Erbaviola.com – Grazia Cacciola

Gli ecobonus non eco: la settima delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022

Vista di Rimini porto

Siamo quasi alla fine delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022. Per la precisione siamo alla settima di queste piccole cose, selezionate sempre secondo il mio irrilevante e ininfluente parere. Questa volta tocca agli ecobonus che troppo eco non sono. 
In precedenza, mi sono appellata per un cambiamento all’autista-incubo Mascherino Solitario,  ai fantasiosi produttori di farine senza glutine, ai nostri amici agenti immobiliari, alla sognatrice Sòra Fanfara e alle app finto anti-spreco.  

Questa settima delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022, onestamente, ho avuto delle difficoltà a scriverla con un tono leggero, perché mi sta facendo adirare.  Ma non volevo finire in mezzo agli espertoni da bar, quelli che se ci fossero loro al posto di [metti qui un nome qualsiasi di ministro, politico, ministero, calciatore, allenatore, presentatore, virologo, genetista ecc.] riuscirebbero a fare molto meglio. Tra l’altro di solito hanno idee brillanti e facilmente praticabili nell’ambito costituzionale, del tipo “io li metterei tutti al muro”.

Come funzionano davvero gli ecobonus, in breve

Per chi non sapesse di cosa sto parlando, la questione è semplicissima. Da un paio d’anni, se fai una ristrutturazione migliorando l’efficienza energetica della casa, hai diritto a degli ecobonus, degli sconti direttamente in fattura oppure scalati successivamente dalle tasse. Fin qui nulla di difficile, era successo anche altre volte in passato. Ma la gran furbata, a questo giro, è che se con questi miglioramenti energetici fai avanzare l’immobile di almeno due classi energetiche, lo Stato non ti fa solo lo sconto ma addirittura ti rende il 10% in più di quello che hai pagato. Il famoso 110%. In pratica si accolla lui le spese e ti regala anche dei soldi, così è sulla carta.  Questo sempre che tutto il procedimento non si blocchi (ne sto sentendo molti) e ti ritrovi con da una parte l’impresa che vuole essere pagata e dall’altra la banca che non sa, non risponde e forse rientrerà dalle vacanze a settembre (siamo a febbraio). 

Così, come è capitato a me, diversi progettisti consigliano di evitare il 110% e di buttarsi sul sicuro, ovvero lo sconto del 50% o del 65%, che variano in base a cosa devi ristrutturare e come. Ma almeno sai che il 50% minimo ti verrà sicuramente rimborsato scalandolo dalle tue tasse.
Oppure – e qui arriva la prima falla di sistema – puoi chiedere la cessione di questo credito a un terzo, tipo l’impresa che effettua i lavori o la tua banca. Questo significa che quello che lo Stato ti deve ridare e che ti scalerebbe dalle tasse quando sarai già una mummia in compagnia di Tutankhamon, tu invece lo cedi subito all’impresa che esegue i lavori, la quale lo cede a sua volta a una finanziaria o a una banca, la quale lo cede a un fondo d’investimento, il quale lo cede al gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò.
Il risultato per te, comunque, dovrebbe essere uno sconto immediato in fattura. 

Il vecchio trucco del mercante: gonfio e poi dimezzo

Invece. Alla fine di questo giro, tu riceverai una fattura esagerata, che non accetteresti mai. Però, essendo scontata di metà grazie agli ecobonus, ti sembra un prezzo tutto sommato accettabile. E lo è, infatti, è quello che avresti pagato prima che arrivassero gli ecobonus… sorpresa!  Eh sì, è proprio lo stesso prezzo intero che pagheresti senza chiedere gli ecobonus. Perché tutto l’incentivo, puoi starne sicuro, se lo prende l’artigiano o l’impresa. E tu non puoi fare niente, perché dipendi da loro a meno che tu, per esempio, non sia in grado di comprare tutti i pezzi di un impianto di riscaldamento, montarlo e certificarlo. 🦄 (l’unicorno qui rappresenta la probabilità)

Inoltre, se chiederai altri preventivi, ti faranno tutti un gioco simile e ti convincerai che è impossibile avere una caldaia ai prezzi pre-ecobonus. (In realtà è possibile, ma il come lo racconterò prossimamente). 

Ovviamente poi ci sono tutti i cavilli del caso che possono rendere la questione ancora più complicata. Ma non siamo qui per imparare a compilare i moduli dell’Agenzia delle Entrate, quindi per favore non lasciatemi commenti del tipo “Non è proprio così, perché se installi una caldaia a condensazione insieme a una pompa di calore e a un parco fotovoltaico collegato a una collina di pale eoliche, puoi chiedere l’annessione al sistema energetico svizzero, in modo da fondare uno stato indipendente su un cargo battente bandiera delle Cayman e scaricare l’IRPEF tutti i martedì”.
Grazie, lo sappiamo tutti. Ma volevo parlare di quell’ “eco” nel sostantivo “ecobonus”, non fare un webinar per commercialisti.

Un esempio pratico

Faccio un esempio pratico, così capiamo tutti, noi siamo persone concrete. 
Poniamo che io deva installare una nuova caldaia, che sul catalogo costa 2000 euro. Aggiungo 1000 euro di manodopera. Lo so, sono costi esagerati, ma voglio avere margine perché magari per installarla devono chiamare lo scienziato delle caldaie che si cala da un elicottero con le brugole tra i denti (ovvero il costosissimo idraulico che capita sempre a me, dovunque abiti). Fanno 3000 euro in tutto, ok? 
Ora facciamo che io voglio anche usufruire dell’ecoincentivo del 65%. Noi profani faremmo questo conto, che ti anticipo già che appartiene al genere fantasy, nella realtà non funziona: 
3000-65%=1050. Io pago 1050, lo Stato mi rimborsa il resto. Per avere subito il rimborso cedo questo credito alla termosanitaria che mi installerà la caldaia, così me lo sconta dalla fattura e pago solo 1050. 

Però noi non siamo gente ingenua, giusto? Ci saranno anche dei costi nel fare questo giro di soldi e cessioni, ovvio, nessuno lavora gratis. Allora facciamo che, tra pratica ecobonus ENEA e qualcosa che ovviamente ci dovrà guadagnare la finanziaria/banca che c’è dietro, arriveremo a 1400-1500 euro. Euro che tirerò fuori io per la mia caldaia nuova, più 1950 che gli rifonderà lo Stato attraverso l’Agenzia delle Entrate per la cessione del mio credito d’imposta.
Così mi pare un bell’affare per tutti, no? No.

E allora come funzionano davvero questi ecobonus non eco?

Questo sopra è il fantasy, l’irreale, il mondo immaginario e quello che era probabilmente il piano nella mente dei legislatori che l’hanno stabilito.
Nella realtà, invece, puoi prendere tutto Il Signore degli anelli e infilarci anche gli ecobonus con la cessione del credito: ci stanno benissimo, non ci sarà nessun problema narrativo, la storia sarà identica, con alla fine Gollum (tu) che si consuma di pazzia per l’ecoincentivo invece che per l’anello e come quest’ultimo finisce in un burrone profondissimo dove non potrà recuperarlo. E Frodo (il mini-uomo di massa, il consumatore beota) che gioisce perché non ha capito niente e vede solo il bello, lui si è fatto uno sbattimento incredibile per tutti gli altri che ci guadagnano. Ma ha la caldaia nuova credendo di averla pagata meno e vive felice nella sua casetta in mezzo ai boschi. Il che comunque può essere una soluzione: chiudi gli occhi e ci credi. Per molti funziona.

Ci devi credere con cecità totale, perché nella realtà funziona invece così: se tu chiedi lo sconto in fattura del 65% per una nuova caldaia, il multiverso ti rapisce dal regno degli hobbit e ti schiaffa nel paradiso dell’idraulico, ovvero l’Italia degli ecobonus. La tua caldaia che da catalogo costava 2000 euro, nel preventivo diventa 3000+iva, con spiegazioni funambolesche, come:
“Con il Covid ne producono poche e sono difficili da trovare. I prezzi si alzano”.
“Ma se il produttore vende la stessa caldaia sul suo sito al 40% in meno del vostro preventivo!”
“Ah lei può anche comprarla. Ma poi chi gliela installa, come la certifica?”
“Scusi, se la compro io e me la installate voi?”
“No, noi installiamo solo le nostre, non quelle del cliente che chissà dove le ha comprate”
“Dal produttore stesso, dove le comprate anche voi a meno ancora?” La butto lì come ipotesi fantascientifica. Ma non c’è niente da fare. 

Poi l’installazione da 1000 euro schizza a 2000, con una serie di voci tipo “pratica ENEA 400+iva”. Quattrocento euro per compilare un form online per la cessione del credito d’imposta?! Sì, perché nascosto dietro al loro form non c’è solo il sito ENEA e l’inserimento di una pratica banale, ma c’è un giro di finanziarie e banche che farebbe venire le vertigini a Warren Buffet.

La settima delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022: gli ecobonus non eco

Alla fine del preventivo di tre pagine dell’impresa di termoidraulica, la caldaia nuova ti costa 5000 euro. Ma, attenzione Frodo, non ti scoraggiare! C’è una magia pronta per te: grazie all’ecoincentivo del 65% e allo sconto in fattura, tu pagherai solo 1750 euro.
In realtà, se non caschi subito nell’entusiasmo di pagare “solo 1750 euro per un lavoro da 5000” (cioè quello che si aspettano da te nelle vesti di Frodo il consumatore idiota), ti accorgi che stai pagando solo 250 euro in meno di quello che pagheresti senza chiedere gli ecobonus… E il tuo 65% dov’è finito?!
Loro (impresa e finanziaria/banca) si mettono in tasca 3250 euro tuoi che gli rimborsa lo Stato, di cui 2000 circa sono per l’aria, sono solo costi gonfiati, quindi guadagno puro. 

Quindi, in realtà, il tuo “sconto” reale è abbastanza piccolo da essere quasi irrilevante ma comunque abbastanza interessante da farti richiedere la trafila della cessione del credito e arricchire l’impresa e la finanziaria/banca. Tu sei solo un consumatore beota da spremere, il tramite attraverso il quale molte imprese di installatori si stanno arricchendo, nonostante i piagnistei indecenti che hanno fatto per il Covid. Queste imprese sono piene di commesse e la maggior parte di loro stanno gonfiando i prezzi a dismisura, con il trucchetto sopra di lasciarti una briciola di sconto come esca.
Poi ci sono le banche e le finanziarie che, per fare credito non a te ma all’impresa anticipandogli i soldi della cessione del credito d’imposta, stanno guadagnando soldi a palate su di te, perché sei solo tu a pagare i loro costi, non l’impresa che acquisisce il tuo credito vantaggioso.
In pratica, stanno mangiando la tua torta, buttandoti sotto il tavolo a rincorrere una briciola. 

Il controllo che non c’è

Ora il consumatore ingenuo si chiederà se non c’è una regolamentazione del sistema da parte di Agenzia delle Entrate e Camere di Commercio. Non lo so, è una domanda aperta. (Ma vorrei che vedeste la mia espressione all’idea delle camere di commercio italiane che controllano qualcosa… mi sto slogando la mandibola). 
Non mi pare che al momento ci sia un organismo che argini questo sistema di gonfiamento dei prezzi per l’utilizzo degli ecobonus. Se qualcuno però ne è a conoscenza… sono in ascolto. 

Naturalmente sono convinta che nelle intenzioni dei legislatori ci fossero i migliori propositi di eco-conversione. Ma ecco com’è finita nella realtà. Con gli ecobonus è stato creata una gigantesca macchina dello spreco, non solo per le questioni finanziarie chiarite sopra. Se cerchi un’impresa o un artigiano per aggiustare qualcosa, non vengono o ti danno appuntamento dopo tre mesi e poi lo rimandano. Alla fine ti conviene di più sostituire la caldaia o il condizionatore che aggiustarli. Per sostituirli non c’è problema, tutti fanno solo quello. Molto ecologico. 

Con gli ecobonus è diventato drammatico chiedere riparazioni e manutenzioni

Funziona così anche in altri ambiti che rientrano negli ecobonus. Giorni fa ho chiamato tutti, proprio tutti, gli installatori di porte e finestre nel raggio di 50 chilometri. Sono ventisette, tanti. Ho chiesto un intervento per una guarnizione delle mie ottime finestre ad alto isolamento termico. Si tratta di un intervento che va fatto su tutte le finestre per cambiare la guarnizione tra vetro e telaio. Quelle guarnizioni che poggiano direttamente sul vetro, per capirci. Non si può fare da soli, ci vuole una ditta che smonti le ante e tolga le vecchie guarnizioni sostituendole. Lavoro che fino a un paio d’anni fa era normale amministrazione per chi vendeva e montava le finestre.

Oggi tutti, nessuno escluso, mi hanno risposto che sono pieni di lavoro e non si occupano più di manutenzione, neanche delle finestre che hanno montato loro. Più di uno ha tentato di spiegarmi che questo lavoro non gode di ecobonus, quindi non mi conviene. Non conviene a me, dicono, attenzione! In realtà io so che non conviene a loro, perché non mi possono gonfiare il preventivo chiedendo rimborsi statali per l’aria. 

“Davvero dice che mi conviene? Un lavoro da circa mille euro di manutenzione, contro ventimila di finestre nuove?!”
“Sì, ma con gli ecobonus le paga meno della metà!”, risponde paziente l’imbonitrice della ditta di finestre.
“Se anche fosse vero, sarebbero sempre settemila contro mille. E dodici finestre in buone condizioni buttate in discarica per niente”
“Però avrebbe anche le finestre nuove!”
“Ma io le ho quasi nuove! Devo solo cambiare una guarnizione!”
“No, mi spiace, queste manutenzioni per ora non le facciamo”. Comunque, mi sottolinea, se decidessi di sostituire le finestre con gli ecobonus, allora sì che sarebbero disponibili ma non prima di due mesi. 

Ci auguriamo un miglioramento per il 2022? Dai. La settima delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022 è che gli ecobonus diventino funzionali all’ecologia, oppure che vengano rinominati Piano Pluriennale per l’Intasamento delle Discariche di Materiali Edili.

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Credit foto: Grazia Cacciola 2021. 

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