Vale la pena acquistare una cucina a legna usata?

da Erbaviola
cucina a legna - erbaviola.com

Con i nuovi regolamenti, vale la pena acquistare una cucina a legna usata? Io l’ho fatto, ti racconto come e perché la cucina a legna economica usata è un vantaggio.

Quando mi chiedono se valga la pena di comprare una cucina a legna economica usata o nuova, io rispondo sempre che dipende. Se parliamo di ottime termocucine tipo Godin o Jøtul o qualche italiana artigianale come quelle citate nell’articolo sotto: vale la pena di prendere quelle nuove. In Veneto e Trentino per esempio ci sono ancora delle piccole aziende artigiane che fanno cucine a legna meravigliose e solide. Hanno prezzi molto alti, ma se si tratta di una casa di proprietà e si userà a lungo, è un investimento che ha senso e hanno spazi e materiali ottimi, sono più adatte alle case attuali. Quelle moderne hanno il vantaggio di poter essere integrate all’impianto di riscaldamento, in pratica riscaldano l’acqua per l’impianto a pavimento o per i caloriferi.

casa in mezzo al bosco erbaviola cucina a legno

La cucina a legna nella nostra casa nel bosco

La cucina a legna usata varia in base a età e marca

Se invece parliamo di qualche marca da ipermercato o megastore del bricolage, per carità no! Lamierini che imitano le cucine a legna e che funzionano di conseguenza. Tutta apparenza. In una di queste trappole ci era cascato persino un montanaro doc mio vicino di casa, navigatissimo conoscitore di stufe e cucine a legna. L’aveva comprata per la nuova casa del figlio. Però consumava una quantità di legna scaldando solo per un metro scarso attorno a lei.

Lui, dopo averla sistemata in modi diversi senza risultati, aveva chiamato a raccolta i conoscenti della zona e mi raccontava l’epilogo: “Questa ghisa cinese è incredibile: non scalda! I cinesi riescono a fare le stufe uguali alle nostre… ma non funzionano! La ghisa che non scalda? Non capisco!”. Io non so quale fosse la spiegazione vera, ma da allora ho sempre suggerito a tutti di controllare in modo certosino la provenienza dei materiali della cucina a legna usata o nuova, prima di acquistarla. Questa del mio vicino era in apparenza di una marca italiana, ma i pezzi erano importati. Di tutto il prezzo, credo che il costo maggiore fosse la distribuzione nei megastore più le tonnellate di volantini, cataloghi e pubblicità.

cucina antica rimessa a nuovo da @liquentialignum

Splendida cucina antica usata rimessa a nuovo da Liquentia Lignum di Alto Livenza, Friuli. Foto di @liquentialignum

Quando è meglio una cucina a legna usata

Piuttosto che comprare un’imitazione moderna che non scalderà altro che il conto dell’azienda che la vende, è molto meglio una vecchia cucina a legna in ghisa. Le migliori sono quelle costruite tra il 1935 e il 1960, io mi orienterei sul 1950-1960. Da scartare invece quelle simili ma ben diverse degli anni settanta, le classiche Zoppas, tanto per citarne una: sono molto più leggere e non hanno nulla a che fare con queste. Consiglio: cercare una cucina a legna usata del 1950 circa, da amici e conoscenti. e toccarla toccarla toccarla fino a saperla riconoscere ovunque! Poi andare a toccare le varie in esposizione nei bricostore, farsi una risata e partire alla ricerca di una vecchia signora in ghisa e acciaio. O di una moderna come si deve, ma i costi sono decisamente diversi.

cucina a legna Angelo Po l'americana erbaviola

La mia cucina a legna L’Americana di Angelo Po, a casa Erbaviola

Quanto costa una cucina a legna usata rispetto a una moderna

I costi sono un fattore cruciale. Io non spenderei mai seicento euro per una cucina a legna nuova: sono troppo pochi per un oggetto fatto bene e funzionale. Se dovessi ricomprarne una per una casa di proprietà in cui so che starà per sempre, mi orienterei sulle marche che citavo sopra e spenderei i duemila euro necessari. A meno: “ghisa cinese” che magari in pianura scalda ma in montagna… proprio no!
Invece, i seicento euro o i millecinque per un giocattolo imitativo comprato nel megastore della ferramenta sono buttati via. A meno che, appunto, non si viva in pianura e si accenda in taverna tre volte l’anno, ma a quel punto andava sicuramente bene anche una cucina a legna usata.

Una cucina a legna in ghisa e acciaio prodotta dal 1935 al 1960 invece ha un valore di mercato tra i 100 e i 400 euro, a seconda della grandezza, delle dotazioni e del modello. La media è 150 euro, a cui vanno aggiunti i costi per la canna fumaria, i tubi, che è sempre bene mettere nuovi e controllare che abbiano un tiraggio adeguato, onde evitare fughe di monossido. Meglio avere già in mente un paio di modelli prima di inoltrarsi nella ricerca, perché è fin troppo facile innamorarsi di una cucina a legna degli anni venti, bellissima ma che risulterà poco efficiente ed estremamente bassa.

 

Come ho scelto io la cucina a legna usata

Avevo già raccontato il modo in cui ho trovato e adottato la mia cucina a legna. In pratica, inizialmente sognavo una cosina sobria come quella della foto sopra a destra. Ma ho dovuto far pace con il fatto che quel tipo di cucina a legna non è mai stato realizzato in Italia, esistevano solo negli Stati Uniti e in alcuni paesi del Nord Europa. La foto a sinistra, invece, è quella originale dell’ex proprietario, nell’inserzione per la vendita. Così è come l’ho vista la prima volta. Visto che mi ero già fatta una cultura su questi oggetti, ho riconosciuto “la mitica”, quella di cui avevo letto. Un’appassionata di design non può lasciarsi sfuggire lei, L’Americana di Angelo Po, una cucina a legna che ha fatto epoca.

Prima di acquistarla, abitavo già in montagna. Non è stato difficile trovare amici, mamme di amici e conoscenti che avessero in uso una cucina a legna. Ho raccolto informazioni da tutti ma, quasi tutti, avevano cucine a legna nuove. Io volevo rimetterne in uso una usata, antica. Finché sull’Appennino Modenese, a casa dei genitori di un amico, ho visto finalmente  un’antica cucina a legna in acciaio e ghisa, in piena attività ininterrotta da settant’anni. Queste vecchie cucine sembrano tutte uguali, ma non lo sono: come dicevo già sopra, la solidità di quelle degli anni Cinquanta-Sessanta è imbattibile, le successive sono molto più leggere, con maggiore consumo di legna e minore potenza.

La mamma di questo amico mi ha spiegato tutti i suoi trucchi dall’accensione, alla cottura, al riscaldamento… una “scuola di cucina a legna” concentrata! A quel punto ero pronta per l’acquisto. Da quel momento ho spulciato annunci per mesi, anche nelle regioni vicine, e quando finalmente l’ho trovata, ho dovuto cercare solo chi la trasportasse: è bastato un furgoncino, non serve un camion.

termocucina su misura a legna di Francescon

cucina a legna combinata, su misura, di Francescon

La cucina a legna usata e i regolamenti sulle emissioni

Molte persone si stanno rivolgendo all’acquisto del nuovo (e purtroppo a quei lamierini da ipermercato che gli faranno consumare il doppio della legna per meno calore) perché in molte regioni sono entrate in vigore le nuove normative sull’inquinamento da combustione, sacrosante. Infatti camini e stufe in Italia sono una delle cose meno controllate e sono spesso molto inquinanti sia per chi vive con questi attrezzi, sia per chi abita nei dintorni e per l’ambiente in generale. Però non è detto che una cucina a legna usata (antica o datata) inquini di più di una moderna, anzi. Date le dimensioni ridotte e i materiali migliori, spesso vince la gara sulle emissioni.

La cucina a legna nuova arriva con un corredo di informazioni sulle emissioni e spesso anche un’attribuzione di categoria. I parametri entro i quali utilizzarla cambiano da regione a regione e cambiano anche nel tempo. Una classificazione che viene modificata più spesso di quella degli elettrodomestici, quindi se fate fatica a comprenderla o quella della cucina comprata cinque anni fa è incomprensibile con i parametri attuali… non è colpa nostra! Anche i rivenditori ci capiscono poco. In ogni caso, le emissioni sono misurabili, non è fisica teorica. Quindi, se c’è qualche dubbio sull’utilizzo di una cucina a legna d’epoca oppure su una più recente, basta chiamare un fumista con patentino (che non è lo spazzacamino in nero), il quale farà una misurazione e rilascerà un certificato. Ovviamente la canna fumaria deve essere in ordine o va messa a posto, perché nella maggior parte dei casi i problemi sono lì, non nell’entità che brucia la legna (salvo i caminetti aperti che produrranno sempre emissioni eccessive e non devono più essere utilizzati). Si tratta anche di una questione molto importante legata alla sicurezza: non fate come il mio ex padrone di casa che ci stava facendo morire per una fuga di monossido per risparmiare (lui) qualche centinaio di euro sulla canna fumaria a norma. Questo, tra l’altro, nonostante anni di puntuale affitto notevolmente gonfiato, grazie all’agenzia immobiliare del posto che ci aveva garantito la casa come abitabile e con tutto a norma.  Come raccontavo qualche post fa, sull’Appennino Bolognese la maggioranza ha la truffa nel DNA, è il ventiquattresimo cromosoma.

Foto: Niki från @myscandinavianhome

Foto: Niki från @myscandinavianhome

Quale cucina a legna sceglierei oggi

Se dovessi scegliere di nuovo una cucina a legna, a dieci anni di distanza dalla prima (quella nelle prime foto sopra), sceglierei una cucina a legna combinata a basse emissioni, costruita su misura da un’azienda artigiana italiana. Combinata perché ho visto che avere i fornelli normali da una parte e quelli a legna da un’altra non è il massimo della vita, continuavo a spostare pentole da una parte all’altra. In più due piani cottura occupano maggiore spazio che una combinata.
Non sceglierei una termocucina perché, per la vita che facciamo noi spesso fuori casa, ha più senso un riscaldamento a basse emissioni gestibile con l’elettronica che si può accendere e spegnere al volo per periodi brevi o lunghi.
In una delle foto sopra, per esempio, puoi vedere una delle termocucine di una delle aziende italiane più famose, la Francescon, che produce cucine a legna dal 1910. Il Veneto e il Friuli sono ricchi di aziende artigiane che fanno prodotti meravigliosi.

Altrimenti, in un’ottica più vintage, sceglierei un inserto antico per muratura, come nei paesi nordici. L’inserto lo vedete nella foto qui sopra. Si tratta di un blocco in ghisa che viene inserito in una parte in muratura, all’interno della quale corrono anche i tubi per i fumi. Ha molti vantaggi, secondo me. Il potere calorifico è alto. Il costo è ridotto: costa molto l’inserto ma molto meno di una intera cucina a legna. La parte in muratura può adattarsi meglio al design della propria cucina e può essere piastrellata o meno, a seconda dei gusti. Fine dei maledetti bruscolini e delle ceneri che vanno sotto la cucina a legna! Pulizia più veloce.
Poi, questione di gusti, ma questo tipo di cucina a legna lo trovo bellissimo. Uno dei produttori storici di questi inserti è Jøtul ma non li importa in Italia, bisogna comprarli direttamente da rivenditori in Svezia e Norvegia (non dal Regno Unito perché verrebbero tassati ulteriormente), oppure avere la fortuna di trovarne uno antico ma sempre all’estero.

Decreti e leggi per l’installazione della cucina a legna e stufe a legna in genere

Ars Fumi di Andria, BT, ci spiega in breve la normativa generale per l’installazione di una stufa a legna o cucina a legna.

Secondo il Decreto Ministeriale n°37 del 2008, la Dichiarazione di Conformità degli impianti, indispensabile per la certificazione degli stessi, può essere emessa esclusivamente dalle imprese abilitate ovvero quelle imprese installatrici che possiedono requisiti di formazione ed esperienza lavorativa indicati dal decreto stesso.

Il Camino è soggetto al DM 37-08 in quanto facente parte di un impianto termico. La Dichiarazione di Conformità è quindi obbligatoria per i camini. La Dichiarazione di Conformità del Camino riguarda anche i generatori che sono a esso collegati.

Per generatore si intende una stufa a legna o una caldaia, una stufa a pellets o biomasse. Può capitare che l’installazione del camino preceda quella del generatore da collegare. Quando accade, l’impresa installatrice che monta esclusivamente il camino, ha l’obbligo di redigere la Dichiarazione di Conformità che in questo caso è però una dichiarazione “parziale”.

 

 

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11 Commenti

Luigi Novembre 9, 2022 - 3:53 pm

Bellissimo articolo di Erbaviola e grazie di averci parlato cosi dettagliatamente delle stufe e cucine a legna.Ho sempre avuto stufe a legna e da poco ho acquistato una Montegrappa mod Seraphine in ghisa. Grande scoperta, ho un open space di 45/50 mq e lo riscalda alla grande in piu entrando nel corridoio (il calore) mi intiepidisce il resto della casa di 180mq. Per me sempre stufe a legna mai pellet. Luigi

Reply
Erbaviola Novembre 9, 2022 - 6:24 pm

Grazie Luigi, l’ho fatto molto volentieri, anzi mancano altri due articoli che però sono sull’utilizzo della cucina a legna per cucinare.
Bellissima la stufa che hai acquistato, è una potenza! Montegrappa poi è una garanzia, una di quelle aziende italiane di cui parlavo. Per il pellet sono d’accordo, visto il tipo di produzione è molto meglio la legna. Però ho conoscenti che lo utilizzano perché le stufe a pellet, al contrario di quelle a legna, sono programmabili. Per chi lavora fuori tutto il giorno è più comodo per poter tornare in una casa riscaldata o per trovarla calda al risveglio. Personalmente ce la facevo anche con la cucina a legna e la stufa, bastava impratichirsi un po’ con le braci e si riusciva a mantenerle calde fino alla mattina. Però capisco che non sia per tutti…

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Anny Novembre 7, 2022 - 9:30 pm

complimenti per il racconto mi è piaciuto molto

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Erbaviola Novembre 7, 2022 - 10:10 pm

Grazie Anny, sei molto gentile!

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Nicoletta Novembre 8, 2022 - 8:33 am

moltissimo io anche vorrei acquistare una cucina a legna ,ma ora sento che la legna è alle stelle, è sto optando per un climatizzatore , farò fare. un paio di preventivi è poi deciderò, cosa ne pensa?

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Federica Novembre 9, 2022 - 9:53 am

Nicoletta io ho fatto diversi preventivi e abbiamo visto che ci conviene la legna, peró voglio sentire anch’io cosa dice Grazia che ha più esperienza.

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Erbaviola Novembre 9, 2022 - 6:18 pm

Cara Nicoletta, domanda difficile. Dipende davvero tanto da come è fatta la casa, dal posto in cui vivi e dalle tue forniture. Per esempio, un impianto clima a risparmio energetico a me costa meno sia del metano che della legna. Quindi per il mio tipo attuale di casa (zona pianura marittima con clima temperato, casa moderna ben coibentata) è sicuramente meglio l’impianto clima ed è questo che ho scelto. Se poi hai la possibilità di attaccarlo a pannelli fotovoltaici e pompa di calore, il risparmio è indubbio.
Se invece prendessi questo impianto, identico, e lo mettessi nella casa che avevo in montagna, spenderei molto di più che con la legna. Il motivo è che la casa era più grande, con muri in sasso, senza termocappotto e con soffitti alti, temperature vicino allo zero per molti mesi. In questo caso costava meno il riscaldamento a legna, anche dal punto di vista ecologico.
Per quanto riguarda il prezzo della legna, l’aumento non è assurdo: tutto quello che serve per gestire la legna, dalla motosega al trasporto pesante con camion è aumentato. Poi sicuramente si approfitteranno della situazione, di questo ne sono certa. Però questo prezzo varia anche di zona in zona, quindi per qualcuno può essere vantaggioso riscaldare a legna e per altri no. Bisogna fare un calcolo personale.
Spero che questi dettagli in più ti possano aiutare 🙂

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