblioteca, non mi serve stipare la casa di una tonnellata di carta per leggere. Mi basta tenere quelli che per me hanno maggiore significato e uso spesso. Un libro da solo sembra molto piccolo, esattamente come il taglia-puntarelle dell’articolo precedente. Ma dieci di questi oggetti sono già un cassetto pieno. Una piccola cosa, uno strumento che promette, come tanti altri, di alleggerirti la vita e invece, nell’acquistarlo, te la appesantisce. Alla fine, il taglia puntarelle non l’ho comprato. “Grazia”, mi sono detta, “qui c’è scritto che rende facile e divertente la preparazione delle puntarelle. Il che sarebbe bello. Ma onestamente… questo affare ti alleggerirebbe la vita solo se tu fossi un venditore di puntarelle al mercato di Porta Portese. Non dovrai mai tagliare così tante puntarelle e per quel poco che tagli, va benissimo il coltello”.

mensole cucina casa di montagna
Sembra incredibile oggi, ma i macinini da caffé sono stati un’evoluzione tecnologica dal vecchio mortaio

Le cose che ti promettono di lavorare di meno

So che qui mi scontrerò con il marketing dei robot multifunzione. Promettono di fare l’impossibile, di cucinare mentre tu fai altro, di pulire mentre ti riposi, di regalarti finestre splendenti in un minuto. Noi abbocchiamo, è inevitabile. Imparare a non farlo è difficile, ma si può. Per esempio, io ho imparato che non avevo bisogno la grande impastatrice famosa e dal design allettante alla terza volta che si è rotta e l’assistenza ha risposto che no, erano proprio spiacenti, ma la terza rottura era fuori garanzia. Però con la modesta cifra di duecento euro potevano ripararmela comunque – e farla durare fino ai prossimi duecento euro di riparazione.

Ormai è un gioco che fanno anche le grosse marche (tipo quella famosa del frigo stile anni ’50): non sono loro ad averti dato un prodotto scarso ma sei tu che non lo sai usare. Negli anni mi sono sentita chiedere se per caso avevo messo del carbone nella stufa (perché io sono la Befana e vivo vicino a una miniera sarda… altrimenti ditemi voi dove si compra il carbone per la stufa, io non lo so!), se stavo impastando qualcosa di molto duro quando si è bloccata l’impastatrice (sì, stavo montando la panna di soia ma io ci aggiungo sempre due o tre cucchiaini di cemento a presa rapida, per migliorare la digeribilità), se ho tappato di mia iniziativa l’uscita della condensa del climatizzatore (Certo, le penso tutte io! Volevo creare una piscina in cucina e ho pensato “Quale metodo migliore che far scendere una cascata scenografica dal condizionatore direttamente sulla credenza?”) e tante altre domande intelligenti dello stesso tenore, per ogni singola cosa che doveva facilitarmi la vita e poi si è rotta.

pane cotto nella cucina a legna
Il “forno tecnologico” della casetta in mezzo al bosco – 2012

L’impastatrice che si rompeva sempre e due soluzioni

Un conto a spanne di quanti elettrodomestici ho dovuto cambiare nella vita per obsolescenza programmata o per malfunzionamenti, mi ha portata a pensare di averci investito almeno un anno di stipendio della mia vita, finora. Togliendo il lavaggio panni che ovviamente sarebbe troppo oneroso senza lavatrice (quindi a questa mi piego), il resto lo sto eliminando. Quando si rompe, non ne entra uno nuovo. Per ora va benissimo.
Alla rottura dell’impastatrice, per esempio, è seguito un periodo di impasti a mano nella ciotola di ceramica. Per un po’ l’ho presentata a tutti come “la mia nuova impastatrice”. Le mie mani sono state sottoposte a trattamenti di bellezza di olio più amido delle farine: morbidissime!

Poi purtroppo ho dovuto togliere dall’alimentazione tutto il grano e passare agli impasti senza glutine. Senza questo cambio, sarei ancora alla mia citolona di ceramica. Con gli impasti senza glutine, invece, c’è da imbrattarsi fino al collo, ti si appiccicano ovunque. Ho provato a usare spatole apposite, mani ben oliate, metodi di non impasto… ma alla fine ne uscivo sempre come un golem di farina di riso.
Ora ho un’impastatrice piccola, economica, e super-resistente, un fondo di magazzino di una marca che non fa obsolescenza programmata e offre dieci anni di garanzia sul motore, più pezzi di ricambio acquistabili facilmente. Sta durando infatti dal 2021 e la uso parecchio. Mai avuto un singolo problema, alla faccia della blasonata impastatrice dal design accattivante e delle sue centraliniste che insinuano dubbi sulle mie capacità culinarie e mentali!

mozzarella di soia e pane integrale ai semi
Senza nessun robot da cucina: mozzarella vegetale e pane integrale ai semi di girasole.

Possedere più cose significa lavorare di più, non di meno.

Per acquistare queste cose dobbiamo lavorare, quasi tutti. Io devo. Quindi ogni volta che acquisto qualcosa, mi sto infliggendo del lavoro in più.
Non so voi, ma io pur amando molto il mio lavoro, vorrei farne un po’ di meno. Vorrei che non occupasse quasi tutta la mia vita, vorrei occuparmi solo di alcuni progetti che mi piacciono tantissimo – e ci arriverò. Per farlo, non posso usare il metodo dello Stato italiano delle accise sulla benzina, non posso far pagare il quadruplo ai clienti che mi piacciono, perché voglio lavorare solo sui loro progetti.

Però posso ridurre i miei consumi a ciò che è strettamente necessario all’interno di ciò che mi piace davvero. In quest’ottica, ogni nuova cosa che voglio far entrare in casa, non la vedo solo come una cosa ‘utile’ che devo avere, ma come qualcosa che contribuisce all’esigenza di una casa molto grande, di conseguenza più costi di vita e più lavoro per me.

Così, da qualche tempo, ogni volta che penso di desiderare qualcosa di più, mi chiedo se sono disposta a lavorare di più per averlo. Il taglia-puntarelle è stato accantonato, ma magari me lo costruirò da sola, o continuerò a tagliarle con il coltello. Ogni nuova cosa che entra in casa è più lavoro, anche più lavoro mentale: quante volte dovrò prenderla, riporla, pulirla, occuparmi in pratica di lei? Moltiplichiamo per tutti gli oggetti che possediamo e una buona fetta di spazio mentale è occupata dalle cose, dal loro mantenimento e dalle conseguenze di possederle.

Possedere meno cose: Dee Williams nella sua tiny home
Dee Williams nella sua tiny home

Chi arriva a eliminare il problema di possedere più cose?

Non ho intenzione di darmi a un’ascetismo totale e nemmeno di diventare come Dee Williams, l’autrice di The Big Tiny: A Built-It Myself Memory.
Dee è arrivata a possedere solo 39 oggetti, tra cui la sua piccolissima casa senza bagno. Ecco, questa non è la mia meta, anche se lei è adorabile e una fonte di ispirazione. Non voglio nemmeno vivere in una tiny home, per ora. In realtà, a volte ho una visione affascinante di me, mentre nella mia modestia e ascetismo, vivo in una splendida tiny home di dieci metri per tre. Ma sono realista: non ne sarei capace, sopratutto con il lavoro che porto con me.

Sono solo impegnata nel possesso di meno cose, il che, ripeto non significa averne di meno. Significa avere il giusto, godere pienamente di ciò che si ha (quante cose invece lasciamo nei cassetti per anni, dimenticate?) ed essere consapevoli di sé, delle proprie relazioni familiari e sociali, beni molto più preziosi che le cose. Idealmente, potrebbe essere l’idea di un cohousing in cui c’è un taglia-puntarelle a disposizione di tutti. O una piccola casa in cui si chiacchiera e si ride mentre si tagliano le puntarelle con lo stesso coltello che si usa per tutto il resto.

Possedere meno cose: un ottimo esempio è la casa Thoureau lago Walden
Possedere meno cose: un ottimo esempio è la casa Thoureau sul lago Walden (foto di Nature Links Maine)

Un’idea per liberarsi dal possedere più cose?

In più c’è questa potente, poderosa, liberatoria reazione anarchica all’inclinazione della cultura occidentale moderna del trovare la felicità nei beni di consumo, in un comprare e consumare famelico che erode il tempo di vita vera. Potremmo ritrovarci a correre tra le nostre cose come topi spaventati, cercando di raggiungere le persone che amiamo e che nemmeno ci notano da dietro la catasta delle loro cose di cui occuparsi. Una vita da guardiani e mantenitori di cose. Un film horror in pratica, ma è quello che vivono molti quotidianamente, convinti di essersi comprati tante facilitazioni di vita.

Da adolescente, non avrei mai pensato di diventare una minimalista che ama vivere con il minor numero possibile di cose e che però non ci riesce ancora bene. Sono sempre stata molto estremista nelle scelte, così quando lessi Thoreau pensai che sarei vissuta benissimo in mezzo ai boschi con i miei libri. Naturalmente anche con un bagno con acqua corrente e wc, cosa che Thoreau non aveva. E magari anche un piccolo fornello, una pentola e una padella. Quattro posate e due tazze. E delle tendine per le finestre. Anche una scrivania come quella dell’autore di Walden, magari un pochino più grande. Uno scaffale con i libri. Magari un piccolo armadio per i miei vestiti minimalisti cuciti a mano. E un cestino con aghi, fili, forbici per confezionarli. Un tavolo grande, anche, per tagliare le stoffe. Magari anche…
Ecco, ho già ricominciato. Non ne uscirò mai! La me sognatrice di allora si sta facendo un sacco di risate con la me di oggi che cerca di semplificare, semplificare e ancora non ce la fa così bene.

Ti potrebbe interessare anche:

8 Commenti

Francesco Marzo 19, 2024 - 8:45 pm

Eccellente articolo, soprattutto sulle «cose che ti promettono di lavorare di meno». Valido anche per tutto il digitale (dalle app ai servizi a sottoscrizione): non occuperanno fisicamente spazio come gli oggetti, ma ne condividono i problemi.

Reply
Grazia Cacciola Marzo 20, 2024 - 2:44 pm

Caro Francesco, sono totalmente in sintonia con te: gli abbonamenti digitali stanno diventando una piaga notevole! A forza di piccole cifre si rischia di sovraccaricarsi di grosse cifre mensili ed erosione ulteriore delle proprie risorse nonché tempo di vita! Su questo ci tornerò perché purtroppo ho dovuto scontrarmi con questa situazione sia sul lavoro che nella vita privata. Grazie intanto del contributo!

Reply
Vale Marzo 21, 2024 - 12:17 pm

Io penso che sia questione di percorso. Una delle poche cose giuste che mi dicevano i preti quando li frequentavo, è che nessuno è perfetto (tranne Dio, per loro, per me è la natura) ma tutti siamo perfettibili. Non è importante tanto essere minimalisti doc e patinati, quanto prenderne coscienza e agire per restare sulla strada giusta (per noi). Nemmeno io riuscirei mai a vivere in una tiny home, per quanto siano carine, e va bene così. Però posso eliminare il superfluo. Per esempio quel manuale di saponificazione, tanto non farò *mai* i saponi in casa, mi piacciono troppo le saponette già fatte, colorate e profumate e sberluccicanti. 😅

Reply
Grazia Marzo 22, 2024 - 12:04 pm

Direi che la chiesa cattolica è largamente perfettibile in materia di minimalismo! A parte questo, io ho ragione di ritenere che la quantità di video su youtube di gente che vive in modo estremamente minimalista siano dei falsi. Non fosse altro che per quei tremila euro di telecamera per le riprese e altrettanti per il montaggio e chissà quanti altri per ciò che ci gira attorno. Il fatto è che trasmettono un’idea inapplicabile, Kondo inclusa. Siamo imperfetti ed è un modo creativo e bellissimo di essere vivi. Avessi voluto tutti i calzini in fila perfetta e un solo abito da lavoro, avrei optato per la carriera militare.
P.s. anche io non faccio i saponi! Faccio le candele, le marmellate, i golfini & c. e scambio con saponi di chi conosco bene e so che li fa con ottimi ingredienti!

Reply
daniela Marzo 22, 2024 - 2:37 pm

ioioio faccio i saponi!!!! 😅 però sto faticosamente togliendo tutto quello che mi complica la vita, mi guarda beffardo da uno scaffale o da dentro un cassetto e mi ricorda quanti minuti o ore di lavoro ci sono volute per averlo…erc etc…. grazie di questo articolo…non l’ho divorato…l’ho bevuto!!!!!😂 mi aiuti tantissimo in questo momento della mia vita…grazie di esistere…e di dire sempre le cose con buon senso, ironia e gentilezza, senza giudizi o superiorità

Reply
Grazia Cacciola Marzo 22, 2024 - 5:29 pm

Grazie a te cara Daniela! Ovviamente verrò a bussare per i saponi!!!

In generale, aiuta tanto anche me condividere queste idee con chi passa di qui. Soprattutto il leggere i commenti e sapere che non sono l’unica che si rifiuta di lavorare per comprare cose che riempiano dei vuoti dovuti a una vita stressante o all’indottrinamento del dover avere. Quindi grazie, grazie grazie a te!

Reply
Daniela Marzo 24, 2024 - 1:55 pm

Grazie per questo articolo che mi incoraggia a continuare per la strada che ho intrapreso cioè basta buttare soldi (troppi e quindi troppo lavoro) e tempo in cose che mi complicano e riempiono anzi invadono le mie giornate. Ho riscoperto la serenità di passare il tempo riprendendo in mano vecchie passioni troppo a lungo soffocate ma mai morte. Mi sono ritrovata a 55 anni senza più sapere rispondere alla domanda “a te cosa piace fare?” e questo mi ha spaventata. Conoscevo meglio altre persone di quanto non conoscessi me stessa! Per cui via a semplificare tutto! Sembra una esagerazione ma fare spazio, indossare quello che mi piace, usare quello che ho, lasciare respirare la casa sta avendo un effetto terapeutico! …però ho ceduto alla friggitrice ad aria!!!….ho ancora tanta strada da percorrere ma va bene così!
Daniela

Reply
Grazia Cacciola Marzo 25, 2024 - 10:42 am

Cara Daniela, grazie a te per la condivisione del tuo percorso! Sostenerci a vicenda credo che sia un ottimo metodo per restare ferme sui propri propositi, quindi se vorrai partecipare ancora con il tuo percorso personale… GRAZIE!
Sulla situazione che citi del non sapere più che cosa piace, devo dire che incontro spesso delle donne che si sono annullate nel lavoro o nell’accudire la famiglia (o entrambi!) e fanno molta fatica a ricordarsi che cosa gli piacesse prima del periodo di annullamento. La buona notizia è che è proprio semplificando che si riesce a tirare fuori il vero sé e di conseguenza riscoprire anche ciò che ci appassiona davvero! Ti mando un abbraccio di buon percorso “comune”!

(P.s. La friggitrice ad aria non è un male assoluto in mezzo a questo percorso. Magari, quando smetterà di consumare, pensa a un elettrodomestico più solido, durevole e senza tutto quel riscaldamento plastiche 😉 )

Reply

Lascia un commento