La quarta delle piccole dieci cose da cambiare nel 2022. La Sòra Fanfara.

da Erbaviola

Il quarto appuntamento con le dieci piccole cose da cambiare nel 2022 (e solo secondo il mio irrilevante parere) ci porta a fare la conoscenza della Sòra Fanfara. La prima delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022 (che gli altri devono cambiare per il nostro benessere!) ha riguardato Mascherino Solitario. La seconda è stata dedicata ai produttori di farine senza glutine affinché non ci stressino con l’algebra. Al terzo appuntamento abbiamo ritrovato i nostri amici agenti immobiliari. La quarta delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022… eccola qui. 

Una volta si chiamavano “cose vecchie”. Rottamaglia. Cose da rigattieri. Roba rotta. Oggi si chiama vintage e viene scambiato spesso per antiquariato, che invece è tutto un altro discorso. Impazzano i mercatini, sembra che spuntino ovunque. Il che sarebbe anche un bene, dal punto di vista dell’ecologia. In realtà non lo sono del tutto e questa è l’unica nota seria che infilerò in questo post, saltatela o amatela. In realtà dietro la maggioranza di questi “mercatini” e “ricicli”, soprattutto di abiti usati, c’è un inquinamento notevole. Come come?! Grazia, sei impazzita?! No, assolutamente. Allora, prendiamo posti come Mercatopoli, di cui vi avevo parlato tempo fa. Lì funziona. Qualcuno porta degli oggetti, vengono messi in vendita e gli viene corrisposta la metà se vengono venduti. Questo è riciclaggio ecologico, al pari di scambi tra amici e mercatini di baratto. Tra l’altro, come in queste due occasioni, lo scambio è spesso locale, difficilmente uno che abita a Bologna porterà le sue cose in vendita a Roma.

Veniamo invece ai negozi di vestiti usati e ai negozi-mercatini vintage, spesso in franchising, che non si basano sul ritiro dal cliente o questo non costituisce la maggior parte dell’esposizione. Vi siete mai chiesti da dove arriva la roba in vendita? Io sì. Perché girandone diversi, iniziava a sembrarmi un po’ particolare che spuntassero improvvisamente gli stessi articoli ‘vintage’ in mercatini a distanza di chilometri, spesso in province diverse. Così ho scoperto (una scoperta dell’acqua calda, sia chiaro) che questi negozi in franchising hanno dei fornitori di roba vecchia, dei grossisti. E’ il franchising che compra magazzini di roba vecchia e gliela distribuisce. Uno dei più grossi mi hanno detto che è in Veneto. Gran parte di questi articoli vengono dall’estero, specialmente i vestiti. 

Il vintage eco e il vintage che proprio eco non è. 

Ma veniamo appunto ai vestiti, che sono la parte più dolente. Adesso è tutto un vantarsi su Instagram e simili degli acquisti che si sono fatti di abiti usati. La maggior parte arrivano da due strade: container dagli Stati Uniti e cassonetti Caritas, Humanitas e varie (Se ci fate caso, su diversi cassonetti c’è scritto che i vostri vestiti non li danno ai poveri ma li commercializzano per sostenere le loro missioni). Nel primo caso, è pratica antica. Arrivano container di abiti dismessi nei porti, principalmente Napoli che ha una tradizione in queste “balle di vestiti” e da lì vengono comprati a lotti dai grossisti, i quali li rivendono a sacchi misti ai negozianti e bancarelle varie, i quali li rivendono a voi. Il tutto a gasolio, gomma, nave ecc. Molto ecologico.

L’altro problema di questo commercio è che vengono venduti a prezzi assurdi dei capi che non valgono più di 5 euro. Il fatto che si alzi il prezzo (perché c’è il negozio, le bollette, le tasse, i dipendenti e le vacanze a Malibù dell’eco-proprietario) va a incidere su tutto il settore, rovinandolo. Quindi domattina la sciura Pina vede in vendita il cappotto di sua nonna a 80 euro e inizia a visualizzare un armadio pieno di dobloni d’oro come Paperone. Presa dalla foga, mi diventa una Sòra Fanfara (vedi di seguito) con l’unico risultato di vendere forse due capi su Vinted, a metà o meno di quel che pensava, mentre gli altri li metterà nel cassonetto della raccolta.

Una delle dieci piccole cose da cambiare nel 2022: la Sòra Fanfara all’arrembaggio!

Se invece fossero stati messi in vendita per quel che valgono (non più di 3-5 euro, essendo comuni vestiti usati e non gli abiti da sera di Balenciaga per Jackie Kennedy), l’utilizzo del vintage vero crescerebbe, sarebbe alla portata di molti e non una questione di nicchia tra modaioli e influencer dell’eco-chic. Per esempio, tempo fa ho preso due gonne di tessuto pesante da un’amica che svuotava l’armadio di sua mamma. Non per mettermele, ma per farne due bellissimi cuscini. Anche questo è un riciclo intelligente, ma è chiaro che se fossero in un mercatino vintage a 20 euro l’una, dopo aver girato mezzo mondo, sarebbe più ecologico comprare la stoffa nuova (e anche più economico). 

Lo so, a questo punto ti starai chiedendo come faccio io con i vestiti dismessi.  Magari ne parlerò in dettaglio, scrivimi nei commenti se lo trovi utile.
Torniamo alla nostra protagonista, invece, la Sòra Fanfara. Lei vede un gioiello di famiglia in un vecchio cassettone della mamma che, povera donna, faceva la mondina e ha risparmiato due anni per comprarsi la camera da letto. Il che però non l’ha resa una camera da letto Luigi XVI ma un’imitazione in stile degli anni ’50-’60. La Sòra Fanfara però decide a occhio che quel mobile deve essere almeno di due secoli prima e che farà la fortuna del suo casato. Detto tra noi, lei ha sempre sospettato di avere origini ricche e nobili, quel mobile lo testimonia. Se qualcosa è nelle disponibilità della Sòra Fanfara, diventa automaticamente un’opera d’arte. Ingegnosa, esplora i siti degli antiquari cercando somiglianze con il suo gioiello, individuandone epoca e prezzo con il celebre sistema di datazione AC (ad cazzium), infine lo fotografa al buio e lo mette in vendita dal suo smartphone. Messo in vendita, resta in attesa, sognando vacanze ai Tropici o un appartamentino in affitto a Gabicce.
In agguato dietro di lei, c’è un’altra Sòra Fanfara che sta cercando di datare il comò della nonna con il medesimo metodo scientifico AC.  Lo vede, decide che però il suo è certamente più bello e quindi è il caso di venderlo a 2-3mila euro in più. Le Sòre Fanfare generano mostri Gozilla che devastano il mercato vintage. 

La quarta delle cose da cambiare nel 2022: la Sòra Fanfara

A Roma “er Fanfara” è uno che le racconta molto grosse. La Sòra Fanfara è sua parente, è un mostro a tre teste, figliato dalla moda del vintage e il desiderio di scovare tesori o vincere lotterie. La Sòra Fanfara è la venditrice numero uno dietro i banchi dei mercatini dell’antiquariato. Davanti ha un’esposizione di carabattole che solo lei ritiene antiquariato. Ha la seconda elementare presa a stento, un’idea vaga dell’arte come qualcosa che sta nei musei e una diffidenza timorosa verso il design. Non ha ben capito cosa sia questo design, così nei suoi ragionamenti lo identifica con tutto quello che a lei sembra moderno-brutto, specialmente se di plastica. Ci deve stare molto attenta, perché è un settore misterico in cui ti può capitare che una lampada di plastica arancione (che beninteso vede brutta e non si metterebbe in casa nemmeno per scherzo) valga di più di tutto l’arredamento Mondoconvenienza del suo salotto. Lei allora i pezzi di plastica li espone tutti davanti in fila per uno, così se qualcuno chiede il prezzo, si fa al volo un’idea del tipo e gli dice un prezzo adeguato. Per esempio, se lo chiede un giovane hipster con la barbona dopo mezza giornata di mercato, sarà di medio valore. Se lo chiede la mattina presto un sessantenne distinto con il cappotto, grande valore (per chi non frequenta, è l’abbigliamento tipico del collezionista). Se lo chiede una coppia gay con i vestiti molto colorati, mille euro base di partenza. Non pensate a una pessima battuta gender, è la realtà: nei mercatini i prezzi non sono esposti, si fanno in base alle facce e la coppia gay ottiene sempre il prezzo maggiore. Misteri. 
Auspico per il 2022 che, viste tutte le leggi e provvedimenti che stanno prendendo per il collo le partite iva, a qualcuno scappi l’idea avveniristica di obbligare le Sòre Fanfara a esporre i prezzi. Io vorrei proprio capire perché in questi posti bisogna farsi venire la laringite chiedendo tutto il tempo quanto costa (e sentire prezzi diversi a seconda di chi sei). 

La Sòra Fanfara edizione Mercatino Vintage

La Sora Fanfara comunque resta più specializzata nelle cose che conosce bene. I ferri da stiro di ghisa di sua nonna, che vanno sempre. Vai a sapere dove li mette la gente. Il macinino del caffé, che quando passa la tipa riccia che li cerca sempre (io) passa da trenta a settanta euro. Sempre che non sia già passata la coppia gay colorata, per loro cento euro scontato perché la citano sempre su Instagram e le mandano altre coppie gay Eccoci ancora alla nostra bancarella preferita, dalla Sòra Fanfara. Oggi abbiamo trovato questo meraviglioso macinino antico che Gianpiervittorio cercava da tanto. Tutti da noi per il caffé macinato a mano come una volta! Seguono sei stories sul macinino, i ricordi del nonno di Gianpiervittorio con il macinino, il macinino e la Sòra Fanfara, il nonno e la Sòra Fanfara.

Passa la tipa riccia, chiede di vedere il macinino.
La Sòra Fanfara “questo è antico, bella, pezzo unico! Con il cassettino in ceramica dove lo trovi più!”.  Glielo dico o non glielo dico che è una riproduzione? La Sòra Fanfara è un fiume in piena “Ottocento, vittoriano!”. Grazia stai zitta, Grazia stai zitta… zitta… “E guarda qui, ancora il marchio!” (è un decalco, un trasferello) “funziona ancora, ingranaggi perfetti!” (e vorrei anche vedere, l’avranno fatto in Cina l’anno scorso!) “che fai lo prendi? Perché guarda che io ne ho trovato uno solo di questi, non ne trovi più” (ma fosse vero! Avrà uno scatolone pieno sotto il banco) “Non lo prendi? No? Eh ma guarda che quando rifai il giro l’avranno già preso sai, è un pezzo antico che in queste condizioni… appena mi passa il collezionista o il commerciante esperto… va via sai!” Sì, scappa a nascondersi dalla vergogna!
Ma riesco a non dirlo. La Sòra Fanfara vende il vintage di mestiere ma non distingue l’Ottocento dal Novecento e prima è tutto molto fumoso. Vittoriano è il suo termine più importante e ha una vaga assonanza con il Vittoriale, che secondo lei è una casa elegantissima dove è stata in gita con la parrocchia.

La Sòra Fanfara ha il suo senso nell’Universo nel far aumentare a dismisura il prezzo di tutto quello che le capita per le mani, incasinandone anche la storia. Abbiamo notizia di turisti tedeschi tornati in patria con un antico posacenere in ceramica dell’Ottocento, Vittoriano naturalmente, a marchio Campari 1860. 

Alcuni esempi fotografici dei gioielli di famiglia della Sòra Fanfara

Tutti questi annunci provengono da Subito.it, ho solo cancellato i nomi.

La scrivania della Sòra Fanfara che in realtà è una consolle rovinata

Richiedi il tuo prestito online per salvare la consolle in tek da una serial killer del total white. Il riscatto è di soli 25mila euro. La potrai anche usare come scrivania tutte le volte che senti la necessità di romperti le rotule. Ottima per arredare i caloriferi ed equilibrare l’eleganza delle colonne doriche con battiscopa. Solo 25mila euro e avrai anche in omaggio la action figure di Nightmare Before Christmas sull’altalena, in total white. Astenersi perditempo. 
(Valore reale: niente, costa di più la latta da 70 euro di sverniciatore e le ore con il Dremel a levare la pittura dagli intarsi). 

Lo studio della Sòra Fanfara che può servire solo al notaio di Dracula

Il notaio di Dracula ha cessato l’attività. Non farti scappare l’occasione di spendere solo 11.500 euro per arredare la tua nuova agenzia di pompe funebri. 
(Valore reale: niente. Sono solo mobili del primo Novecento, con scarso mercato quando sono nella versione legno originale. La Sòra Fanfara li ha furbescamente dipinti di nero e attende i veri amatori del genere Transilvania).

Rabarama, orrida scultura messa in vendita dalla Sòra Fanfara

Questa è la tua unica occasione, insieme a 500 altri fortunati acquirenti, di impreziosire la tua casa con la presenza di Gollum che contempla la perdita dell’anello

Un’altra vittima delle vendite di “arte” in tv che però crede ancora nel sogno di guadagnarci. Rabarama è un fenomeno di marketing che è crollato in seguito alla morte del gallerista geniale che è riuscito a piazzarla alle masse e nei bandi di alcune città, regalandoci queste orrende moltiplicazioni giganti di Gollum che fa yoga, Gollum che si contorce, Gollum seduto, Gollum in piedi, Gollum che si gratta…  Poi l’artista ha avuto un tracollo finanziario ed è stata messa sul mercato, in liquidazione, una quantità delle sue opere, abbassandone di conseguenza i prezzi. A questa mossa si sono accodate tutte le Sòre Fanfara, con un crollo ulteriore del già discutibile valore.
Chi, come questa Sòra Fanfara tele-compratrice, ha investito in uno di questi Gollum con la promessa che il valore sarebbe aumentato, adesso che cerca di venderlo scopre due cose.  Primo che questo coso è un “pezzo unico” in quanto prova d’arte, p.d.a., quindi non valeva molto già al tempo, è solo una prova d’artista. Secondo che Rabarama produceva anche più di 300 p.d.a. per ogni pezzo, probabilmente proprio per venderli come “pezzi unici” in quel mercato-tv in cui la maggioranza dei clienti non distinguono un p.d.a. dal cartone della pizza.
Il valore reale oggi è quello di una statuetta dell’Ikea, senza voler offendere l’Ikea che secondo me ha più creatività di Rabarama. Lezione per la Sòra Fanfara: non si compra quel che non si conosce, soprattutto in tv. 

armadio fratino della Sòra Fanfara

Il celebre ricercatissimo armadio fratino.
La Sòra Fanfara ha sempre sospettato che dietro quel mobile di sua nonna non ci fosse solo il quadro d’ispezione dell’impianto di riscaldamento. Quando ne ha visto uno IDENTICO in vendita, ha deciso di separarsene, seppure a malincuore perché appunto le aveva risparmiato di comprare il pannello di plastica per il quadro d’ispezione. E’ almeno di epoca Fratino: sua cognata è vent’anni che si vanta del suo Fratino antico in salotto, quindi scrive “fratino” che così si alza il prezzo. Tratta fino a 200mila con riluttanza. 
(Il fratino è un tipo di tavolo, non può essere un armadio, a meno che i frati non mangiassero stipati lì dentro, nel qual caso abbiamo trovato l’esemplare di “armadio fratino”. Il mobile nella foto in realtà è un armadio Luigi Filippo: se siamo fortunati è d’epoca, altrimenti è una riproduzione in arte povera degli anni Novanta. In entrambi i casi, nell’anta davanti aveva uno specchio, che evidentemente si è rotto ed è stato tolto (e quelle assi parallele al posto dello specchio non si possono vedere!). Valore reale: sui 250 euro già restaurato e con specchio integro. Lasciamo sognare la Sòra Fanfara. 

Passiamo ora a una puntata di OK il prezzo è giusto con la Sòra Fanfara. Special edition: Ok il nome è giusto e Ok la datazione è giusta.

La Sòra Fanfara data il secretaire al 1700

“Secondo me sto mobile è almeno del ‘700”, dice la Sòra Fanfara alla vicina di casa. “Mia trisnonna era un’amica intima di Maria Antonietta. Questo so per certo che l’ha portato da Parigi quando si è trasferita qui a Frascati, lo raccontava sempre. Mi piange il cuore a separarmene ma non si intona ai battiscopa marrò. Metto 1200 euro che è tre mesi di reddito di cittadinanza, una bella cifretta, vai!”

troumeau sopravvalutato dalla Sòra Fanfara

Ah mbeh! Se tu metti 1200, io che ho anche il pezzo di sopra (ve lo siete persi nel viaggio dalla Francia eh?), metto 3500! Non per essere esosi, ma il mio è anche più nuovo di duecento anni e so scrivere trumeau (un evento rarissimo negli annunci della Sòra Fanfara). 

Mobili di pregio della Sòra Fanfara

Io sono anni che lo lucido con il Pronto color mogano, và com’è venuto bene! In più il mio non è un secretaire ma una madia. Giuro. Lo vedi quel piano a ribalta? Serviva per fare il pane, tirare la pasta… sissignore, è una madia. Non mi contraddica che io ne capisco. Con cassetti in damasco per riporre il matterello e la farina. Il Papa in damasco ha solo la stola e due inserti, invece nella mia famiglia ci rivestiamo i cassetti della madia di nonna per fare il pane. Noblesse oblige.
Poi se vuole c’è anche un tromò,  un pezzo unico conseguente all’accoppiamento tra un comò e un trumeau. In pendance, cioè che sono accompagnati, nello stesso stile… ma lei è ignorante forte, sa? Poi due lampadari in vetro di Murano (il vetro si sa che è sempre di Murano e il cristallo sempre di Boemia). Ceramica azzarderei Capodimonte. C’è anche il letto in ferro dove c’è morta pora nonna, ma non sono stata a fare tutte le foto per soli diecimila euro. 

Lo stesso mobile al prezzo giusto, la Sòra Fanfara rinsavita

Ok il prezzo è giusto. Questa non è una Sòra Fanfara.
Nonostante le foto non aiutino, confermo che si tratta sempre dello stesso mobile, cambiano le maniglie e qualche piccolo dettaglio ma sono gli stessi per epoca e valore. In alcuni casi ha perso la parte superiore, ma era già previsto l’uso della sola parte inferiore che infatti è rifinita. Si tratta semplicemente di un trumeau prodotto in tutta Italia tra il 1950 e il 1970, utilizzando grossomodo le linee dei trumeau settecenteschi. Il valore è basso perché non ha valore storico e non ne avrà in futuro, sono solo mobili del boom economico che imitano gli antichi fasti, dando l’illusione di mobili antichi. In più questo è ingombrante e ha uno stile che difficilmente si integra nelle case attuali (non è una valutazione personale ma di mercato). Quindi, se piace, bisogna trovare il privato che non si sia già trasformato nella Sòra Fanfara. Come piccola scrivania non è male.
Certo che però come madia con i cassetti in damasco invece… che sogno!

 

Credits: nella prima foto in alto, scrivania danese da centro e sedie di Antonin Suman che avevo scovato tempo fa (non online, trovi qui come ho trovato la scrivania. Sono stati rivenduti prima dell’ultimo trasloco, con tristezza perché mi piacevano ma la scrivania era davvero enorme, non ci stava nella nuova casa. Esempio di vintage che funziona e che può facilmente passare di mano in mano.)

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14 Commenti

cri Gennaio 24, 2022 - 9:32 am

premetto che comprerei subito la credenza con ribalta-cassettiera e specchiera dell’ultima foto solo e unicamente per le spese di spedizione … 5,49 euro per il trasporto di questi – orridi – mobiloni valgono ORO.
Come sai, mi è sempre piaciuto prendere mobili vecchi e trasformarli in improbabili “arredi”, per anni ho passato il mio tempo libero nei mercatini, su facebook e subito. Ho abbandonato i mercatini sei anni fa’ dopo che mia sorella, approfittando della mia assenza, ha comprato un terrificante set di tavolo e 4 sgabelli dal peso totale di 400000 quintali arrivato da un’antichissima trattoria bolognese (o più probabilmente dal giardino di mondo convenienza) per la modica cifra di 800 euro. I mercatini virtuali di facebook e Subito sono diventati una barzelletta, mi vergogno io al posto di chi fa gli annunci. Sono anni che cerco un mobile mettitutto (più che altro cerco in casa un posto dove collocarlo) e li vedo a 3-4000 euro …. voglio dire, il giorno che trovo il posto dove metterlo noleggio un furgone e lo vado a prendere nella vecchia casa di mia zia giù in Abruzzo. Per fortuna che ho in casa credenza, madia, tavola tedesca e bancone da falegname fatti dal mio bisnonno (non esattamente antichi, ma io ho 56 anni quindi una certa età ce l’hanno pure loro), sono in legno di ciliegio vero, non li ha usati Maria Antonietta ma la mia famiglia. Io, come hai potuto vedere, alcuni li ho colorati ma il giorno che voglio rivedere il legno mi basta usare carta vetrata, acqua e un po’ di sana pazienza. Se voglio qualcosa di vecchio faccio così: vado da Leroy e Merlin, compro del legno da costruzione (non quelle belle tavole di fogli di legno multistrato a 6,90 euro) e lo lascio in giardino per almeno due mesi. Quando è tutto rovinato quanto basta, costruisco librerie, piani da lavoro ecc. ecc.. Altri grandi affari li faccio presso i bidoni dei rifiuti, recentemente ho trovato uno sgabello da ciabattino, uno specchio vecchio bellissimo ed una cornice tutta lavorata. Evidentemente i vecchi proprietari li hanno buttati e si sono concentrati sulle vendite di trumo’ di truciolato e tavoli antichi di maison du monde.
Che mondo fantastico!!!!

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GRAZIA CACCIOLA Gennaio 24, 2022 - 1:21 pm

Per il mettitutto, ti darò i miei preziosi metodi segreti per trovarlo a meno di 100 euro e restaurabile velocemente! Sul resto concordo. Il legno in Italia ha prezzi esagerati ed è difficilissimo acquistarlo al di fuori dei magazzini per edilizia, se non impossibile. Il che rende il restauro troppo costoso e spesso vengono buttati dei mobili dignitosi solo perché i materiali per restaurarli costerebbero troppo.
Bellissimi i tuoi ritrovamenti!!!

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cri Gennaio 24, 2022 - 9:46 am

Ah non trumo ma TROMO? scusate l’errore…..

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GRAZIA CACCIOLA Gennaio 24, 2022 - 1:14 pm

è ormai assodato che ogni Sòra Fanfara lo può scrivere come le pare. Io proporrei anche un Trommòx

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Vale Gennaio 24, 2022 - 12:29 pm

Marò. 😅

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GRAZIA CACCIOLA Gennaio 24, 2022 - 1:22 pm

eh, cosa ti sei persa non appassionandoti al vintage…

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Vale Gennaio 24, 2022 - 12:44 pm

Mia nonna aveva una vecchia credenza, non so che epoca fosse ma tipo anni 50, con le ante stondate, e i cassettini estraibili per spezie e farine, bellissima. L’hanno buttata quando hanno rifatto la cucina. 😥 Che spreco. Oltretutto pensi proprio buttata, non rivenduta o regalata. Niente. Io e mia sorella ci siamo rimaste malissimo. Invece mia madre ha un vecchio orologio da parete della Kienzle, stesso periodo. Già mi immagino mia sorella e io che ce lo litigheremo quando mia madre non ci sarà più… (Ho cercato on line per avere una vaga idea del prezzo, ma quel modello proprio non lo trovo… O meglio sì, simile sul blog di un rigattiere. Ma senza prezzo. Su Etsy ce ne sono di simili a parecchi soldi. 🤷🏻‍♀️😅

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GRAZIA CACCIOLA Gennaio 24, 2022 - 1:25 pm

Magari la credenza l’ha recuperata qualcuno dalla discarica. Ti stupiresti di quanti antiquari girano per le discariche e isole ecologiche! 😉 Ma questo è un altro discorso spinoso: in realtà non potrebbero entrare ma l’amico alla discarica è come l’amico vigile che toglie le multe.
Non litigate per l’orologio, dai 😅

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Vale Gennaio 24, 2022 - 12:50 pm

Ma invece di mercatini dell’usato? Perché io vado in una catena, ma se mi dici che la maggior parte di comportano così… 🤷🏻‍♀️
Si chiamano proprio “Mercatino”, toh. Anche loro prendono la roba e la mettono in vendita dando poi la metà, ma più di questo non so. Ale ci preme soprattutto dischi, io ho comprato qualche libro, abiti e mobili non li ho mai esaminati granché, ma vorrei smetterla una buona volta di prendere tutto dallo svedese. Però non posso nemmeno farmi fregare dalle sore Fanfare! 😅

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GRAZIA CACCIOLA Gennaio 24, 2022 - 1:30 pm

No se sono del genere che più della metà o tutta l’esposizione è di oggetti portati lì dai privati, va benissimo, è un ricircolo locale e lo trovo ecologico. Quello che a me sembra invece fuori questione dal punto di vista dell’ecologia sono quelli che non ritirano ma comprano semplicemente da un grossista che a sua volta ha comprato un paio di container dagli USA o dai paesi asiatici (non ho capito bene che giri fanno questi vestiti americani, ma succede anche questo).
Personalmente in quei negozi trovo che i prezzi dei mobili siano molto alti e preferisco altre zone di ricerca, come appunto l’acquisto diretto da privati. Portarsi dietro un’amica esperta o chiederle consiglio online è l’unico modo per evitare le Sòre Fanfara! 😉

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Melissa Gennaio 27, 2022 - 8:40 am

Al notaio di Dracula stavo già ridendo alle lacrime! 😂🙈 Grazie per questi post, alleggeriscono molto! Grazie anche per le informazioni …non sapevo ci fossero questi giri dietro l’usato 🙁 Mi spiego molti prezzi alti adesso!

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GRAZIA CACCIOLA Gennaio 27, 2022 - 8:13 pm

Felice di averti rallegrato la giornata Melissa! Ti mando un grande abbraccio.

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FIORELLA Gennaio 28, 2022 - 1:20 pm

Ciao Grazia, grazie per avermi alleggerito la giornata.
Lavoro in centro a Milano e spesso vado da Humana, non mi capita spesso di trovare cose davvero belle. Di solito acquisto capi fatti da sarte, mi piace lo stile anni 60. La mia fortuna è che avendo avuto una mamma magliaia e sarta nel tempo libero e che vendeva biancheria per la casa di lavoro, per Sora Fanfara non c’è trippa. L’ultima volta ho acquistato due pezzi di misto lino 2.50×1.80 a 10€ ciascuno, a volte mi stupisco ancora di come si possa dare valore a cose che non ne hanno ed snobbare le cose davvero belle.
Siamo davvero strani, ma a me piace così.
Buona giornata.

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Vera Marzo 2, 2022 - 1:07 pm

Buongiorno Grazia, ho letto il tuo post e l’ho trovato utile e leggero (di questi tempi!). Anche noi giriamo nei negozi con marchio Mercatino dove i privati mettono in vendita oggetti che non usano più. Anche io ho portato e venduto qualcosa. Sui mobili non ho molte conoscenze e mi farei fregare di sicuro ma ciò che mi frena sono spesso i prezzi proibitivi perciò mi autoblocco (parlo soprattutto dei mercatini dell’antiquariato in cui si trovano armadi, scrivanie, cassettiere che non so datare ma per cui chiedono davvero troppo).
Mi interessa invece sapere, come hai accennato all’inizio del tuo post, come gestisci gli abiti, anche scarpe, che non usi più. Le ultime volte che ho fatto un po’ di pulizia nell’armadio li ho conferiti nei cassonetti che hai citato qui ma già nutrivo qualche dubbio. Di recente sono venuta a conoscenza del progetto abiTo a Torino, lo conosci? Mi sembra una realtà onesta.
Grazie e complimenti per il tuo blog che oggi, una giornata un po’ difficile, ho riletto con piacere!

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