Ritorno, dopo il trasloco

da GRAZIA CACCIOLA
giardino con olivo

Eccomi qui, ritorno dopo il trasloco di casa e lavoro, la riconsegna della precedente casa e una serie di avvenimenti che mi hanno fatto percepire questi tre mesi dall’ultimo post come tre anni di allenamenti per la maratona di New York, compresa la gente sudata che ti si appiccica addosso. Due lockdown non hanno scalfito la mania degli italiani di stare ammassati, l’avete notato? Sono delusa, ci speravo. Invece no, entri in un posto e c’è l’immancabile famiglia di Tutti insieme appassionatamente che ti si appiccica alle natiche urlandoti sopra la testa, la sciura che alla cassa ti infila il carrello dritto nei reni intanto che altri trenta devono uscire senza acquisti, costringendoti a improvvisarti sogliola sul plexiglass antisputacchi.
Non preoccupiamoci troppo, ci sono anche gli estremi opposti, rari ma altrettanto fastidiosi. Vado dal veterinario e c’è scritto che in sala di aspetto si può stare in massimo tre. Chiaramente io incontro la bisbetica secondo cui nel numero tre sono compresi anche gli animali, quindi lei con il suo cane faceva già due e io con il mio gatto ero di troppo: potevo scegliere se lasciare dentro il mio gatto terrorizzato in balia del suo povero carlino isterico, oppure star dentro io e lasciare il gatto in strada. O star fuori entrambi. O farmi scappare che c’erano gli ausiliari del traffico che facevano le multe e vederla partire in quarta lasciando libera la sala.
Come facevo a sapere che aveva l’auto in divieto? Zona con pochi parcheggi e a pagamento: nell’Universo si conferma sempre l’equazione per la quale, se qualcuno è un maestrino saputello che vuole far lezione agli sconosciuti con il dito puntato, è anche il primo a barare. Psicologia elementare. Ma non volevo parlarvi di questo. 

In questi tre mesi ho cercato di ambientarmi in una zona, il ravennate, già un po’ conosciuta ma sostanzialmente nuova. Nuove le persone, nuovi i luoghi, una quantità di strade da imparare e posti da scoprire. Anche solo capire dove andare a comprare le mele è diventato un lavoro. Un altro lavoro è lo svuotamento scatoloni, quindi delle volte trovi il contadino con le mele dopo esserti persa tre volte per i campi, ti entusiasmi, ne compri una cassa e quando arrivi a casa non trovi quello spelucchino apposito per sbucciarle velocemente e nemmeno lo spazio fresco dove mettere le mele in attesa. Per dirla tutta, non trovi neanche il contenitore con tutti gli stampi per torta che avevi messo proprio lì, ne sei certa, ma lì non c’è e forse ti stai ricordando di un’altra casa. Alla fine tra comprare le mele e sbucciarne quattro per una torta ci hai perso tutto il sabato pomeriggio. Sono esperienze. Viva la lentezza, consoliamoci così. Però che buona la prima torta nella nuova casa!

Questo quindi è un aggiornamento un po’ sballato, come le mie ricerche di oggetti dispersi nel trasloco, è un mosaico di varie ed eventuali che dovevo fare per riprendere le nostre chiacchierate che, vi avviso, ora che ho terminato i grandi lavori, saranno finalmente più frequenti. 

novembre 2020 bacche bosco

Una grande ola per il mio ritorno dopo il trasloco

Intanto partiamo da questo: voglio una grande ola da stadio perché sono riuscita a fare tutto incuneandomi velocemente tra i primi due lockdown, riuscendo a fare l’impossibile in tempo e di corsa, destreggiandomi tra due case a cento chilometri di distanza una dall’altra, notai, uffici tecnici, geometri, comuni, una sanatoria e cotillon.
La paura di restare nuovamente confinati a Monghidoro è stata un carburante notevole alla corsa. Finché eravamo nella casina in mezzo al bosco, l’isolamento andava benissimo: tra orto, conserve e passeggiate all’aria aperta eravamo in grado di affrontare lunghi periodi in solitaria. Felicissimi, a parte quel paio di occasioni in cui è sparita la corrente elettrica per una settimana, ma in anni e in zone rurali ci può anche stare. Cosa ben diversa invece dalla vita in quell’ultimo terribile biennio a Monghidoro, in cui la passeggiata per le poche strade era un aerosol di gas di scarico mentre quella per i boschi era sempre a rischio sparo, dove i pochi negozi rimasti erano per la maggior parte saldamente ancorati al 1960 e dove l’unica verdura bio erano le carote marmorizzate della Coop… grazie montagna, ma facevo una vita più sana in centro a Milano. Impressione confermatami da altri che sono andati a vivere sull’Appennino Bolognese e sono velocemente ritornati a Bologna. Per essere equa, devo dire che ci sono anche alcuni che ci vivono felicemente, perché sono più adattabili e non hanno esigenze particolari, o semplicemente non finiscono a vivere nei pressi di un bar che trasmette musica all’aperto da mattina a notte fonda per cinque mesi l’anno e che in qualsiasi altro luogo sarebbe stato immediatamente sanzionato e riportato alla legalità. Complimenti a chi riesce a conviverci, io preferisco una vita più leggera e lavorare senza Rovazzi che mi martella con “Faccio quello che voglio”, la hit preferita del simpatico barista. 

bacheca del collezionista di PIB Paris usata per il totem di Erbaviola
Il totem ha funzionato! Ma alla prossima ci mettiamo il trasloco stesso

Sono passati dieci mesi da quando avevo fatto questo totem per realizzare nuovi progetti. Ve lo ricordate? Perfetto, abbiamo tutto: il mare, il giardino non troppo grande, le piste ciclabili, un sacco di posti per andare in bici in piano (sono certa che vi stupirà sapere che non scalo le montagne in mountain bike), arte a piovere, riserve naturali, mare a perdita d’occhio, cucina né troppo grande né troppo piccola per tutte le mie faccende di autoproduzione… è arrivato tutto quello che desideravo, insomma.

Se tornassi indietro però ci metterei anche altro in questo totem. Per esempio ci metterei il camion dei traslochi. Il trasloco, devo dirlo, è stato super nonostante gli imprevisti, grazie alla ditta romagnola che avevamo assunto. Ma nemmeno i romagnoli possono qualcosa contro certe teste che si aggirano per Monghidoro…
Io mi ero preparata: i vicini di casa avvisati con cartelli sulle porte e nelle cassette delle lettere da una settimana prima, “questa tal mattina dalle 7 alle 13 non si può parcheggiare qui o uscire passando da qui”. Un’amica di guardia tutto il tempo al camion aperto per scongiurare furti e altri problemi. Dotata anche di sgabello per non stancarsi, sebbene lei si sia sentita un pappagallo sul trespolo per mezza giornata e abbia dovuto dare spiegazioni sul perché stesse seduta su uno sgabello in strada a tutti i conoscenti che passavano. Capite cosa si rischia ad offrirsi di aiutare in un trasloco?
Io ero posizionata in casa a supervisionare l’imballaggio e l’uscita mobili, i gatti erano già da una settimana nella casa nuova. Lui era invece in forza ai traslocatori. Con questa mirabolante organizzazione, verso metà mattina eravamo già gasatissimi con il camion pieno per tre quarti, qualche mobile appoggiato in cortile in attesa di salirci e la casa quasi vuota. Non vedevamo l’ora di partire per la Romagna e battere tutti i nostri record di velocità di trasloco!

Ma è qui che si presenta sempre il momento di follia. Nel nostro caso, di follia locale. Potevamo forse andarcene senza ricevere ancora un saggio della testa di certi montanari? No. Vietato. Così, mentre la mia mente viaggiava ormai sui sogni di aver finito tutto il trasloco nel primo pomeriggio, mi chiama l’amica sul trespolo dicendomi di correre subito fuori perché c’è una tizia che sta convincendo i miei traslocatori a spostare il camion, aperto e con mobili sparsi per il cortile. Mi precipito fuori e mi toccano dieci minuti di discussione a urla, in cui mi trasformo dalla me stessa felice di aver quasi finito a milanese nel traffico delle otto, seguita da straccivendola, poi tutte le Erinni, fino a raggiungere il livello di Incredibile Hulk con le vene del collo vicine all’esplosione. Sì, io, ho urlato per strada facendo accorrere tutto il vicinato, ci sono momenti nei quali il distacco zen non è risolutivo.
E chi era mai costei che doveva far muovere un camion aperto, incuneato in un cortile su una salita ripida, con attorno i miei mobili? Volete indovinare? Avete delle idee? Vediamo… Per caso un cardiochirurgo chiamato d’urgenza? O 007 che deve salvare Sua Maestà la Regina Elisabetta? O il veterinario dell’Amaro Montenegro che ha trovato un cavallo anche sotto al mio camion del trasloco? No. Era una collaboratrice domestica che doveva parcheggiare l’auto dove diceva lei, ovvero dove c’era il camion, il tutto per andare a svolgere il proprio lavoro da uno dei miei ex vicini. Ma veniamo al motivo per cui lo pretendeva nonostante fosse evidente che era in corso un trasloco. Indovinate? Noi non eravamo del paese, quindi dovevamo spostarci per farla passare. Lì le cose per molti funzionano ancora così. In ginocchio plebe forestiera! 
Sì, aspettavate proprio me, vero? Sono quella giusta nel momento migliore della sua vita: il trasloco. Il trasloco dopo due anni di notti insonni con i vostri compaesani ubriachi. Sono a vostra disposizione, signora del castello.
Inoltre non sono portata per le genuflessioni, come potete immaginare, quindi ho decretato che il camion non si spostava. Offesa nell’onore, la gentildonna è partita con le invettive e, dopo aver urlato una decina di volte i nomi altisonanti  da cui doveva andare a fare le pulizie in auto e giammai a piedi per ben duecento metri (Che ovvove signova mia! A piedi addivittuva pev duecento metvi!), ha dovuto imparare una lezione fondamentale nella vita: chi è sopravvissuto a lungo nel traffico di Milano, le montanare urlanti se le mangia come spuntino. Usciti da quel paesino, i suoi nomi altisonanti sono i signori Fumo, Nebbia e Nessuno. Se ne è andata sconfitta. Il camion è rimasto al suo posto. 
I traslocatori sono rimasti così impressionati che mi hanno fatto i complimenti perché loro invece, grandi e grossi, stavano per spostare tutto. Dopo questo teatrino montanaro non hanno obiettato quando, una volta arrivati nella nuova casa, hanno trovato un materasso che pesava come un sacco di incudini, da far passare per il balcone sollevandolo a braccia. Nessuna protesta, per paura che si ripresentassero Hulk e la milanese nel traffico delle otto. (Hanno comunque avuto una lauta mancia: schiavista sì, ma con un cuore). 
Il resto del trasloco è andato benissimo, anzi se dovete fare un trasloco in Emilia Romagna chiedetemi i riferimenti, sono bravissimi e coprono tutta la regione. 

 

Quindi come si vive al mare?

E chi lo sa. Dopo il trasloco non era già più tempo di giornate al mare… non che questa faccenda dello starci con la mascherina mi allettasse troppo. Forse, se non avessi dovuto traslocare, avrei scelto comunque di saltare la stagione o di fare qualche giornata in settimana in qualche spiaggia poco frequentata, a debita distanza. 

Da settembre fino a ottobre inoltrato abbiamo cercato di fare più passeggiate in spiaggia, di solito nella pausa pranzo. Partivamo con i nostri panini o ci fermavamo per una piada vegan, facevamo un paio di chilometri sulla sabbia e poi ci sedevamo a consumare il nostro pranzo. Ritorno e di nuovo al lavoro. Quell’ora di sole e mare per qualche volta la settimana è stata praticamente l’unico contatto, ma ci ha fatto già vedere una realtà migliore, rilassata, calda. Poi è arrivato il lockdown e ora il freddo… guarderemo le foto fino a quando si potrà tornare. Per ora ci godiamo i parchi e le passeggiate del nostro comune, che comunque non sono pochi. Siamo in una delle aree in cui si esce dal comune solo per urgenze o servizi altrimenti irreperibili qui, ma per fortuna la passeggiata quotidiana è più che piacevole e varia.

 

Piccoli contrattempi post trasloco

Cose che non avevamo calcolato e che ci fanno sorridere, fossero questi i problemi. Per esempio, i precedenti proprietari della casa hanno lasciato nel giardino un olivo non potato da anni, è diventato enorme per questo giardino piccolissimo. Sta cercando di sconfinare dai vicini. In agosto l’abbiamo trovato stracarico di olive nere, piccole, sembrano una varietà tipo le taggiasche. Non mi intendo di olive e non ho avuto tempo di documentarmi. Abbiamo chiamato un potatore per vedere di ridurne un bel po’ la chioma, ma si potrà fare ovviamente solo in primavera. Nel frattempo ci ha consigliato di raccogliere le olive, tanto dopo il trasloco non abbiamo niente da fare. Saltello tra gli scatoloni da svuotare, ma troverò sicuramente delle ore quotidiane per cambiare la salamoia a vasi che posso disseminare tra uno scatolone e l’altro o magari accatastare di fianco al letto, perchè no. Ci abbiamo pensato, comunque, ma non eravamo neanche attrezzati per la raccolta, almeno per arrivare a più di metà della pianta. Non bastasse, intanto che chiedevamo agli amici attorno se volevano le olive venendosele a raccogliere, è scattato il primo lockdown d’autunno, quindi niente amici raccoglitori, solo congiunti raccoglitori. I nostri congiunti sono pochi, lontani e per niente portati ai lavori di campagna. 
Così ho sperato che la soluzione arrivasse da sola. La soluzione è arrivata. Si è palesata in una coppia di merli, alcuni passeri e altri volatili di passaggio durante la migrazione. Non sapevo che così tanti uccelli potessero mangiare le olive! Siamo tutti felici: io e i gatti (dietro le finestre!) facciamo i birdwatcher dilettanti e ci ascoltiamo i concerti estemporanei dei pennuti. I pennuti da parte loro becchettano che è un piacere e mi fertilizzano il micro-giardino che in primavera trasformerò in un micro orto-giardino. Magari l’anno prossimo ne raccolgo un po’ e gli lascio la maggior parte. 

Dopo il trasloco in pianura non ti mancano i boschi, la montagna, l’Appennino? 

Per una decina di anni siamo stati benissimo sull’Appennino Tosco-Emiliano, più precisamente sull’Appennino Bolognese. Ma i successivi due anni a Monghidoro sono stati l’inferno in terra, tra l’esser quasi morti per la fuga di monossido e il conseguente trasloco in velocità in un luogo che sembrava idilliaco ma si è rivelato più rumoroso di Time Square. Per ora è difficile ricordarsi solo la parte buona precedente, ma spero di farlo con il tempo. Soprattutto è difficile mentre mi stupisco ancora di cose normali che erano scomparse dalla mia quotidianità, per esempio i vicini che ti salutano o il barista che si ricorda cosa prendi (e ha cinque tipi di latte vegetale per il cappuccino vegan, parliamone!). In generale, non mi sento più una cretina di Milano da spremere il più possibile solo perché ha deciso di abitare tra i boschi. Non ti accorgi di certi fardelli finché non li lasci. Sicuramente questa parte non mi mancherà.
Altro che non mi mancherà affatto sono le passeggiate nei boschi, visto che posso farle anche qui. C’è tutto il Parco del Delta del Po, la Pialassa Baiona, le riserve naturali della Romagna d’Este, i parchi, i boschi delle colline, in un attimo arrivo dappertutto. E arrivo al mare, il mare devo dire che sta compensando tanto in questo inverno un po’ particolare. Settimana prossima forse torneremo in zona gialla e potrò finalmente tornare a fare qualche passeggiata in spiagga a grande distanza dagli altri (di solito è deserta, è quasi inverno). 
Mi mancherà il profumo del bosco di montagna, quello sì che è diverso. Era il profumo della casina in mezzo al bosco e mi sa che qualche volta in futuro tornerò ad annusarlo, magari tra altri boschi, o magari andando a trovare gli amici che abbiamo lasciato su quelle montagne. 

 

Ma quindi la casa, non ci fai vedere niente dopo il trasloco? 

Presto! Stiamo ancora sistemando. Purtroppo con un lavoro in proprio e a tempo pieno, più i miei corsi online… il tempo è stato poco. Queste pause forzate per alcune categorie di lavoratori e questo mondo in profondo cambiamento hanno stimolato diverse persone a intraprendere la strada dei loro desideri e sono molto onorata di poter essere la loro guida per l’avvio o per una parte di strada. L’impegno che mi richiede però questa parte, al di là degli incontri veri e propri, è energeticamente molto alto e la sera mi ritrovo completamente sfinita. Sfinita in modo molto felice e soddisfatto però! Sto vedendo grandi percorsi, anche a distanza di anni, ognuno con i suoi tempi e i suoi progetti. In questo momento è la parte che mi dà più soddisfazione, quindi a volte preferisco addirittura prendere qualche impegno in meno e dare più spazio a chi vuole seguire il corso. Ma sto divagando, dicevamo della casa, la domanda più frequente che mi arriva dai social. 

Ci stiamo ambientando e stiamo cercando di capire cosa ci piace e cosa vogliamo cambiare. Per ora posso dire che mi piace moltissimo avere una casa più piccola ma meglio distribuita delle precedenti. Non ci sono spazi sprecati, corridoi inutili e per due persone che vivono molto all’esterno è l’ideale. D’altra parte la ricerca è stata lunga e non avremmo investito su nulla che ci fosse sembrato meno di “ideale”. Potrei definirla una grossa tiny home. Di questi aspetti ne parlerò ampiamente nei prossimi post, mi sto adeguando in modo molto facile e naturale a volumi e movimenti nuovi. Per adesso sono felice sia della scelta della località che del tipo di casa a bassa manutenzione e che, una volta finito di sistemare, ci lascerà molto tempo libero. 
La foto sopra non ha niente a che fare con la casa, ma non volevo deliziarvi con le foto di un garage stra-colmo di cose ancora da mettere in ordine (consolatemi, vi prego, nei miei piani dovevo aver già finito!) o del giardinetto spellacchiato in pieno inverno. Ci sarà tempo per tutto.

Si è finalmente riassestato anche il lavoro, ho recuperato tutto quanto perso durante il trasloco e quindi torno serenamente a occuparmi anche di Erbaviola. Sto raccogliendo – tenetevi forte – le foto e le informazioni di tutto il lavoro di rimodernamento e pittura della precedente cucina che, per la cronaca, è stata venduta! Quindi sì, per chi mi segue su Instagram e ha visto un paio di foto di anteprima di come avevo trasformato la vecchia cucina: pitturarla con vernici apposite e con attenzione ai dettagli è stato anche un guadagno.
Nel frattempo che metto insieme i post per mostrarvi i prima e dopo della precedente cucina, sto lavorando alla ristrutturazione di quella che ho trovato qui e… questo ve lo racconto prossimamente: si recupera e rimoderna un’altra cucina, naturalmente sempre in chiave ecosostenibile!

 

Ti potrebbe interessare anche:

22 Commenti

Vale Novembre 30, 2020 - 12:59 pm

Che bello, sai che adoro i “prima e dopo”!

Reply
GRAZIA CACCIOLA Novembre 30, 2020 - 5:49 pm

Anche io, quanto mi piacciono! Ti accontenterò ampiamente con foto dettagliate, promesso.

Reply
daniela Novembre 30, 2020 - 3:08 pm

Ciao Grazia , mi fa piacere sentire che la nuova destinazione si sta rivelando fantastica sotto molti aspetti…direi che te la meriti proprio…io sono abbonata al canale istagram del parco del delta del Po e vedo sempre foto meravigliose…spero che tu possa approfittare di questa area che sembra bellissima…e anche delle passeggiate in bici…a questo punto i mici si dovrebbero essere adattati e credo che siano molto felici, con il loro birdwatching e l’assenza di suoni musicali indesiderati h24…come del resto voi bipedi 😁 ti auguro un periodo di serenità e di tanti piaceri piccoli e grandi, nel tuo nuovo mondo…un abbraccio

Reply
GRAZIA CACCIOLA Novembre 30, 2020 - 6:55 pm

Grazie cara Daniela, sicuramente ci stiamo iniziando a rilassare e cogliamo tutte le occasioni per farlo… lavoro permettendo! L’inverno aiuterà il riposo e anche la progettazione di gite in bici… non vedo l’ora! Un grande abbraccio cara!

Reply
Adriana Novembre 30, 2020 - 4:30 pm

Ola Ola Ooolaaaa Grazia!
Il totem ha funzionato,davvero.
Sono sicura che starete benissimo.
Può darsi che l’ulivo una volta potato a dovere farà le olive più grosse, normali diciamo. A volte gli alberi non potati si affollano di frutti piccoli piccoli.
Un grande abbraccio

Reply
GRAZIA CACCIOLA Novembre 30, 2020 - 6:58 pm

Cara Adriana, sì ha funzionato e questa ipotesi delle olive l’avevamo fatta anche noi, ma il potatore ha detto che per la sua esperienza non diventano più grandi di così anche potandolo. Peccato per gli uccellini 🙂 Un grande abbraccio anche a te!

Reply
cristina marzocchi Novembre 30, 2020 - 4:50 pm

In ogni caso e per ogni eventualità se hai bisogno di un mio intervento per rendere inamovibile un ombrello incastrato in un termosifone a caso, sai che puoi contare su di me.
Amo Bologna, ogni mattone di Bologna ma, come ti avevo già detto, sto pensando anche io di abbandonarla per la Romagna. Sarà la prossima tappa della mia vita! Per ora ti invidio moltissimo issimo issimo!!!!!

Reply
GRAZIA CACCIOLA Novembre 30, 2020 - 7:00 pm

ROTFL! Certo, oltre a ringraziarti a vita per le risate della tua opera d’arte postmoderna, sarò qui a darti il benvenuto non appena troverai il coraggio. Bologna è una bellissima città e ci potrai sempre tornare in un’oretta, dai, non è proprio un abbandono!

Reply
FLAVIA LAURENTI Novembre 30, 2020 - 6:36 pm

Ciao Grazia, che bello leggerti!!!!! Contenta per te il Totem ha lavorato bene!!!!! Sono curiosa del prima e dopo e delle foto della casa nuova!!!!! Saluti a voi ( compresi i Mici!), Buona Vita!

Reply
GRAZIA CACCIOLA Novembre 30, 2020 - 7:01 pm

Cara Flavia, noi e i mici ci uniamo per mandarti un grande abbraccio!

Reply
Enza Dicembre 1, 2020 - 8:18 am

Ciao Grazia, è sempre un piacere leggerti! Sei capace di evocare, attraverso le parole, ambienti e posti e l’immaginazione corre libera sulle tue note! Bentornata!

Reply
GRAZIA CACCIOLA Dicembre 1, 2020 - 5:16 pm

Cara Enza, grazie di cuore! Sono molto felice di aver ripreso queste chiacchierate!

Reply
Daria Dicembre 1, 2020 - 10:06 am

Ciao, Grazia! Bello ritrovare un tuo post! Sulla questione dei montanari ti comprendo perfettamente… per loro resti sempre una da fuori, purtroppo è così anche fra le dolomiti…
Ti auguro un sereno dicembre e spero di rileggerti presto.
Chisssà che non riesca pure io a riprendere in mano il blog abbandonato da due-tre mesi!

Reply
GRAZIA CACCIOLA Dicembre 1, 2020 - 5:17 pm

Ciao Daria! Sarebbe un bel regalo di Natale se riprendessi il tuo blog, sai che l’ho sempre letto con piacere. Questi luoghi di scambio sereno sono sempre più rari, spero proprio che il tuo continui ad esserci.

Reply
Rosanna Dicembre 1, 2020 - 11:09 am

Ciao Grazia, che bello risentirti sul blog, e grazie per i sorrisi che ci regali ogni volta. Non vedo ľora di vedere la casa nuova. Auguri per questo nuovo inizio😊

Reply
GRAZIA CACCIOLA Dicembre 1, 2020 - 5:27 pm

Cara Rosanna, grazie a te per l’ascolto! E’ davvero bello ritornare tra amici! Confido che il nuovo inizio continui ad essere entusiasmante!

Reply
cristiana Dicembre 1, 2020 - 3:00 pm

A dire tutto, mi viene un commento lungo quanto il post, quindi mi limito all’essenziale 🙂 Certo che avrai tempo per sistemare, e sarà bello, sta arrivando il freddo e tu te ne starai nella casina nuova a chiederti dove mettere questo e quello e a ricordarti che se poi una casa è perfetta non c’è più spazio per aggiunte e cambiamenti: magari in un viaggio incontri un quadro bellissimo ma le tue pareti sono già piene! Sì, mi chiamavano Pollyanna 😀
Il tuo ennesimo racconto gioioso su Monghidoro mi ha fatto venire in mente un film teribbbile di cui ho saggiamente rimosso il titolo, con tanto di Gianni Morandi protagonista, ma che dava davvero l’idea della follia antropologica del luogo,
A proposito di passeggiate al mare, hai già fatto la conoscenza della Bassona? È l’unica spiaggia che noi frequentiamo in riviera, è una riserva naturale e ci si accede da una pineta a Lido di Classe ed è un posto che non c’entra assolutamente niente con il resto della riviera romagnola, da tutti i punti vista, in primis l’acqua trasparente ma anche il tipo di gente tranquilla che la frequenta.
Buon inizio cara, spero di rileggerti presto, che è sempre una goduria!

Reply
GRAZIA CACCIOLA Dicembre 1, 2020 - 5:33 pm

ahhahah in effetti se ti riferisci a quel terribile filmato di Gianni Morandi che presenta la sua parzialissima visione di Monghidoro… concordo! Pessimo prodotto dal punto di vista tecnico, pessima comunicazione ma sopratutto va sottolineato che Morandi non l’ha mai postato sulle sue pagine e parliamo di uno che aggiorna quotidianamente. A ognuno le sue conclusioni… comunque Morandi essendo del posto gode di altro trattamento, ma credo che da persona intelligente sia al corrente del perché quel paese non si sta certo ripopolando.

Reply
GRAZIA CACCIOLA Dicembre 1, 2020 - 5:35 pm

Non ho ancora avuto l’occasione di andare alla Bassona ma ho una coppia di amici che vanno sempre a Lido di Classe e mi dicono da anni di andare lì… quest’estate provo, adesso mi attira molto dalla tua descrizione! A presto e chissà che non ci troviamo al sole!

Reply
Vale Dicembre 1, 2020 - 7:47 pm

Eh, da persona intelligente capisce e conosce il carattere dei suoi compaesani, e non sventola un orgoglio burino come certi che vivono nel paese dove sto io… Di cui, peraltro, chi se n’è andato, parla con cognizione di causa.

Reply
Bruna Antico Dicembre 2, 2020 - 5:02 am

Ciao cara, da ora in poi non canterai più…ma com’è bello andare in giro per i colli bolognesi…….ma andrai nella Camargue italiana, il nostro bellissimo Parco del delta del Po’….potrai ammirare i mosaici della Basilica di Pomposa….FARTI una piadina di Erbazzone in una locanda del Passatore dietro la tomba di Dante a Ravenna…..e poi, e poi, e poi !! Conosco come le mie “scarselle” tutti questi posti e anche più su verso Venezia …..il mio povero marito era di Contarina alias Portoviro….sono andata per anni al mare a Rosapineta, al lido di Dante, a Classe andavo negli anni ’70 a prendere il latte per il mio piccolino…..ho visto crescere tutta la zona ,bonificarsi dalle zone paludose…Vedrai , ti troverai bene…..se hai bisogno di informazioni chiedimi , ho anche molti parenti disseminati a Ravenna, Venezia Padova ….Un abbraccio

Reply
GRAZIA CACCIOLA Dicembre 2, 2020 - 5:26 pm

ciao Bruna… certo! “La Camargue italiana” è la prima volta che la sento ma … hai ragione, assomiglia parecchio! Finora avevo sentito “la California d’Italia”. Ti chiederò numerosi consigli appena terminato il lockdown, quindi grazie in anticipo! Per ora ci godiamo gli stretti dintorni di casa ed è già un gran bel vedere. Un grande abbraccio e … magari ci si vede da queste parti!

Lascia un commento

Questo sito è conforme alle leggi attuali sul trattamento dei dati (GDPR)