Quando il minimalismo non funziona

da GRAZIA CACCIOLA
La cucina ikea a Natale: nuove ante e maniglie e nuovo lampadario

Il minimalismo è una scelta per tutti? Il minimalismo funziona per tutte le categorie di oggetti della nostra vita? Mi sono posta queste domande in diverse occasioni, cercando di capire se il minimalismo sia una scelta così universale e così rigenerante.

Una cosa non mi piace proprio della parola “minimalismo”: la deviazione dal suo significato originario. Ultimamente sembra che fare la lista delle rinunce sia di gran lunga più importante che vivere bene. “Io ho rinunciato alla palestra, vado a correre”, “io ho rinunciato ad avere tanti vestiti, meglio tre ma molto belli”. Queste affermazioni andrebbero bene se riferite a un’unica categoria di oggetti o attività, a un paio, ad alcune al massimo. Se, soprattutto, queste affermazioni di minimalismo pratico venissero dal cuore. 

Per me avere tanti vestiti è sempre stato un problema. Non riesco mai a spiegare bene come mi sento sulla questione dell’armadio pieno di vestiti e scelte da compiere tutte le mattine. Provo a farvi un esempio per assurdo: è come se improvvisamente qualcuno vi imponesse di comprare e accudire cinquanta statuine di troll, scegliendone una al giorno che sia adatta all’occasione. Non potete certo andare a fare la spesa con in mano la statuina del troll che va a pesca o andare a pranzo dai suoceri con la statuina del troll che si gratta il sedere, dovrete portare la statuina del troll sorridente che pasteggia in simpatia. Immaginatevi una vita così e avrete una lontana visione di cosa voglia dire per me avere un armadio pieno di vestiti. Appena lasciato il lavoro in azienda, dove dovevo andare con un vestito adeguato al mio ruolo, ho gioito per l’addio a un armadio da otto ante strapieno. Oggi per me due ante sono più che sufficienti. Ho pochi vestiti, scelti accuratamente su comodità e piacere, così quando apro l’armadio non spendo più tempo prezioso a decidere cosa mettermi quel giorno. Per il giorno metto questi tre, per uscire questi e per le occasioni speciali un vestito. Capita che diventino quattro, cinque o che li sostituisca ma non capita più che diventino quaranta a stagione. La cosa mi fa stare infinitamente bene e mi sento leggera.
Questo minimalismo nell’abbigliamento, però, ha voluto dire essere additata come matta o povera per vent’anni, venendo poi riconosciuta come minimalista di recente, ma sempre con l’asterisco “forse povera”. 

Il minimalismo, questa corrente recente, penserete, ti ha finalmente riabilitata! No, ma non che mi interessasse in tutta onestà. Non dipendo così tanto dal giudizio degli altri da quando ho superato la fase edipica. 
Agli altri invece pare interessare moltissimo, per la maggioranza il quanti vestiti hai è al pari con la cilindrata dell’auto. Su entrambe, cascano male, anche perché auto con minore impatto ambientale non le fa certo la Maserati.
Così, negli anni, chi non capiva e propendeva per la spiegazione “povera” si è prodigato di consigli. Tra i migliori che ho ricevuto, c’è stato un “Sai, per avere un po’ più di vestiti puoi andare al mercato e trovi anche delle cose da cinque euro. Ogni volta ne prendi una e piano piano ti fai un guardaroba”. Accidenti… grazie! Non ci avevo pensato! Scusa se non mi fermo ancora a conversare con una persona così altruista e delicata, devo correre a cercare un mercato aperto, voglio il mio primo puzzolente vestito in poliestere subito! 
Queste sono anche le occasioni in cui mi chiedo cos’ha nel cuore la gente: io ne ho riso, perché la gentildonna non aveva i mezzi per capire che i miei vestiti sono tutti di alta qualità e non vengono dalla Cina. Mi ha vista più volte con gli stessi e ha pensato solo che fossero pochi. In un mondo di fast fashion in cui comprano le magliette a cinque euro e le buttano dopo due lavaggi, per lei non praticavo il minimalismo ma la sciatteria. Io ci ho visto però un altro problema in questo modo di pensare e di esternare consigli non richiesti, neanche fosse Enzo Miccio con il completino tartan ristretto. Se fossi stata una persona davvero bisognosa, immagino che questo suggerimento non mi avrebbe fatta ridere. Magari, per quel che ne poteva sapere, lo stava dicendo a una persona che con cinque euro deve fare la spesa. Sicuramente la gentildonna avrebbe bisogno di un po’ di minimalismo mentale in modo da eliminare certe idee prima di dargli voce, come altri guru del minimalismo.  

Il minimalismo è sì la tendenza a ridurre al minimo gli oggetti posseduti ma nell’ottica di quello che mi serve e che mi rende piacevole la vita. Sono minimalista nel momento in cui possiedo solo quello di cui ho bisogno e mi piace. Potrebbe essere tanto o poco nella visione di altre persone.
Se invece divento minimalista in tutto e non per bisogno contingente, sto facendo una violenza a me stessa. Per esempio, ho un numero che non conosco di libri, tanti. Ho librerie in studio, nello studio del mio compagno, in sala, nella dispensa e pile di libri qui e là. Ogni tanto ne elimino alcuni ed è un grande sforzo. Ho una quantità di oggetti da cucina che non è quella di una famiglia normale, ma va bene così, perché la cucina è una passione di entrambi gli abitanti della casa. Vivremmo malissimo con una pentola, una padella e un mestolo. Il minimalismo deve basarsi su una scelta oculata dei propri interessi, della propria vita. Poi magari ho solo cinque vestiti e va bene così. 

Non vorrei tralasciare il minimalismo nell’arredamento, un terreno ancor più pericoloso. Il minimalismo non è un dovere ecologico. Sì, siete su un sito che parla anche di sostenibilità, lo scrive una persona che all’argomento tiene tantissimo, e vi posso garantire che il minimalismo nell’interior design non ha nulla a che fare con l’ecologia e la decrescita. Intanto il minimalismo da copertina è estremamente costoso e scomodo. Sul costoso concorrono sia i materiali che la firma, a volte è giustamente costoso e a volte non lo è. La semplicità è una lunga e costosa ricerca, come il razionalismo. I risultati pratici però non sono entusiasmanti. Universalmente, questo minimalismo delle forme pulite è sempre scomodo. I divani squadrati sono belli da vedere ma comodi come il tavolo da autopsia. Ve lo dico perché al momento ho un’opera dell’ingegno di Tom Dixon che ci sfascia la schiena e prima o poi dovremo cambiare. Ho ovviato aggiungendo cuscini – tanti- e anche un telo perché i gatti ci pisolano, ci camminano, tentano di farsi le unghie. Dopo questi interventi ergonomico-gattofili è diventato un divano boho-chic, o una montagna di cose. Dipende sempre dal punto di vista.
Il minimalismo nell’arredamento è finto. Ho visto tanta gente arredare con le migliori intenzioni per ottenere l’effetto ospedale deserto che piace tanto. Ma, se in casa ci vivi, non ci riesci. Oppure ci riesci con grandi sforzi e allora non è più la casa funzionale a te ma tu in funzione della casa. La dura realtà è che la casa minimalista richiede più attenzioni di quella massimalista. La via migliore è che la casa assomigli a sé e assecondi le proprie esigenze. Un artista minimalista è rarissimo. 

Nonostante ciò, ogni tanto mi capita che un’amica venga rapita dagli alieni Decluttering & Minimal e cerca allora di illuminarmi con le mirabolanti trovate della guru Marie Kondo, o con qualche altro guru del minimalismo.  Il mio cervello in quei momenti indica le uscite di sicurezza urlando “Vengono fuori dalle pareti, vengono fuori dalle fottute pareti!” (cit. Aliens) perché so che ora arriverà la frase fatidica della novella minimalista “Non hai troppi libri? Guarda quella libreria, è strapiena!”. Mmmh. Ci conosciamo? Sì? Guardi, a me non pare… adesso devo andare, mi scusi!
Fuggo, perché so che poi parte la tiritera della Kondo sulle biblioteche pubbliche e gli ebook. Certo. Forza, andate nella vostra biblioteca vicino a casa o sul Kindle store e trovatemi tutti i tomi dei Quaterni inquisitionum. (Cosa me ne faccio? Sto scrivendo un romanzo per il mio cassetto, è un lettore molto esigente)
Comunque, dove eravamo prima che divagassi? Vengono illuminate dal fulgore delle promesse di leggerezza di qualche manager milionaria come la Kondo, imparano a riordinare le mutande per colore e vengono possedute da i due alien che gli fanno credere che quelle mutande riordinate per colore gli stiano cambiando la vita. Quindi vogliono farlo fare anche a me, perché mi vogliono bene.
Una delle ultime mi ha detto una frase terrificante “Poi quando ho finito qui, vengo a casa tua e togliamo tutti quei soprammobili, non ne hai bisogno”. Mmmhhhh… Signora no in casa, lascio messaggio? Signora fuori fino a novembre, no può farla entrare, signora non vuole. Ciao, io dico che passata. Ciao. 
Per inciso, non ho soprammobili. Ho cose che mi servono, che a volte sono appoggiate sui mobili. Sì, anche il binocolino da teatro della prozia Vania, perché ci guardo i germogli che spuntano – e non vedo l’ora di essere una vecchia signora per usarli a teatro!

Molti anni fa sono stata a Disney Paris. Sì, non era ancora cominciato il periodo di decrescita estrema. Mi sono divertita e ho girato tutto il giorno con in testa le orecchie e il fiocco di Minnie. Non mi interessa l’interpretazione psico-socio-freudiana della famiglia Disney, dal mio punto di vista Paperino è un single a cui sono stati fatti adottare tre bambini, lo trovo assolutamente di buon auspicio per il futuro. L’intera famiglia Disney ha parentele squinternate e assomiglia molto di più alle famiglie di oggi e a quelle umane, che non al concetto catto-bigotto di alcuni. Come disse un mio professore di antropologia: “Non parlate mai a un antropologo della famiglia tradizionale perché nel mondo non esiste”. In più, Paperina,  Minnie, Clarabella e Nonna Papera sono molto più sveglie dei rispettivi fidanzati e, guarda un po’, sono donne autonome. Fine della parentesi. Comunque, quelle orecchie di Minnie con tanto di fiocco le ho portate a casa e restano il ricordo di una vacanza divertente. Ad ogni cambio stagione, le vedo nel contenitore dei cappelli, sorrido e le tengo. Negli anni le ho usate per carnevale e le ho indossate per far divertire delle bimbe.
Ieri stavo aspettando che si collegasse un’amica per una videochiamata. Ero lì con trucco e parrucca perché con il lockdown ci siamo stufate di fare chiacchierate sbracate in tuta. Abbiamo detto: adesso sfoggiamo parrucche e ci vestiamo bene, aperitivo online. Cosa non si fa per sopravvivere. Perciò ero lì nel mio look “discoteca anni novanta”, con i brillantini che mi impiastravano mezza faccia e una parrucca a caschetto che sembravo Elton John travestito da Cher, quando ho pensato “aspetta che mi metto le orecchie di Minnie, sono completamente fuori contesto”. Sono andata a prenderle e, accesa la cam, la prima cosa che ho sentito è stata “orecchie” e una risata di cuore.
Quando ho deciso di non buttare o donare questo oggetto, non l’avevo programmato. Quanto valgono delle bambine felici e delle risate? Per me tantissimo. Quindi le orecchie restano anche se per le regole della Kondo andrebbero buttate via. Chissà che usi avranno in futuro. 

Il minimalismo è una questione squisitamente personale. Ho solo quattro vestiti, ma sei cappelli, le orecchie di Minnie e altre cose strane. Ho più collane che vestiti, non mi interessa avere solo “una collana che ti piace tantissimo”, perché questa è una scelta emozionale che faccio volentieri ogni mattina, al contrario di quella dei vestiti.

Nell’attuale parlare di minimalismo ci possono essere esperienze, fatti raccontati che ci ispirano e metodi per tenere le cose in ordine che vanno bene per noi. Ma non può esserci un minimalismo universale, in cui si butta tutto quello che secondo altri è superfluo. Secondo le loro regole che ritengono essere universali. Se la signora Kondo ha solo tre libri come dice, buon per lei. Ma lei deve solo parlare di come mettere in fila le mutande, senza nulla togliere a questo proficuo business. Io invece devo studiare per scrivere su diversi argomenti, se avessi solo tre libri sarei disinformata o ignorante. Se scrivessi di germogli senza avere almeno dieci germogliatori su cui lavorare davvero, sarei un’approssimativa o una di quelle che scrivono copiando dal web. 
Non c’è mai una regola universale e siamo belli per questo. Probabilmente io a ottant’anni avrò ancora le orecchie di Minnie, con buona pace del minimalismo. 

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38 Commenti

Diana Aprile 18, 2021 - 2:08 pm

I libri non si contano, e si “prestano” con diffidenza e sospetto perché spesso non tornano indietro e sei costretta a ricomprarli. E poi, è una questione di educazione: sono cresciuta con il motto “non si butta perché può servire”. E succede sempre! Alla peggio, stai preparando un dispetto ai tuoi eredi ? A parte gli scherzi, il vero minimalismo è quello delle nostre mamme o nonne (dipende dalla fascia di età di chi legge) che facevano economie, compravano solo quello che serviva, di buona qualità e lo tenevano da conto.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 18, 2021 - 9:03 pm

Cara Diana, hai ragione, la chiave sta nel far entrare (comprare) solo quello che serve, riuscire a tener fuori quello che per noi è superfluo e quindi solo un peso. Così ci si può occupare meglio di ciò che piace davvero! Un abbraccio!

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Alice Aprile 18, 2021 - 3:23 pm

“vengo a casa tua e togliamo tutti quei soprammobili”.
E non le hai nemmeno messo le mani addosso?!?
Orecchie ❤️

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 18, 2021 - 9:23 pm

ROTFL! No no, so che quando c’è in corso lo tzunami ‘mi libero di tutto’ non si può e non si deve intervenire. Io mi eclisso e torno a tempesta finita, d’altra parte io sono l’amica pasionaria che ogni tanto partiva in crociata per qualche causa e hanno avuto la loro quota di fughe autoconservative 😉
Orecchie, orecchie!

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Eva Aprile 18, 2021 - 3:47 pm

Che bello sentirsi capite! Anche io pochi vestiti, tutti di buona fattura e basici, e molte collane e orecchini. Un maglioncino blu con collana rossa ha tutt’altra personalità del maglioncino con collana gialla. Poi i libri, gli utensili da cucina, come a casa mia….?

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 18, 2021 - 9:25 pm

Cara Eva, esatto! Una collana cambia tutto, ci capiamo :-* E il cibo è il nostro nutrimento principale dopo l’aria e l’acqua… va trattato con amore e delle volte con molti utensili 😉

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Gemma Aprile 18, 2021 - 4:50 pm

Ogni libro, ogni oggetto e mobile hanno una storia e raccontano un momento di vita…ho oggetti di mia madre, mia nonna, mia suocera…attaccamento…sì, pochissimo buddista in questo senso.. ma molto cuore, che da’ calore… e penso che ci sia un buon equilibrio se poi siamo generosi…
Da professionista psicoterapeuta potrei definirlo legame con il passato, tenere il passato in mano…ma ho anche lo sguardo nel futuro e accolgo le eventuali “fragilità “ e compensazioni..
Adoro anch’io la cucina, i suoi utensili, cibo accudente e/o regressivo, ma anche necessario e perciò possibilmente “buono”.. (ma com’era il soffritto per il ragù della nonna fiorentina…?!)
Ma che il “minimalismo” di cui parli non sia desertificazione interna?
Con affetto, Gemma

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 18, 2021 - 9:28 pm

Cara Gemma, hai ragione, può essere anche una desertificazione interna. In molti modi: chi si sente obbligato a seguire delle mode e chi vorrebbe buttare fuori di casa e dalla sua vita qualcuno ma si limita a buttar via oggetti. O chi ha una così bassa autostima da pensare di non meritarsi alcunché e quindi se ne distacca prima che intervenga un legame. Il minimalismo su tutti i fronti è sempre (purtroppo) il sintomo del voler togliere qualcosa di grosso dalla propria vita e molto spesso non sono oggetti. Un abbraccio!

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Maria Concetta di Micco Aprile 18, 2021 - 4:53 pm

Soprattutto per la quantità di libri in casa che adesso mi rendono complicato il trasloco e/o trovare una casa che possa ospitarli..sono con voi! Grazie?

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 18, 2021 - 9:30 pm

Libri sempre! Ci si fanno anche i muscoli 😀 Io durante l’ultimo trasloco ho perso cinque chili in un mese… mai riuscita a farlo con una dieta! Utilissimi gli scatoloni di libri 😀 Buon lavoro cara <3

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Vale Aprile 19, 2021 - 11:08 am

Ho pensato a una casa minimalista con Giordano dentro. E niente, fa già ridere così.

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daniela Aprile 18, 2021 - 5:23 pm

ho sempre detto ” la casa deve servire a me, non io alla casa” anche negli anni della gioventù, quando massacravo il mio corpo : reggiseni col ferretto che ti si infila nel petto, jeans anti respirazione, scarpe strette e con tacchi altissimi, calze autoreggenti, perizomi: questi sono secondo me i più frequenti e temibili … e poi per me c’è sempre stato il problema make up, o trucco, come si diceva una volta: il rossetto mangiato o sbaffato nel giro di dieci minuti oppure -orrore- spalmato sui denti! il fondotinta che col primo sudore colava a picco, per non parlare di eye liner e mascara che dopo pochissimo si adoperavano per l’effetto panda! e i capelli? ovviamente lunghi e tanto impegnativi…
Adesso, avendo diversi anni in più e più saggezza, o forse pigrizia, ma se così fosse ben venga la pigrizia, MI COCCOLO. Ebbene si, per me adesso biancheria intima e abiti comodi, pantaloni ( niente gonne per me, grazie, le cosce nude mi strusciano insieme e i collant sono stati felicemente abbandonati ), magliette e maglioni di cotone o lino , scarpe stra comodissime e spesso piedi nudi…e per finire make up quasi nulla e capelli comodi. mi sento così bene, coccolata e amata, senza torture o roba annoying. Ovviamente, come già ha fatto presente Grazia, agli occhi di TANTISSIME persone tutto ciò equivale a sciatteria. Sempre grazie ad un’età non più giovane ( ve lo dico, ho 54 anni ) e quindi più menefreghismo, per me non è un problema….anzi guardo con tristezza tante persone, soprattutto donne che a mio avviso si infliggono trucco strati su strati, perizomi che ti segano in due le chiappe, vestiti e scarpe scomodissimi e di materiali che basta un filino di sudore sotto le ascelle e fanno riverberare anche il petrolio di cui sono fatti. Poi c’è l’aspetto esteriore: si torturano con palestra controvoglia, diete difficilissime e penalizzanti per la salute, magari sigarette e 10 caffè al giorno per sentire meno la fame e tutti i fantastici trattamenti con botulino e peeling chimici e chirurgici, più silicone e liposuzioni varie. Io dico si all’attività sportiva, qualunque sia, fatta per sentirsi bene e non per fermare le lancette, a una dieta equilibrata e gustosa, possibilmete rispettosa delle sofferenze animali, quindi vegana, a trattamenti nutrienti per corpo e capelli fatti con le erbe e gli oli essenziali.
ok, sicuramente sono andata fuori tema 🙂 però mi andava di parlare di queste cose e oltre a dire fate che la vostra casa sia concepita come un ambiente sano e in grado da dare calore, soddisfazione personale, e tanta gioia, per voi e ( nel mio caso aggiungo ) per gli animali che vivono con voi. riguardo a questi ultimi vi esorto ( sono veterinario in pensione ) ad abbandonare amuchina, candeggina varichina e quant’altro e pulire con prodotti innocui e naturali…se proprio pulire solo con saponi naturali e idrolati non fa per voi almeno comperate un ottimo aspirapolvere e pulitore a vapore e fermatevi lì. inostri amici hanno le zampette a contatto con le pulizie piene di lysoform e poi si leccano e così si intossicano, si allergizzano etc. Sappiate che è nelle sale operatorie, disinfettate all’eccesso, che spesso si selezionano gli stafilococchi, gli streptococchi e i virus più letali e i funghi si comportano da saprofiti su una pelle che lascia integra la normale barriera sebaceo biomica.
Bene, smetto i panni di Ptor, figlio di Kmer, della tribu di Ishtar …..che predica dalla roccia e vi abbraccio tutte/i.
daniela
ps. per la gioia dei miei gatti il mio divano è del brand TUTTOGRAFFIATO coperto con bellissimi e sani teli di cotone 🙂
ps del ps scusami Grazia di aver approfittato del tuo blog…un abbraccio….forse non si è capito che sono d’accordo con te che il minimalismo e tenete TUTTO ciò che ci fa bene e ci fa sentire bene????

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 18, 2021 - 9:35 pm

Non sei mai troppo lunga Daniela e anzi grazie, è sempre un piacere! Sono d’accordo sul coccolarsi sempre e, anche se ho ancora qualche paio di scarpe con i tacchi per le uscite speciali, sono davvero grata di non doverli più indossare tutti i giorni e per tutto il giorno… i miei piedi ringraziano, la mia testa ringrazia e ho smesso di avere raffreddori ogni due minuti, perché diciamocelo: il piede ghiacciato costante per camminare sui trampoli è qualcosa di aberrante. In inverno le scarpe con i tacchi tenevano caldo come le infradito!
Per il resto mi hai dato anzi un’idea, ti interpello per un approfondimento sui mici di casa da condividere qui sul sito. Mi hai già dato ottimi consigli in passato, magari mettiamo insieme tutto in un post? Ti mando un grande grande abbraccio!

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Vale Aprile 19, 2021 - 11:15 am

Che bello, ho scoperto di non essere sola nella ricerca della comodità personale! Pensa che seguendo un consiglio mi sono comprata un rossetto prima di fare la chemio, perché mi si diceva: se ti senti più bella i fastidi saranno più sopportabili. Mah. Usato un paio di volte e basta. ?

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 22, 2021 - 11:03 am

Forse andava declinato alla tua personalità e ai tuoi gusti, Vale… Tipo “se ti compri un libro in un’edizione rarissima che desideri da sempre, i fastidi saranno più sopportabili”. Io onestamente, in quella situazione con un rossetto, sarei solo infastidita dalla situazione e dal rossetto.

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daniela Aprile 18, 2021 - 9:40 pm

Sarebbe fantastico mia cara! A presto allora

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 22, 2021 - 11:00 am

verrò a tampinarti presto Daniela! Abbraccione!

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Daniela Aprile 19, 2021 - 12:34 am

Innanzitutto, grazie di esserci, dei consigli preziosi, delle ricette, del tempo che ci dedichi, insomma di essere tu! Una boccata di ossigeno ogni volta che ti leggo. Ma, dimmi, capita solo a me che se butto via qualsiasi cosa nel giro di una settimana all’improvviso mi serve assolutamente e magari la devo ricomprare? Può essere rimasta lì inutilizzata per anni e poi, all’improvviso… ZAC! E poi, con buona pace della Kondo, a casa ho pile di libri, sto pensando di usarli al posto del letto perchè non so più dove metterli: sono un’accumulatrice seriale di libri di qualsiasi tipo tranne gli Armony. Li compro ai mercatini dell’usato perchè se non sono trenta per volta non sono soddisfatta, ne leggo tre contemporaneamente. E dove li trovo in biblioteca o su e-book i vecchi Urania o i romanzi di Pearl Buck e Cronin? Ah, senza tutte queste pile di libri la casa sarebbe sicuramente più ordinata, ma… non sarebbe più casa mia. Per la Daniela che ha 54 anni e non si trucca più: sono una Daniela di 54 anni che non si trucca più anche io , e al lavoro sono perseguitata da colleghe che mi sfracellano i maroni ogni giorno da mesi perchè devo farmi la tinta! Giuro che se non la piantano le annego nell’acqua ossigenata dicendo che volevo vedere come stavano da bionde. Sostengono che non mi voglio abbastanza bene. Veramente, a me sembra di volermene di più non forzandomi a fare cose che ai miei occhi sono diventate inutili. Beh, non ti curar di lor, ma guarda e passa! Un abbraccio grande a entrambe.

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daniela Aprile 19, 2021 - 10:16 am

Ma dai! Un’altra Daniela e di 54 anni!!! Decisamente mezzo secolo fa era un nome alla moda!!? e le somiglianze continuano…libri, volersi bene e accettarsi…un abbraccio mia cara

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cri Aprile 19, 2021 - 8:31 am

per me minimalismo è avere solo ciò che ci fa stare bene. Anche io su vestiti, scarpe, borse e simili sono così, anche se anni fa’ avevo almeno 50 paia di jeans complice una sorella che lavora nell’abbigliamento. Poi mi sono resa conto che più cose avevo più mi vestivo sempre uguale tutti i giorni. Adesso il poco che ho è tutto a vista e mi trovo molto meglio. Per i libri e giornalini mi sono dovuta convertire al kindle ma ho tenuto quelli importanti (tra i quali il tuo, autografato!!!). In compenso ho un’insana propensione a comprare cose assolutamente inutili ma che mi fanno stare bene … un maialino vestito da bob marley che canta no woman no cry, mucche e pecore sorridenti, lucine di natale accese tutto l’anno, casse di legno, pallett, insomma un sacco di cose che compro ma il più delle volte raccolgo da qualche parte. Non mi servono ma mi piacciono. A proposito, io ho il cappello con le orecchie di Pippo e il cappello di Topolino in Fantasia, irrinunciabili!!!!

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 22, 2021 - 10:47 am

Cristina, grazie, che onore! ma io me lo ricordo benissimo il nostro incontro sai… il giorno della presentazione a Bologna ed era il tuo compleanno 🙂 Mi ha fatto davvero un grande piacere!
Adesso voglio vedere il maialino vestito da Bob Marley… 😀

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Michela F Aprile 19, 2021 - 9:49 am

Ho tentato anni fa di applicare il minimalismo che era appena diventato di moda, ma poi quando cercavo qualcosa non lo avevo più: “ovviamente” l’avevo dato via.
Sono pienamente d’accordo con te sul fatto che il minimalismo è una cosa molto personale, che deve adattarsi alla vita di ognuno di noi. Grazie per le tue riflessioni molto pratiche e sorridenti.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 22, 2021 - 10:54 am

Grazie a te della partecipazione Michela! Sì, dobbiamo proprio darci degli spazi personali. L’errore credo che sia solo accumulare di tutto in qualunque settore. Ma se si hanno degli interessi particolari, va benissimo essere attrezzati per svolgerli 🙂 Un abbraccio!

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barbara Aprile 19, 2021 - 10:40 am

Cara Grazia, saprai meglio di me che il magico potere del marketing crea hashtag, li rende virali, e ci “obbliga” a seguirne i dettami. Prima di #minimalismo, o #decluttering, c’era #decrescita, prima ancora tanto altro.
Al di là delle sacrosante filosofie e ideologie che stanno dietro a queste etichette, ci sono delle persone che hanno bisogno di conciliare la propria vita con quello che gli è possibile fare per stare meglio e preservare il pianeta (laddove interessi davvero).
Ecco, la nostra antipatia per la regina delle mutande è nota, e basta una bella e azzeccata operazione pubblicitaria a livello mondiale per convincere milioni di persone a seguire una moda che nulla ha a che fare con la realtà della vita quotidiana.
Detto questo, io mi rendo conto di aver riempito casa in ogni spazio consentito, spesso con roba che non uso da secoli: ho vestiti di 20 anni e chili fa che “tanto mi rientreranno”, o stoviglie ancora inscatolate dall’ultimo trasloco.
Però, mi scoccia davvero tanto quando qualcuno mi dice che ho casa stracolma e che dovrei dismettere degli oggetti: ho mandato via una signora delle pulizie, perché si scocciava di spolverare o sistemare le mie cose, e mi sgridava come fa mia madre da una vita; solo che mia madre non percepiva un pagamento per rompermi le scatole, la suddetta signora si.
Credo davvero che il minimalismo sia un concetto intimo, che nasce da un impulso o esigenza personali, e che nessuno debba rompere gli zebedei a nessuno, perché sarebbe come voler far ordine nei pensieri dell’interlocutore che si cerca di convertire al proprio punto di vista.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 22, 2021 - 11:00 am

Oh mon dieu! La collaboratrice domestica criticona è un incubo! Io non ne ho da tanti anni perché il non averne mi aiuta a tenere sotto controllo quotidianamente il caos e anche le dimensioni della casa, avendone cambiate spesso. In alcuni casi ci tentavano case grandi e belle, ma il pensiero di pulirle da soli ci ha fermato. Inoltre c’è una scelta filosofica: pulisco io lo sporco che creo, non lo delego ad altri. Ma questo richiederebbe un approfondimento, è più semplice di così. Il minimalismo è davvero un concetto intimo, sì!
Un abbraccio!

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Vale Aprile 19, 2021 - 11:09 am

Chiedo scusa, il cellulare mi ha spedito a commentare sotto il commento di un’altra persona… Mah? ??

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 22, 2021 - 11:03 am

forse ti era piaciuto quel commento? misteri 😀

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Lucia Aprile 19, 2021 - 6:49 pm

La mail che accompagnava il tuo post sul blog, mi conferma negli anni che sei sempre una persona speciale con le idee giuste espresse in senso ironico ed è proprio vero sei rimasta l’unica a non vendere niente ai tuoi follower….vuoi restare povera? ? scherzi a parte ti stimo

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 22, 2021 - 11:09 am

Conoscendo bene il settore, posso confermarti che in Italia restano poveri anche quelli che vendono qualcosa 😀 A parte qualche nota eccezione come la Ferragni, che però… ben altro settore, ed è un’imprenditrice che una volta aveva un sito, non il contrario. 😉 Per ribellarmi a questo obbligo di scelta tra povertà o imprenditoria di alto profilo – tutte e due situazioni estremamente faticose per me – ho optato per un lavoro indipendente dal sito. Così qui posso fare quello che mi sento e farlo di cuore. Poi se uno vuole un libro o un corso, lo trova, ma non è obbligatorio, si può leggere sempre questo sito liberamente 🙂
Un abbraccio grande! Grazie!

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LA LUNA NERA Aprile 19, 2021 - 7:10 pm

Quando ho letto il libercolo dello Marie Kondo, ho pensato che i giapponesi non appaiono un pò strani. Lo sono davvero.
L’unico suggerimento che ho trovato utile è stato quello di arrotolare i calzini, i foulard e le magliette (solo quelle che uso per stare in casa perchè, per quanto posso essere brava ad arrotolare, le pieghe si formano eccome e per me, che sono molto attenta nello stendere, proprio per ridurre al massimo lo stiro, non ha senso riporle abbastanze lisce per estrarle plissettate).
Sul concetto di minimalismo in generale, sono daccordo con te: ognuno ha il suo.
E poi, questa mania di cambiare i nomi delle cose per farle sembrare nuove, uh! Ma non si tratta dei cari, vecchi, saggi termini: parsimonia, oculatezza e buon senso dei nostri nonni?
Io ho sempre l’impressioni che ci vogliano distrarre in ogni modo possibile (e non) inventadosi nuove “tendenze” che per forza dovrebbero piacere a tutti (e purtroppo spesso succede) in modo che l’appiattimento dei cervelli prosegua senza sosta, anzi accelerando pure! Buona vita, cara

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 22, 2021 - 11:32 am

Ho cercato dove avevo letto un articolo su cosa pensano i giapponesi di Marie Kondo ma non riesco a trovarlo, probabilmente era sul New Yorker, di cui non ho più l’abbonamento. Comunque un giornalista americano aveva intervistato diversi giapponesi famosi e non, per sapere cosa ne pensavano della Kondo e la maggior parte delle risposte era stata: “Chi è? Mai sentita”. Poi gli aveva spiegato cosa facesse e che successo stesse raggiungendo e restavano tutti perplessi. Un po’ come se a noi raccontassero “Sai che Gennaro d’Acampo è uno dei personaggi più noti della tv?” noi diremmo “mai sentito…” ma non se abitassimo nel Regno Unito, dove è più famoso di Cannavacciuolo 🙂 E fa una cucina italiana che è ferma al cinquanta… E’ la nostra Kondo.

La parola che piace a me è frugalità.
Un abbraccio!

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daniela Aprile 22, 2021 - 12:44 pm

È veroooooo!!! I miei amici inglesi vanno pazzi per Gino D’acampo!!!! E io effettivamente non l’avevo mai sentito nominare…poi l’ho visto in tv ed effettivamente…anni 50!! Grazia sei fantastica..in due parole sintetizzi i concetti…e sempre questa meravigliosa ironia…

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 25, 2021 - 7:12 pm

Grazie di cuore! Questo complimento me lo prendo tutto perché mi scalda davvero il cuore. Un grande abbraccio!

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La Gio Aprile 27, 2021 - 5:46 pm

Cara Grazia, mi conforta trovare qui tante persone che come me fanno fatica a liberarsi di oggetti vari che sono legati a ricordi o fasi della vita che abbiamo nel cuore. Mi hanno regalato anni fa il libro di Marie Condo (ci hanno provato ahah) ma io non sono per niente minimalista: a parte il valore affettivo delle cose, ho anche un senso della bellezza che mi spinge a dire ” questa cosa è così bella, perché dovrei buttarla? Per doverne poi comprare un’altra di qualità inferiore e più brutta?” È vero che nelle case piccole non si può conservare tutto, però per esempio io ho tenuto alcuni dei vestiti e cappotti che erano dei miei genitori e mi fa un gran piacere quando mia figlia vuole qualcosa di nuovo e va a rovistare nel mio armadio a caccia di pezzi interessanti. Già da un paio d’anni non compra più vestiti nuovi: o mercati dell’usato oppure ricicla capi e stoffe che trova in casa e che modifica con la macchina da cucire. A volte questi millennials ti sorprendono. Comunque tirare fuori tutto e vederla provare camicette e pantaloni è molto divertente. Abbiamo già individuato cosa mettere alla laurea, un completo giacca e pantalone di una stoffa cangiante molto bella, che ho portato io per qualche anno ma era uno scarto di una cugina e ora, passando per una brava sarta, starà d’incanto a lei.

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GRAZIA CACCIOLA Aprile 27, 2021 - 6:33 pm

Cara Gio, ti capisco benissimo e mi sembra anche molto bello! La questione è sempre il saper gestire con intelligenza, come fai tu, senza essere sommersi. Ma anche seguire i propri istinti personali: io sono per l’avere poche cose in vista, magari le cambio ma poche. Il che però non vuol dire che deva evangelizzare tutto il mondo sul mio stile di vita, non sono scelte come l’autoproduzione o la decrescita che possono cambiare sostanzialmente gli equilibri del pianeta. Il massimalismo è anzi una scelta che ha un lato eco-conservativo che… torna utile! Certo, non se si comprano apposta tante cose, ma se ci sono già in famiglia… che senso avrebbe buttarle? Meglio riutilizzarle!
Una foto della meraviglia che state realizzando la potrò vedere? 😀 Mi farebbe piacere! Un abbraccio!

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La Gio Aprile 27, 2021 - 8:02 pm

Te la manderò volentieri, ma mi sa che passerà ancora un annetto prima del sospirato traguardo ( siamo delle sognatrici) ?

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Sabina Giugno 9, 2021 - 1:43 pm

La maggior parte delle persone segue idee che potrebbero sembrare buone, a prima vista, ma che con con un po’ di riflessione rivelano l’intento di sfruttarti per fare soldi. Purtroppo l’ignavia dilaga anche nelle più piccole scelte personali. Molti tendono a delegare anche la più piccola riflessione su cosa stanno facendo per togliersi ogni responsabilità.
Anche in questo noi, che riflettiamo un po’ di più e ascoltiamo noi stessi, siamo una minoranza.

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GRAZIA CACCIOLA Giugno 11, 2021 - 4:26 pm

Cara Sabina, credo proprio di sì, siamo forse una minoranza, ma una minoranza folta! Mi sembra importante dar voce a queste scelte che sembrano controcorrente e sono solo normalità, quella normalità in cui è sano poter avere un pensiero personale. Noi chiacchieriamo e, intanto, chi passa di qui può prendere coraggio, nel caso ne abbia bisogno 😉

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