Il minimalimo estremo è una pessima idea

da Erbaviola
minimalismo estremo

Il minimalismo estremo del “Vivo senza comprare nulla” non mi piace ed è dannoso. Questo #NoBuy estremista, secondo me, è una pessima idea e origina molti problemi.

Faccio del mio meglio per vivere in modo semplice e minimale, per risparmiare risorse in base a motivi più ecologici che di scarsità di risorse personali, ma non voglio limitarmi ad acquistare solo lo stretto necessario. Tantomeno voglio finire nel vortice modaiolo del “vivo un anno senza comprare nulla” o l’ancor peggio “prendo tutto gratis”.
Mi piace mangiare fuori qualche volta o comprare materiale per le mie passioni: libri, pittura, cucito creativo, maglia, restauro, fotografia… non sono pochi! Se sei anche tu una persona multipotenziale, sai che il minimalismo e la frugalità per noi sono sfide quotidiane! Sono anche sfide salvifiche, perché senza mi trasformerei in un’accumulatrice e inizierei a pensare a una casa più grande, vanificando tutto lo sforzo precedente per vivere bene in una casa più piccola. 

Il minimalismo estremo di #NoBuy e “Vivo un anno senza comprare”

Il contest “No Buy” che gira molto sui social – e le sue filiazioni “Vivo un anno senza comprare nulla” – spacciate per minimalismo estremo, non mi piacciono e mi sono sempre sembrate insensate, come tutti gli estremismi. Ci credo anche poco che lo facciano, davvero molto poco. Nella maggioranza dei casi non è vero, sono solo parole, puro clickbait e degli ego smisurati che non sanno più come mettersi in mostra senza fare o investire. Trovo tra l’altro molto interessante che questi guru del #NoBuy carichino video impeccabili girati con almeno tre videocamere di ultima generazione, montati da un professionista e promossi da un’agenzia. O il contest #NoBuy lo sta promuovendo la Sony, oppure non me lo spiego. 

Molti di questi, poi, intendono il minimalismo solo come non comprare niente ma averlo gratis. Si affannano a non pagare, ad avere tutto il possibile gratis, a inventare nuovi metodi per avere questo e quello senza dare nulla in cambio, proponendolo addirittura come un gesto ecologico. Ma tutto il loro pensiero è lì, nel non pagare: per poi ritrovarsi inevitabilmente con una vita misera. Chissà se ci arrivano a mettere in relazione le due cose, io me lo chiedo spesso. Come mai non riescono a cogliere il nesso tra il loro voler prendere molto gratis e la loro vita insoddisfacente? Per me resta un mistero. 

Il minimalismo estremo e il tutto gratis

Se per caso vi sfugge la regola dell’Universo di cui sto parlando, farò un esempio reale e di immediata comprensione. Tempo fa stavo parlando con una persona che si lamentava del fatto che continuavano a richiederle collaborazioni a titolo gratuito. Mi domandava come rispondessi io in questi casi. La mia risposta è stata che sul lavoro non mi è mai capitato, quindi non saprei (salvo certe offerte legate a questo sito). Mi può capitare al massimo una richiesta di rientrare in un determinato budget e allora ridimensiono il progetto o propongo vie meno onerose, nient’altro. Mi ha classificata come “una molto fortunata” – qui chi ha fatto il corso Cambio vita, mi reinvento, starà sorridendo. E ovviamente ha classificato sé stessa come “povera vittima” a cui non offrono lavori strapagati solo per una questione di fortuna.

Non entro nel merito, perché è davvero impossibile spiegare in cinque minuti come funziona e, soprattutto, perché è inutile spiegarlo a chi non è predisposto al cambiamento. Quindi ho incassato pazientemente, come succede spesso, la mia catalogazione sulla mensola delle “inspiegabilmente fortunate”. Proseguendo nella chiacchierata con questa persona, si finisce a parlare d’altro e lei mi dice che, grazie a un gruppo Telegram, scarica e legge tantissimi libri gratis, anche nuove uscite. Io cambio espressione. Lei si accorge della gaffe: sta parlando con una che scrive libri. Ma io avevo cambiato espressione non per la sua gaffe, ma perché avevo appena capito per quale motivo le offrissero solo collaborazioni gratuite!

Quale valore dai alle cose?

A questa persona non l’ho detto, ovviamente, non era pronta per capire, sarei passata io per quella irritante, oltre che “inspiegabilmente fortunata”. Ma se tu non dai valore al lavoro degli altri, perché gli altri dovrebbero dar valore a te? Se rubi, ruberanno a te. Se non partecipi a sostenere il lavoro degli altri, gli altri non sosterranno il tuo. Prendendo dei libri senza pagarli, questa persona deruba gli editori, gli autori, i librai e una serie di altri professionisti che hanno lavorato affinché i libri arrivassero nelle sue mani. Considera il loro lavoro di così poco valore da non voler nemmeno alzarsi dalla sedia per andare a prendere i libri in biblioteca, preferisce rubarli. C’è però una regola universale di causa-effetto per la quale le verrà sempre reso lo stesso servizio, spesso anche in modo molto peggiore. 

Quindi, cercare di avere tutto gratis, a tutti i costi, è l’inizio del disastro. Si tratta di una forma mentale terribile per molti versi, non ultimo il fatto che questa ricerca occuperà la gran parte del tuo tempo!
Imporsi un minimalismo estremo, contro la propria natura e contro la partecipazione sociale, è rischioso. Come dicevo sopra riguardo al lavoro – ma vale davvero per tutto – se vuoi che gli altri diano valore a te, devi dare valore agli altri, non c’è altra strada. 

Il minimalismo estremo è una pessima idea

A volte dare valore significa pagare, semplicemente perché i soldi sono un mezzo di scambio in cui io do una parte del mio lavoro per avere una parte del tuo. Spesso questo gesto significa anche darsi un valore: c’è una bella differenza tra spendere e investire. Per esempio quando io acquisto un libro, investo sul mio piacere, sulla mia cultura, sulle mie competenze. Non spendo per un oggetto ma investo su di me. Il mio inconscio lo sa che sto investendo parte dei miei guadagni in qualcosa che mi appaga e che mi merito. Sarebbe molto diverso se gli comunicassi che mi merito cose rubate o solo cose gratis, altrimenti niente… che disastro che ne verrebbe!
Paradossalmente, si crea lo stesso problema che con gli acquisti smodati. Lo shopping compulsivo, il comprare oggetti in eccesso, riempirsi di cose che non si utilizzano è una svalutazione del nostro lavoro, un comunicarci a livello inconscio che non valiamo nulla, che il nostro lavoro non vale nulla, perciò possiamo buttare i nostri guadagni in oggetti inutili per un appagamento momentaneo e illusorio. 

Il minimalismo estremo e il “non me lo posso permettere”

Torno all’esempio dei libri. Una mia amica un giorno mi ha detto “Io leggo tantissimo! Scarico gli ebook piratati perché non potrei proprio permettermi di comprarli”. Ho risposto “No, guarda che è il contrario: non puoi permettere di comprarli perché li rubi”. Così si spiega anche perché ho poche ma ottime amiche: non gestisco l’ipocrisia. Non è che non sono capace: non voglio proprio farlo. Comunque è ancora una mia ottima amica.
Mi ha risposto semplicemente “Sai che non l’avevo mai vista in questo modo? Mi hai appena spiazzata, ho bisogno un té”. Dopo il té ha svuotato il tablet da un migliaio di ebook piratati e da altrettanta musica scaricata illegalmente. Penso che abbia fatto anche altre pulizie, perché siamo tornate sul discorso più volte. Dopo qualche mese era più felice e poteva tranquillamente permettersi di comprare tutti i libri che voleva.

Certo, magari possono capitare periodi in cui non puoi spendere proprio nulla. Ma non li trovo un buon motivo per rubare, come suggeriscono i guru del minimalismo estremo con l’eufemismo “ottenere gratis”.  Semmai questi sono gli ottimi momenti per ripensare ai propri consumi e alle abitudini. Magari invece di scaricare i film piratati, si può guardare uno dei millemila canali gratuiti che ci sono oggi, spesso hanno programmazioni interessanti. Alcuni danno dei mesi di prova gratis e hanno all’interno migliaia di film. Magari si possono scaricare milioni di ebook gratuiti, che nascono già come tali per scopi promozionali o di cui sono scaduti i diritti d’autore. Progetto Gutenberg, uno dei più antichi del web, raccoglie milioni di ebook gratuiti di testi del passato (e mi fa domandare spesso perché mai la gente spenda soldi per i libri di Virginia Woolf e Jane Austen nelle obbrobriose traduzioni attuali!).

Ma di più. Le biblioteche, i bookcrossing e altre iniziative librarie hanno milioni di libri che circolano gratuitamente. Se non c’è l’ultimo uscito dell’autore preferito che si vuole proprio tenere per sempre, allora si acquista: un libro non ha mai mandato in fallimento nessuno. E se proprio non si può, si aspetta di potere. Io ho ridotto di molto le spese per i manuali di lavoro (che tra l’altro erano dei tomi da cinque chili l’uno che diventavano inutili in un paio di anni) utilizzando un abbonamento Kindle Unlimited da 9,99 al mese. Io spendo molto meno, c’è l’indubbio vantaggio di guardare tutto il libro senza acquistarlo (quindi fine degli acquisti sbagliati), in realtà trovo anche dei romanzi e non solo libri di lavoro… e tutta la catena autore-editore guadagna. Si tratta di una delle tante soluzioni, non è l’unica. I pochi volumi che non trovo lì o che mi piacciono da avere anche in futuro, li compro.

In definitiva, se adesso non puoi proprio spendere, non è il momento di pensare al minimalismo estremo e a procacciarsi gratis quel che si vuole. Semmai è il momento giusto per riflettere su ciò che si è fatto prima nella vita: è solo un consiglio e credimi che l’ho applicato più volte a me stessa. 

Il minimalismo estremo e stupido della privazione

Quando, di qualcosa che per te è essenziale, pensi come la mia amica che “no, io non posso proprio, non posso comprare quella cosa, cercherò di averla gratis” e ti affanni a cercare tra i metodi dei guru del minimalismo come fare senza o come non pagarla, stai iniziando a crearti un problema più grande. Lo vedo accadere continuamente.

Ti faccio un esempio su di me. Anni fa c’è stato un periodo di crisi nel mio settore e in contemporanea io avevo modificato il mio ambito di lavoro, restringendolo solo ad alcuni servizi. Per questo motivo, non avevo rinnovato alcuni software che pensavo non mi sarebbero più serviti: costavano un paio di migliaia di euro e al tempo non esistevano in abbonamento mensile: dovevi comprare l’intera suite e rinnovarla ogni tot anni. Poco dopo aver preso questa decisione, mi è capitato un cliente per cui era necessario utilizzare proprio quei software e sono stata tentata di non prendere il lavoro. Era pagato bene, ma non aveva senso rinnovare le licenze solo per un cliente, era una spesa troppo alta e il guadagno sarebbe diventato molto modesto.

A questo punto del racconto, qualche espertone del minimalismo mi suggerirebbe di utilizzare dei programmi opensource o di “andare a lavorare in uno spazio coworking” in cui qualcuno mi farebbe usare il suo programma. Non scenderò nei dettagli del perché queste siano idee estremamente idiote e impraticabili per i professionisti veri.
La mia soluzione è stata chiedere a dei colleghi se qualcuno aveva una multilicenza libera (sono licenze che si comprano per più collaboratori), per farmela usare per un paio di mesi. Uno di questi colleghi mi ha risposto che aveva tutti i software che mi servivano craccati e che me li poteva passare gratis. Ho gentilmente declinato per i motivi di cui sopra (e mi sono fatta un appunto mentale di evitare di lavorarci in futuro).

Però ormai non sapevo proprio come fare: rifiutare il lavoro era una bella entrata persa in un periodo non roseo, ma accettarlo ricomprando le licenze sarebbe stato tanto lavoro per nulla. Mi ero quasi decisa a declinare l’offerta quando mi contattò un’amica e ex collega di molti anni prima a cui era arrivata la mia richiesta. Mi disse che stava collaborando ai test di due nuovi software simili a quelli di cui avevo bisogno, creati da una nuova startup. Per caso mi interessava fare la tester? Certo! Così, oltre a riceverli gratis, sono anche stata pagata per notificare tutti i problemi che trovavo e omaggiata di una tazza termica. Alla fine ho ricevuto anche le versioni definitive, gratis, e le ho usate per qualche anno. Oggi quell’azienda non esiste più, è stata acquistata da una più grande.

Non va sempre così veloce e così meravigliosamente bene, però nella maggior parte dei casi sì e nel complesso la vita va molto bene. Ma, come interpreta qualcun altro, sono “fortunata”, perché vede solo questo aspetto della mia vita e solo nella parte finale. Ridiamo.
Cosa sarebbe successo se invece avessi accettato l’offerta dei programmi craccati? Intanto avrei saputo di aver rubato, anche se mi fossi data delle giustificazioni, il mio inconscio sarebbe stato ben sveglio sulla questione. Più un elenco di problemi con effetto domino che si sarebbero originati da lì.

Il minimalismo estremo è antisociale

Secondo me bisognerebbe lasciar perdere chi gareggia per spendere il meno possibile o nulla del tutto, così come chi compra sfrenatamente. Sono due squilibri agli antipodi, ma che portano ai medesimi effetti catastrofici. Personalmente acquisto l’indispensabile, più alcune cose che mi fanno piacere e apportano qualcosa alla mia vita. Non sono indispensabili se non nel senso che nell’equilibrio della mia vita lo sono.

Nell’acquistare poco ma con qualità e senso, do valore a chi ha creato l’oggetto o a chi me lo propone, oltre che all’oggetto stesso. A volte risparmio, ma senza mai togliere nulla agli altri. Per esempio, negli ultimi anni mi sono data una regola sull’acquisto di musica perché ci spendevo davvero troppo e, unito a tutto il resto, incideva. L’acquisto di musica è stato un settore che ho deciso di ridimensionare. Si tratta di uno dei settori in cui la pirateria è molto pesante, in cui tantissimi ritengono normale scaricare gratis, un rubacchiamento sdoganato da chi poi si lamenta che le cose non gli vanno bene, come con l’esempio dei libri sopra.
La mia scelta è stata semplicemente che alcuni album li compro e il resto lo ascolto su iTunes, a cui pago un piccolo abbonamento. Non mi interessa più avere l’oggetto tangibile, il disco da rigirare tra le mani, la ventesima versione dello stesso album con un accordo in più. Pago per ascoltare quel che mi piace o per andare ai concerti: non mi serve l’oggetto tangibile, l’esperienza invece sì. Alla fine io spendo meno, i musicisti vengono pagati e siamo tutti a posto.

Chiaramente non sto invitando nessuno a risparmiare sulla musica o sui libri, ma solo, se si ha bisogno come me di gestire tanti interessi, a trovare quel settore in cui si può rinunciare a qualcosa senza privarsene del tutto e senza scadere nella volgarità della pirateria. Ovviamente qualcun altro continuerà a comprare i dischi di vinile, i cd e gli album digitali per la sua collezione, è un’ottima cosa.
Così come altri continueranno a chiedere campioni gratis credendosi furbissimi, ad andare a tutte le lezioni gratis di yoga o alle lezioni di prova in palestra ritenendosi dei geni del minimalismo o a spiegare come vivono senza comprare nulla mentre si filmano con un’attrezzatura da cinquemila euro. 

Il minimalismo estremo è una pessima idea, può rovinarti la vita. Siamo parte di un’economia umana oltre che di un’economia finanziaria. Il nostro sostegno al lavoro degli altri è il sostegno al nostro stesso lavoro. Dobbiamo valutarci meritevoli di avere un certo numero di oggetti e servizi di qualità o, privandoci di tutto, finiremo per convincerci di  essere meritevoli solo degli avanzi altrui. Oppure, ancor peggio, di essere meritevoli solo di ciò che riusciremo a rubare agli altri… Il che non è un bel modo di far parte della società e di curarsi della propria esistenza! 

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Foto: Parco del Delta del Po, nelle vicinanze di Porto Tolle, RO

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4 Commenti

Erbaviola Ottobre 26, 2022 - 8:57 am

Il maialino rasta che canta No Woman, No Cry è meraviglioso! Se può consolarti, io ho appena aggiunto l’ennesimo macinino da caffé alla mia piccola collezione. Io penso che nel momento in cui la casa è vivibile, non richiede ore e ore di pulizie e fa stare bene più che dare lavoro: quello è il minimalismo perfetto. Ognuno ha il suo.
Sulla questione dell’avere gratis, ci sarebbero tomi da scrivere, perché è davvero un grande male contemporaneo che si ripercuote su tutto ed è strettamente correlato alla sovrabbondanza di oggetti a cui possiamo accedere, spesso a costi irrisori proprio perché dall’altra parte del mondo c’è qualcuno che è sottopagato (=lavora gratis)

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cri Ottobre 24, 2022 - 9:26 am

Premetto che per me minimalimo non vuol dire vivere in un cubo color grigio dove si sente l’eco della propria voce. Per me è circondarsi solo di cose che ci fanno stare veramente bene, quindi ponderare ogni acquisto senza buttare via oggetti dopo un anno perchè non ci piacciono più. Capisco che il mio minimalismo è molto “comodo” … però, a sostegno di quello che penso, ho, dal 2006, un maialino rasta che canta No Woman No cry, comprato a Londra e mi è ancora utile!! perchè ripenso a quella gita a londra fatta con mio figlio che è piaciuta tantissimo ad entrambi. Ok, non sono minimalista … ho citato solo ciò che mi fa stare bene senza pensare alle cose utili, che so…un materasso, una padella.
E niente … disprezzo la filosofia “tutto gratis”, la fuori ci sono artigiani, scrittori, musicisti e tantissime altre persone che hanno preferito inseguire i propri sogni piuttosto che stare davanti a un tornio o a una scrivania tutti i giorni. Sono persone che hanno studiato, si sono fatte un mazzo tanto e hanno rischiato … ed il fatto che sono riuscite ad ottenere un lavoro che li appassiona non vuol dire che lo devono fare gratis.
Mi sembra un concetto tanto semplice, vuoi una cosa? la paghi.
la paghi perchè qualcuno ha speso tempo, materiale e fatica per farla per te, e quel qualcuno – come te -mangia tutti i giorni!!!

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daniela Ottobre 23, 2022 - 4:49 pm

ehhh…i furbi, i furbi….croce (senza delizia) della mia vita…quelli che le cose le trovano sempre gratis o a meno degli altri, quelli che mangiano sempre meglio allo stesso ristorante in cui vai te, quelli che spendono sempre meno per il telefono, l’elettricità …etc…
ecco questi minimalisti del non comprare ma avere gratis…sono i furbi tre punto zero…
sono totalmente d’accordo con te Grazia:
-l’arraffare a destra e sinistra tutto quello che vuoi rubacchiandolo o in altri modi non ha niente a vedere col minimalismo, dove il succo è di far entrare nella nostra vita solo quello che vale la pena
-spesso sono anche bugiardi…pur di mantenere l’immagine col cavolo che dicono davvero le cose come stanno

io per alcuni periodi ho fatto e faccio ancora dei “digiuni” o comunque “diete” per quanto riguarda gli acquisti, per libera scelta. Mi sono accorta che mi fa stare meglio, che mi restituisce un pò il senso della vita, che mi aiuta a fare acquisti migliori. E di regola, a meno che non si rompa il frigo o la lavatrice, ho una “30 giorni lista di attesa”…per quante cose dopo 30 giorni non ci ricorda nemmeno più di averle ritenute indispensabili !!!!
e lo stesso per gli impegni o la socialità: troppe volte ci si ingozza di situazioni senza goderle davvero, correndo tutto il tempo e alla fine rimediando solo stress….
ecco per me il minimlismo è scelta di quello che mi serve davvero o mi fa stare bene, quindi 100% mi allineo a quello che hai già detto te con parole più efficaci …un abbraccio…adesso scappo che devo andare a piratare un pò di libri e musica!!!! 🙂
scherzo ovviamente, anche perchè non sono nemmeno molto capace, col fatto che non ho mai voluto imparare…e tanti conoscenti che invece sono dei fenomeni spesso hanno rimediato abbonamenti porno sulla carta di credito o altre gioie del genere…ovviamente l’ho saputo da altri, che mica te lo dicono mai quando gli succede così!!!! 🙂

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Erbaviola Ottobre 26, 2022 - 8:50 am

Sono completamente d’accordo con te, salvo una cosa… la definizione “furbi”! Intanto, come spiegavo, furbi non sono proprio visto che si rovinano la vita da soli. In ogni caso, ci terrei a chiamarli con il loro nome: ladri. 🙂

Invece sui fenomeni del “io pago meno” quando non è vero, non so che dire… ci sono dei narcisismi che competono agli esperti del settore “psicopatologie quotidiane”. In genere comunque il problema di base è solo un ego smisurato: cercano di mettersi in mostra con il poco che hanno, fosse anche solo dire che loro spendono meno perché sono stati più intelligenti nella scelta del contratto o del fornitore (e quanto sia assurda questa cosa oggi… mi pare ridondante farlo notare).

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