I miei primi restauri e nuovi mobili vintage

da Grazia
mobili vintage restauro

Non so bene come sia cominciato questo mio amore per i mobili vintage e per certe forme di design in particolare. Di sicuro mi ricordo i primi pezzi che ho recuperato, giovanissima. Erano due comò dimenticati da anni nella cantina dei miei genitori, utilizzati come porta attrezzi. Me li rifilarono con la gioia incontenibile di liberarsi in un sol colpo dei due catafalchi e anche della figlia, quella disubbidiente. Ma ora che ci penso, me li diedero perché avevo comprato due comodini antichi e li avevo risistemati da sola. Quindi il mio primo restauro furono in realtà una coppia di comodini di inizio Novecento.

Grazie alla cantina dei miei, nella mia prima casa comparvero un maestoso comò Luigi Filippo, appartenuto ai trisnonni, insieme a un altro comò Liberty di una prozia. Unitamente ad altri mobili vintage recuperati da amici e parenti, perché a ventidue anni e con l’università da pagare non potevo permettermi altro.
Nell’avventura di risistemare questi mobili vintage, mi resi conto che il manuale di restauro della biblioteca non era sufficiente e andai a un corso. Poi a un altro. Finché mi sentii sicura e una primavera trascinai le due pesanti cassettiere sul terrazzo. Passai giorni a sistemarli mantenendo le patine originali. Tempo fa una mia amica mi ha ricordato di una volta che venne a trovarmi mentre stavo scartavetrando i cassetti. Da una parte avevo un libro per un’esame imminente, leggevo qualche pagina e la ripetevo scartavetrando … ero già un’ottimizzatrice cronica.

comò liberty restaurato

Questi due comò li ho ancora entrambi, mi hanno seguita casa dopo casa, adattandosi a stanze e funzioni diverse. Quello nella foto sopra era della prozia Vania. Realizzato a Parma, vissuto a Fidenza fino agli anni ’70 e poi finito in una casa di montagna e successivamente nella cantina di Milano dei miei, prima di tornare in Emilia Romagna con me, anche qui dopo un certo numero di traslochi. Al momento è in cucina… sì, in cucina! La cassettiera che avevo recuperato ha due cassetti da aggiustare e momentaneamente l’ho sostituita con questo vecchio gentleman che parla di un tempo in cui le maniglie d’ottone erano piene di rose, le decorazioni si intagliavano a mano e il legno era solo massello.

La lezione più importante dei miei primi restauri, quella che non potevo imparare dai libri ma solo da ottimi insegnanti, fu di salvare sempre la patina originale. Si può sverniciare un mobile recente o di modesto valore oppure che è stato rovinato con della pittura, come il baule che ho restaurato anni fa. Il poveretto era stato vittima della vernice marrone di qualche mano anziana.
Ma altrimenti… mai mai mai toccare la patina di un mobile antico! Perderebbe gran parte del suo fascino e del suo valore. Restaurare mantenendo e migliorando la patina originale è un livello alto di restauro ma è valsa la pena impararlo. Sono tecniche che mi seguono da una vita, competenze che non ho ancora smesso di utilizzare dopo tanti anni. In realtà sono diventate manie. La patina originale, così come alcuni intrugli che produco da sola per i miei restauri.

comò dopo il restauro con sgabello in legno restaurato

Negli anni, anche a causa dei traslochi, di mobili vintage ne ho recuperati e restaurati parecchi. La pratica dopo la teoria. Venendo a contatto con qualche antiquario, ho ricevuto anche delle offerte interessanti per i miei lavori e alcuni li ho persino venduti, sia per esigenze di spazio sia perché vendere uno dei miei recuperi all’antiquario mi inorgogliva. I primi due comò non li ho mai ceduti. Altri pezzi invece, arrivati fortunosamente come la scrivania anni ’70, sono stati curati, rimessi a nuovo e altrettanto fortunosamente sono stati rivenduti quando abbiamo dovuto cambiare casa.
Con alcuni è stata difficilissima la separazione, ma io sono per non accumulare: se un mobile non lo uso, lo vendo o lo regalo. In particolare mi è spiaciuto moltissimo per un tavolo vittoriano in noce con allungamento a manovella che proprio non ci stava nella casa attuale. Pace. Adesso starà rendendo felice qualcun altro.

Ora che l’antiquariato si chiama vintage, oggi che è tutto vintage per essere bello, mi sento un po’ meno strana. Sono invece annoiata dai prezzi esagerati. Sembra che ormai qualunque cosa venga etichettata con ‘vintage’ deva costare dieci volte di più che da nuova!
Sono ben tre anni che cerco una credenza vintage di un certo tipo, ma siccome le credenze delle nonne sono state promosse a sideboard stile nordico e highboard norvegese, tutte, anche la madia della signora Pina in truciolato impiallicciato finto noce lucido… va a finire che la credenza io non l’ho ancora trovata! Quantomeno a un prezzo intelligente.
Dopo tre anni, penso che mi arrenderò e mi rivolgerò a un falegname che invece quella cifra la merita. Del problema principale del mercato dell’usato italiano ho già parlato: siamo ancora pieni di gente che pensa di aver trovato il gioiello di famiglia in cantina e preferisce buttarlo in discarica che venderlo a meno. Chi diceva che ne saremmo usciti migliori dalle crisi economiche? Ecco, sbagliava! La Sòra Fanfara è sempre tra noi e ora regna su tutto il vintage.

vari restauri in corso a casa di erbaviola

Intanto che proseguo la ricerca della benedetta credenza, mi sto godendo il restauro e l’utilizzo dei miei ultimi ritrovamenti. Nella foto sopra, presa da un pomeriggio di rifinitura di diversi pezzi, avevo trasformando il sottoscala in un deposito per l’asciugatura, sotto l’occhio vigile del mio assistente Koi.
Nell’ordine, da sinistra a destra, ho recuperato: una scrivania in teak del 1976 che nasconde una delle più belle macchine da cucire del periodo, appartenuta a un’appassionata di cucito e dono della mia cara amica Titti. Ha una storia molto particolare, ve la racconterò. Per ora ho restaurato tavolo, macchina da cucire e un fantastico cestino da lavoro abbinato al tavolo (il design di quegli anni…!).
La lampada vintage da laboratorio invece l’ho trovata da una famiglia di Bagnacavallo che stava vendendo gli interni di una casa dei nonni.
Subito dopo c’è uno sgabello da pianoforte o pittura o chi lo sa che avevo trovato da un rigattiere vicino a Ferrara, mentre andavo a raggiungere degli amici per un giro in barca. L’ho sistemato, l’ho tenuto per un po’, poi l’ho venduto a un antiquario perché per me era troppo grande, sia per il tavolo da disegno che come porta piante! A volte, come in questo caso, sbaglio le misure, un pezzo che credevo fosse adatto si rivela solo un intralcio … così lo rivendo già restaurato e riparto alla ricerca di quello che ho bisogno.

sedie cucina restauro - cucina con sedie vintage anni 70


E le sedie? Le sedie sono il mio restauro più recente. Comprate per una sciocchezza da una coppia di Ravenna, le ho leggermente restaurate, ho rifatto completamente le imbottiture e la tappezzeria e per ora sono in cucina. Anche di questo restauro parlerò approfonditamente perché non ho trovato nulla online che spieghi un metodo veloce ma sensato per rifare le imbottiture delle sedie.
Infine, In fondo in fondo, si intravede il manichino da sarta del 1962 che ho comprato da una signora dolcissima di Rimini: l’aveva preso da ragazza per farsi i vestiti, compreso quello da sposa! Fortuna vuole che fosse proprio della mia taglia – ho le forme giuste per il secolo scorso. Devo ancora fargli la fodera nuova e cromare il piedistallo, ma intanto l’ho utilizzato per un po’ di vestiti di quest’estate, chiedendomi perché ho aspettato tanto a prendere un manichino! Metà del tempo e metà degli errori!!!

Ma, soprattutto. Con il restauro mi diverto ancora tantissimo. Mi diverto a scovare mobili vintage, non per forza nei mercatini: arrivano da amici, da casualità, da incontri estemporanei. Mi diverto a rimetterli a nuovo. Ci conosciamo, ricostruisco la loro storia o la immagino, li curo e li riempio di attenzioni. Gli trovo una funzione in casa, magari non proprio canonica, come il comò in cucina.
Ci parlo, delle volte, lo ammetto. “Mi dici come faccio a rimetterti questa maniglia se non stai fermo?!”. Passo per eccentrica, ma sono sicura che i mobili vintage hanno una sensibilità e ascoltano.

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18 Commenti

daniela Dicembre 17, 2023 - 8:08 pm

che bello, che bello, che bello, in questa frenesia di compere natalizie, sentir parlare di recupero, restauro, della gioia e soddisfazione di fare cose con le proprie mani, invece di consumare, consumare, consumare!!!!!
non importa se non siamo tutti esperti restauratori come grazia, magari possiamo essere bravi cuochi usando solo materie prime (vegetali possibilmente), oppure ci cuciamo una trapunta, oppure ci sistemiamo quei pantaloni invece di buttarli, oppure seminiamo dei germogli e ce li mangiamo….ma davvero molti ancora pensano che un regalo scelto in fretta e furia, magari dalla cina, pieno di sostanze tossice e plasticacce, possa essere meglio di un cesto di agrumi e melagrane composto con amore e qualche decorazione fatta con le proprie mani?????
scusate il sermone ma questo post mi ha aperto il cuore….per non parlare della newsletter con cui grazia avvisa dell’uscita del post…questa in particolare mi ha emozionato…grazie erbaviola per esserci per noi!!!!

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Grazia Cacciola Dicembre 19, 2023 - 11:38 am

Cara Daniela, grazie di cuore, sono commossa da tutti questi complimenti! ❤️ Sul Natale concordo completamente… tanto che io quest’anno mi sento così sopraffatta dalla quantità di addobbi che spuntano ovunque che ho solo attaccato fuori la ghirlanda. Salvo casa mia, quest’anno resterà un porto sicuro e rilassante, di gnomi e ghirlande ne vedo già troppi durante il giorno.
Un grande abbraccio, grazie a te e a tutti di esserci!

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Martina Dicembre 17, 2023 - 11:20 pm

Grazia, la tua casa è stupenda! Saprai restaurare ma hai anche tanto gusto, sai valorizzarli molto bene ❤️ Volevo dirti che il tuo post mi ha dato la spinta giusta per iscrivermi a un corso di restauro! Sono tanti anni che pasticcio in stile shabby… mi rendo conto che mi manca la tecnica. L’ho messo tra i miei progetti per l’anno nuovo! Grazie per tutti questi anni di idee NUTRIENTI ❤️❤️❤️

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Grazia Cacciola Dicembre 19, 2023 - 11:41 am

Cara Martina, che bella notizia! Sono sicura che il corso di restauro ti divertirà oltre a essere utile! Ti ringrazio per i complimenti, la casa si sta componendo a poco a poco, man mano che trovo quello che va bene per lei e per noi. E’ un percorso che mi piace rispetto al comprare tutto prima di entrarci, forse senza fretta si fanno scelte più affini al proprio sentire. Un grande abbraccio!

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Carlotta Bianconi Dicembre 18, 2023 - 9:09 am

Le sedie sono favolose!!! Ma anche il resto! Spero che il post sul restauro delle sedie arrivi presto, ho giusto giusto sei sedie della mia nonna più qualche giorno di ferie 😃 ci conto! Scherzo, fallo quando riesci, resto in ascolto. È che i tuoi post sono così stimolanti che poi voglio fare tutto 😅
P.s. Bellissima la newsletter di ieri! Grazie! Sono tornate le piccole meditazioni, urrà! 🥳

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Grazia Cacciola Dicembre 19, 2023 - 11:44 am

Cara Carlotta, grazie per i complimenti, le sedie hanno un design così bello che vorrei trovare il designer e ringraziarlo! Sì, il post sul restauro delle sedie ti confermo che sono determinata a pubblicarlo entro la settimana! Dita incrociate. Un abbraccio!

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GIULIA LOMBARDO Dicembre 18, 2023 - 12:08 pm

Bellissime foto e devo dire che hai fatto un gran bel lavoro. Confermo quanto ti è stato scritto sopra, sei brava ma hai anche buongusto, una combo perfetta

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Grazia Cacciola Dicembre 19, 2023 - 11:49 am

Grazie Giulia! Secondo me il segreto è divertirsi: se ti diverte, è facile. Più o meno 😀 Un abbraccio!

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claudiag Dicembre 18, 2023 - 4:25 pm

Sei veramente brava, complimenti ! Anche io in passato ho fatto qualche lavoretto di restauro, ma non ho assolutamente la tua abilità. Complemtenti anche per il buon gusto.

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Grazia Cacciola Dicembre 19, 2023 - 11:50 am

Cara Claudia, grazie ma… non erano certo disastrati! Non ho dovuto fare un grandissimo restauro, a parte l’imbottitura delle sedie. Credimi e lo vedrai dal prossimo post: è alla portata di tutti! 🙂

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cri Dicembre 18, 2023 - 4:36 pm

adoro lo sgabello da pittore o musicista o boh, quello che hai venduto in pratica!!!
con questo post sul restauro hai toccato un nervo scoperto con me. Quando lavoro con un pezzo di legno, io e lui avviamo una conversazione vera e propria, e discutiamo ore su come lui vuole essere e come invece io lo vorrei. Ebbene si, anche io parlo con i mobili, ma non solo mobili, a me basta un asse, anche quello più umile che si utilizzava per i ponteggi. La magia di aiutarlo ad uscire allo scoperto lui e le sue vene, i suoi colori, la sua essenza … è irresistibile. Ovviamente quando mi arrabbio bam, lo coloro!!! ma poi facciamo pace e passo ore ed ore a ripristinare il colore originale. vabbè siamo matte dai, facciamocene una ragione.

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Grazia Cacciola Dicembre 19, 2023 - 11:58 am

Ciao Cristina! Lo sgabello, secondo l’antiquario di Arezzo che l’ha acquistato, è probabilmente uno sgabello da architetto/disegnatore di fine ottocento – mistero risolto (forse). In effetti le misure erano importanti, era circa il doppio di uno sgabello normale, quasi un tavolino.
Secondo me comunque non siamo matte noi. Sono gli altri che non vogliono ascoltarli. 🙂 Un abbraccio cara e buone conversazioni con i legni!

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Donatella Dicembre 19, 2023 - 5:22 pm

Tutto bellissimo e tu bravissima! I complimenti per le sedie te li avevo già fatti su instagram e te li rinnovo. Il mobiletto porta macchina da cucire è identico a quello che aveva mia mamma, e che poi mia sorella ha cambiato quando ha dovuto prendere una macchina più performante per la sua attìvità, e sinceramente non so che fine abbia fatto.
Pensa che mio marito e dei cugini hanno ereditato dei mobili, credo di inizio ‘900, che nessuno vuole e che quasi sicuramente verranno buttati se dovessero vendere la casa. Se avessi spazio me li terrei tutti io, anche perché alcuni sono veramente belli, c’è una cassapanca in noce che è uno spettacolo! Lampadari e applique in vetro Murano, un vecchio mobiletto con annessa macchina da cucire…mi vien male a pensare che faranno una bruta fine :((

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Grazia Dicembre 20, 2023 - 12:09 pm

Cara Donatella, grazie! Sì, hai ragione, è un vero peccato veder buttare via i mobili… magari puoi suggerirgli di metterli in vendita, ci sono realtà come Mercatopoli che comprano arredamenti interi.
Il mobiletto della macchina da cucire spero non sia andato perso perché è un gran bel pezzo, pensa che i cassetti erano stati progettati per gli uffici della Olivetti, è lo stesso brevetto e infatti sono molto funzionali rispetto ai classici cassetti in legno, ci sta un mondo. Alcuni le usano come piccole scrivanie e ti assicuro che per questo uso è comoda. Magari è solo finito in qualche cantina di familiari, indaga! In un prossimo post lo faccio vedere per bene, sono sicura che te ne innamorerai (anche della sua macchina, ha un design stupendo!). Un abbraccio!

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Vale Dicembre 20, 2023 - 2:43 pm

Che bell’articolo. Avevo scritto un commento lungo ma come al solito non è piaciuto al sistema. 🙄 Eppure mi lamentavo solo per l’ennesima volta che i parenti di mia nonna hanno buttato in discarica (o qualunque sia il sistema austriaci) la credenza più bella del mondo 😅. Dicevo anche che nell’anteprima della mail non avevo proprio visto Koï, bello lui. ❤️ In ogni caso io non ci provo nemmeno, a parte qualche pezzo di design strafamoso non riconosco niente.

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Grazia Cacciola Gennaio 26, 2024 - 5:23 pm

Beh ci siamo trovate visto che io l’ho letto solo un mese dopo! 😅 Ciao cara Vale! Io direi che il metodo migliore è restaurare quello che ci piace, famoso o meno. Io le sedie di Suman le ho riconosciute per casualità, perché mi piacevano, non perché stessi cercando chissà che affare. Quelle appena restaurate per la cucina le trovo bellissime e non sono di nessuno, probabilmente saranno di qualche cucina anni ’60-’70 tipo Salvarani. L’importante è che piacciano a noi.
Sui mobili buttati … consolati! Durante l’ultima guerra in Italia hanno bruciato talmente tanti mobili antichi, quando il bisogno era scaldarsi più che arredare. Comunque i mercatini ne sono pieni, ti puoi sempre rifare ❤️ Koï ricambia il saluto! Un abbraccione!

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Donatella Dicembre 20, 2023 - 4:32 pm

Sai che invece credo che l’abbia ritirato il venditore della nuova macchina da cucire? Probabilmente mia mamma e mia sorella non erano a conoscenza dell’importanza che poteva avere. In quanto all’utilizzarlo come scrivania ti confermo che io alle scuole medie lo usavo proprio così.
Un abbraccio anche a te cara Grazia!❤️

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Grazia Cacciola Gennaio 26, 2024 - 5:25 pm

ah beh è un classico! Una buona notizia, sicuramente gli avrà scontato qualcosa per l’acquisto e l’avrà rivenduto ❤️ Un bell’esempio di economia circolare! Evviva!

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