Pensieri spettinati e sparpagliati

da GRAZIA CACCIOLA
Trabaccolo, antica imbarcazione Cesenatico, presepe Natale

Questo non è un articolo su qualche tecnica pazzesca per organizzare i propri pensieri spettinati. Sono proprio solo pensieri spettinati e sparpagliati in un sabato qualunque. Però alla fine ci portano a una tecnica efficace per una maggiore chiarezza mentale e meno pensieri spettinati e sparpagliati. Più confuso di così non si può, vero?

Come vuole la moda odierna di chi scrive online, qui all’inizio dovrei farti un riassunto di tutto quello che troverai sotto, come se parlassi a un branco di rintronati incapaci di affrontare un testo senza averne prima il riassunto schematico. Oltretutto sono solo pensieri spettinati e sparpagliati, e posso solo anticiparvi l’umore: ridanciano.

L’umore ridanciano e le note

“Ridanciano si dice di quanto suscita un riso schietto e rumoroso”, afferma il dizionario. Quando mi alzo già di umore ridanciano? Mai. Io mi alzo sempre prima di chiunque altro per evitare agli esseri viventi l’incontro con la mia versione mattutina: la Furia Regina delle Erinni, Imperatrice dei Grinch. Non mi si può rivolgere la parola. Solo dopo la prima bevanda calda, emerge l’umore vero della giornata. Oggi è ridanciano. Non felice o contento, intendo proprio l’umore ridanciano, quello per cui ridi per una sciocchezza e solo perché la vita è bella. Quel ridere continuo e irrefrenabile che le vecchie prof apostrofavano con voce stridula “Lì dietrooo? Volete far ridere anche meeee?”. Una volta risposi “Sarebbe un miracolo!” e mi presi una nota. Che reazione banale da perdente.
Quando ho dovuto fare la prof a mia volta, per un breve periodo, mi sono sempre fatta raccontare il motivo della risata, anche quando non era raccontabile. Se faceva ridere davvero, la cosa finiva lì. Sono contraria a soffocare l’umorismo nei giovani, soprattutto se costretti a star seduti sei ore ogni giorno. Tra l’altro spesso hanno delle trovate a dir poco geniali che fanno ridere davvero, un peccato perdersele.
Se invece non faceva ridere, ma anzi era qualche stupidità lagnosa da ragazzini iper-viziati, scrivevo note lunghissime. A volte le scrivevo in linguaggio pseudo-aulico, occupando lo spazio per tre o quattro note, solo per ripagare il genitore della noia che mi derivava dal rapporto con la sua creatura. Il MIUR non dava istruzioni in merito allo stile delle note, quindi mi sentivo giustificata nell’essere creativa. Ero diventata famosa nel mio piccolo per queste lunghe note elaborate, tanto che alcuni pare le abbiano salvate. Poco tempo fa una ex studentessa me ne ha girata una che si era copiata. Non ne ho altre, sopravvive questo unico esemplare per merito di Giorgia che oggi fa la traduttrice e mi fa sentire vecchissima (no, orgogliosissima!). La superstite eccola qui. 

Addì venti e uno gennaio del corrente Anno Domini, approfittando dell’assenza giustificata del compagno di studi occupante l’istesso banco scolastico, il vostro figliuolo, virgulto di sì ardente coraggio e sommo intelletto, si adagiava su entrambi gli scranni, supino, coprendosi con il proprio pastrano, nel vano quanto miserrimo tentativo di sottrarsi alla programmata interrogazione di quella lingua indoeuropea del ramo delle lingue germaniche occidentali, volgarmente conosciuta come “inglese”, di cui la scrivente si trova a essere legittima precettrice in codesto Illustre Istituto. 
Il giovine, richiamato ai suoi doveri e alla posizione eretta, veniva invitato a recarsi nella zona prospiciente la cattedra, deputata all’attività di interrogazione. Allorché, con un riso soffocato denotante irrazionale superbia e immotivata fierezza – per citare il Parini “come biada orgogliosa in campo estivo” – si ergeva al di sopra del menzionato banco scolastico dichiarando (testuale) “non ho potuto studiare perché mia mamma è dovuta andare dal parrucchiere che gli ha spostato l’appuntamento”, contiguamente sottolineando notevoli lacune anche nella propria lingua natìa nonché scarso rispetto per la genitrice, disconoscendone il genere femminile, sia esso naturale o scelto.
Il vostro diciannovenne, dimostratosi irremovibile nell’esigere che l’assenza della madre, ascritta alla di lei pettinatrice, fosse cagione sufficiente del rinvio dell’interrogazione, determinava la remissione della controversia alla spettanza e competenza della locale autorità, ravvisabile nella Direttrice d’Istituto. Informata tuttavia la scrivente che la Direttrice trovavasi in viaggio verso la terra asburgica per il periodo popolarescamente nominato  “Settimana bianca”, la stessa scrivente veniva sollecitata testé dalla Vice Direttrice a redigere la presente informativa per i di lui genitori. Come argomentò il Divin Poeta che “La forza dunque non fu cagione movente (…) ma fu cagione instrumentale”, così la scrivente docente, in ragione delle istruzioni ricevute dalla Vice Direttrice di questo Illustre Istituto e solo in virtù del comportamento disertore dettagliatovi nella presente, si pregia di informarVi che siete attesi domattina alle ore 8.15, in accompagnamento al Vostro figliuolo, nei locali scolastici anticamente nominati Presidenza. 
Eventuali lagnanze sullo stile della presente nota sono da ascriversi al profondo senso di noia commisto a tristezza che la sottoscritta ricava dagli espedienti fallimentari proposti con imbarazzante frequenza dalla vostra progenie. 

Me la ricordo bene la vicenda. Neanche a dirlo, i genitori non hanno capito alcunché e si sono lamentati che la nota era troppo lunga. Alla fine ho concluso che “nota troppo lunga” stava per “non abbiamo capito cosa ha scritto ma non vogliamo fare la figura di quelli che non capiscono, quindi lasciamo stare la sostanza e lamentiamoci della forma”. Anche la vice preside si è lamentata della nota, perché non l’aveva letta prima e non riusciva a stare seria.
Secondo un mio personale e molto parziale sondaggio, i genitori che apprezzavano il mio stile avevano figli che non prendevano le note. Domanda e offerta non si incontravano, la mia storia eterna con la scuola.

Pensieri spettinati. Trabaccolo, antica imbarcazione a Cesenatico

Piani all’aria e procrastinazione

Perché mi è venuta in mente la nota sopra? Non ne ho idea, anzi sì ma ve lo racconto dopo. 

Il mio programma per questo sabato era: una colazione lenta e silenziosa con letture piacevoli seguita da sanificazione della casa. Credetemi, dopo le ultime settimane di lavoro e vita sociale fuori casa… parliamo proprio di sanificazione, non di normali pulizie! Poi la mia agenda del sabato prevedeva di preparare i ravioli per una serie di pranzi con amici e per Natale, approfittando del fatto che la mia metà sarebbe stata via per tutta la giornata (in modo da non interrompermi quelle ottanta volte all’ora e convincermi infine a uscire invece di fare i ravioli). Avrei poi pranzato con una porzione di ravioli di prova (tutte le scuse son buone), seguita da passeggiata per sedare i sensi di colpa per il piatto di ravioli. Non mancava all’elenco il potare la jungla di piante che attende da settimane, montare la nuova serretta per quelle che soffrono il freddo e farmi un bel bagno con sali, musica, candele & c. Poi scrivere un post per Erbaviola. 

Risultato. Siamo a sabato. Sono le 11.00. Ho seguito tre lezioni di una masterclass che ho comprato alle 7.30 mentre bevevo il secondo té bancha, dicendomi “me la regalo, me la merito, mi serve anche per il lavoro, tanto nelle feste devo stare a casa” e adesso sto scrivendo sul blog. La mia gestione del tempo libero è largamente migliorabile, sì. Non sto a dirvi i processi mentali per cui sono scivolata dai ravioli di Natale all’aggiornamento del blog, tanto non me li ricordo, ma spero di farvi felici con l’aggiornamento del blog, almeno. 

Forse – questa è una pietosissima bugia che voglio dirmi, lasciatemi fare – sono così tanto organizzata nel lavoro durante la settimana, che quando arriva il sabato si scatena il caos. I pensieri spettinati e sparpagliati abbondano appena mi distraggo dalla questione organizzazione perché ne affronto già troppa sul lavoro. Applauso per la scusa. 

Spoiler: la ragione c’è ed è scientifica, seguimi fino in fondo. 

Pensieri spettinati: timoniere di lancia nel porto canale di Cesenatico, presepe di natale 2021

Le partenze difficili

Quando si decide di vivere in coppia, bisogna rassegnarsi alla diversità. In ogni coppia c’è quello più casinista che però pretende (declama) di essere il più organizzato e pignolo. E quella pignola che invece passa per casinista. Parlo al maschile perché è la mia esperienza personale, non quella universale. Nella mia coppia, lui è così. Mi direte “tutti gli uomini sono così”. No. Frequento due coppie di amici maschi e anche lì solo un maschio su due pensa di essere organizzato ma è caotico. Nelle coppie tutte femminili, ce n’è sempre una così. Quindi lasciate perdere, non è una questione gender, è il grande ordine universale. Uno o una per coppia, almeno. Se ti metti in coppia con una statua di sale, succederà lo stesso, o tu o la statua di sale. La monogamia crea squilibri in molte occasioni.

Sabato. Lui deve passare il sabato a Firenze a una fiera di robot, me l’avrà detto tipo cinquecento volte in due giorni. Io già il mese scorso me l’ero messo in agenda, appena me l’ha detto. Facile, pulito, indolore. Ma niente, me lo ripete per tutto il mese e aumenta la frequenza in prossimità. Il venerdì sera, a cena, mi dice che non sa quando parte e neanche se parte, perché non hanno ancora fatto i biglietti e forse il suo amico non deve più fare la conferenza. Alzo il sopracciglio ma non dico niente. Per me non sapere se il giorno dopo devo o non devo essere in una città a parlare in pubblico è follia pura. Mi dice che gli organizzatori sono un po’ così, vip del settore. Le sopracciglia inarcate diventano due. Io li avrei già mandati, penso. Ma mi astengo. Alla cena seguono quei duecento messaggi con l’amico, gli organizzatori spariti, Trenitalia intasata, finché voilà, tutto si mette a posto e partiranno. Bene, il mio sabato di relax è confermato, penso, ma non lo dico a voce alta. 

Arriva la mattina del sabato, cioè stamattina, con partenza alle 6.00, io ho annunciato già da ieri che avrei dormito almeno fino alle 7.30. Per me che mi alzo tra le 4.00 e le 5.00, le 7.30 sono lusso, vacanza e paese dei balocchi. 
Ma alle 4.30 mi sveglia perché è sveglio, quindi non riesce a stare fermo, ma vuole stare al caldo ancora un po’, ci tiene anche a comunicarmelo e resta nel letto a muoversi come la Palla Pazza che Strumpallazza.
Io vorrei arrostirlo sulla graticola di San Lorenzo. Se dobbiamo andare via insieme, magari per qualcosa che interessa me, devo usare le trombe da stadio per svegliarlo e un bobcat per tirarlo giù dal letto. Inoltre adesso sono piombata nella fase del risveglio in cui sono simpaticissima. La Furia Regina delle Erinni, Imperatrice dei Grinch. Mi rassegno all’essere già sveglia e valuto se alzarmi in silenzio per andare a farmi un té al piano di sotto. Vorrei dar fuoco al mondo ma mi astengo perché manderebbe all’aria il mio programma per il sabato. Mentre cerco di uscire dal letto in silenzio, mi raggiunge la sua voce con la domanda passivo-aggressiva tipica di questi elementi della coppia: “Ti ho svegliato io? Veramente? Mi spiace!”. 
Ma no, cosa dici caro… mi ha svegliato quel mattacchione di Peter Pan entrando dalla finestra con Harry Potter, non li vedi? Sono questi due qui che sto arrostendo sulla graticola. Ma non lo dico, mugugno e sguardo torvo. Ti girerei sulla graticola come un peperone arrostito a Napoli a ferragosto, ma cercherò di essere gentile avvertendoti che sono in quella fase e non mi si può parlare.
Torno a letto, mi riaddormento. Ma solo per poco perché il principe degli organizzati alle 6.00 deve accendere tutte le luci: non trova i vestiti. Un altro grande classico dell’organizzato. Un mese. Un mese che mi dice che deve andare e … niente, inutile discutere e rovinarsi la giornata, meglio suggerire dove sono quei vestiti (nell’armadio, scoop!) e rimettersi a dormire.  Mi riaddormento cinque minuti ma vengo interrotta dal whatsapp a tutto volume del suo amico che alle 5.30 del mattino del sabato, con fuori meno tre gradi, sta per partire oppure lo aspetta, non si capisce. Mi imbozzolo sotto il piumone e li immagino sulla graticola per consolarmi dell’ennesimo risveglio. 

Finalmente è pronto per partire, solo quattro risvegli e dopo avermi chiesto altre trentadue cose che mi ha già chiesto giorni fa. Da quelli che si credono molto organizzati c’è da aspettarselo, fanno sempre così. Finalmente chiude la porta, rinuncio a dormire ancora e vado a farmi un té, cerco di prenderla serenamente: il mio sabato di relax comincia ben due ore prima, avrò due ore in più per fare altro che mi piace, cerco di vendermela con il fiocco sopra, sono tutta sorridente mentre risalgo le scale. E qui faccio l’errore. Alzo una tapparella e lo vedo fuori che armeggia con il ghiaccio sul parabrezza dell’auto, mentre parla al telefono. Mi viene l’angoscia che svegli tutto il vicinato, corro in soccorso allo sbrinamento parabrezza per farlo partire subito. Amore, eccoti la mia palettina per il ghiaccio (che la tua ovviamente l’avrai messa in qualche posto intelligente e organizzato che la risputerà fuori tra due anni). Fa niente, basta che parta e la smetta di svegliare tutti. Il raschietto non funziona, allora ricorro alla soluzione drastica e veloce da ex montanari: torno fuori con il bollitore dell’acqua, gli dico di versarla su tutto il parabrezza per sghiacciarlo. Lui lo prende con una mano sola, perché è di nuovo al telefono con l’altro master dell’organizzazione. Intanto che scioglie il ghiaccio sul parabrezza, si volta a riferirmi cose incomprensibili e per me totalmente inutili tipo “Il panel è stato spostato alle cinque”. Ah. Interessante. Sono in pigiama ferma sulla porta di casa, a meno tre gradi, con un bollitore in mano e un raschietto rotto nell’altra, prego che non passi nessuno sulla strada. Mi può interessare l’orario un panel sui robot a duecento chilometri?
Intanto lui si è deciso a usare entrambe le mani, armeggia, il giaccio se ne va e parte. Ma io so già come sarà la giornata. Trecento messaggi whatsapp su panel spostati di cui non so niente. That’s amore. Con quelli super organizzati e pignoli è così. 

presepe di barche Cesenatico 2021

Il sonno interrotto e la procrastinazione

E se tutto il caos del risveglio avesse portato alla procrastinazione della giornata? Potrebbe essere.

Il fatto che sia necessario dormire bene è una questione nota a tutti. Pochi sanno però che il risveglio è una questione cruciale che incide su tutta la giornata. Per esempio, è stato appurato che il sonno ha dei cicli che durano dai 90 ai 110 minuti l’uno. Al termine del ciclo, l’organismo si prepara già al risveglio, spontaneamente. Quando suona la sveglia o nel caso di abitudine consolidata a quell’ora di risveglio, l’organismo si attiva completamente. Uno dei motivi, infatti, per cui a qualcuno capita di svegliarsi sempre prima della sveglia è che il suo organismo si prepara al risveglio secondo l’ultimo ciclo più vicino alla sveglia. 
Facciamo un esempio pratico. Sto andando a letto alle 23. Calcolo 5 cicli da 90 minuti, quindi dovrò svegliarmi o puntare la sveglia alle 7.30. Se punto la sveglia alle 7.00 o alle 8.00, mi alzerò stanca e con molto più intorpidimento perché alle 7.00 il ciclo non si sarà ancora interrotto e alle 8.00 ne sarà partito un altro che, trovandosi all’inizio della fase più profonda, causerà una notevole stanchezza per tutta la mattinata. 

Cosa c’entra però tutto questo con la procrastinazione e il caos del mio sabato? Molti di voi ci saranno già arrivati. La sveglia indesiderata e fuori ciclo mi ha creato un risveglio stanco, indesiderato, pieno di pensieri spettinati e sparpagliati che avrebbe già avuto un bel peso sulla giornata. Qui si è aggiunto un altro errore: riaddormentarsi. Nel mio caso non era propriamente un errore di calcolo, in quanto pensavo di addormentarmi per un altro ciclo di 90 minuti e risvegliarmi fresca e riposata. Non avevo calcolato che sarei stata risvegliata più volte. 

Quando ci si sveglia e si è stanchi, la prima mossa spontanea è ritardare la sveglia per dormire ancora un po’, vero? I famosi “ancora cinque minuti, ti prego!”. Quello è proprio il principio del disastro maggiore. Riaddormentandoci, costringiamo il cervello ad avviare un ciclo di sonno aggiuntivo che dovrebbe durare almeno 90 minuti e che invece interrompiamo dopo poco. A quel punto però la regione corticale del cervello è in pausa, assopita. Proprio quella regione che si occupa di decisioni, attenzione, concentrazione, organizzazione, autocontrollo. Ci vogliono almeno cinque ore per smaltire il danno di un risveglio malgestito, cinque ore in cui le facoltà cognitive sono al minimo e in cui qualcuno magari si illude di risvegliarle con caffé e beveroni vari. Ma l’attenzione “chimica” è solo una sollecitazione del sistema nervoso, non è un risveglio di quelle facoltà assopite che ci servirebbero. 

Questo spiega anche perché alcuni dormono otto ore – una delle indicazioni di massa più sciocche dopo la “dieta mediterranea” – e si svegliano stanchi. Facendo i conti su 90 minuti, il ciclo che va bene per tutti, questi si stanno svegliando dopo mezz’ora nel nuovo ciclo. Potrebbe essere che qualcuno abbia dei cicli di sonno più lunghi ma ci vuole poco per appurarlo: si fa una settimana a multipli di 90, poi se c’è ancora un risveglio difficoltoso passa ai multipli di 100 per una settimana e così via. Va detto però che dagli studi fatti finora, sono rarissimi i casi di cicli di sonno tra 100 e 110 minuti, la gran parte della popolazione mondiale rientra nei cicli di sonno da 90 minuti. 

Cosa avrei dovuto fare io per non giocarmi le facoltà organizzative e di autocontrollo per tutta la mattinata? Alzarmi quando sono stata svegliata e non tornare a letto. Anche se ero stata interrotta, la confusione maggiore è stata portata dal continuo riaddormentarmi e risvegliarmi, generando confusione su confusione, un annebbiamento completo. Quest’ultima parte sul sonno, infatti, l’ho scritta oggi, lunedì, con la mente limpida e una pausa tra un lavoro e l’altro. E sei cicli di sonno regolare. 

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Foto credit: Erbaviola, 2021. Presepe sulle barche a Cesenatico, lungo il Porto Canale, opera del Museo della Marineria e di artisti locali. 

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10 Commenti

Vale Dicembre 21, 2021 - 12:24 am

Bella, bentornata! 😍
In effetti mi sei mancata. E sai che ti dico, che nei libri sul sonno che ho letto questa cosa non c’era. Cioè, c’erano i cicli e tutto il pacchetto, ma non la cosa di completarne senza iniziarne di nuovi che verranno interrotti. 🤔 O forse c’era e mi è sfuggito, comunque oh! Grazie della dritta.

Non so chi tra me e Borri sua il più caotico… Devo dire che io al caos sono abituata, a casa dei miei la normalità è che pare sia scoppiata una bomba. 😅 E non ricordo mai niente perché dimentico pure di segnarmi le cose che dovrei ricordare (detta così sembra un miracolo che io sia ancora viva). Ma certe volte Ale fa cose che mi lasciano basita, voglio dire, certe volte anche di lui mi chiedo come sia arrivato alla sua età incolume. 🙄

Reply
Grazia Dicembre 21, 2021 - 10:14 am

Grazie Vale! Che bello rientrare con questo saluto!
Sì, questa questione del sonno mi é capitato di leggerla molti anni fa in uno studio pubblicato da Science e da allora l’ho sempre applicata con vantaggio… salvo i casi di forza maggiore in cui vengo svegliata contro la mia volontà. Prova, vedrai che noti il miglioramento già in un paio di giorni.
In quanto al Borri… sono già impegnata a gongolare per essermi tenuta in vita fino ad oggi! Non so dare spiegazioni sugli altri… Un abbraccio!

Reply
Rosanna Dicembre 21, 2021 - 11:15 am

Bentornata Grazia! 🌸

Reply
Grazia Dicembre 22, 2021 - 7:47 pm

Grazie Rosanna! Ti abbraccio!

Reply
Michèle Dicembre 21, 2021 - 11:41 am

Cara Grazia, sì proprio cara perché le tue e-mail sono un raggio di sole in queste nostre vite complicate, affannate e piene di dubbi.
Finalmente sono in pensione … dopo tanti anni di pendolarismo e, tantissimi chilometri macinati ogni giorno, tantissimo lavoro, dopo il primo mese, in cui non mi capacitavo di essere libera da orari e scadenze, mi sentivo ubriaca sì ma di libertà adesso posso mettermi tranquilla al computer a scriverti!!
Come larga parte di noi lettori ho fatto miei i tuoi tanti insegnamenti, dritte e consigli tant’è che alcune colleghe ( perché in ufficio ti ho mooooolto pubblicizzata! ) mi hanno chiesto di aprire un blog ma ce ne sono già così tanti; la loro espressione più frequente era: ma quante ne sai!… Io di rimando puntualizzavo che non era farina del mio sacco leggevo solo qui e là, di straforo e agevolata dal fatto di vivere sola e non avere impegni di accudimento nei confronti di bambini o adolescenti come loro; un impegno molto grande che avevo assolto con grande dedizione molto prima di loro addirittura annullandomi. A proposito di uomini ti voglio raccontare questo episodio che magari può servire a qualche mamma lavoratrice che vuol fare la superwonderwomen come me ( adesso la racconto con ironia e un mezzo sorriso ) ma che può aiutare a far capire ad alcune donne che devono avere molta più autostima ( concetto da me molto predicato ) .
Durante i miei numerosi traslochi mi sono sempre portata dietro dei libri in lingua francese di mia sorella maggiore; erano favole di uno scrittore greco molto carine che a volte leggevo ai miei bambini la sera, tanto per ampliare l’offerta delle solite favole, traducendogliele ovviamente all’istante per cui durante il puerperio dell’ultimo figlio mi venne l’idea di mettere in pratica un sogno che avevo nel cassetto da tanti anni e cioè pubblicare un libro con la traduzione di queste favolette addirittura presi contatti con un editore! All’epoca esisteva un solo computer per tutta la famiglia perciò creai una cartella nella quale inserivo le varie traduzioni ma che un giorno sparì… Era successo che, convinti che era impossibile che io, neo mamma, lavoratrice, pure perfettina in casa tra igiene, tirare sfoglie più altri manicaretti e accudimenti vari, potessi aspirare a scrivere qualcosa sul computer di casa che avevano riformattato e avevano cancellato tutto il mio lavoro che, culpa – mea culpa – mea grandissima culpa volevo che fosse una bella sorpresa per i miei.
Cara Grazia quindi un … grazie molto grande e complimenti per le foto sempre meravigliose e a proposito mi potresti suggerire un testo per imparare la fotografia? te ne sarei grata, soprattutto un grande ringraziamento per i mandala perché li ho fotocopiati man mano che li pubblicavi regalandoli a un collega con tre figli chiusi in casa durante il primo lockdown. Un abbraccio grande nell’attesa di altre e-mail. Michèle

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Grazia Dicembre 22, 2021 - 8:01 pm

Cara Michèle, che bella la tua analisi! Sì, credo proprio che per molte donne vada così. Un po’ loro sono restie a dare importanza ai propri progetti. Di conseguenza, anche gli altri gli attribuiscono poca o nulla importanza e tendono a cancellarli… anche materialmente, come nel tuo caso! Adesso spero che il ritrovato tempo ti porti anche lo spazio per dedicarti a quello che ti piace e la serenità per comunicare a chi ti sta vicino che è importante e non va cancellato, soprattutto metaforicamente!
Grazie per l’apprezzamento per le foto! Certo per il libro, te lo suggerisco volentieri ma non capisco se vuoi imparare la tecnica del mezzo o il fotografare in sé. Se è la prima, io partirei dal libretto della macchina fotografica, è sempre la cosa migliore. Conoscere a fondo la propria macchina è la partenza. La seconda è usarla per scattare di continuo (e cancellare moltissime foto, ma abbiamo il vantaggio di essere nell’era del digitale).
Un libro completo e che ho trovato anche molto chiaro sulla fotografia digitale, che va benissimo per chi comincia, è il “Manuale completo di fotografia” del National Geographic, qui: https://amzn.to/3qmUQk1 Parla della tecnica ma senza estenuanti capitoli su cavilli tecnici, dando contemporaneamente dei suggerimenti sulle inquadrature, i colori. Spero ti sia utile, fammi sapere!

Reply
Francesca Dicembre 22, 2021 - 3:24 pm

ah ma questa cosa del sonno è una rivelazione! Mai sentita prima.

AH ci provo assolutamente, caspiterina quante cose sai

Grazie come sempre <3

Reply
GRAZIA CACCIOLA Dicembre 22, 2021 - 8:02 pm

Bene, sono contenta che sia utile! Sì, prova, fai provare anche i bimbi e vedrai che risultati! Un abbraccio cara.

Reply
Cristina Gennaio 4, 2022 - 8:14 am

Ciao! Ho appena finito di leggere i tuoi “pensieri spettinati e sparpagliati”! Non sapevo se commentare qui, su IG o su facebook, ti seguo da tantissimo tempo (promiseland dovrebbe farti riecheggiare ricordi di vite passate), adoro il tuo approccio alla scrittura, amo leggere quello che scrivi tutto d’un fiato, come si fa’ con i messaggi di un’amica che non senti da tanto. Rido perlopiù sempre, le cose che scrivi mi mettono di umore ridanciano. Grazie a te, anche stavolta, potrò andare al lavoro garrula e trotterellare. Ti auguro cose belle. Cristina ☺️

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Grazia Gennaio 9, 2022 - 8:20 pm

Ciao cara Cristina, certo che mi ricordo! I commenti qui mi fanno sempre molto piacere… IG, FB e gli altri vanno e vengono come è stato per i forum dieci e più anni fa. Il mio sito è sempre qui, la vedo come un’oasi tranquilla in cui chiacchierare in pace e serenità, con due risate quando è il caso.
Ti immagino sempre garrula e trotterellante. Un abbraccio di cuore!

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