La quinta delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022. Le app anti-spreco

da GRAZIA CACCIOLA
brioche bar - Foto di Kavita Joshi Rai on Unsplash

Eccoci alla quinta delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022, secondo il mio irrilevante parere.
La prima delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022 ha riguardato Mascherino Solitario, colui che deve smettere di infestare le strade di noi tutti. La seconda è stata dedicata ai produttori di farine senza glutine affinché non ci stressino con l’algebra. Al terzo appuntamento, invece, abbiamo ritrovato i nostri fantastici amici agenti immobiliari. Nella quarta puntata abbiamo poi fatto la conoscenza della inossidabile Sòra Fanfara, colei che infesta tutti i mercatini vintage.  E la quinta delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022? Eccola qui. 

Una volta c’erano le mamme, le suocere, le vicine e le amiche. Se qualcosa “avanzava”, non andava sprecato, c’era sempre qualcuno a cui donarlo. Oggi ci stiamo chiudendo sempre di più nei nostri gusci tecnologici e ci affidiamo alla rete anche per risolvere queste incombenze. Farlo, ci porta via anche altro. Dire a una vicina “ho fatto tutto questo pane, ne vuoi un po’?” sarebbe un gesto di cortesia e non solo un gesto anti-spreco. Si lavora a un tessuto sociale, quello attorno a noi, senza che le macchine siano sempre il tramite. 

A quanto pare però, non ne siamo più capaci. Ci sono ormai decine di app che presiedono allo scambio, spesso assurdo però. Come dicevo già nel caso dei vestiti usati, il riciclo è sensato quando è locale, mentre diventa ai limiti della stupidità e del ridicolo se per farlo devo impiegare carburanti fossili, trasporti di ogni genere, packaging ecc. 

La quinta delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022: le app anti-spreco

Così, quando ho sentito che stavano nascendo delle app che avrebbero garantito a dei rivenditori locali di distribuire le eccedenze solo sul proprio territorio, mi sono iscritta subito. La me sognatrice era già pronta a prenotare cassette di frutta, verdura, germogli (c’è un produttore iscritto nella mia zona), farine e magari anche il pane di qualche forno, non è che devo fare per forza tutto da sola. Il fornaio che usa farine sostenibili va benissimo e consuma meno di me quando faccio il pane da sola, visto che lavora su grandi quantità. 

Orbene, una volta iscritta è arrivata la nota dolente. Inserisci le tue preferenze. Io vivo in una zona rurale, ma comunque nella pianura romagnola densamente abitata, non sono più in cima ai monti. Mi aspettavo quindi qualche agricoltore con negozio, qui ce ne sono tanti. Nessuno. Evidentemente, i produttori non hanno eccedenze, oppure come mi succede spesso quando vado da loro, hanno un certo numero di articoli in super offerta poco prima che si deteriorino. Oppure regalano a noi clienti abituali delle merci che il giorno dopo non sarebbero adatte alla vendita ai negozi. Un paradiso per chi come me fa marmellate e conserve varie: capita di trovare la cassa di pesche a tre euro e ogni tanto c’è l’ottima usanza di regalare qualcosa. Basta essere veloci e trasformare subito per la conservazione o il consumo in settimana. 

Proviamo un po’ queste app anti-spreco

Tolti quindi gli agricoltori dall’equazione, ho atteso con pazienza che si palesasse qualcosa.
Primo giorno: 18 bar nel raggio di venti chilometri hanno un esubero di brioche, le puoi prenotare la mattina alle 8 e passare a prenderle la sera alle 19, alla chiusura. Sono perplessa. Perché 18 bar nella mia zona hanno questo problema, tutti insieme? Li avevano allertati del passaggio del Giro d’Italia e poi invece si sono accorti che mancavano sei mesi? 
Sfoglio un po’ di offerte ma ci sono solo liste e liste di brioche precotte e una pasticceria che ha un esubero di torte. Venti compleanni annullati in un giorno solo? La situazione diventa sempre più misteriosa. 

Ritento il giorno dopo. Con mio stupore, gli stessi 18 bar nel raggio di venti chilometri da casa mia hanno di nuovo un esubero di brioche. Evidentemente la lezione di ieri non gli è bastata, hanno voluto sperare che almeno oggi passasse il Giro d’Italia e i bar si riempissero di fotografi e tifosi, tutti vogliosi delle loro brioche. Comunque, l’errore può essere sanato da noi sostenitori dell’ecologia dei consumi, i fondamentalisti dell’anti-spreco. Possiamo farlo prenotando le brioche in esubero entro le otto del mattino e ritirandole belle secche non prima delle 19. Non c’è altro, a parte la pasticceria di ieri che ha di nuovo avuto un’ondata di cancellazioni, quindi sono disponibili dieci torte chantilly con gocce di cioccolato. Dieci torte da matrimonio anni Ottanta?!
Mi chiedo che clienti abbiano. Data la mole delle prenotazioni andate all’aria, devono aver raccolto tutti i banchetti nuziali disdetti la mattina stessa, quelli in cui telefona il padre della sposa affranto. Allo scambio degli anelli, lo sposo per un lapsus l’ha chiamata Ugo e ora stanno cercando di estrargli il bouquet dalla faringe. Niente banchetto, niente piramide di torte chantilly con gocce di cioccolato.  

Le app anti-spreco e il mistero delle brioche in esubero

Terzo giorno. Vi parrà incredibile, lo so, ma solo a chi non usa queste app. Il terzo giorno ancora nessuna frutta e verdura pervenute. La pasticceria oggi è stata bidonata per dieci torte di mele, sarà saltato il compleanno di Nonna Papera. Il produttore di germogli è sei mesi che non inserisce offerte, bravo, si sa gestire.  Ma ci sono di nuovo quei 18 bar nel raggio di venti chilometri da casa mia che hanno un esubero di brioche. Voglio aiutarli a non sprecarle? No. Primo perché non gli servo come cliente ma come consulente logistico. Perché diavolo cuociono cinquanta brioche in più tutte le mattine?! Secondo, nemmeno una di queste brioche in esubero è senza grassi animali (le brioche vegane, ce ne sono anche di buone). Terzo… ma una per salvare il pianeta deve farsi venire il diabete di tipo II?! Tra l’altro, me lo facessi venire in gloria con delle belle brioche fragranti appena sfornate… no! Devo passare a ritirare quei precotti surgelati dopo 10 ore che si ammosciano sul loro bancone?! Insomma, l’errore di prepararne troppe l’hai fatto, va bene, ma perché devi pure infliggermi sofferenza consegnandole rafferme?! 

Quarto giorno. I diciotto bar alle 7.30 del mattino sanno già che avranno ognuno cinquanta brioche in esubero, non sperano nemmeno che passi qualche cliente in più del solito e le inseriscono nell’app anti-spreco, in offerta. Chiamo la mia amica Agatha Christie e andiamo in visita a uno di questi bar. Non so ancora se gli offrirò una consulenza gestionale o gli chiederò qual’è il disturbo compulsivo per cui cuociono brioche a palate. Soprattutto a fronte del fatto che quando arrivo io, la risposta è “No, vegan sono finite gne gne gnè”. E cuocine di più no?!?!  Cioè, tu tutti i giorni alle 8.30 hai già finito le brioche vegan, devi dire di no a tutti quelli che te le chiedono fino alla sera ma inforni una media di 50 brioche in esubero non vegan. Possibile che non ti sovvenga l’idea che devi cuocerne di più di vegan, lì in mezzo a quel rovo di extension pericolanti?! Le sottopongo la mia analisi di mercato in modo più gentile.
No, non deve, mi spiega. Perché vegan non vanno bene per questi clienti. Quali clienti? Sono sorpresa. I clienti che vogliono morire di diabete con il pacchettino serale quotidiano da dieci brioche a 5 euro? I clienti che vogliono cenare ogni giorno con brioche rafferme anche se gli costerebbe meno una pizza a domicilio? Chi, di grazia, chi sono questi a cui non interessano le brioche vegan?
“I clienti che usano queste app”.  Diecimila neuroni si suicidano sotto il mio rovo senza extension. 

Svelato il mistero della app anti-spreco

La portatrice sana di extension mi spiega con paternalistica pazienza che queste app anti-spreco sono solo un mezzo per vendere di più. Come come? Eh no, cara la mia barista, io ho un’amica che con questa app si prende la cassetta tutte le settimane dal suo verduraio! Solo io sono qui nella valle dei 18 bar con gravi carenze di pianificazione. 
Invece no. A quanto pare, io sono solo una delle pochissime che ha creduto che queste app funzionassero come sistema anti-spreco e che ci è rimasta male. Cicca cicca, mi dice, anche il negozio di ortofrutta della tua amica ordina di più per entrare nel sistema.

Ma che senso ha, le chiedo. Ha senso per te, che vendi dieci brioche in più a metà prezzo?! Non mi sembra un gran guadagno. No, mi dice lei, ma devono passare a ritirarle dopo il lavoro, così magari si fermano per un aperitivo, oppure intanto conoscono il bar e poi tornano. E’ anche per farsi conoscere, mi spiega. Resta un mistero perché no con le brioche vegan, ma a quanto pare gliel’ha consigliato il tizio che l’ha contattata per iscrivere il bar alla app: i vegani rompono, vanno a leggere tutte le etichette, metti che si accorgono che l’anti-spreco è solo una facciata… meglio tenerli fuori. 

Mentre cancello sconsolata l’ennesima app con travestimento ecologico, appare l’annuncio del diciannovesimo bar a pochi chilometri da casa mia che da oggi infornerà più brioche del necessario “per farsi conoscere”. E buon picco insulinico a tutti. 

p.s.
Consolatemi raccontandomi che nella vostra zona siete pieni di ortofrutta che evitano gli sprechi localmente!

 

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Foto credit: Photo by Kavita Joshi Rai on Unsplash

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10 Commenti

Vale Febbraio 7, 2022 - 4:19 pm

Ma de che! 😀 Sono stata subito sospettosa con queste app, infatti mi sono informata su una, non ricordo quale, e il meccanismo era talmente… macchinoso, che ho subito detto a Borri, ma anche no, sta roba. Ho provato a dire al fornaio, a voce, che ero disponibile per il pane avanzato, ma mi hanno risposto che non ne avanza. Evidentemente non sono spreconi, boh, e in effetti se ci vai dopo una certa ora, tipo dopo le diciotto, hanno i cesti sempre vuoti. E niente. Ho detto a mia suocera che avrei preso il pane secco che loro buttano (non immaginavo lo facessero, in realtà). Domani pappa al pomodoro.

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GRAZIA CACCIOLA Febbraio 7, 2022 - 8:34 pm

Buona la pappa al pomodoro!!!
Io sono più ingenua e speranzosa, ci ho provato anche con l’app. Vabbé. Pace. Restiamo in attesa del prossimo greenwash 🙁

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Alice Febbraio 14, 2022 - 2:14 pm

Vivo a Bologna città e se si inserisce nella app il filtro vegetariano/vegano non c’è nulla tranne una piccola gastronomia che è vegana di suo. In tutta Bologna.

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GRAZIA CACCIOLA Febbraio 23, 2022 - 6:24 pm

Ciao Alice, anche questo è ben strano, essendo una delle città con più offerta vegan… strano davvero!

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GRAZIA CACCIOLA Febbraio 23, 2022 - 6:25 pm

completo la risposta: a Bologna però c’è Cucine Popolari! Magari molti esercizi regalano a loro l’eccedenza 🙂

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lumi Febbraio 21, 2022 - 7:03 pm

Io invece sono molto contenta: vivo a Milano, per cui immaginate l’offerta…. ma io uso la app da due anni solo per una cosa, ossia un ottimo pane con il lievito madre fatto con ottime farine: con 3,99 euro mi porto a casa quasi 2 kg di pane (prezzo al kg dai sei ai nove euro a seconda delle tipologie), in grandi pagnotte che sono praticamente fresche.

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GRAZIA CACCIOLA Febbraio 23, 2022 - 6:23 pm

Ciao Lumi, sicuramente Milano avrà più attività iscritte! Il fatto però che sempre quel pane avanzi fa pensare che non sia un caso ma un’offerta ricorrente, fa pensare che anche in questo caso lo usino più come strumento di marketing che come occasione per vendere un superfluo reale. Oppure ne propongono sempre di diversi e in quantità variabili?

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lumi Febbraio 25, 2022 - 3:08 pm

Mah, guarda, che sia prodotto ad hoc non credo proprio… è pane che varia a seconda di ciò che avanza (semola, integrale con semi, tumminia) e gli slot caricati sono sempre pochi. Anzi, molte volte mi è capitato di acquistare per il ritiro del giorno dopo, ma essere avvisata qualche ora dopo l’acquisto che non era rimasto nulla di invenduto con conseguente restituzione dei soldi. Per cui è davvero quello che avanza dal giorno prima.

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GRAZIA CACCIOLA Febbraio 27, 2022 - 12:30 pm

ah è diverso! avevo capito che era sempre lo stesso a quel prezzo, scusa! Allora ottimo, sono felice di sentire che da qualche parte funziona 🙂 Speriamo che l’esempio si estenda!

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Alice Marzo 20, 2022 - 11:50 am

Mi sa che dipende tanto dalla zona… anche qui ci sono tantissimi che lo usano come ti ha riferito la barista, ma c’è qualcuno che la usa “come si dovrebbe”. E spesso, oltre alla cassetta acquistata, mi ha regalato a parte qualche cassetta di frutta extra un po’ ammaccata e una volta persino una di finferli, che disgraziatamente un suo dipendente aveva messo in frigo e non erano più commerciabili ma perfettamente commestibili, andavano solo puliti. Ma non sono molti, io ho individuato nella mia zona solo un mini market, due fruttivendoli, il naturasì e una pasticceria (che difatti carica sporadicamente, piccole quantità e sempre verso ora di pranzo, quando il grosso delle brioche ormai sono andate e sanno che non ne venderanno quasi più). Ma son pochi, pochissimi

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