Essere felici fa paura

da GRAZIA CACCIOLA
la paura di essere felici

Qualche giorno fa il mio telefono ha iniziato a funzionare male. Dopo un po’ di verifiche, abbiamo appurato che si trattava di due app sviluppate per un sistema diverso e convertite nel mio, due app proprietarie di due clienti e che mi sono essenziali per lavorare. Ho dovuto piegarmi a un nuovo cellulare con sistema operativo diverso e devo ammetterlo: il nuovo cellulare è veramente bello. Il mio era bellissimo cinque anni fa, lo sarebbe ancora per un utilizzatore normale, ma per lavorarci era diventato obsoleto.Il nuovo va velocissimo, si sincronizza subito con tutto quel che mi necessita. A questo punto chiunque penserebbe: quindi stai utilizzando quello nuovo. 
No. 
Sono tre giorni che metto davanti una serie di scuse per non farlo, la principale è che con il vecchio sistema operativo so già dov’è tutto quello che mi serve e… hei, sono una persona impegnata! Non ho due ore per guardare dei tutorial sul telefono nuovo e capire che logiche usa, magari nel fine settimana. Non ho quindici anni, non ho tutto questo tempo, devo rispondere al volo e continuare a lavorare! Questa è la mia scusa. 

Perchè mi trattengo dal fare qualcosa che so che mi farà stare bene?

 

Che cosa mi sta trattenendo dall’essere felice?

Ora è domenica sera. Nel fine settimana ho trovato il tempo per cucinare e cenare con calma, per guardare un film e due stand up comedian, per leggere, giocare con i gatti, lavorare a maglia, chiacchierare con il mio compagno, con un’amica… e il telefono è ancora lì, nell’assetto base e senza tutte le app e i dati che mi serviranno per lavorare da domattina. Ora sto scrivendo un post per il blog, un’altra cosa che mi piace moltissimo, facendo finta intanto di considerare il telefono solo perché ne sto parlando. 

Cosa mi sta spingendo a passare un lunedì infernale con un telefono vecchio che non funziona e uno nuovo senza nemmeno i contatti? Me lo sono chiesta seriamente. Non si tratta solo di procrastinazione, anzi, non è una mia caratteristica, di solito se c’è qualcosa di spiacevole lo faccio per primo, “Eat the frog first“, dicono gli inglesi. Il rospo lo butto giù per primo, è da anni la mia modalità di scelta delle priorità, quindi non sta qui il problema. 
Non è nemmeno avversione alla tecnologia: di sicuro mi dà noia cambiare il telefono ogni tot solo perché i sistemi operativi nuovi non sono adattabili ai telefoni vecchi, di sicuro mi pesa dover rottamare una cosa difficilmente riciclabile, ma riesco sempre a darlo a qualcuno che lo può utilizzare ancora per anni. In più sul telefono io ci tengo una grossa parte di lavoro e materiali, così da non scarrozzarmi sempre un portatile. Mi è utile, estremamente utile. Quindi? Perchè non sistemo il telefono nuovo e passo un lunedì di lavoro sereno senza impazzire con il telefono vecchio o cercare di aggiornare male il nuovo tra un lavoro e l’altro? Alla fine avrei solo dei vantaggi nel configurare ora il telefono nuovo, pronto per il lunedì. Magari addirittura avrei potuto farlo il giorno in cui l’ho acquistato, evitando di trascinarmi per altro tempo il vecchio telefono reso lentissimo dalle due app. 

La risposta può essere che ho paura di essere felice?

In parte lo è. Il vecchio telefono l’ha fatto un’azienda che adoro, ha un sistema operativo che amo e che negli ultimi diciassette anni è stato il mio preferito, versione dopo versione. Il vecchio telefono è la mia zona di comfort. Ok, funziona male, ma so come funziona male: quando si blocca devo riavviarlo. Ora, capite anche voi quanto può essere idilliaco lavorare così: mentre stai lavorando si blocca e devi riavviarlo. Telefonate a singhiozzo, email riscritte tre volte… Però io so esattamente cosa fare: si blocca e lo riavvio. Una noia, ma una noia che conosco bene. In fondo al tunnel invece c’è una luce: il nuovo telefono. Ma io non vado verso quella luce perché, pensandoci bene, comporterebbe: il rischio di non capire al volo quel sistema operativo e sentirmi una quarantenne che scrive buongiornissimo su Facebook (ok, non mi succede, ma ho questo timore latente che un giorno potrei finire così); non potrò più affermare con soddisfazione che il sistema operativo che piace a me è il migliore di tutti visto che ora sono obbligata ad usarne un altro; ho paura di dover passare almeno cinque ore a installare varie app e far sincronizzare cose con il desktop, cose che magari non avranno voglia o possibilità di sincronizzarsi. 

Cherofobia, la paura di essere felici

Così per giorni, con in mano la soluzione di tutto il problema, ho continuato invece a utilizzare il vecchio telefono riavviandolo quella ventina di volte al giorno. Perché essere felici delle volte fa paura. Pensate che c’è anche una parola apposta, cherofobia, la paura di essere felici. La maggior parte dei cherofobici ha paura di essere felice per il timore che quella felicità finisca presto con un evento negativo. Ora, pensiamoci bene: è meglio essere sempre infelici oppure felici e infelici a fasi alterne? La seconda, dai. 

Uscire dalla nostra zona di comfort – intesa come zona in cui ci sentiamo sicuri sebbene sia orrenda, come può essere per esempio un matrimonio finito ma trascinato per vent’anni – è maledettamente difficile. Anche se sappiamo che fuori dal tunnel ci sono prati verdi, sole e unicorni colorati, noi restiamo nel nostro tunnel buio, umido e muffo perché è l’ambiente che conosciamo bene. Noi restiamo nel nostro tunnel buio perché in quel tunnel ci sappiamo vivere, ne conosciamo tutti i difetti e abbiamo imparato a sopportarli. In questo modo, si verificano le condizioni per le quali ci fa paura l’essere felici: quello che ci fa davvero paura è lasciare la condizione esistente, cambiare, essere pienamente noi stessi o semplicemente alleggerire la nostra vita da qualche incombenza. 

So che la felicità è raggiungibile facendo qualcosa, ma evito di farlo. Perché? Cosa succede?

L’accettazione sociale e familiare

Quante donne e uomini si rinchiudono dentro “lavoretti”? Piccoli hobby approvati socialmente e dalla famiglia, che non fanno paura a nessuno, non cambiano l’ordine delle cose, non destabilizzano. Ci sono artiste dietro pedanti lavori di decoupage (dai, smettetela di incollare tovaglioli di carta agli oggetti, potete fare di meglio), matematici dietro complicati lavori all’uncinetto, architetti dietro a nuovi modi di progettare maglie ai ferri, così come ci sono inventori dietro appassionati di fai da te che ogni lunedì mattina torneranno in un ufficio grigio a fare il solito lavoro.

Quanti si rinchiudono dietro la paura di provare qualcosa di diverso, al di là della zona di comfort? Molti, la maggioranza  sarà sempre così. Liberarsi è un percorso ostico, difficile, pieno di incognite. Io che sono una persona libera, che mi considero tale per tutte le scelte che ho fatto dettate solo dalla mia volontà e qualche volta ottenendo il biasimo di alcuni gruppi sociali… anche io ho le mie zone di comfort. Non sono dannosissime, le maggiori e veramente dannose le ho eliminate anni fa ma qualcuna piccola ancora rimane, cose con cui posso convivere serenamente senza doverle per forza scardinare. Ma le grandi, quelle sì, va fatto, vanno eliminate, altrimenti ci si trova a vivere in un immenso tunnel falsamente confortevole mentre la felicità, quella vera, resta là fuori.

Quanti si fermano per la paura di esperienze nuove, che li farebbero uscire dalla loro zona di comfort?

 

Gli atteggiamenti tipici della paura di essere felici

Uno degli atteggiamenti classici della paura di essere felici, purtroppo molto diffuso, è quello di fare opposizione a qualunque soluzione. Per esempio, incontro spesso persone con rapporti di coppia non più soddisfacenti, relazioni trascinate per anni con reciproca noia e so che, nonostante mi chiedano soluzioni (le chiedono a tutti) lo fanno solo per controbattere a suon di obiezioni che definiscono “realistiche”:

  • i figli ne soffrirebbero (ma non soffriranno di più a vivere con due persone reciprocamente annoiate? Non gli starai dando una visione molto brutta della vita di coppia, visione che influenzerà la loro vita futura?);
  • con un solo stipendio come faccio? (beh, ci sarà anche una persona in meno, dai);
  • non voglio dare un dolore ai miei genitori (se ti vogliono bene non sarà un dolore, lo sarebbe vederti infelice tutta la vita);
  • stiamo pagando il mutuo della casa (le case si comprano, si vendono, una soluzione si trova sempre);
  • non troverò mai una persona migliore di questa (ah, bella idea: stai con una persona che non ti piace per la paura di trovarne altre che ti piacciono di meno? A parte che si può stare anche da soli ed è un’ottima esperienza, ma non sarà che è proprio l’autocommiserazione a costituire la tua zona di comfort? Bel guaio).

E così via. Opposizioni a piovere, sono tenacissimi, non li potete battere. Qualunque soluzione troviate, arriva il no, c’è l’ostacolo “realistico” che loro conoscono benissimo.  

La paura di essere felici con le scelte più grandi della vita

Molti lo fanno anche con il lavoro. Non conto le volte che mi hanno detto “Faccio l’impiegato per ripiego”. Questa è la conversazione tipo:
– Cosa volevi fare invece? 
– Mi piace molto lo yoga, ho anche i diplomi per insegnare e vado tutti gli anni in India per perfezionarmi
– Quindi potresti fare l’insegnante di yoga, no?
– No c’è troppa concorrenza e poi non so se sono all’altezza
– Secondo me ci sono più impiegati che insegnanti di yoga, quindi c’è meno concorrenza nello yoga che nel lavoro che fai
– No, e poi dovrei aprire una partita iva o un’associazione e io non me la sento di mettermi in proprio
– Potresti lavorare per qualcuno, per esempio una scuola, invece di aprirla tu
– No, vicino a me non ce ne sono
– Sei sicura? Ne nascono a ogni stagione ormai, c’è una grande ripresa dello yoga.
– No, non nella mia zona e poi ci sono molti pregiudizi, sai, il prete, la parrocchia…
No no no no. Potrei andare avanti all’infinito, dall’altra parte troverei sempre delle obiezioni. Ma non sono obiezioni a me personalmente, sono obiezioni all’essere felici.

Essere felici fa paura, mentre rimuginare e autocommiserarsi nella propria infelicità è confortevole: sanno come farlo, conoscono i risultati e non ci sono rischi. Magari arriva anche un po’ di attenzione da chi non conosce ancora il giochetto ed empatizza con la poverina che vorrebbe fare l’insegnante di yoga ma proprio non può (salvo rendersi conto dopo un po’ che non vuole e punto). 

 

Scegliere di essere felici è rischioso, fa paura, ma superare la zona di comfort è la scelta Vitale.

 

Come si supera la paura di essere felici?

A questo punto voi vorreste la soluzione. Ok Grazia, perché abbiamo paura di essere felici e cosa ci fa fare questa paura l’abbiamo capito, ma qual’è la soluzione?
Non ce l’ho. Io sono qui con voi, sono quella che ha i due telefoni sulla scrivania. Mi sto avviando verso un lunedì infernale in cui non troverò nessun documento appena mi allontano dal desktop, in cui farò telefonate a singhiozzo con l’obbligo di riavviare il telefono… ma non provvedo: in fondo in fondo spero con tutto il cuore che accada il miracolo e il mio vecchio telefono riprenda a funzionare da solo. Magari che qualcuno nella notte rilasci una nuova versione del vecchio sistema operativo che vada d’accordo con le due app dei clienti. Insieme a me vivono di speranze simili quelli che attendono che un bellissimo lavoro si materializzi davanti a loro o gli suoni alla porta senza aver fatto nulla, quelli che non hanno mai studiato musica ma sognano di diventare cantanti andando a un reality e quelli che attendono un principe azzurro o una ricca e bellissima fotomodella che li porti via da matrimoni esauriti. Non ci succederà.

Soluzioni concrete per superare i freni della paura di essere felici

La soluzione è solo guardare bene in faccia la felicità e andarle dritti incontro. Se sul percorso si inciampa, va bene, la chiameremo esperienza e saremo comunque un pezzo più avanti. 

Per me la soluzione è più facile: finisco di scrivere il post e mi dedico a capire il nuovo telefono, così comincerò il lunedì con gli strumenti che mi servono. Là fuori, potrebbe farmi compagnia una futura insegnante di yoga che inizia a rispondere “Sì ci penso, vediamo quanto costa affittare un’aula e cominciare a tenere lezioni il sabato pomeriggio”. Magari si unirà anche un marito che dirà “Domani chiamo la banca per sapere come si può vendere la casa prima di finire il mutuo” o una fidanzata che penserà di trovare le parole migliori per dire che hanno diritto entrambe di essere felici, anche se vorrà dire cambiare giro di amici. 

Essere felici fa paura, è vero, ma a me farebbe più paura una settimana di strumenti che non funzionano, oppure una vita trascinata nell’incomprensione di coppia oppure la morte cerebrale in un lavoro noioso. E a voi?
Il primo che scrive “Però a volte le situazioni vanno prese nel loro contesto e non sempre è possibile fare…” deve andare alla lavagna e scrivere 200 volte “Sì, io decido di essere felice ora. Il come si vedrà, ma intanto decido di superare la zona di comfort e dare un’occhiata a quello che c’è la fuori”.

Nota
Ho finito di settare il telefono domenica sera tardi, dopo aver terminato di scrivere questo post. 

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23 Commenti

Gloria Rossi Maggio 13, 2019 - 11:02 pm

Ciao, io sono quella che per tre settimane (forse quattro) sono andata in giro con due pc dentro la borsa. il vecchio si ibernava da solo senza che glielo chiedessi e facevo fatica a tenere aperti più di quattro programmi insieme. eppure sono riuscita a rimandare il passaggio definitivo di quattro settimane (e credo manchi ancora qualcosa).
Poi ho preso coraggio e ho montato un video sul nuovo pc, e mentre faceva il rendering ero quasi commossa. E ho fatto nottata per finire di traslocare tutto. La mattina dopo ho lasciato il vecchio pc a casa, pace se non avevo ancora importato la rubrica sul client di posta… 😊

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Grazia Cacciola Maggio 14, 2019 - 9:12 am

Quanto ti capisco! Però mi consoli anche, due pc è più peso che due cellulari! E due cellulari passa inosservato nell’epoca in cui la maggioranza ne ha due. Comunque ce l’ho quasi fatta, il lavoro è tutto a posto, mi mancano un paio di cose personali e posso cedere il vecchio cellulare a qualcuno. Che fatica però! Forse vorrei vivere in un’epoca più lontana in cui la gente comprava o ereditava i mobili quando si sposava e fine, duravano tutta la vita. Ma mi sa che dobbiamo adattarci a questa epoca 😉

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Giannina Maggio 14, 2019 - 9:29 am

Cara Grazia, anche io faccio parte di quelli bravissimi a trovare scuse. Negli ultimi dieci anni non ho lavorato perché ho aiutato mio marito ma ho perfezionato l’inglese e il francese, ho imparato lo spagnolo e ora mi appresto ad iniziare l’arabo. Quello che mi piace fare è organizzare viaggi. L’ho fatto per amici e parenti, gratuitamente, e ci ho passato ore, notti, senza accorgermene, io che quando devo registrare tre fatture procrastino per giorni… E quindi perché non buttarmi e cercare un lavoro in questo campo? Perché ho 45 anni e mi sento vecchia per il mondo del lavoro, perché chi è disposto a pagare per farsi organizzare un viaggio? E da una che non lavora da anni? Perché questo perché quello… Non posso dire di essere infelice, anzi… ma dietro questo ostacolo ci sono prati verdi e unicorni che mi farebbero essere un po’ più felice e io li guardo da lontano sognando e immaginando di essere quella persona che non ho il coraggio di provare ad essere. Grazie per questo post, come per mille altri!

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Grazia Cacciola Maggio 15, 2019 - 11:03 am

Ciao Giannina, sono veramente contenta che questo post ti sia piaciuto e spero di cuore che troverai la forza di avvicinarti a unicorni e prati verdi 🙂 I discorsi sono veramente lunghi e complessi, variano da caso a caso, ma ti potrà essere utile la risposta a qualche tua domanda. 🙂

> Perché ho 45 anni e mi sento vecchia per il mondo del lavoro
Forse se tu dovessi cercare lavoro come dipendente, ma in proprio non si è mai vecchi. 45 anni poi, oggi, non sono nulla. Pensa che Vanda Scaravelli, una degli yogi più famosi nel mondo, una persona di grandissimo valore che ha riformato in parte lo yoga, ha cominciato a praticare yoga da zero a 46 anni. E ha cominciato a insegnare a 60. Vanda è solo un esempio per dire che quel che conta è ciò che senti tu, non delle gabbie valutative massive. Non ci sarà mai un’età ideale, uno status economico migliore, un momento più libero. C’è solo fare o non fare.

Perché chi è disposto a pagare per farsi organizzare un viaggio?
La butto lì: tutti quelli che entrano nelle agenzie di viaggio? 🙂 Ovvero la maggioranza. Ormai ci sono operatori di viaggio che lavorano da casa, o sono affiliati a agenzie online o organizzano viaggi molto particolari per poche persone, campandoci dignitosamente. Mandami una mail che ti giro uno di questi. Ma comunque, se è quella la direzione, vai in quella direzione. I risultati arrivano. Il come è un po’ lungo da spiegare qui, ma se ti puoi fidare, arrivano.

E da una che non lavora da anni? Perché questo perché quello…
Io guarderei un lato più che positivo che hanno in pochi: non hai bisogno di guadagnare da subito. Puoi provarci senza il freno di dover sostenere economicamente te stessa o una famiglia. Guarda che è un vantaggio rarissimo. 🙂 Noi “normali” dobbiamo ritagliarci ore serali e notturne extra lavoro per creare altro o cambiare. Pensa alla fortuna di poter avere giornate intere senza la preoccupazione che il guadagno arrivi subito.
Guarda quello che hai, non quello che ipoteticamente manca.

Gratis: non lavorare mai gratis. Se non dai valore al tuo lavoro, il tuo lavoro non avrà mai valore. E’ una regola ferrea. Quando tu paghi per qualcosa, gli stai attribuendo un valore. Se la vuoi gratis, è perché non ne comprendi il valore oppure non ne ha abbastanza per te. Ora gira il ragionamento su chi ti chiede di organizzargli gratis un viaggio – non pagando così un’agenzia.

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Giannina Maggio 15, 2019 - 11:13 am

Grazie Grazia! Non mi aspettavo una risposta così apposta per me! Non sai quanto mi faccia piacere. E sei riuscita a smontare tutti i miei ma… Spero con tutto il cuore che quello di Bologna non sia davvero l’ultimo corso perché credo sia arrivato anche il mio momento di capire i miei talenti e metterli in pratica… Sei preziosa!
Ti scrivo immediatamente una mail perché mi farebbe piacere ricevere uno di quei link. Grazie

Reply
Giannina Maggio 15, 2019 - 11:25 am

Devo aggiungere ancora qualcosa… la storia di Vanda Scaravelli mi ha fatto venire i brividi… E da oggi mi dedico a capire il mercato e come posso inserirmi. Che bella anche la risposta ad Annalisa.

Reply
Grazia Cacciola Maggio 15, 2019 - 8:36 pm

Vanda Scaravelli è stata una bellissima persona, oltre che una grande maestra di yoga, vale la pena conoscerne la storia! Sono felice che ti abbia colpita, quando qualcosa o qualcuno ti risuona dentro è sempre un avviso che sei sulla strada giusta! Un grande abbraccio e buon cammino!

Grazia Cacciola Maggio 15, 2019 - 8:41 pm

Sono una professionista nello smontare i ma 😀 A parte gli scherzi, ti ho mandato tutto, spero che sarà utile! Per il corso no, come ho scritto in dettaglio in una risposta sotto, a Elena, di corsi in aula non ne farò altri, solo personali. Rimando alla risposta per i motivi 🙂

Reply
Annalisa Maggio 14, 2019 - 11:47 am

Cara Grazia, come sempre ho letto un post preciso e diretto al cuore e alla mente. Mille complimenti ti saranno già stati fatti nel tempo, quindi non mi dilungo. Tra l’altro sono una delle fortunate persone che ha acquistato il tuo libro e ho appena iniziato la lettura. Ti farò sapere. Ho solo un assillo: non ho talenti. Sono una signora di mezza età attualmente disoccupata (ahimè) che non è mai riuscita a trovare dentro di sé un talento qualsiasi. Abbastanza frustrante direi, perché come trovare la via della felicità se non trovo una direzione? Se hai qualche testo da suggerire, farò tesoro del tuo consiglio. Un caro saluto 🌷

Reply
Grazia Cacciola Maggio 15, 2019 - 11:22 am

Cara Annalisa, nessuno è senza talenti. Vero è, invece, che molte donne (e pochi uomini) li hanno infilati sotto un mattone e sono andati altrove nella vita. Bisogna ritrovare il posto, il momento, il mattone e alzarlo. C’è un bel lavoro da fare ma alla fine lo troverai di sicuro. Negli anni ho collaborato con donne che avevano persino dimenticato cosa gli piaceva, avevano vite fatte solo di doveri che scambiavano ormai per piaceri, sono i casi più ostici ma anche lì il talento salta fuori se gli si lascia lo spazio.
Premesso che secondo me a colpi di libri motivazionali non si va da nessuna parte, perché è un sistema che crea dipendenza dall’idea che spendendo solo quei 15-20 euro di libro e sentendosi appagati per il tempo della lettura, si è fatto abbastanza. Investire su se stessi ha un significato molto più ampio e significa anche fare investimenti reali su di sé, di tempo e denaro. Andare contro corrente. La maggioranza continuerà ad avere televisori o lavatrici da 800 euro e considerare troppo costoso un corso di specializzazione da mille o anche solo da 500. Non sono capaci di investire su se stessi, non si attribuiscono alcun valore e non cambierà granché. Lo dico da persona che si sente spesso dire “che fortunata” e si morde la lingua per non rispondere “però quando io mi pagavo l’università, il master e tutti i corsi che ho fatto negli anni, tu spendevi solo in vacanze e borsette”. Non capirebbero. Sta a te decidere che via prendere.
Un libro che ti consiglio di cuore, però, è la una lettura molto molto attenta di Richard Bach “Il gabbiano Johnathan Livingstone”. Anche se magari l’avrai già letto. Leggilo con occhi nuovi e mente aperta, vedrai che ti mostra la via 🙂
““Egli imparò a volare, e non si rammaricava per il prezzo che aveva dovuto pagare. Scoprì che erano la noia e la paura e la rabbia a rendere così breve la vita d’un gabbiano.”

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Elena Maggio 14, 2019 - 1:03 pm

Ciao Grazia, ti seguo con ammirazione da molto tempo e sì, sono anche io una di quelle persone che si ritrovano in gabbia in ufficio “perché lo stipendio fisso fa comodo”e “perché oramai abbiamo fatto la ristrutturazione e se no ci perdiamo il 50%”, una di quelle persone che volevano tanto partecipare al tuo corso sul cambio vita e che ad ogni edizione poi non si sono iscritte con una scusa scema (quest’ultima volta, con la seria speranza che non sia davvero l’ultima edizione). Trovo come sempre le tue parole illuminanti, e mi sento di aggiungere che nell’ultimo periodo ho finalmente capito che è molto importante darsi degli obiettivi a lungo termine (sto ancora lavorando sull’affinamento dei miei), da realizzare con piccoli task a breve termine: “chiamare questo giovedì per sapere quanto costa affittare l’aula per lo yoga”, “chiamare venerdì il commercialista per prendere un appuntamento informativo sulle partite iva” fa meno paura che dire a se stessi “ma questa volta basta, dal prossimo mese mi informo e quello dopo inizio ad insegnare yoga”. Un abbraccio grande!

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Grazia Cacciola Maggio 15, 2019 - 11:53 am

Ciao Elena, sono contenta che tu abbia preso delle decisioni e pianificato la parte lavorativa! Sono passi importanti che muoveranno molto altro, l’importante adesso è restare fermi sugli obiettivi e non farsi distrarre!
Per il corso, approfitto della tua domanda per chiarire perché me l’hanno già chiesto via email dal giorno dopo la fine del corso: era proprio l’ultimo, lo confermo, avevo anche avvisato più volte. Riesco a seguire bene solo poche persone molto motivate a vivere bene e utilizzare i loro talenti. Il corso in aula era solo un modo di offrire tanti anni di studio in materia di cambiamento e pieno utilizzo della propria mente a un gruppo più grande di persone motivate. Il che non sempre si è verificato, alcuni venivano trascinati al corso da mogli, mariti, fidanzati e amici, facendo incombere una chiusura mentale a priori che a volte ho fatto tanta fatica a gestire. So che la gran parte non se ne è nemmeno accorta, ma a me è costato un dispendio di energie tale che in un caso mi ha lasciata tre giorni senza forze. Arginare i boicottatori e i narcisisti non è uno sport che amo, se non sono persone pronte al cambiamento non le si deve forzare, altrimenti daranno il peggio e faranno opposizione tutta la giornata, rischiando di disturbare l’apertura mentale e il processo evolutivo degli altri. Seguirò ancora alcune persone privatamente, come facevo prima di fare i corsi di gruppo, ma non tornerò al corso in aula. Sono stati quattro anni in cui ho voluto condividere le mie competenze e il mio metodo personale in maniera più allargata, sono felicissima dei risultati di chi ha seguito il metodo e ci siamo dati tanto a vicenda. Ora ho bisogno di tornare a una dimensione contenuta con alcune persone molto motivate, quando ci saranno, e dedicarmi ai miei progetti.

Un grande grandissimo in bocca alla lupa per il tuo planning e la sua realizzazione!

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Paola Maggio 15, 2019 - 9:25 am

Sono ‘elettrizzata’ dai tuoi articoli e allo stesso tempo ‘spaventata ‘. Ribaltare la mia vita farà sempre parte dei miei sogni…pindarici…Non ho abbastanza coraggio….pensa che ho partecipato ad uno dei tuoi corsi ‘cambio vita’. Ma non è servito a molto…perché mi sono arenata sui talenti che non ho. A parte il talento di lamentarmi senza fare nulla. In ogni caso complimenti, Grazia.

Reply
Grazia Cacciola Maggio 15, 2019 - 8:23 pm

Paola ma tu ricordi vero che hai ancora il tuo appuntamento post-corso, quello incluso nel corso? Usiamolo per tirare fuori questi talenti e riprendere in mano il lavoro! 🙂 Ti aspetto per fissare data e ora, mandami un’email! Mi raccomando, non far passare altro tempo! Un abbraccione!

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barbara Maggio 15, 2019 - 3:21 pm

Mi lamentavo da mesi per la mia situazione economica. Non per quella lavorativa, perché incredibilmente dopo tanto penare, le mie pene sono state ricompensate con enormi dimostrazioni di stima nei miei confronti da parte dei colleghi e del cliente.
Ma ogni giorno borbottavo come un enorme pentolone di fagioli in cottura, e alla fine mi sono stancata anche io di “sentire” le mie lamentele (figuriamoci gli altri): ho iniziato a mandare CV.
Ho trovato un altro lavoro, alle condizioni economiche che volevo. Ma ho evidentemente sbagliato a formulare la mia “richiesta all’universo”, perché adesso mi ritrovo in un covo di disperati workalholics che sono chini sulle tastiere 11 ore al giorno.
Tu sai bene qual’è stato il mio errore: continuare a cercare nel mio mondo anziché trovare il coraggio di cambiare davvero.
Le scuse sono poche, anche se il mio compagno l’anno scorso è stato sei mesi senza stipendio (e deve ancora riscuotere 14 anni di TFR… insomma mi sono messa paura e ho continuato a cercare nell’ambito lavorativo della mia comfort zone..
Solo che, stavolta, forse era meglio continuare a brontolare 😀

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Grazia Cacciola Maggio 15, 2019 - 8:32 pm

Da amica posso dire amichevolmente “ROTFL”? 😀 Sono contentissima però che sei riuscita a uscirne, ottima notizia! Vuol dire che quando urli le tue necessità, hai ascolto, no? 🙂 Poi l’universo (se vuoi chiamarlo così) è un po’ bastardello… tiro a indovinare, avrai detto che non volevi stare con colleghi che fanno finta di lavorare o fanno gli assenteisti.
Ci vuole una lunga pratica (o una guida che sappia esattamente cosa devi fare per ottenere quel che vuoi e non una risposta super-ironica 😀 ) ma si può imparare anche a tentativi. Ora sei qui, il che non implica che domani tu non possa essere in un posto ancora migliore. Continuare a brontolare mai, vedi cosa succede a borbottare? Non voglio stare con sti fancazzisti, non voglio colleghi assenteisti… e tié, i workhaolic sono serviti 😀

> Tu sai bene qual’è stato il mio errore: continuare a cercare nel mio mondo anziché trovare il coraggio di cambiare davvero.
Mica solo tu! L’ho fatto anche io all’inizio: cambiavo solo azienda. Comunque, a piccoli passi, se quella è la tua direzione e ci lavori, ci arrivi di sicuro, hai tantissime qualità e talenti! L’importante secondo me è un altro aspetto: che ti convinci seriamente di meritarti di più. (e no brontolare! pentolotta adorata 😀 )

Reply
Manila Maggio 16, 2019 - 10:09 am

Oooh, che bello leggere le tue parole che arrivano sempre nel momento giusto. E che coincidenza ritrovare commenti che sembrano scritti da me. Come Giannina, non lavoro (si fa per dire con 2 bambine, 2 case vacanze ereditate da gestire a distanza, vivendo all’estero). Come Giannina, dopo anni di ricerca e lavoro sulla mia persona, ho capito che desidero organizzare viaggi speciali in Sicilia (solo in Sicilia, perché sento che devo fare qualcosa per la mia terra e voglio una scusa per poterci tornare più spesso). Ho iniziato a frequentare una formazione che mi sta orientando nel costruire questo sogno e sto facendo piccoli passi per arrivarci. Sento che mi mancano tanti strumenti e conoscenze più tecniche (che potrò acquisire) ma ho molto chiaro ormai l’obiettivo a cui voglio arrivare. E dopo 10 anni di ricerca direi che è un ottimo passo. Ma c’è sempre quella parte di me che mi boicotta e mi dice: “ma vaaa, ma chi te lo fa fare…stai bene dove stai, comoda, troppo lavoro da fare”. Beh, ci sto lottando, non è per niente facile ma quando ho scoperto che quello che voglio fare è profondamente connesso e in linea con me e mi emoziona ed entusiasma ogni volta che ne parlo, ho capito che quella è la strada.
In quanto al talento, sono anch’io di quelle che non erano capaci di “vedersi” (la bassa autostima ne è la causa principale, credo) ma quando ho iniziato a riconoscere in me un certo tipo di talento, certe capacità, desideri e punti di forza ho iniziato a sentirmi potente… Cosa mai sentita prima. E che energia da! Come cambia il modo di vedere le cose!
Mi sono dilungata, scusami…ma ho sentito necessità di raccontarmi un po’.
Grazie mille per lo stimolo costante, Grazia!
A proposito, il tuo ultimo libro è una bomba! 😉
Un abbraccio forte,
Manila

Reply
Grazia Cacciola Maggio 16, 2019 - 7:36 pm

Cara Manila, hai fatto benissimo a raccontare la tua evoluzione. Sono certa che a chi passa di qui fa piacere ritrovarsi anche nelle parole di altri, non sentirsi l’unica persona con questi freni e magari trovare così più coraggio nel migliorare o uscire da una situazione di stallo.
La Sicilia è meravigliosa e le persone come te che la valorizzano sono un Dono e una risorsa importantissima. Poi secondo me specializzarsi in un tipo di attività è sempre un’idea vincente. Ti mando un grandissimo abbraccio e non vedo l’ora di sentire che sei già in attività!

Reply
Eleonora Maggio 23, 2019 - 11:39 am

Finalmente ho una risposta gentile e utile da offrire a tutti gli amici che si lamentano. Mi ostinavo a offrire ipotesi di soluzione e alternative che, puntualmente, venivano rigettate con un “eh, ma…”
Avevo capito che il punto non era l’argomento della lamentela bensì la lamentela stessa, ma non sapevo come spezzare il circolo con qualcosa di meno brusco di un “e allora attaccati al tram!”
Grazie!!

Reply
Grazia Cacciola Maggio 27, 2019 - 8:29 pm

Cara Eleonora, sei una di quelle persone gentili che cercano di salvarli… ma a volte non vogliono proprio essere salvati! 🙂 Comunque “allora attaccati al tram” è ottimo come finale per i reiterati no! Grazie! Lo adotterò.

Reply
Grazia Cacciola Maggio 27, 2019 - 8:28 pm

Questo post ha generato un bello scambio di idee e alcuni vedo che si sono sentiti ispirati dagli esempi di persone che hanno cambiato lavoro o vita a un’età che viene considerata non più opportuna per i cambiamenti. Ho pensato allora di condividere con voi alcune delle storie di cambiamento che trovo ispiranti, perché possano continuare a ispirare chi sta pensando a una nuova strada. Buona lettura e fatemi sapere chi sono i vostri ispiratori, mi farebbe molto piacere! Nuovo post ora in home: Cambiare vita dai 35 agli 80 anni: 8 storie d’ispirazione

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bobbi arbore Maggio 28, 2019 - 1:56 pm

Arrivo tardi, Come sempre. E tu sfondi una porta aperta, come sempre!! Io non ho tanto paura di essere felice, ma spesso mi faccio influenzare dall’infelicità degli altri. Ma sto imparando ad essere egoista, perché sono circondata da gente che ha scelto l’infelicità come stile di vita, e non possono costringere me a non fare cose che mi piacciono solo perché rischiano poi di non avere più scuse per crogiolarsi nell’autocommiserazione. Io penso che la vita sia sostanzialmente davvero facile, ma c’è troppa gente che vede questa semplicità come un nemico, perchè lo stare attaccati alla tenda guardando fuori dalla finestra sospirando ha più allure, e lascia più argomenti di conversazione in un mondo in cui la frustrazione la fa da padrone. Ora vado a leggermi l’altro post!

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Vale_Naturalentamente Giugno 11, 2019 - 8:35 am

Anche io sono stata a lungo un’esperta sul tema. In realtà anche adesso mi capita di inciampare, ma nell’ultimo anno ho fatto un enorme balzo in avanti verso il raggiungimento della felicità. Basta autosabotaggio e complessi di inadeguatezza. Io sono in gamba, talentuosa e determinata a realizzare la vita che desidero.
Ti abbraccio

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