Possedere meno cose invece di trovargli spazio

da Grazia Cacciola
organizzazione in cucina, minimalismo

Possedere meno cose invece di impegnarsi a organizzarle e trovargli spazio sembra un pensiero banale, in realtà è un’azione molto potente, liberatoria, ecologica e portatrice di serenità.

Il possedere meno cose, in generale, è un’azione che fa paura. Teoricamente dovrebbe far più paura il possedere molto, perché più si possiede e più aumentano i doveri per il mantenimento dei propri possessi. Banalmente, un paio di scarpe può stare ovunque, tre paia hanno bisogno una scarpiera, dieci paia hanno necessità di organizzazione, quaranta paia includono una vita con cabina armadio e una casa grande che la contenga.
Invece è proprio il possedere meno, la semplicità, che fa paura. A tutti, anche ai più ascetici. Il possedere meno cose ci mette sempre di fronte alla paura atavica di restare senza niente, in un angolo, da soli, con addosso l’ultimo abito consunto.

Quelle tante cose che richiedono tanto spazio

Non conto poi gli oggetti che non sono solo utili, ma che hanno anche la funzione di lasciapassare per alcuni gruppi umani. Non puoi essere intellettuale senza possedere tanti libri. Devi avere la casa piena di volumi che ti piacciono e di altri che fanno solo scena. Ci casco anche io, non sono qui a dar lezioni a nessuno. Ho letto Storia della pittura in Italia di Stendhal, in una bella edizione, più di trent’anni fa. Non l’ho mai più sfogliato, credo. Però sono certa di averlo traslocato per trent’anni, ormai. Sarebbe saggio lasciarlo a una biblioteca e andarlo a leggere quando mai mi servirà – e qui la parola ‘mai’ la vedo molto probabile. Ma vuoi non averlo? Un testo così importante?

Senza parlare della bellezza di mettere in file ordinate le edizioni Adelphi o tutti i volumi degli autori preferiti. Il che genera, ad ogni trasloco, quei quaranta scatoloni etichettati “libri”, quelli che sopravvivono ad anni e anni di epurazioni, scambi, donazioni ecc. Altrimenti sarebbero molti molti ma proprio molti di più. Dovrei lavorare solo per mantenere una casa enorme, piena di libri. Dato il lavoro che faccio, non avrei più tempo per leggerli.

Così, tengo lì il sogno del mio castello di libri e, quando voglio immergermi in uno di questi posti, scelgo una bella biblioteca. Ne ho alcune del cuore come la Braidense o la Sormani a Milano, la Sala Borsa di Bologna e la British Library, ovviamente, la mia preferita di sempre che per un tempo troppo breve è stata un mio luogo di lavoro quotidiano. Di posti pieni di libri, insomma, ce ne sono abbastanza senza che li mantenga io direttamente. Ho raggiunto questa pace mentale ma sta influenzando ancora poco il lato materiale.

Tutti gli accessori da cucina di una casa di campagna del secolo scorso, al Museo delle erbe palustri

Quell’impegno nel convincerci che dobbiamo avere di più

Nello stesso modo, non sei appassionata di cucina se non hai tutti gli utensili di ultima generazione, le pentole che frullano e i frullatori che cuociono. I frullatori che cuociono poi sono diventati un’ossessione: una volta c’era solo il Bimby, adesso è un’invasione di pentole in movimento e frullatori riscaldanti. Ma come avranno fatto prima?

Poi io prendo un po’ in giro chi cucina in questi affari ma non sono certo migliore, visto che ho il mio numero di accessori da cucina, alcuni dei quali utilizzati raramente, molti dei quali vintage e tutti tutti tutti impegnati ad occupare spazio vitale. Ma non c’è niente da fare, ci affascinano perché ci promettono di fare cose meravigliose al nostro posto.

Partiamo con il voler comprare uno spremiagrumi manuale per quel mezzo limone che usiamo ogni tanto e in cinque minuti ci facciamo convincere che sarebbe molto meglio, per la nostra salute, quell’estrattore ultimo modello in cui infilare arance intere e ottenere puro succo senza polpa. Un concentrato di vitamine. Sì, ma anche di zuccheri che senza tutte quelle belle fibre creeranno un picco insulinico. Succo dopo succo, ci ritroveremo con una resistenza insulinica pur avendo un’alimentazione sanissima.

Possedere meno cose per lavorare meno

La Natura, che la sa lunga, ha creato i frutti completi di fibre, perché questi servono a una migliore assimilazione degli zuccheri, dilazionata nel tempo. Ma nessuno ci fa il marketing dell’arancia, non ce la pubblicizzano come strumento perfetto. Ci vendono invece costosissimi accessori ingombranti per snaturare ciò che la Natura ha già previsto come alimento completo.
Ci pubblicizzano l’estrattore, un altro elettrodomestico dalle dimensioni elefantiache a cui bisogna trovare posto in casa, in cucina, possibilmente sul piano di lavoro per servircene tutti i giorni. Quindi iniziamo ad aver bisogno di un piano di lavoro lungo, perché ci stia tutto.

Di conseguenza abbiamo bisogno una cucina grande, in cui mettere il lungo piano di lavoro e via così fino a ritrovarci a vivere e lavorare per mantenere l’alloggio di una quantità di cose utili. A occuparci di loro, a doverle organizzare per farcele stare tutte. Soprattutto, a doverle pagare con il nostro lavoro, sempre di più, sempre maggiore.

Mi sono stati donati questi bellissimi rocchetti… potevo dire di no? Ma serve spazio!

L’impegno di trovare più spazio per tutto

Non sto parlando da un pulpito: io vivo una lotta eterna con questo problema, sono tra quelli che hanno seri problemi ad uscire a mani vuote da alcuni negozi. Ce la faccio, ma sono sforzi. Tempo fa stavo tagliando le puntarelle e mi sono chiesta se non ci fosse un metodo più semplice, così ho visto il taglia-puntarelle e ho richiuso il browser in un secondo perché, davvero, faccio l’insalata di puntarelle tre volte l’anno. Mi serve uno strumento mono-uso che sembra la chitarra del Cicciobello? Propenderei per il no. Ma se lo cito, è perché un mese dopo ho ancora in mente il taglia-puntarelle. Perché io non ho ancora il taglia-puntarelle, santo cielo? Scandaloso! Che appassionata di cucina sono, senza taglia-puntarelle?!

Possiamo aver letto i migliori saggi sul minimalismo, ma gli aggeggi piccoli e economici sul genere del taglia-puntarelle sono una delle trappole in cui caschiamo più spesso. Va sotto il nome di “utile, economico e piccolo”. Perché, ovviamente, per la maggior parte di noi c’è un lungo processo di scelta e discussione se bisogna comprare una planetaria o un robot multifunzione. Ma ti metti mai a ragionare sul leva-torsoli che occupa lo spazio di un coltello da cucina? No, lo vedi esposto all’Ikea e lo prendi, lo butti nella borsa gialla perché un euro per risolvere il problema del levare il torsolo a mele intere… è nulla! E lo sbuccia-ananas, ce ne vogliamo privare, visto che è veramente uno dei frutti più rognosi da sbucciare? Certo, se acquistassimo a chilometro zero, non ci servirebbe nemmeno uno sbuccia-ananas…

Come funziona il possedere meno cose senza privarsi dell’utile

Mi ostino a non acquistare strumenti appositi perché ho calcolato che occuperebbero almeno un cassetto in più. “Cosa vuoi che sia”. Sembra poco ma è tanto: applica questa logica a tutti gli ambiti della casa (strumenti di cucina, fai da te, hobby vari ecc.) e in un attimo hai la casa invasa di oggetti, di mobili in cui tenere gli oggetti e finisce che devi comprare una casa più grande.

Alla fine, la necessità ha fatto in modo che con alcuni coltelli da cucina imparassi a fare tutto, compreso levare i torsoli senza rompere la mela, sfilettare le puntarelle ecc.
Tanto per chiudere il cerchio sullo spremiagrumi che citavo all’inizio, mia nonna spremeva il limone con un cucchiaino ed è campata fino a quasti cent’anni senza l’estrattore. Io ho l’estrattore gigante, costoso e non lo uso perché nell’attuale cucina non ho lo spazio per tenerlo fuori.

organizzazione in cucina, minimalismo
Ci ho messo del tempo a selezionare cosa utilizzo davvero e a organizzare questo piccolo pensile seguendo una logica applicata poi a tutta la cucina.

Decluttering, minimalismo, frugalità o semplicità

Ultimamente l’impegno di trovare gli spazi mi ha veramente seccata, annoiata e fatta innervosire. Così ho lasciato perdere un paio di attività che mi piacciono. Cucire e cucinare. Cucino piatti molto semplici che non richiedano troppo impegno perché la cucina è quella che è, per ora e per chissà quanto. A botte di nervoso ogni volta che non c’era spazio per fare qualcosa, sono arrivata a un giorno in cui ho decretato che basta, non si può correre in formula uno con la Panda.

Siccome gli spazi non li posso cambiare, posso tentare almeno di sfruttarli meglio. Così ho cominciato un’operazione certosina per sfruttare al millimetro ciò che ho.
Conclusioni? I problemi che sto risolvendo sono due. Il primo è che in Italia sono in pochi a saper progettare le cucine e la mia non fa parte di questa minoranza, così sto aggiungendo pezzi, mensole, cestelli e altro al fine di sfruttare davvero e bene lo spazio che c’è. Va meglio, davvero.
La seconda è che abbiamo davvero tanta roba. Troppa. Così via, altri scatoloni di cose da regalare e vendere. Ma che fatica! Perché le hai pagate, a volte tanto. Perchè ti piacevano e potrebbero tornare utili. Una valanga di perché che non ti lasciano semplificare con facilità.

Immagine dal video di presentazione di Marie Kondo
Immagine dal video di presentazione di Marie Kondo

Le soluzioni impraticabili di Marie Kondo

Naturalmente se ti è stata utile la Kondo, ignorami. Avevo spiegato qui perché a me sembra solo un fenomeno di marketing: Il magico potere del riordino e il marketing #konmari

Nell’ultimo trasloco ho epurato ancora di più, chiamatelo decluttering se volete, cercando di rimanere ferma su questioni fondamentali, per esempio quella delle cose che non si usano e i ricordi. Non ho la visione della Kondo, come ho già spiegato in precedenza: per quanto la perfettina giapponese ci ripeta che puoi fare una foto e tenere il ricordo di quell’oggetto, a me non mi interessa avere una foto di un libro o dell’estrattore archiviate come ricordo. Ma che senso ha?
Non ha senso nemmeno tenere solo quello che mi fa brillare gli occhi e sussultare il cuoricino: ho intenzione di tenere anche dei libri di cui detesto le copertine, signora Kondo, perché mi sono utili. Ci sono delle utilità nella vita, vanno rispettate.

Ci sono libri che ho amato e che amo tuttora, non sono tantissimi e alcuni sono un po’ assurdi come Geolinguistica e indoeuropeo. Il resto, sopratutto quelli che non mi lasciano niente di meraviglioso, li tengo in digitale. Ormai la maggior parte li compro direttamente come ebook e li ri-compro in cartaceo solo quelle volte che mi sembra il caso di tenerli per sempre in cartaceo, visto che in digitale possono anche sparire ed è già successo.

Quanti libri possiamo davvero permetterci di tenere?

Come dicevo, la mia libreria negli ultimi anni si è ridotta molto per la scelta di vivere in una casa più piccola. Non sembro, purtroppo, un’intellettuale da film. Però io, al contrario di questi attori, non posso mantenere un castello per libri.

Ultimamente mi è capitato di vedere uno di questi improbabili film italiani. Mi sono guardata per due ore la vita di un’insegnante statale precaria delle medie inferiori, sposata con un ricercatore universitario, due figli. Vivono immersi in questo attico di trecento metri quadri e terrazzo con vista, a Trastevere, pieno zeppo di libri. No ma è credibile eh. Tremila euro di entrate in quattro persone e vivono in un’attico di trecento metri quadri a Trastevere, con cinquantamila euro di libri sparsi per casa. Lei è anche vestita sartoriale in puro lino e i figli hanno gli ultimi iPhone.

Tra l’altro il film era così noioso e gli attori recitavano così male (come la maggioranza degli italiani) che per tutto il tempo ho calcolato quanto potesse costare il trasloco della Biblioteca Vaticana, perché forse era un po’ più piccola della libreria di quella casa da film.

Il primissimo risultato dell’ex garage trasformato in laboratorio per cucito e fai da te (ora non c’è più, vi racconterò… ha proprio a che fare con il possedere meno cose)

Come ti annientano i tentativi di minimalismo

Però chissà quante insegnanti statali hanno messo quella casa e quella vita tra i sogni nel cassetto. Chissà quante saranno indotte a pensare che quella sia la normalità, che non avere tutte quelle cose sia sbagliato, mentre lo sbagliato è solo il non etichettare questi sponsor del consumismo come fantascienza. Un po’ come Star Trek: anche a me piacerebbe guidare l’USS Enterprise, ma so che per farlo dovrei essere nel XXIII secolo, quindi non posso. C’è scritto ‘fantascienza’ non a caso.

Invece, secondo gli sponsor consumistici del cinema italiano, se sono un’insegnante precaria delle medie posso legittimamente ambire ai trecento metri quadri pieni di libri nell’attico a Trastevere. Se non ci arrivo, sono sbagliata io. Quindi compro tutto quello che ci si avvicini a quest’idea, per ricompensarmi e legittimarmi nella mia esistenza.
Eccolo qui il meccanismo per cui cominciamo a riempirci di cose. Ma sarà solo una corsa continua, alla ricerca del nuovo accessorio e di più spazio.

Se invece fosse molto più facile, sereno e pacifico razionalizzare le cose che possediamo, organizzare meglio gli spazi che ci sono, non sovraccaricarsi di lavoro solo per possedere quello che possiedono ipoteticamente gli altri, sovraccarichi anche loro di fatiche e mutui?

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15 Commenti

daniela Marzo 11, 2024 - 9:20 pm

io voglio leggere di più su questo argomento/filosofia!!!!! con il tuo buon senso, la tua ironia e lo stare coi piedi per terra…abbiamo bisogno di più pagine, di più esempi, di più parole!!!!
ho passato cinquanta anni della mia vita a comprare e gestire valanghe di cose…purtroppo la maggior parte inutili, anzi succhiatempo e energie….da pochi anni si è affacciata alla mia mente l’idea che tenere una casa ordinata e pulita se ci sono poche cose sia più facile, che non sono io incapace e incompetente a pulire e organizzare….sono trooopppeeee coseeeeeee…….
quindi ho bisogno di qualcuno che mi aiuti in questo cammino….ma non la kondo!!! io la picchierei…ha legittimato il butta tutto e fregatenne e il comprare/ricomprare tante, troppe cose, basta che si impacchettino con arte…non ha minimamente mai messo in evidenza che se abbiamo un problema di troppe cose nella nostra vita, sarà uil caso di riflettere anche sul come acquistiamo no?????
scusa lo sfogo grazia ma non ha senso parlare di ecologia e sostenibilità e poi farci impapocchiare tutte da questa qua!!!
vabbè adesso passiamo un pò al ridere….fai la foto e butta tutto!!! eheh….e poi con cosa faccio un bel pesto di ortica, mandorle e semi di girasole, se ho buttato il mixer e tenuto la foto?? 🙂
esagero dai….però però…non del tutto
comunque vorrei ancora ringraziarti perchè da quando, cinque anni fa, suggeristi di darsi la regola dei 30 giorni prima di comprare qualunque cosa che non fosse DAVVERO urgente….la mia vità ha subito un terremoto…ma questo per il meglio!!! non ci credevo quante cose di cui non potevo assolutamente fare a meno, dopo un mese….nemmeno me le ricordavo più!!!!
ah …la mia dipendenza sono le piante …soprattutto lì devo mettere in atto buone strategie…ma ne vale la pena: acquisti più ragionati, comunque meno piante da accudire e anche da apprezzare….perchè, parliamoci chiaro…apprezzare 10 piante è fattibile e puoi scendere nei dettagli, nel profumo…farlo con 1000 richiede giornate di 48 h e farne il proprio lavoro a tempo pieno….e mantenere mille piante per non avere nemmeno il tempo di apprezzarle come si deve….come dovremmo chiamarlo?
ps sostituite piante con l’oggetto della vostra ossessione e fatevi la stessa domanda, mentre aspettiamo che grazia scriva qualche altra pagina sull’argomento

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Grazia Cacciola Marzo 12, 2024 - 4:46 pm

Carissima Daniela, grazie per tutti questi spunti interessanti! Come ho anticipato nella newsletter, seguono altri post sull’argomento perché sono state lunghe riflessioni invernali. Quindi mettiti comoda!
Sono d’accordo su quest’altro aspetto negativo della Kondo che sottolinei tu: buttano tutto, senza differenziare, anche cose in ottimo stato che potrebbero essere donate. Sembra la fiera del sacco nero… che tristezza.
Facciamoci forza tra noi! Un abbraccio!

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Claudia Marzo 11, 2024 - 11:51 pm

È proprio un male del nostro tempo: mia mamma e mia nonna questo problema non l’hanno avuto mai.. Nel tempo ho capito che, nel mio caso, ha molto a che fare con una fantasiosa percezione di me stessa: io compro TONNELLATE di cose per la me del futuro, quella che legge, fa la maglia, ricama, cuce, cucina e disegna, il tutto in una meravigliosa casa in montagna (con vasche pesciolini e tanti fiori di lillà).

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Grazia Cacciola Marzo 12, 2024 - 4:48 pm

Sì, hai ragione, è un male recente e sconfina anche in patologie gravi. Anche in Italia stanno crescendo gli accumulatori di oggetti e questo è particolarmente triste.
Sulla fantasiosa percezione di te stessa… ti seguo! A volte mi dimentico anche io di avere un lavoro e non giornate intere da dedicare agli hobby… ma son riuscita a ridimensionare un bel po’ quest’inverno. Ci arrivo nei prossimi post, altrimenti qui era troppo lungo.
Un abbraccio!

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GIULIA LOMBARDO Marzo 12, 2024 - 12:48 pm

I libri sono il mio tallone d’Achille, quella coccola a cui non so resistere, entro in libreria alla ricerca di un libro o giusto per dare un’occhiata (credici mi dice la voce interiore) ed esco con almeno un libro in mano, sono molto più brava con i vestiti, comprando all’occorrenza e facendo lo spoglio dell’armadio donando quelli in buono stato che non metto o provo a vendere su EBay/Vinted (che ultimamente uso anche per i libri che non rileggerò per tanto tempo). Concordo con te Marie Kondo è una maga del marketing e infatti nell0’ultimo libro, dopo aver fatto una valanga di soldi con il magico potere del riordino, ora ci dice che il disordine è naturale. Vorrei dire a Marie Kondo che io nel mio caos organizzato ci vivo da una vita!!!

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Grazia Cacciola Marzo 12, 2024 - 4:55 pm

Ti capisco Giulia! Io ormai entro raramente nelle librerie perché avendo visto da dietro le quinte come vengono spinti solo certi autori e certe case editrici, che pagano per avere la loro bella pila in evidenza… mi sento imbrogliata. Voglio scegliere io cosa leggere! E magari di editori/autori non così strombazzati. La cosa si è gentilmente riflessa anche sul portafoglio! Quando compro un libro, ormai, è un atto pensato, arriva da una mia ricerca e non da quello che la Rizzoli ha pagato perché mi sia messo sotto il naso a ogni passo.
Uso nello stesso modo Ebay, mentre Vinted lo uso solo per vendere le eccedenze… difficilmente troverei quello che leggo io. Un altro buon posto è il Libraccio, ma anche lì con la mia lista perchè le logiche espositive son sempre quelle.

Ti ringrazio dell’aggiornamento dell’ultimo libro della Kondo, che ridere! Non lo sapevo e mi è bastato il primo come lettura imbarazzante. Orbene, le ha messe tutte in riga con ringraziamenti alle mutande piegate a pacchettino autoportante e ora le vuole disordinate… bene bene…
Un abbraccio cara!

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Antonella Marzo 13, 2024 - 1:20 pm

Bell’articolo, grazie. Problemi, quello dello spazio e del traslocare, e sentimenti, quello di sentirsi appesantita nell’avere tante cose che poi non le usavo mai, che ho affrontato in modo molto profondo un paio di anni fa. E questo non tanto grazie al libro più volte citato che ho lasciato dopo le prime 20-30 pagine, ma alla riflessione che nel periodo del confinamento mi sono resa conto di vivere in uno spazio molto limitato della casa, di usare solo una piccola percentuale delle cose che avevo (libri, vestiti e accessori per la cucina). Allora mi sono messa alla prova e per sei mesi mi sono studiata, inserendo anche attenzione sui consumi (purtroppo solo dell’acqua perchè per l’elettricità allora non sapevo come misurarla) e ho visto che mi basta molto di meno di quello che avevo intorno, quindi il passo successivo, dato che dovevo cambiare casa, è stato quello di cercare un’abitazione più piccola e lasciar tutto quello che mi sembrava superfluo. Ad oggi, davanti ad un acquisto, uso il metodo “mi serve davvero?”. Tutto questo, oltre ad essere stata una presa di coscienza di me stessa, del mio peso sull’ambiente, è anche un risparmio economico e di tempo nel sistemare (ecco a dir la verità il tempo è la risorsa che ancora non sono riuscita ad ottenere come desideravo, si perchè comunque cucino, leggo, studio, lavoro, vado a camminare, correre, in bicicletta, ascolto molta attualità indipendente ecc, quindi pur avendo poche cose materiali faccio tante attività che il tempo lo riesco a coprire tutto senza annoiarmi, ma almeno faccio cose per me e non per le cose!!). Ho lasciato questo commento se possibile come aiuto per altri, perchè a me sono servite le riflessioni di commenti che ho letto, in qualche modo “sapere che qualcuno è riuscito a fare quella cosa” mi da un incentivo. Saluti

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Daniela Marzo 13, 2024 - 7:12 pm

mi ha colpito la tua frase FACCIO COSE PER ME, NON PER LE COSE…..non potevi dirlo meglio!!!!

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Grazia Cacciola Marzo 19, 2024 - 5:11 pm

Hai fatto benissimo Antonella, di sicuro il tuo commento sarà utile ad altre persone che sono su questa strada! Sono certa che la tua nuova vita, da come la descrivi, sia finalmente ricca di per sé e non ricca solo di cose da curare. Un abbraccio!

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Vale Marzo 13, 2024 - 2:20 pm

Bello tutto, dal decluttering alle considerazioni sul cinema italiano (io ricordo di un film su uno sceneggiatore squattrinato che per lavorare meglio badando anche ai figli che l’ex moglie gli ha mollato se ne va nel casale di Capalbio. Credibilizzzzimo). Per dire, io di estrattori mastodontici nel corso degli anni ne ho comprati due, entrambi venduti dopo un po’ di mesi a prender polvere (sì, sono un po’ tarda, la prima volta non ci arrivo). Ora abbiamo uno spremiagrumi analogico dell’Ikea e usiamo quello (recuperando la polpa che fa bene, e talvolta anche le bucce, se non trattate). Ogni volta che vedo qualcosa e penso “daiiiiii, mi serveeeeee” faccio mentre locale e mi dico che no: pensa alla waffeliera comprata a Bolzano che sta lì, in attesa che a Giordano venga voglia di farsi da solo quei cacchio di waffle che nelle foto di Instagram sono tanto carucci ma per averli te, oltre al waffle devi comprare e lavare scatoline plasticose di mirtilli e orrenda panna montata zuccherata. Devo fare pace col fatto che non sarò mai una sarta come mia madre, che la macchina per cucire che ho è bella (un quintale di ferro anni settanta) ma al massimo i cuscini per i gatti (pure se in realtà voglio ancora crogiolarmi nella che prima o poi mi ci metterò sul serio). D’ora in poi gli acquisti solo per quelle cose che già usavo e si sono rotte o rese comunque inutilizzabili. Libri e dischi no, ma con i vestiti sto sulla buona strada. Pochi capi di valore che durino, tanto metto sempre le stesse cose.

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Grazia Cacciola Marzo 19, 2024 - 5:16 pm

Allora, la considerazione sullo sceneggiatore squattrinato l’avevo fatta anche io… LOL. Ma ho anche una spiegazione! La maggior parte delle (pessime) sceneggiature italiane sono firmate dalla famiglia Izzo & c. che, oltre a non saper scrivere altro che polpettoni stantii, vivono nel lusso. La loro idea di squattrinato è esattamente quello: il casale a Capalbio. Ma ne avrei da dire anche su certi film di Pieraccioni, con casali & c. che farebbe fatica a comprare Carlo III.

Dai però la macchina da cucire di tua mamma… DEVI rimettertici! E’ anche molto terapeutico 🙂 Oltre a darti capi di valore, come dici tu, che durano a lungo. Magari nei prossimi post ti faccio tornare la voglia! Un abbraccione!

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Leila Marzo 14, 2024 - 12:14 pm

…. bei contenuti, bella scrittura….. come sempre …
Un gran piacere leggerti e ….riflettere
Grazie!

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Grazia Cacciola Marzo 19, 2024 - 5:17 pm

Grazie Leila, sei davvero gentile ad aver trovato il tempo per farmelo sapere! Ti ringrazio, un abbraccio!

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Carmen Marzo 15, 2024 - 10:53 am

c’è molto da riflettere…e cercare di passare all’azione….aspetto il proseguimento e anche i commenti degli altri lettori. grazie

Reply
Grazia Cacciola Marzo 19, 2024 - 5:19 pm

Cerchiamo di stimolarci a vicenda e, personalmente, trovo che leggere di altre che riflettono e agiscono negli stessi ambiti faccia un gran bene al cuore, oltre ad essere di supporto all’agire! Un abbraccio!

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