No autoproduzione: le dieci cose che mi rifiuto di fare

da GRAZIA CACCIOLA
melagrane

Impazzano le mode anche nell’autoproduzione, con l’effetto di far dire “no autoproduzione” a chi si avvicina a questa eco-filosofia di vita.

Anche nell’autoproduzione nascono nuovi guru, si estremizzano i vecchi e, nella foga di essere più estremi e più originali degli altri (non più sostenibili!) vanno a ricercare quello che ancora non ha autoprodotto nessuno, l’autoproduzione delle autoproduzioni, quello per cui diventare virali. Sì, perché poi il fine è questo: diventare virali, nella speranza di pubblicare un libro, andare in tv, diventare qualcuno partendo dagli scarti della cucina.
Falliscono perché è l’intento sbagliato, persino nel mondo della comunicazione funziona così. Meglio sarebbe se facessero qualcosa che li appassiona davvero, lì sarebbero bravissimi e darebbero molto al mondo. Questo sistema, però, ha fatto nascere alcune brutture su cui rido amabilmente o sgrano gli occhi stupita, anche quest’ultima mi piace molto perché ormai venir stupiti è raro.

Ogni tanto mi capita anche di incontrare qualche lettore convinto che io autoproduca tutto e viva d’aria. Una volta che scopre che non è così, ci resta malissimo, mi cancella dalla sua vita e si ritiene in diritto, in quanto tradito nei suoi sogni, di non autoprodurre più alcunché. A costoro vorrei svelare un segreto millenario: vivono in cerca della falla nel sistema per giustificarsi nel non fare qualcosa. Il che è un grande problema esistenziale, per fortuna solo per la loro esistenza.

Da par mio, fin dall’inizio ho sempre detto che è impossibile autoprodurre tutto, che non vale la pena di tornare a una vita rudimentale facendo tutto da sé a mano e che non è questo l’intento del pensiero della Décroissance (non uso il francese per darmi un tono ma proprio perché il movimento francese è profondamente diverso da quello spignattamento senza costrutto che è il movimento italiano, peraltro con note di maschilismo così becero che le noterebbe anche Beppe Grillo).
Dal mio punto di vista, mettere da parte l’evoluzione e la civiltà nelle loro accezioni migliori è sbagliato. L’esempio che faccio sempre è quello della lavatrice. Le lavandaie facevano una vita infame, sviluppavano l’artrite a trent’anni e morivano in media ancora giovani. Lavare i panni a mano non sarà mai per nessuno un lavoro riposante e una meditazione attiva. Forse una volta in cui lavi con cura il tuo maglione preferito. Ma non quando devi lavare a mano tutta la biancheria della famiglia, lenzuola comprese. Io ammiro chi lo faceva, ci si spacca le braccia e le mani. L’unica volta che mi sono trovata nella necessità di lavare i panni a mano e non poter uscire di casa a causa di una nevicata eccezionale, ho optato per usare tutte le lenzuola che avevo, comprese quelle della dote ricamate a mano che si rovinano già mentre le dispieghi. All’arrivo della nuova lavatrice, ho lavato tutto. 

Tra queste mode recenti, ce ne sono dieci che sicuramente non mi riguarderanno mai come scelta. Potrebbero riguardarmi forse se venissi catapultata in un paese del terzo mondo e costretta a sopravvivere. Sono le mie scelte personali di non-autoproduzione, mi piacerebbe poi sentire le vostre!

1. L’autoproduzione della carta igienica

Ebbene sì, una delle ultime mode è l’autoproduzione della carta igienica. Badate bene, non stiamo parlando di qualcosa di sostitutivo come le pagine del giornale dei film neorealisti italiani. Non parlo nemmeno della foglia d’albero del provetto escursionista immerso nel folto della vegetazione. Parlo proprio di gente a casa propria che viene colta da questa idea geniale di utilizzare dei pezzi di stoffa riciclata che poi verrà rilavata invece di essere buttata.
Se vi sembra già orrido, pensate a un cesto della biancheria con cotali depositi, magari insieme alle tovaglie e tovaglioli, già che ci siamo. 
Avrei una soluzione alternativa. In una casa che ho condiviso a Londra, da studentessa, c’era questo cartello sopra il rotolo: “If you need more than 5, you need a shower” (se hai bisogno più di cinque strappi, hai bisogno di una doccia). Il concetto mi trova assolutamente d’accordo. Siamo in Italia, c’è questa meravigliosa cosa che si chiama bidet, usiamola! In assenza, una doccia è ecologicamente migliore. Primo, si consuma meno acqua che a fare una lavatrice di panni di letame. Secondo, i batteri fecali sono tra i peggiori.

Non torniamo indietro, siamo già in un paese con delle precarietà nel settore. In Italia, per esempio, non è ancora passato il concetto molto importante che prima di tirare lo sciacquone bisogna chiudere la tavoletta del wc. Il motivo è che l’acqua dello sciacquone produce delle micro-gocce con cariche batteriche che vanno in giro, per esempio sugli spazzolini da denti. Il costo ecologico degli antibiotici è molto peggiore di quello della produzione di carta igienica, magari con carta riciclata.

Tra la carta e l’acqua: l’acqua è meglio, meglio lavarsi. Ora non voglio dilungarmi sull’argomento del tipo di tazza e di accessori, non avrei mai pensato di dover affrontare l’argomento escatologico sul mio sito, però necessitava. Semmai date un’occhiata ai Giapponesi con le loro tazze tecnologiche per il lavaggio e asciugatura. Non certo agli indiani, osannati da questi “autoproduttori” di stracci per popò, che son lì con la brocca dell’acqua e il panno di cotone a contorcersi e coltivarsi poi quelle cinquemila malattie endemiche in India, tipo l’escherichia coli. Bravissimi per lo yoga e la cucina che adoro, ma privilegerei l’igiene nipponica o quella italiana, almeno in questo settore.  

2. L’autoproduzione in cui bisogna unire il bicarbonato all’aceto

Lo ripeto da quanto? Vent’anni? A meno che non dobbiamo sturare il lavello ingorgato, bicarbonato e aceto non vanno usati insieme. Pena l’inefficacia del composto. E se vi pare che aceto più bicarbonato puliscano bene, allora era già pulito e potevate usare con più efficacia il solo bicarbonato.
Non siete convinti? Rispolverate il libro di chimica del liceo o chiedete a un chimico. Bicarbonato e acido acetico insieme fanno acqua salata con una leggera carbonazione iniziale che poi scompare subito, quel frizzino che piace tanto a chi mischia aceto e bicarbonato. La carbonazione è utile per sgorgare, per nient’altro. A meno che abbiate qualcosa che va pulito con acqua salata gassata al momento, allora unite pure bicarbonato e aceto, è la vostra formula ideale. 
Per tutti noi normali, o si usa il bicarbonato o si usa l’aceto. Personalmente ne faccio usi diversi e l’aceto lo autoproduco da kombucha.

3. L’autoproduzione del dentifricio con il bicarbonato

Anche qui ben due motivi validi per non farlo. Il primo è che il retrogusto o il gusto principale sarà sempre di pesce marcio in un cassonetto d’agosto. Il gusto tipico del bicarbonato più acqua, insomma. Potete mettere tutti gli oli essenziali del pianeta e saprà sempre di balena in decomposizione. 
Il secondo motivo è importante: spazzolare i denti con il bicarbonato rovina lo smalto. Non lo dico io ma tutti i dentisti, anche quelli indiani che cavano i denti per strada. Non spazzolate i denti con il bicarbonato! 
No, nemmeno con bicarbonato e limone, guarda la mia espressione esasperata oltre lo schermo. Cos’è il limone? Acido citrico. Ritorna al punto 2 e sostituisci acido citrico con aceto, vale la stessa cosa. Acido più base si annullano a vicenda. 

4. L’autoproduzione in cucina riutilizzando gli scarti dell’estrattore

Ci ho provato più volte. Aveva ingolosito anche noi la possibilità di dividere il succo dalla fibra e riutilizzare la fibra in fantastici dolcetti e polpette gustose. Con i dolcetti è andata così. Ho preso gli scarti dell’estrattore, ho messo datteri, cacao e cocco, frullato tutto insieme e fatto le palline, poi le ho passate nella granola di cocco. Ho contribuito all’inquinamento di mari e cieli per far arrivare questi alimenti in Italia, ma vuoi mettere il guadagno di riutilizzare gli scarti di due gambi di sedano, un’arancia e una carota? Inestimabili! Una volta serviti i deliziosi dolcetti, la mia metà ha strabuzzato gli occhi ed esclamato con la bocca impastata: “Ma che caffo fono??? Polpette di pellecchie?!” poi non so il seguito perché è andato in bagno.
Il secondo tentativo l’ho fatto con sole verdure, i dolci era chiaro che non riuscivano e bisognava comunque disboscare l’Amazzonia per farli. Ho quindi preso lo scarto di un estratto di carote, sedano e spinaci per fare le gustose polpette indicate dalla ricetta della famosa foodblogger, osannate da tutto il suo seguito a suon di gridolini estatici in digitale. Insaporite, cosparse di semi di sesamo e papavero, cotte in forno ed eccole pronte per il verdetto. Non avevo avvisato la mia metà dell’esperimento perché preferisco che non ci sia l’effetto palliativo, magari che si convinca che è buono solo per cortesia e pietà.
All’assaggio, si è prodotto in esclamazioni di giubilio poco comprensibili perché aveva la bocca piena e si rifiutava di inghiottire, ma una volta tornato dal bagno mi ha chiesto se avevo cucinato il sacchetto dell’umido e mi ha apertamente minacciata con “se vai avanti a cucinare la spazzatura ti porto dal neurologo!”. E niente, gli scarti dell’estrattore li metto nel compost in giardino oppure mi faccio un frullato che è molto meglio. Che senso ha, poi, togliere la fibra per mangiarla da un’altra parte?
[Postilla dopo le chiacchiere nei commenti: ho un estrattore che estrae tutto e lascia la fibra assolutamente asciutta, potrebbe sembrare essiccata, il Green Star GS 2000. Il problema quindi è solo mio e di chi utilizza questi masticatori che estraggono proprio tutto]

5. Autoproduzione di mobili con i pallet

Sarò lapidaria perché è solo questione di gusti, voi fateli pure. I vostri sono bellissimi. Ma. Io poniamo che vado in un locale Eco-bio-vegan-sciamanico-chic e mi devo sedere sui pallet cuscinati perché non hanno comprato l’arredo per l’esterno. Allora passo la serata a riempirmi le gambe di schegge e sto comoda come sul pavimento. Signori, a questo punto voglio pagare con le banconote del Monopoli. Divano finto e pagamento finto, mi pare equo. 
A casa mia non li userò mai perché sono fatti con un legno pessimo, di scarto, non piallato e quindi pieno di schegge, non stagionato e quindi orrendo una volta pitturato. In giardino o nell’orto men che meno perché è un legno che marcisce subito a contatto con l’umidità del terriccio. 
Ma se uno ha bisogno? Ci sono soluzioni alternative. In diversi traslochi ho dovuto cambiare la struttura del letto. Intanto che arrivava la nuova ho steso a terra un tappeto e ci ho appoggiato le reti a doghe, su quelle ho messo il materasso. Però, ripeto, questa è una questione personale mia, l’articolo è sulle autoproduzioni che non farò mai io, non tu!
La questione dei locali chic con i pallet però la volevo dire perché non se ne può più. 

6. Lo zero-waste e nowaste estremo – tovaglioli e posate

Non starò a citarvi la guru americana dello zero waste che poi va in giro per il mondo a parlare di zero waste usando l’aereo. Non usa la forchetta compostabile perché è usa-e-getta, ma venti voli aerei sì. Il senso è solo quello di costruire un personaggio su una nuova moda, non di diffondere consapevolezza. Ma a quanto pare ha avuto successo tra gli estremisti, i quali adesso pretendono di utilizzare il loro tovagliolo e posate anche al ristorante. Anche qui il problema è duplice.

Primo problema sono i regolamenti di igiene pubblica in Italia, che per quanto disattesi da alcuni ci sono e ci rendono uno dei paesi con i locali più puliti. Tirare fuori il proprio tovagliolo e posate può mettere in crisi il ristoratore perché, se entrasse in quel momento un controllo, dovrebbe spiegare la presenza di stoviglie non del ristorante e quindi non igienizzate con i criteri richiesti. Secondo, è un sistema molto stupido che serve solo ad attirare l’attenzione su di sé e a diffondere l’antipatia per l’ecologia al resto dei presenti.

In Italia è raro che le posate siano usa e getta e i tovaglioli di carta, direi che in quel raro caso si può fare un’eccezione e al limite chiedere al gestore se sono compostabili (spesso lo sono e per quanto riguarda il piadinaro sulla statale… potete sempre scegliere di non fermarvi da chi non usa stoviglie compostabili). A me è capitato raramente di trovare posate usa-e-getta, di solito trovo stoviglie lavabili, così come tovaglioli e bottiglie di vetro. La bottiglia di plastica di solito è una questione del piadinaro sopra e si può anche passare oltre. Io per esempio in estate vado in tre piadinerie che fanno anche vegan e tutti sono d’accordo sulla borraccia personale invece di comprare la bottiglietta di plastica. Loro però devono vendere quella, non si può mettere in un chiosco anche il depuratore per servire acqua sfusa: è un’asporto, te la puoi portare tu in borraccia. 
Con un po’ di elasticità e gentilezza, si convertono in molti a pratiche più ecosostenibili. Mettendoli invece in crisi con la recitazione da prima donna che tira fuori le sue posate e tovagliolo pretendendo di usarle, si fanno compiere solo dei passi indietro a chi magari stava cercando di cambiare qualcosa. E certo, sì, si ottengono quei cinque minuti di attenzione che appagano l’ego, più un post su Facebook per lisciarselo meglio, in cui si spiega alle amiche autoproduttrici di carta igienica che cattivone è stato il ristoratore che non voleva farmi usare le mie posate. #maperpiacere

7. La pacciamatura con i giornali vecchi

Si chiama in vari modi, tra cui “lasagna gardening“. All’inizio sembra funzionare, perché i nuovi strati di terriccio non sono invasi dalle infestanti, il terriccio è soffice perché appena messo. Alla seconda stagione, crescerà poco e male perché la carta di giornale o il cartone ci mette dieci anni per decomporsi e nel frattempo ostacola tutto il lavoro dei batteri aerobi e anaerobi che rendono fertile il terreno. In molti casi evita il drenaggio ottimale dell’acqua piovana, questa stagna e iniziano a formarsi delle muffe e dei funghi che alla lunga renderanno l’aiuola o l’orto un grosso problema da gestire. Ah, le infestanti ci saranno lo stesso, perché la maggior parte si propaga per semi per via aerea, non dagli infiniti abissi sotterranei del pianeta. 

8. L’autoproduzione di passata di pomodoro e di saponi

A me non piace fare la passata di pomodoro, lo trovo un lavoro sfiancante, noioso, uno di quei  lavori che non mi appaga per nulla, quindi non lo faccio. Ne usiamo così poca che o la compro da produttori bio controllati, oppure la scambio con qualche mia autoproduzione, spesso con le marmellate che invece mi piace molto fare. 
I saponi anche, faccio le candele ma non i saponi. Li ho fatti un paio di volte e non mi entusiasma né il procedimento a freddo né a caldo. Non so perché, ma è un lavoro che non mi appaga e non uso così tanti saponi solidi. Comunque sono fortunata perché a tanti autoproduttori piace fare il sapone, quindi anche in questo caso scambio e baratto con due amiche che sono appassionatissime della materia. 
Bisogna riscoprire anche la socialità: uno che fa tutto da solo, si stanca presto. Se io faccio qualcosa e tu qualcos’altro, nasce un circolo virtuoso e abbiamo anche il tempo di imparare, conoscere e scambiare informazioni, idee. Questa è la vera decrescita. 

9. Cucinare con la lavastoviglie e lavarci anche i panni

Due mode deprecabili per igiene e caos creato. Sul cucinare con la lavastoviglie ci sono addirittura dei libri. In pratica: si mette il cibo in un sacchetto di plastica dell’Ikea, sacchetto che non è stato pensato per metterci alimenti caldi e c’è anche scritto sulla confezione, dopo di che si infila questa genialata in lavastoviglie insieme ai piatti e al detersivo. Secondo gli autori di questa pratica, con il calore del lavaggio si cucineranno i cibi. Io invece non ho nemmeno voglia di fare il conto delle controindicazioni: la plastica da non riscaldare che si riscalda e quindi qualcosa andrà nel cibo, il cibo cotto a soli 50°C  per due ore con il ciclo ecologico o a 70°C per trenta minuti con il super-rapido, chissà che prelibatezza. Il detersivo e lo sporco degli altri piatti che rotea ovunque e, constatatelo da sole, quei sacchetti non sono a tenuta stagna. Che bella minestra!
Ma c’è di più, tra questi novelli chef e gourmet della lavastoviglie, c’è chi suggerisce di infilarci anche i panni, naturalmente con il detersivo della lavastoviglie. Io quindi consiglio di metterci i pile, qugli indumenti che non attirano prorio i pelucchi e non hanno bisogno di essere strizzati dalla centrifuga della lavatrice. Vi avanza spazio tra tazze e bicchieri? Le mutande! E già che ci siamo anche la carta igienica autoprodotta. 

10. L’autoproduzione della bugia colossale: dire che autoproduco tutto. 

Se metà degli italiani vivesse come me, avremmo risolto i problemi di inquinamento. E io non autoproduco tutto, anzi. Compro da artigiani, che vuol dire convertire facilmente il mio lavoro in oggetti belli che mi servono. Ne ho già ampiamente parlato nel libro L’autoproduzione è la vera rivoluzione: chi dice di autoprodurre tutto mente. Sono solo scoop giornalistici e nel libro ho riportato diversi esempi concreti di persone che dicevano di autoprodurre tutto e invece no, sono solo persone in cerca di attenzione per le loro pubblicazioni, corsi e varie. Il che distoglie l’attenzione dalla questione principale: autoprodurre serve per ridurre l’impatto sull’ambiente, non per essere la regina del Faccio-tutto-io.

Ha senso autoprodurre quello che troverei solo confezionato nella plastica. Ha senso autoprodurre se voglio una vita più lenta, appagante e non correre tutto il giorno per lavorare e comprare quello che mi dicono altri che devo avere. In questo senso, ha una logica sia la pasta che mi autoproduco io in casa con le farine locali, sia la pasta che mi vende il produttore artigianale, fatta con farine locali. 
So che con la sincerità non sarò mai seguita da orde di infoiati dell’autoproduzione che hanno la necessità di avere un guru da ammirare e che gli prospetti una vita facilissima senza comprare più nulla. Mi interessa? No. Passino pure la loro giornata a tagliare strisce di stoffa per farsi la loro bomba batterica di carta igienica autoprodotta e a non sapere come funziona l’economia o quanto si può cambiare davvero in questo mondo facendo tutti un po’, invece che uno solo moltissimo.

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42 Commenti

Lara Aprile 25, 2021 - 3:07 pm

Quanta santa ragione hai! Sono anni che con una cara amica davvero attenta alla sostenibilità ne parlo e sempre torniamo a trovare assurdo il mondo dell’eco moda italiana dell’autoproduzione pignattara retrograda e maschilista. Al tuo decalogo personalmente aggiungerei un bel “tutto”, nel senso che a seconda del momento possiamo anche avere bisogno di non autoprodurre un bel fico secco. A me è successo quest’estate: dopo mesi tappati in casa e trascorsi anche a cercare di riempire il tempo con sperimentazioni varie mi sono trovata ad avere un rifiuto totale e il desiderio fortissimo di stare fuori. Ora ne sono felice perché ho fortunatamente trascorso il tempo prima della “seconda ondata” via da casa… e meno male!!! Ah, oltre alla carta igienica di stoffa non dimenticare la carta da cucina di stoffa… no, non gli stracci che tutti noi umani usiamo: proprio dei rotoli di pezze di microfibra con bottoni a pressione e rotolo centrale. Follia pura!!! Grazie come sempre della tua leggerezza!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 25, 2021 - 7:23 pm

Lara hai ragione, bisogna seguire l’istinto e se l’istinto dice di evadere… uscire! Anche io vado a periodi ed è uno dei motivi per cui faccio tante conserve quando ho voglia: perché quando non ne ho, le sfrutto!
La carta-stoffa da cucina l’ho vista e ho pensato che fosse per gente che non pulisce. Primo quell’accidente di bottone di metallo rischia di sbattere e rigare quello che pulisci. Secondo… ma che senso ha? Dov’è la praticità rispetto ai panni singoli in microfibra? Forse la forma mistica a rotolo? Mistero! 😀 Un abbraccio!

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Marta Aprile 25, 2021 - 3:20 pm

Mi hai ricordato un episodio di parecchi anni fa, quando criticai sul mio blog, ormai defunto, la tecnica di cottura in lavastoviglie di una persona che poi pubblicò un libro sull’argomento (non faccio nomi, si trova in 5 secondi con Google 🙂 )
Seguendo il link che avevo pubblicato in accompagnamento, la signora si presentò e mi lasciò un commento maleducatissimo in cui mi diceva che avevo pregiudizi e non avevo capito nulla. Certo. Ricordo che ne parlai con un amico medico specializzato anche in nutrizione, mi disse che usando quel metodo ci si riempie l’organismo di sostanze tossiche rilasciate dalla plastica, che non è fatta per quel tipo di operazione, come anche tu hai ben spiegato.
Ma si sa, c’è gente che davanti al dissenso e alle critiche non sa reagire se non mordendo!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 25, 2021 - 7:32 pm

Marta, mi è caduta la mandibola! Sia per la chiusura del blog (spero per una tua ritrovata leggerezza e non per motivi tristi!) che per la critica. Se è la persona che penso io, di solito è molto carina e gentile, non me la immaginavo così. Lei tra l’altro usa per la maggior parte i barattoli di vetro (ma anche questi non sono a tenuta, sebbene migliori dei sacchetti di plastica). Fa in pratica una vasocottura in lavastoviglie. Sull’efficacia resto perplessa, sarà che io ne ho una eco che non va a più di 70 gradi e perciò molti meno dentro il vaso, sarà che l’idea che il vaso riceva schiaffate di acqua calda sporca mi alletta ben poco… ma questa cottura in lavastoviglie resterà un mio limite con buona pace di tutti 😀 Ti mando un grande abbraccio!

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Marta Aprile 25, 2021 - 9:27 pm

Ma io spero che abbia ragione tu e quel commento sia stata l’eccezione alla regola, magari l’ho beccata in una giornata no, non so, fatto sta che in quella circostanza non fu gentilissima. Il blog chiuse per tanti motivi, in primis non avevo più testa di starci dietro e con il tempo ho ridotto molto il mio uso dei social e la mia presenza in Internet in generale, e quindi anche se ci ho provato, alla fine ho ritenuto fosse meglio non riaprire, non ero più ispirata e non mi piace fare le cose di malavoglia e senza crederci davvero. Un abbraccio a te!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 26, 2021 - 10:30 am

Credo che quel tipo di libro, con la pubblicità martellante di Gribaudo e quindi una grossa cassa di risonanza, abbia attirato parecchie critiche e scarse vendite. Cosa che era inevitabile in Italia, dove queste mode americane si scontrano inevitabilmente con concezioni più evolute di igiene e gusto. Probabile quindi che con così tanta pubblicità e un prodotto così precario, sia stata assalita dalle critiche. Tu l’avevi fatto in buona fede, ma conta che ci sono persone che spendono la loro triste vita ad avvistare errori altrui per saltargli addosso. 🙂 Mi immagino una situazione del genere: una giornata di critiche e la frustrazione. 🙂

Per il sito hai fatto bene, se non era più tra le tue passioni. Un abbraccione!

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Monica Aprile 25, 2021 - 3:48 pm

Ciao Grazia, prova a dare un’altra possibilità al residuo dell’estrattore! Io lo mischio agli ingredienti per fare la “palla matta”; se si tratta di sole verdure la faccio salata, se si tratta di frutta la faccio dolce.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 25, 2021 - 7:42 pm

Ciao Monica, cos’è la “palla matta”? 😀 Mi è venuta in mente “la palla matta che strumpallazza”, un giocattolo che mi hanno sequestrato dopo poco perché la tiravo ovunque rischiando di distruggere persone e cose.
Tornando seri, la differenza di risultato credo che derivi dal tipo di estrattore. Io ho un masticatore, Green Star della Tribest. Il pochissimo residuo che esce è molto asciutto, molto di più che con gli estrattori compresi quelli di fascia alta. Penso che il problema stia lì, è come se usassi la segatura, in pratica. Se vuoi passarmi qualche tuo metodo collaudato, provo volentieri, tra poco arriva la frutta e verdura estive, tornerò per qualche mese agli estratti! Un abbraccione e grazie in anticipo per i suggerimenti!

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Monica Aprile 26, 2021 - 8:15 am

La palla matta è la frolla vegan. 350 gr di farina, 80 gr di olio, 100 gr di acqua/latte/vino, 1 cucchiaino di sale/80 gr di zucchero. Io parto da questa ricetta e poi modifico. Quando devo aggiungerci il residuo dell’estrattore o l’okara del latte di soia/nocciola impasto tutto insieme tranne la parte liquida, che aggiungo in base alla consistenza dell’impasto perché in genere ne occorre meno. Con l’okara la preparo spesso salata, con il residuo dell’estrattore ho fatto una prova con mela e banana con cui ho preparato dei biscotti e sono venuti super buoni. Premetto che non ho l’estrattore, ho fatto un test dai miei genitori. Certo che non puoi passare tutti i giorni ad impastare, però quando capita si può riciclare!! Secondo me si può “infilare” anche nel ciambellone.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 26, 2021 - 10:38 am

Ah la pasta matta! Adesso ho capito, è quella che uso per la torta pasqualina vegan e con una piccola variante per le brioche qui: https://erbaviola.com/2013/03/24/brioche-vegan-veloci-e-casa-dolce-casa.htm
ottime idee, grazie, mi metterò a sperimentare soprattutto con l’okara perché siamo un po’ saturi di polpette e cracker di okara. Per l’estrattore… ho il timore che il mio residuo sia veramente troppo asciutto. Se guardi qui (è già al minuto giusto) vedi la differenza: https://youtu.be/AaZQZncnwEY?t=139
Se tocchi la polpa di un estrattore normale, anche gli Hurom, è bagnata. Con i masticatori come questo è completamente asciutta. 🙂 Però sicuramente per gli altri che hanno estrattori normali sarà fattibile, ottime idee grazie!

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Paola Fabris Aprile 26, 2021 - 2:05 pm

Ciao Grazia,
sempre interessanti e simpatiche le tue riflessioni. Che mi dici dell’auto produzione di creme, latti detergenti, tonici ecc…. Credo che anche in questo caso l’attenzione alle materie prime, all’igiene e alla conservazione dei preparati renda controproducente il fai da te. Grazie

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 27, 2021 - 5:29 pm

Ciao Paola, è vero, le avevo date per scontate. Ne parlerò più avanti allora. In generale io uso prodotti-base come olio di mandorle e oli essenziali, che non hanno bisogno di addizioni. I profumi li faccio io, i saponi li prendo da delle amiche che li fanno in casa. Compro solo alcune cose in bottiglia di vetro, da piccole aziende e produttori sostenibili, proprio perché non tutto il prodotto in casa lo vedo come conservabile sul lungo periodo. Un abbraccio!

Sara Aprile 29, 2021 - 1:11 am

Sono capitata qui, di nuovo, dopo anni e mi sono chiesta come mai io non abbia continuato a leggerti! Ma veramente c’è gente che autoproduce carta igienica e cucina nella lavastoviglie, aiuto. Mi sono ritrovata nelle riflessioni che hai condiviso con intelligenza e ironia. Grazie 🙂

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 30, 2021 - 11:22 am

Grazie a te Sara e… bentornata! Ridere di queste stranezze trovo che sia l’unico modo per affrontarle 🙂 Un abbraccio!

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cri Aprile 25, 2021 - 3:52 pm

1) autoproduzione di carta igienica: non mi esprimo. non voglio esprimermi in alcun modo.
2) bicarbonato e aceto: avevo 5 fisso in chimica ed un anno sono stata pure rimandata ma …. pensa che ci sono arrivata pure io a capire che un elemento acido e una basico si annullano!!!!
3) dentifricio con il bicarbonato anche no. L’altro giorno ho spazzolato un tappeto con un po’ di bicarbonato e adesso in sala c’è un odore di cane bagnato mezzo morto lasciato sulla riva dell’adriatico … un vero piacere!
4) non ho l’estrattore 🙁 ma prima o poi sarà mio!!
5) qua tocchiamo un tasto dolente. Io amo i pallett, li adoro. Nella mia band canina ho un esemplare (femmina)
campionessa mondiale di distruzione divani: me ne ha fatti fuori ben otto. Stufa marcia di comprare divani (anche di seconda mano e/o regalati) e di chiamare l’HERA per far portare via quelli distrutti, alla fine ho piazzato in casa 4 pallett con sopra dei cuscinoni imbottiti che tolgo e chiudo in bagno quando i cani restano soli. Anche in camera mi sono costruita il letto a pallett, però l’ho fatto io comprando 4 pali a sezione quadrata e un po’ di assi di legno (vero e non trattato).
&) posate. per fortuna nei locali dove si mangia cibo vegetale l’attenzione a materiali riciclabili c’è già e gli altri non li frequento!
7) pacciamatura con giornali .. no sto provando a fare un orticello mini ma sta cosa non mi era venuta neanche in mente!
8) passata di pomodori non mi interessa, ma i saponi? I saponi!!!!!! mi sono praticamente costretta da sola a smettere di farli, è un procedimento affascinante, mi piace da morire, ma fino a pochi anni fa avevo la casa che traboccava di saponette in ogni angolo e avevo già regalato a tutti i conoscenti tutto quello che potevo. Però se un giorno rifarò il sapone ti omaggerò del mio gioiello di punta: sapone al latte di avena autoprodotto con liquirizia!
9) la lavastoviglie è di competenza di mia sorella: io francamente non so farla funzionare! dopo anni di pratica e di studi ho imparato a fare lavatrici tasto 2 e gradi 40. Altro non so fare (sono ignobile, lo so).
10) no, non autoproduco tutto, solo quello che mi piace fare. e ti dirò di più: quando vado a fare la spesa alla coop (poche volte ma ogni tanto vado) compro i tramezzini salati (vegani ma pieni di salse, conservanti e chissà che altro), me ne compro due e li mangio, con buona pace dell’autoproduzione, del colesterolo, dei sensi di colpa, ecc. ecc.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 25, 2021 - 7:49 pm

No vabbé Cristina, ma chi sei se non autoproduci la carta igienica? Che persona banale e poco autoproduttiva! XD
Bicarbonato e tappeti: questa di metterlo sui materassi e tappeti va sfatata. Si inumidisce e decuplica i cattivi odori, diffondendoli. Io che ho i gatti, i tappeti li metto in lavatrice o li lavo con la scopa a vapore al minimo, poi li stendo al sole e li spruzzo con una soluzione alcoolica alla lavanda che faccio io. E’ l’unica per averli sempre profumati!
Adesso però non vedo l’ora che ti rimetti a fare i saponi. Baratto garantito!!!
Per il resto: hai ragione. Tanta leggerezza e adeguamento ai propri ritmi. Io lavoro perché al cambio delle plastiche per i sacchetti da ortofrutta ne seguano molti altri. Anzi, ti mando una cosa che ti farà venire ancora più voglia di Romagna: qui il mio fornitore di frutta e verdura me le da nelle cassette e sacchetti, poi me li scala se glieli ridò indietro. Queste sono le vere soluzioni! Un abbraccione!

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cri Aprile 26, 2021 - 8:32 am

Ormai mi hai convinto Grazia: o Romagna o morte (vabbè non così esagerato!!!). Comunque la dritta sul tappeto la provo, prima mi immolavo un’intera giornata sotto il sole con brusca di legno e acqua saponata, ho voluto provare il bicarbonato ma – forse è un’impressione – sento più puzza di prima! preparo una soluzione alla lavanda e ritento.
No, mi spiace sono tristissima e banale ma la carta igienica appunto la uso di carta! un abbraccio!!!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 26, 2021 - 10:42 am

Se riesco pubblico il mio spray per tappeti questa settimana, così ti organizzi!
per l’odore non è un’impressione, il bicarbonato assorbe e amplia gli odori, infatti io lo uso per profumare perché accentua le profumazioni degli oli essenziali… non certo per deodorare poverino. Mettendolo sul tappeto, è come voler decuplicare gli odori che ci sono già 😀

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Alessandro e Chiara Aprile 25, 2021 - 4:12 pm

ROTFL 🤣🤣🤣 quando avremo finito di ridere verremo a commentare in modo più intelligente…per ora grazie! Devi scrivere un libro comico!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 25, 2021 - 7:52 pm

Provvederò! Tanto ormai un genere più o un genere meno… 😀

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Angela Aprile 25, 2021 - 4:22 pm

Ciao, cara Grazia, mi sono davvero divertita molto nel leggere il tuo articolo di oggi. Ebbene, io ti seguo da molto tempo e con sempre rinnovata stima. Ho iniziato a seguirti da quando mi hai incuriosito con la produzione del sapone liquido e altre cose in Geo. Da allora sono cambiate molte cose nella mia vita: i figli sono cresciuti, andati a vivere fuori, io e alcuni di loro siamo diventati vegetariani per qualche anno e poi vegani soddisfatti. Ho cominciato a disfarmi di cose per me inutili/pesanti e ho incominciato di nuovo a lavorare a maglia, avendo anche filati a disposizione. Ecco questa è la mia autoproduzione, di cui sono contenta. Quest’estate ho fatto dei saponi solidi con mia figlia: esperimento ben riuscito e ci siamo divertite un sacco. Li uso solo io, mio marito non li vede neanche in bagno, ma a me piace quella consistenza e quel lieve profumo e ogni volta mi congratulo. Non è più che sufficiente??
Ti mando un caldo abbraccio.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 25, 2021 - 7:58 pm

Cara Angela, non solo è più che sufficiente, ma è meraviglioso! Conta solo a quanto risparmio di risorse nel tuo creare dei capi di abbigliamento, quanto spreco in meno nei saponi che usi tu e nei vostri pasti più sostenibili! E’ una gran cosa! Se facessero tutti questi passi, saremmo tanto più avanti nel cambiamento. Mi prendo tutto l’abbraccio con gioia e te ne mando uno grande! Grazie di aver condiviso questo percorso di famiglia, fa bene al cuore di molti oltre che al mio.

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Vale Aprile 25, 2021 - 6:49 pm

Al momento dell’estrattore sono morta. Ho proprio visualizzato il Cinico che ingurgita quelle cose, grazie, i miei addominali ne avevano proprio bisogno. Cosa non mi autoprodurrei? A parte tutto ciò che è in questa lista (i pallet sono anche carini, ma non li trovo, di contro adesso fanno dei mobili apposta che sembrano pallet. E ovviamente li paghi un fottio) ancora non riesco a provare con la fermentazione. Ho provato a fare lo spumante di fiori di sambuco: mai più. Ma lo sciroppo sì, e viene molto meglio di quello industriale. Mi faccio fare gli abiti da mia madre, e dovrò imparare, quindi da questo punto di vista sì, diciamo che è un’autoproduzione conto terzi. Le confetture le fa sempre mia madre che ha casa in Austria e gli alberi da frutta. Sta via delle pezze da c**o è folle, comunque. Ora avrò paura a incontrare decrescitori conclamati, meno male che c’è la pandemia e non devo stringere la mano a nessuno.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 25, 2021 - 8:05 pm

Valentina, è la stessa cosa che ho pensato io quando ho saputo la prima volta di questa autoproduzione per il bagno! Non sapevo però dei mobili in finti-pallet, questa me l’ero persa. Grazie dell’aggiornamento. La metto insieme alle finte cassette da frutta che costano una follia. Le fermentazioni sono divertenti ma per esperienza… prima devi capire come girano i lieviti e i batteri nell’aria dei tuoi luoghi, com’è il clima, dove sono i posti migliori in cui metterli. Dopo questa fase di produzioni non sempre felici, se tieni in mente i perché dei fallimenti, puoi andare avanti con solo successi. Conta che io ho litigato con il kombucha non so quanti mesi prima di arrivare a una stabilità e ora lo replico di continuo. Un abbraccione!

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Alice Aprile 25, 2021 - 8:45 pm

Aggiungerei una cosa: ha senso, secondo me, cercare di autoprodurre cose che utilizziamo, cercando di partire da quelle che utilizziamo di più. Io uso pochissima frutta essiccata, perché dovrei comprare un essiccatore e essiccare qualunque cosa? Idem la pasta: per quei 4 pacchi l’anno ha senso acquistarla di ottima qualità fatta da chi la sa fare. Consumo invece tanto latte vegetale ed è stata una delle prime cose che ho cercato di autoprodurre. Adesso sembra che se non produci chili di conserva e vagonate di sapone non vada bene, e invece ad esempio mi fa piacere comprare qualche saponetta artigianale ai banchetti delle rievocazioni storiche, per dire.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 26, 2021 - 10:47 am

Mi trovi completamente d’accordo Alice! Un po’ come quelli che fanno l’orto piantando tutte le sementi che trovano, ma che senso ha piantare cose che mangi difficilmente o per nulla? Il mio orto per esempio è deprecabile perché ho sempre pochi pomodori ma distese di spinaci, cicorie e biete, i pensionati lo guardano perplessi. Però è quello che serve a noi. L’orto di una capra 😀

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Rosanna Aprile 26, 2021 - 9:46 am

Ciao Grazia, grazie per le due sane risate che mi hai fatto fare. Adoro la tua ironia e la tua capacità di cogliere ľassurdità e la comicità di certe proposte. A volte basterebbe solo un po’ di buon senso…

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 26, 2021 - 10:48 am

Rosanna, hai ragione! Un pizzico di buon senso, al posto della folle corsa per essere originali. Un abbraccio!

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Roberta Aprile 26, 2021 - 10:39 am

buongiorno! eh sì è proprio un buongiorno se si iniziala giornata con questo bell’articolo che alleggerisce l’anima! Però devo farti un piccolo appunto…peccato aver messo per primo il paragrafo della carta igienica riciclata. il senso di schifo che non mi ha lasciato per tutta la lettura 🙂 . Mi piace questa tua filosofia non estremista che alleggerisce la vita, non sempre è facile fare scelte ecosostenibili e la cosa peggiore e dover sopportare i sensi di colpa che gli altri tentano di scaricarti addosso solo perchè non sei abbastanza eco…. Grazie!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 26, 2021 - 10:59 am

Ciao Roberta, allora spero che per una volta mi avrai perdonata 😀 In realtà l’ho messa per prima perché è la cosa che mi faceva ridere da tempo, ho anche tentato uno scherzo al mio compagno anni fa dicendogli che volevo farlo… purtroppo sono scoppiata a ridere e non mi è riuscito.
Sulle critiche rassegnati e ignorali: io vivevo in mezzo a un bosco autoproducendo quasi tutto e utilizzando solo la legna attorno per il riscaldamento… hanno trovato da ridire sull’inquinamento da combustione di legna. Certa gente ha problemi gravi, auguriamogli di evolvere 🙂 Un abbraccione!

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Roberta Aprile 26, 2021 - 6:16 pm

ah Grazia se ti può consolare io i prodotti di risulta dell’estrattore li metto sulla pappa del cane! 🙂 a loro piace tantissimo e gli fa bene! ….sto ancora immaginando la faccia di tuo marito che rientra dal bagno…troppo forte!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 27, 2021 - 6:27 pm

Ecco, dopo i miei gatti che mangiano l’insalata e lo yogurt di soia, abbiamo i tuoi cani che mangiano l’estratto! 😀 La mia metà mi ha minacciata di sequestro dell’estrattore se ci dovessi riprovare 😀

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Fiorella Aprile 26, 2021 - 10:50 am

Ciao Grazia, condivido in parte (maggio parte) le tue osservazioni,:
punto 4: tendenzialmente non butto via mai nulla dell’estrattore, sarà perchè io uso solo frutta e quindi poi ci faccio torte o altro
punto 5: mio figlio circa 5 anni fa è andato a vivere da solo e aveva pochi soldini per i mobili ha deciso quindi di farsi il letto con i pallet, ero molto scettica all’inizio e quasi decisa a comprarlo io ed invece con la supervisione del nonno mobiliere in pensione devo dire che ha costruito un gran bel letto. Certo ci ha lavorato un bel po’ e con materiali il più possibili naturali ma il lavoro ha merito un bravo dal nonno
punto 8: la passata di pomodoro per me è casa, infanzia, è ricordi, è la mamma e il papà, ma così come le marmellate. Mio padre quando ha acquistato il terreno per costruire la casa, la prima cosa che ha fatto è stato l’orto e piantare alberi fa frutto, era il 1966 e il ciliegio resiste ancora ha un tronco che non riesco ad abbracciare da sola è parte della famiglia.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 27, 2021 - 5:34 pm

Ciao Fiorella, per l’estrattore hai ragione, confrontandomi con chi ha commentato prima ho dedotto che dipenda dal mio estrattore e ho aggiunto la postilla 😀 Il letto con i pallet più il nonno mobiliere è altra cosa: parlavo proprio di impilare i pallet e buttarci sopra il materasso!
La passata spero che sia un invito a venirti a bussare 😀 No, scherzo, ma che bello questo ricordo! Grazie di averlo condiviso… l’albero che fa parte della famiglia mi ha commossa.

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fulvia Aprile 26, 2021 - 11:27 am

Grazia leggerti è come ricevere, ogni volta, una boccata d’aria buona per la mente.
Non avrei mai immaginato la metà delle cose di cui parli e sono felice di averle conosciute leggendo te, almeno non solo ora ne so di più ma mi sono anche divertita. Il tuo libro è un caro amico, ormai, lo leggo e rileggo, a brani, a volte, a seconda del momento della mia vita.
Autoprodurre non significa vivere in una caverna autachica, ma cambiare stile di vita. Grazie dei bei momenti che mi fai passare con te.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 27, 2021 - 6:25 pm

Cara Fulvia, grazie, è sempre bello farsi delle risate in compagnia! Mi piace molto questa idea del libro, mi sembra quasi di essere lì con te a parlare e a raccontarci. Un grande abbraccio!

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Vera Aprile 27, 2021 - 6:45 pm

Ti fornisco se vuoi un altro ottimo motivo per non mescolare i giornali alla terra: gli inchiostri e tutti i prodotti chimici che contengono, non certo pensati per uso alimentare.
Ho avuto per decenni un’azienda agricola bio certificata mi è capitato di usare i giornali per salvare le piante appena trapiantate in caso di freddo fuori stagione coprendole per un paio di notti con un foglio di giornale, ma poi gli toglievo di torno, certo non li lasciavo sul suolo.
(La stoffa antiigenica è davvero rivoltante 😀 )

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 30, 2021 - 11:42 am

Ma certo Vera, quello dell’inchiosto e carte clorate da non mettere per terra è un argomento che davo per scontato, ma a quanto pare no se fanno le lasagne di giornali e terriccio 😀 Io i giornali vecchi li uso anche per fare dei piccoli vasetti per la prima germogliazione, poi trasferisco nel terreno appena è il momento… insomma, un altro uso prima di finire al macero 😉

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mrm Aprile 27, 2021 - 7:50 pm

nel bagno-lavanderia non c’era spazio per il bidet, ho messo un doccino da c*lo diciamo mediorientale, che è un babbà, ti dirò che ci facciamo tutti due piani di scale, ma andiamo lì…. il bidet nell’altro bagno è lì solo a prendere polvere😁.
concordo ed allibisco anche su tutto, però da parte mia la cosiddetta autoproduzione sull’alimentare è data principalmente dal fatto che quello che compri non è buono… (anche i pelati, sì…. se riesco di nuovo a farmeli, mangio meglio).

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 30, 2021 - 11:45 am

dipende sempre dove si compra, sai. Nei supermercati c’è la fiera dei sassi lucidi, travestiti da frutta e verdura. Se vai da produttori bio che fanno anche vendita diretta, il discorso cambia parecchio. Certo, non avrai i peperoni a dicembre, ma quando ci saranno … che gusto! Oppure farsi un orto anche piccolo, anche sul balcone… o ancora meglio coltivare germogli e microgreens, questo è alla portata di chiunque!

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Martina Aprile 28, 2021 - 11:35 pm

Ma meno che finalmente qualcuno ha detto chiaramente quello che pensavo sulla carta igienica autoprodotta! Ormai la vedo ovunque su instagram!! Fermiamo questa moda ecologica oscena!!!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 30, 2021 - 11:46 am

temo che sia impossibile fermarli! possiamo solo sperare che non vadano oltre 😀 Un abbraccio!

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