Castel Merlino, un borgo riabitato in cerca di nuovi abitanti

da GRAZIA CACCIOLA
insegna di Castel Merlino a Monzuno

Quando tempo fa, tramite la newsletter, ho chiesto quali argomenti vi sarebbe piaciuto di più leggere per primi tra quelli che avevo proposto, diverse persone mi hanno scritto chiedendomi di tornare a parlare di paesi da riabitare, di quei piccoli borghi che mi piace scovare andando in giro per il nostro incantevole Paese, come il Castiglioncello di cui parlai tempo fa. Sarà forse che questi periodi di reclusione ci stimolano di più alla voglia di evadere. Vorrei raccontarvi allora di Castel Merlino, una realtà che scoprii anni fa sull’Appennino Tosco-Emiliano, nei boschi di Monzuno, tra Bologna e Firenze.

Castel Merlino è un piccolo borgo di case in pietra, in parte ancora da ristrutturare. Un luogo incantato con casolari risalenti al XV secolo e due famiglie che lo abitano già stabilmente. Tante le iniziative nate negli anni, perché Castel Merlino non vuole essere una comunità isolata ma parte integrante del tessuto umano della zona. 

Il borgo si trova su un poggio da cui si gode una vista meravigliosa e, mentre ne parlo con Giovanna, una delle abitanti, c’è anche uno splendido tramonto rosso fuoco che mi fa subito notare. “Sono qui, davanti al computer che lavoro un po’ per i nostri progetti, ma se alzo lo sguardo, fuori c’è questa meraviglia e dà un senso di pace unico”. Ho fatto tante interviste, incontrato tante persone in decrescita, ma è raro che sviino il discorso parlandomi del tramonto che hanno davanti in quel momento. 

Casa ristrutturata di Castel Merlino, Monzuno

Giovanna con suo marito è arrivata qui dalla città, da Bologna, dove viveva in un appartamento. Qui vive in una casa ristrutturata e condivide la corte con la famiglia di Francesca. Sono stati loro i primi ri-abitanti del posto. Francesca e suo marito hanno pensato che, dato che i bimbi dovevano iniziare la scuola, era ora di spostarsi e fargliela cominciare direttamente lì.

Il percorso per arrivare da un appartamento di città a questa vita completamente diversa dal punto di vista umano e abitativo è stato lungo, mi racconta Giovanna: quando lanciarono l’idea anni fa, si fecero avanti in molti. Poi come spesso accade in questi progetti, alcuni si ritirarono, altri nuovi arrivarono, fino a formare un gruppo di sette famiglie che collaboravano al progetto. Ma c’è una parte che, per mia esperienza, è una ricorrenza in tutte le storie collaborative di ripopolazione dei borghi: si parte in tanti e si concretizza in pochi se si è fortunati. A volte, e sono la maggioranza dei casi, non si concretizza affatto, accorgendosi di aver speso mesi o anni a sognare di andar via, senza avere mai il coraggio di dar vita alle condizioni per farlo.

Il borgo antico di Castel Merlino, Monzuno

Anche nel caso di Castel Merlino, al momento di concretizzare si ritrovarono in cinque nuclei familiari  si organizzarono per acquistare ruderi e terreni nel 2010. Il che sarebbe stato un grande risultato rispetto alla media di questi progetti. In realtà tornarono nella statistica quando restarono solo in due famiglie a definire realmente il progetto di acquisto e di vita quassù. Nonostante l’abbandono degli altri sognatori, decisero di proseguire e ridare vita al borgo.

Oggi a Castel Merlino vivono due nuclei familiari, che sono in cerca di nuovi compagni di avventura. Ma attenzione: non è una comune! I nuovi compagni di avventura devono avere i mezzi mentali ed economici per condividere un’esperienza di cohousing per tutto l’anno. “Non siamo un villaggio vacanza” ci tiene a sottolineare Giovanna “non si può prendere una casa qui e usarla solo per un mese l’anno o farci i weekend, non funziona: è e deve essere un progetto di vita partecipata”. Inoltre, cosa che personalmente non mi trova d’accordo, i nuovi compagni di avventura dovranno avere prole, in modo da ripopolare il borgo. Purtroppo questa apartheid per le coppie senza figli esiste in molti progetti alternativi, l’ho trovata spesso e la considero sciocca, poco lungimirante: contano le persone. Persone di valore che portano altre persone che eventualmente avranno anche dei bambini. Nondimeno sto ancora ridendo per una donna di un cohousing piemontese che anni fa mi disse “per te potremmo fare un’eccezione” – e io pensai “grazie, ma io no, l’apartheid con l’eccezione per vip mi dice già che non durerete”. Infatti chiusero pochi anni dopo. 

evento musicale a castel merlino, monzuno

Torniamo però ai ri-abitanti di Castel Merlino che hanno dato vita a un cohousing particolare. Non si tratta infatti di un’esperienza chiusa e interna ai riabitanti, è invece basato sulla condivisione umana e di vicinato, sul reciproco aiuto e comprensione. Non la classica condivisione della lavatrice dei cohousing di città: si cerca di far rivivere quella solidarietà di vicinato, la solidarietà umana dei borghi antichi.

Mentre io e Giovanna parliamo, salta fuori che qualcuno è influenzato, così qualcun altro si offre subito di andare a prendere i bimbi a scuola. In quel momento entra qualcun altro a dire cosa ha fatto oggi nell’orto. Va comunicato, perchè si tratta di un orto in comune e molto grande, dove la gestione è divisa tra tutti e se uno non può, fa l’altro. 

interno casa del borgo di castel merlino, monzuno

Giovanna riprende a raccontarmi dopo aver ricevuto notizie su cosa è stato seminato oggi. L’idea iniziale, nel 2008, era quella di fare un progetto che fosse più un cohousing che un ecovillaggio. Oltre alle difficoltà burocratiche del ristrutturare un borgo isolato, all’impegno economico e mentale nel farlo, hanno dovuto affrontare anche quello delle relazioni umane. La difficoltà maggiore, mi svela, non risiede nel trovare i fondi, quelli sono cose materiali e se uno vuole davvero ci arriva. La difficoltà vera, invece, risiede nell’imparare a relazionarsi all’interno di un gruppo. Sembra facile ma è estremamente laborioso, anche se si hanno le migliori intenzioni e un identico fine. Così, ben consci del dover affrontare prima di tutto un lavoro di vita, più che di restauro delle case, hanno fatto molto lavoro sulle emozioni e sull’abitare in comune. C’è voluta molta strada per raggiungere l’equilibrio di oggi e ne stanno ancora facendo nella prospettiva di aprire l’esperienza ad altre famiglie. Come conferma Giovanna, si tratta di un’esperienza difficile e arricchente, che stimola continuamente a mettersi in gioco con i propri valori. Ridendo mi dice “Di sicuro non è un’esperienza che rinsalda le coppie, bisogna arrivare già ben rodati e senza crisi in corso, altrimenti non funziona. Le difficoltà materiali ci sono, se si affrontano serenamente sono una crescita ma se ci sono altri problemi diventa un’esperienza terribile”.

cartello di benvenuto nel borgo di castel merlino, monzuno

E poi ci sono gli altri, questi altri che nei condomini di città sappiamo a malapena che esistono: “qui ci siamo e viviamo sapendo che gli altri sono il nostro punto di riferimento, si vive una solidarietà quotidiana, si impara a stare insieme bene, non a stare insieme occasionalmente così come viene. Se un gruppo è sano, non si è più uno più uno più uno… ma si è un gruppo e le forze si moltiplicano. Poi la sera a casa ognuno ha la sua famiglia e la sua individualità, che sono anche un arricchimento per il gruppo. Abbiamo la sicurezza che il gruppo ci sarà sempre, questa è solidarietà quotidiana”.

casa da restaurare nel borgo di castel merlino, monzuno

Intanto che si aspettano nuovi abitanti, c’è un gran fermento di attività a Castel Merlino. Hanno costruito un forno in terra cruda e invitano ogni prima domenica del mese il paese vicino a cuocere il pane: chi vuole si aggrega e magari impara anche a farlo. Organizzano laboratori che vanno dalla cucina all’uso delle erbe,  alle tinture naturali e che attuano ora con l’Associazione Castel Merlino.  Mentre chiacchieriamo, mi racconta che hanno anche appena presentato al comune di Monzuno un progetto di carpooling, che si stanno occupando della riqualificazione dei paesi di montagna, insomma… isolati proprio per nulla! Da questo borgo partono fuochi d’artificio di creatività e socialità per tutta la valle.

casa restaurata nel borgo di castel merlino, monzuno

“Va bene Giovanna” chiedo “ e che caratteristiche dovrebbe avere un nucleo familiare che voglia venire a vivere qui, unirsi a questa esperienza di Castel Merlino?”.  Mi spiega che devono essere famiglie economicamente solide e giovani, che conoscano i vantaggi e i problemi dell’acquistare case vincolate per poi ristrutturarle. I progetti esistono già, al momento sono rimaste due case, due blocchi abitativi per due famiglie distinte o per una molto grande. Economicamente, parliamo di una ristrutturazione che si aggira sui tremila euro a mq, ogni singola abitazione si aggira, finita, sui 250-270mila euro. Deve essere ovviamente la prima casa per la famiglia, abitata tutto l’anno, contando di avere delle parti in comune: la corte centrale, terreni, orto, arnie… Al lavoro si partecipa tutti. Questa parte suona un po’ come un annuncio immobiliare, ma c’è altro. Qui si scelgono in comune anche i nuovi abitanti, nessuno può acquistare solo perché ha i soldi per farlo: i riabitanti non vendono al primo che passa, il che è una garanzia futura anche per chi investe, la garanzia di non veder naufragare il progetto dopo poco. Ci devono essere dei valori aggiunti: volontà di creare ed esportare l’associazione umana, creare più reciprocità tra gli abitanti del borgo e il territorio circostante, evolvere umanamente nell’esserci per gli altri e nell’averli come punto di riferimento.
Per chi fosse interessato, può inviare un’email di richiesta a: asscasterlmerlino@gmail.com – Chiaramente, rispettando i tempi di risposta a volte lenti che una così bella vita intensa comporta. 

Qui una delle strutture in vendita: https://www.idealista.it/immobile/19093430/

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6 Commenti

Martina e Ludovico | Mulino delle gazze Aprile 5, 2021 - 9:59 am

Grazie, che bello! Anche se noi ormai abbiamo avviato il nostro personale progetto, ci interessano molto le realtà simili per ispirarci e imparare. Tra l’altro non essendo così lontani potremmo fare qualcosa insieme, scriveremo a Giovanna e Francesca 🙂 Naturalmente appena si potrà viaggiare oltre regione ti aspettiamo da noi per farti vedere cosa abbiamo combinato grazie al tuo corso Cambio vita, mi reinvento! 🤩🥳 Sei richiesta come madrina per l’inaugurazione!❤️

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Grazia Cacciola Aprile 5, 2021 - 11:54 am

Adesso sono davvero molto curiosa! Certo, con molto piacere, sarò onorata di fare la madrina! Un grande abbraccio intanto, ci sentiamo presto!

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Valentina Aprile 5, 2021 - 11:11 am

Esperienza interessante! Le persone che abitano lì fanno un lavoro fuori o vivono di attività legate a Castel Merlino? I bambini vanno in una scuola statale o ci sono scuole tipo ste ieri è nei dintorni? Grazie ☺️

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Grazia Cacciola Aprile 5, 2021 - 11:59 am

Premetto che gli scriverò tra poco per chiedere a loro di fornirvi maggiori dettagli 😊 Le persone che vivono lì vanno da pensionati a lavoratori pendolari (Bologna é comunque vicina) a chi sta a casa occupandosi del borgo e delle varie attività, produzioni ecc. I bambini vanno nelle scuole di Monzuno e c’è un servizio scuolabus molto comodo che in quelle zone utilizzano tutti perché molte famiglie vivono distanti dal paese. Non ho capito l’ultima domanda sulle scuole, forse il correttore automatico ti ha convertito qualcosa? 😊

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Fede Aprile 5, 2021 - 11:20 am

Cara Grazia, é capitato anche a noi di sentirci dire che erano “preferibili” famiglie con bambini. Nel nostro caso non é una scelta ma un dolore che ci portiamo dietro da anni. Sentirsi esclusi per questo é stato doloroso. Abbiamo smesso di cercare e ci stiamo costruendo la nostra strada …con la consapevolezza che saremo da soli visto che questo “metodo” di escludere chi non ha figli riguarda quasi tutti i cohousing. Spero che un giorno si renderanno conto che in tutto il loro parlare di etica e valori sociali, sono in verità dei razzisti. Ti abbraccio, i tuoi post sono sempre belli, mi fanno bene all’anima!

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Grazia Cacciola Aprile 5, 2021 - 12:07 pm

Ciao cara Fede, mi dispiace davvero tanto per questa mancanza di delicatezza… 😞Vediamola così: riescono a guardare solo alla loro necessità, quindi devono ancora crescere, diamogli tempo. Io credo che il pezzetti di mondo che abitate sia pieno di armonia d bontà, ne sono certa, perché siete già più sensibili al dolore degli altri, grazie anche al percorso della vostra personale sofferenza. Guardando verso quello che avete e non verso quello che sembra mancare, si apriranno orizzonti più piacevoli. Quel tipo di selezione vi ha evitato comunque la convivenza con persone non proprio di vasto orizzonti mentali, siategli grati perché queste limitazioni sarebbero venute fuori in molti altri ambiti, rendendo la convivenza poco piacevole, credimi 😉

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