LAVORO O VITA? PRIMITIVISMO, DECRESCITA O EQUILIBRIO TRA? OBBLIGO DI SCELTA?

da GRAZIA CACCIOLA
Caro Selezionatore del Personale, ci conosciamo da tanti anni.

Caro Selezionatore del Personale, ci conosciamo da tanti anni.

Nell’immagine sopra c’è una sciocchezza che ho scritto in treno qualche tempo fa*.

La mia storia di colloqui e lavori dipendenti è piuttosto breve, lavoro per me stessa da parecchio. In un mondo ideale, dal mio punto di vista, ognuno lavorerebbe per sé. Il che non vuol dire lavorare da soli, in eremitaggio, ma essere in grado di portare una competenza e farsela retribuire il giusto.
In questo modo il mercato del lavoro verrebbe trainato più dalle competenze e dalla capacità di lavorare per obiettivi che non da plutocrazia e, diciamocelo, quattro depresse isteriche che non riuscendo a fare le psicologhe o le filosofe si sono riciclate come selettori del personale. Salve le rarissime eccezioni, resto convinta che il mercato del lavoro attualmente sia rovinato anche da questi ‘selettori del personale’ con in testa l’hit parade delle cavolate. Per farla breve, gli esperti delle Human Resources davanti ad Einstein non l’avrebbero mai fatto assumere da nessuna parte: era sciatto, senza il look giusto, probabilmente si sarebbe anche seduto in sala d’aspetto e avrebbe guardato l’orologio almeno una volta. Non avrebbero considerato nemmeno Bill Gates (un nerd sfigato) o Steve Jobs (un hippie).  Magari gli avrebbero proposto un corso di formazione di 150 ore finanziato dalla comunità europea per conseguire l’ECDL.

Come non farsi fagocitare da questo sistema di giacchincravattati che pretendono di capirci alla prima occhiata o tutt’al più in mezz’ora? Ignorandoli. Per esempio presentandosi solo ai colloqui in cui è l’azienda stessa, non l’agenzia interinale o simili a fare la selezione. Oppure lavorando per sé stessi, ancora meglio. Se il sistema non ti piace, se ti fa male, esci dal sistema.
Chi ha stabilito che per vivere devi svendere le tue competenze al ribasso? Vendile tu, al rialzo.

Manifesto contro il lavoro è un libretto di non facilissima reperibilità e decisamente interessante. Leggendolo, si percepisce il ritorno di un’ondata primitivista che auspica un cambiamento radicale del concetto di lavoro, chiedendone la liberalizzazione, nel senso di libera scelta da parte dell’individuo. Redatto da un gruppo di intellettuali tedeschi, autonominatosi Krisis Group, tra cui Robert Kurz, Ernst Lohoff e Norbert Trenkle, rappresenta una delle critiche più articolate e radicali mosse alla società liberista contemporanea.  E’ la proposta di superamento del modello corrente che impone il lavoro come forma centrale dell’abitare il mondo.
Secondo il Gruppo Krisis, infatti, tutto inizia dal lavoro, in nome e nell’ottenimento del quale si finisce per prostituirsi al prezzo più basso, al miglior offerente, in una inarrestabile corsa al ribasso, alla svendita delle proprie competenze e di sé stessi. In particolare, individuano nel lavoro fordista di massa del secondo dopoguerra, nelle agenzie interinali e più in generale nelle politiche riformiste dei diversi paesi europei l’origine dell’abbassamento del costo costo del lavoro che sta mettendo in ginocchio milioni di persone nel mondo.

Prima gli uomini lavoravano per guadagnare denaro. Oggi lo Stato non si tira indietro di fronte ad alcuna spesa purchè centinaia di migliaia di persone simulino il lavoro scomparso in astrusi “stages” e “periodi di formazione”, e si tengano pronti per “posti di lavoro” che però non avranno mai. “Misure” sempre nuove e sempre più stupide vengono inventate soltanto per tenere viva l’illusione che la macchina sociale del lavoro, la quale ora gira a vuoto, possa continuare a girare per l’eternità. Quanto meno ha senso l’obbligo al lavoro, tanto più brutalmente si fa entrare in testa alle persone che chi non lavora non mangia. Da questo punto di vista, il “New Labour”, e i suoi imitatori sparsi in tutto il mondo, si rivelano perfettamente compatibili con il modello neoliberista della selezione sociale. Grazie alla simulazione dell'”occupazione”, e al miraggio di un futuro positivo per la società del lavoro, si crea la legittimazione morale a procedere in modo ancora più determinato contro i disoccupati e quelli che rifiutano di lavorare. Nello stesso tempo, le agevolazioni fiscali e le cosiddette “gabbie salariali” abbassano ancora di più il costo del lavoro. E così si favorisce con tutti i mezzi possibili il già fiorente settore del lavoro sottopagato e dei “lavoratori poveri”.

Per uscire da questa macchina di svalorizzazione dell’individuo e iper-produzione delle merci, molti hanno scelto di lavorare per sé stessi. In versione molto semplicistica, se so piantare le patate e raccogliere i pomodori, non vado a farlo per venti euro al giorno con una cooperativa. Pianto le mie patate, raccolgo i miei pomodori e invece di comprarli al supermercato me li mangio. E’ la soluzione dell’autosufficienza. In pratica fare della vita il proprio lavoro, una vita in cui coltivare o raccogliere il proprio cibo, produrre i propri vestiti, il carburante e l’energia utile al proprio fabbisogno faccia parte della vita, in cui il baratto sia una forma economica e sociale di scambio, in cui le persone abbiano un valore e ne siano consapevoli quindi non più disponibili a svendere le proprie competenze.
Parlando con alcune persone incontrate di recente (nessuna delle quali vive in eremitaggio in mezzo ai boschi nutrendosi di licheni) ho sentito più volte questa affermazione “Io non lavoro, il mio lavoro è vivere”. Non c’è più il lavoro, c’è un individuo e le sue competenze, che decide lui dove, come e quanto utilizzare.

Vado a fare qualche foto dell’orto sul balcone, in convalescenza dopo l’ondata di gelo di due settimane fa. Quello a terra sta peggio ma confido in una ripresa vigorosa a colpi di energia positiva 🙂

*(se volete condividerla basta linkarla o copiare l’immagine, purtroppo devo fare così perché questi testi a quanto pare sono ad alto rischio di plagio)

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52 Commenti

Sibia Giugno 30, 2010 - 3:05 pm

Sante parole!

Ma come fai ad autoprodurre tutto però?

Reply
Edera Giugno 30, 2010 - 6:25 pm

Sottoscrivo in pieno.Anche io mi sono messa a lavorare per me stessa, aprendo la mia erboristeria. E’ molto dura, c’è la crisi, si stringono i denti. Ma almeno non mi sono svalutata, non ho buttato al vento gli studi che ho fatto, l?università, i soldi spesi per questo.

Cerco di autoprodurre il più possibile. I vestiti li scambio alle cene swap che organizzo con la mia Associazione Culturale, praticamente non ne compro più, o me li cucio da sola.
Certo, non tutto si può autoprodurre…ma già iniziare da tutto quello che è nelle nostre possibilità è l’inizio di una piccola rivoluzione.

Re-imparare i vecchi mestieri, e produrci borse, cappelli, vestiti…o fare il pane, i biscotti, lavorare la terra, mangiare le proprie verdurine è già autoproduzione, è già decrescita, è gia non svalutazione.

Si-può-fare!!!!

Reply
Erbaviola Giugno 30, 2010 - 6:35 pm

@Sibia: ma io non autoproduco tutto! è utopistico, pensa solo a quando hai bisogno una bici o un’auto… come te le autoproduci? 🙂 Autoproduco tutto quello che posso, sempre di più e per gradi ho bisogno sempre di meno. Ovviamente però, non avendo optato per una vita eremitica di privazioni e amando anche alcune opere dell’ingegno umano (i libri per esempio), non posso pensare di autoprodurre tutto. Ma secondo me non è sbagliato l’uso del denaro in sé, se un’ora del mio lavoro costa tot e con quel tot ci posso comprare farina e orzo, perché no. Quando però il mio lavoro costa tot, ma quel tot lo prende una ditta, che lo passa in parte a un’agenzia interinale, che lo passa in parte a me e ci compro solo mezzo cavolo marcio, allora il sistema è sbagliato.

@Edera: ESATTO! 😀

Reply
Sandra Giugno 30, 2010 - 10:00 pm

Mi è piaciuto molto e ho condiviso.
Ciao!

Reply
Silvia Luglio 1, 2010 - 8:57 am

Vero vero vero. Da tempo mi sento letteralmente schiacciata da una vita che prevede il 70% del mio tempo speso tra le mura del mio ufficio (con l’aggiunta di far parte della c.d. “generazione mille euro”, quindi nemmeno ci guadagno chissà che!). Mi sento soffocare, non ho tempo per le *mie* cose (la meditazione, gli studi, gli hobby) e per prendermi cura di chi amo come e quanto vorrei. Ma ho deciso che si cambia. A piccoli passi. Vado a cercarmi un lavoro con orari diversi, intanto. Spero un giorno di potermi permettere una casa più grande, così da avere finalmente un orto vero e non solo quello che permette il nostro attuale balconcino. Sto imparando ad autoprodurre.

E questo nonostante chi vive intorno a me mi chieda se sono impazzita o cosa. 🙂 Eppure ogni volta che riesco a strappare un pezzetto di vita al malefico ingranaggio nel quale mi ero infilata senza accorgermene… che soddisfazione che è! 🙂

Reply
Vera Luglio 1, 2010 - 9:24 am

Leggervi mi consola sempre un po’. Da non molto ho perso l’ ultimo dei miei precari lavori, (la ditta ha chiuso)e quindi ogni tanto mi abbacchio. Però l’orto ce l’ho e pure grande, i pomodori sono già maturi, le zucchine quest’anno fanno i capricci e pure i fagiolini, ma i borlotti invecie sembra che promettano bene e i piselli sono già in congelatore… Ho sempre scambiato con gli amici i vestiti, e spesso li cucio io, il pane lo si fa in casa (non d’estate, il forno scalda troppo) ho imparato a fare il sapone… Leggendovi scopro di essere un discreto esempio di “decrescita” da 30 anni. Ma accidenti l’affitto quello no non decresce, e con lui nemmeno le bollette. Devo provare a presentarmi ad uno sportello dell’enel con una cassetta di pomodori e qualche barattolo di marmellata. Che dite funzionerebbe? 😉
Vi abbraccio.

Reply
Erbaviola Luglio 1, 2010 - 11:49 am

@Sandra: grazie 🙂

@Silvia: buona fortuna, allora, anche se io non credo che la soluzione sia cercare un altro lavoro dipendente… quello che offre il mercato è né più né meno (ma spesso meno) di quello che hai già. Il concetto stesso di hobby è indotto dal passare il 70-80% delle giornate a iperprodurre per ipoguadagnare. Se ti piace per esempio dipingere, non è un hobby, è parte della tua vita e del tuo modo di esprimerti, è giusto che faccia parte di questa vita, non che sia relegato a un ipotetico periodo in cui avrai tempo. Un abbraccio!

@Vera: io il pane lo faccio ormai con il fornetto che scalda poco, consuma poco e ci mette la metà del tempo 🙂 provare per credere. L’affitto non me ne parlare… proprio ieri mi spiegava un amico del posto che in questo paese hanno alzato gli affitti appositamente per far andar via degli extra-comunitari indesiderati. In pratica adesso per accordo tra tutti i paesani proprietari, non ci sono affitti sotto un certo tot mentre nei paesi vicini sì ma si stanno organizzando… :-/ Io non mi lamento perché con un piccolo colpo di fortuna (e qualche euro in più in effetti) ho trovato un posticino a posto, con giardinetto e orticello, vicinato gradevole e silenzioso… però è conveniente solo per i miei parametri da nord Italia, dovrebbe decisamente costare meno vista la zona, ma tant’è.
L’enel intanto l’ho lasciata, ho preso l’Hera che usa le pale eoliche a poca distanza da qui. L’approdo (mio) per il futuro è una pala eolica personale in giardino, non pagare l’enel con cassette di pomodori. Per ora i pomodori e le marmellate vendili, l’enel pagala in soldi contanti. Io stessa compro quello che non produco da cooperative e singoli che vendono a casa propria, anche questo alla fine è uscire dal sistema.

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Andrea Ruwett Luglio 1, 2010 - 12:00 pm

condivido in pieno.riduzione dei consumi,autoproduzione, libero scambio di prodotti, prestazioni e saperi, creazione di casse di mutuo appoggio, creare situazioni per cui il lavoro e il cosidetto tempo libero (che non a caso nella sua stessa definizione rimanda ad un tempo non libero, quindi schiavo!)si fondano in un continuum che sia semplicemente vita; arrivare alla creazione di piccole comunità a misura d’uomo in equilibrio orizzontale con tante altre piccole comunità dello stesso tipo, fino a escludere i centri del potere delegati da noi stessi a sfruttarci e poi buttarci via quando non produciamo più abbastanza…e poi, decentralizzazione spaziale su modelli di piccole città situazioniste, controllo diretto delle risorse da parte delle comunità che ne usufruiscono…vogliamo continuare?creazione di asili gestiti a turno dai genitori dei bambini, in modo da poter crescere insieme ai propri figli e più in generale scuole su modelli libertari (ad es. francisco ferrer) e non basate sulla competitività, la costrizione e la castrazione delle passioni…io mi fermo qui, continuate voi…qualcuno pensa che il suddetto sia troppo difficile da attuare? è vero, è difficile. ma non ci si può esimere dal fare ciò che è necessario solo perchè è difficile.
un abbraccio erbaviola, gran bel blog.

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equipaje Luglio 1, 2010 - 3:09 pm

Adoooro questo post e questo consiglio di lettura! Il tema del lavoro (e/o della mancanza di, e/o del senso del nostro lavorare e del tempo libero/liberato) mi appassiona assai, e non da ora. Però c’è almeno un però, anzi più di uno.
In via del tutto eccezionale, per meglio chiarire prometto post (semiserio, beninteso) in tarda serata/prima nottata. Stay tuned 😉

Reply
diana Luglio 1, 2010 - 4:50 pm

sono talmente d’accordo che 3 anni fa ho saltato il fosso : dopo 20 anni di lavoro dipendente nell’IT ho deciso di dedicarmi al florovivaismo.
confesso che la mia scelta mi sembra di lusso, perche’ avevo un po’ di soldi da parte (guadagnati e non spesi, perche’ il mercato del lavoro e’ fatto da folli e non c’e’ piu’ relazione fra fatica e remunerazione) e da allora campo mangiandomi i risparmi e, molto lentamente, ricominciando a guadagnare qualcosa.
pero’ questo cambiamento di vita mi ha fatto rimettere in discussione tutto, quello che mangio, quello che compro, quello che butto, quello che spreco
sto anche faticosamente cercando di riscoprire il baratto, oltre all’autoproduzione
quello che ho notato in questo periodo e’ soprattutto il numero sempre crescente di persone che, un pezzo alla volta, sottraggono un po’ della loro vita alle folli regole del consumismo che ingoia e butta, senza nemmemo digerire (o forse c’erano gia’ ma io non li conoscevo)

Reply
Erbaviola Luglio 1, 2010 - 5:13 pm

@Andrea: grazie a te per la condivisione e i nuovi spunti 🙂 e complimenti anche per le bellissime foto!

@equipaje: madame, non vedo l’ora di leggere i suoi però su quel libercolo. Io ne ho diversi, ma credo che post molto lunghi non vengano letti, già qui siamo alla misura massima, dopo di che verrei abbandonata in solitudine alle mie elucubrazioni- Sto molto tuned sull’uscita del suo lp.

@diana: che bello! è sempre un piacere leggere di altri che hanno fatto questo passo. Con il baratto, ahimé, ci sto un po’ litigando anche io… se ne parlerà 🙂 Io credo che ultimamente ci sia anche un po’ un fare di necessità virtù… la crisi ha portato per molti una possibilità minore di spesa e una riscoperta forzata di soluzioni al risparmio. Non so se passata la crisi verranno mantenute le posizioni, se è tutto sviluppo di coscienza o in gran parte, come temo, una moda legata alla situazione attuale. Vedremo. (Scusi, lei, florovivaista, mi direbbe anche da che parti sta? mail grace(at)erbaviola.com … si sa mai che mi servano acquisti)

Reply
equipaje Luglio 2, 2010 - 12:13 am

(senti lo so che non ci crederai mai, ma il mio post nuovo di zecca dirimente e spiritosissimo è appena scom-par-so. e-va-po-ra-to. forse il destino, o forse blogger che si sta rivelando più saggio di me. vado ad enumerarti i punti, porcapaletta.)

Posto che principii e idea portante del tuo post mi vedono concorde in modo convinto,
posto che del libercolo solo ho letto la parte che hai linkato,
ho alcune perplessità di ordine generale.

Ad es.:

1. la possibilità di scegliere è un punto fondamentale. Un conto è downshiftare per consapevolezza e libera scelta, un conto è esserci costretti dalla contingenza economica. E poi, un’apparente banalità: scegliere di downshiftare è relativamente facile, ma quando poi si resta intrappolati nelle proprie scelte senza più avere la possibilità di scegliere diversamente, o tornare indietro, la libera scelta, vedi, già non c’è più.

2. le donne. lo dico qui in sintesi estrema, che’ ci avevo scritto su ventotto pagine. io ho la terrificante sensazione che se le donne tornano a casa ora, questa volta non ne usciranno davvero mai più. non so se hai presente quella vignetta di altan (poi la mando).

3. la mancanza di un collegamento, un progetto comune, un minimissimo di organizzazione. In buona parte quel che dice Andrea là sopra (complimenti, a proposito, per il bell’intervento). Perché senza questo siamo solo mona(di), atomi, caccole, fili di paglia nel vento and so on.

Vabbe’, tanto ci torniamo ancora e ancora, e ancora, l’argomento è di quelli decisivi.

Un bacio, e grazie! :)**

Reply
fulvio Luglio 2, 2010 - 2:18 pm

Io sono un HR Manager in una grande multinazionale, con un passato da selezionatore di agenzia. Il peggio…diresti tu, Erbaviola, non è vero? E’ vero infatti io ho deciso di mandare tutti a quel paese e mi sono dimesso, finalmente, da questa vita strozzata. Spinto solo dal desiderio di vivere, ma davvero, non di sopravvivere in un surrogato dorato. Ma quanto è stata dura la decisione…!!! Mollare un lavoro che fa guadagnare molti soldi, una posizione di prestigio…questo è quello che pensano i più, è follia. Alcuni mi stanno prendendo per matto, semplicemente. Ma io adesso non vedo più nulla di quello che vedono gli altri, la maggior parte degli addormentati dall’illusione del benessere. Per la prima volta ho il mio destino nelle mie mani ed è rischioso, ma stimolante. Sarà dura, potrei restare senza soldi, devo pagarmi un mutuo, ho l’assicurazione dell’auto, le spese condominiali, ma sono felice, incosciente forse, ma felice, felice felice.

Reply
Erbaviola Luglio 2, 2010 - 2:23 pm

Madame, blogspot è una vera ciofeca. Ma meno peggio di altri. Si vede che il suo pezzo è andato in mano al filtro cinese 😉 )

1. dipende. A me il termine downshifting non piace molto, in Italia riguarda un po’ quella parte degli eco-chic che mollano il lavoro da manager ultrapagato per fare il giro del mondo in barca a vela e scriverci un libro. Non che io non sia chic, ma non mi sembra questa grande scelta innovativa. In quanto al tornare indietro, se parliamo di decrescita, è difficile che qualcuno voglia tornare a fare l’impiegato 9-17. Almeno, io finora non ne ho trovati. Ho trovato esaltati che cercano di fuggire da Milano andando in una comune primitivista (gettonatissima quella degli Elfi) e scappano via dopo poco. Ma comunque la scelta rimane… chi ti impedisce di tornare a lavorare in ufficio come dipendente? Il percorso inverso è una cosa che tutto sommato si può fare sempre.

2. Io sono più pessimista qui (realista?). Le donne secondo me hanno già perso. Ci vendono falsi miti tipo la Marcegaglia presidente della confindustria… sì, perché figlia femmina di un grosso imprenditore. Che magari, se avesse avuto il figlio maschio a seguire le sue orme… idem per altri, Marina Salomon e così via. Conosco tante imprenditrici, pochissime non figlie di imprenditori, nessuna che non essendo figlia di imprenditore è arrivata a traguardi considerevoli. Ho conosciuto donne presidi di facoltà che lo erano solo per via di mariti potenti. Oppure che lo erano solo di facciata, poi comandavano altri. Se ci aggiungi che quelle più agguerrite contro le donne, sono le donne stesse…

3. mmmhhhh è così necessario? 🙂 Non mi sono ancora riuscita a dare una risposta. Però al momento tutto, dalla rete dei bionieri al movimento della decrescita felice mi pare un’enorme corbelleria disorganizzata, quindi inutile. Ma mi sbaglio forse.

che ci si torni, ci può contare. Le invio qualche altro pezzo del libercolo sopra.

Reply
Erbaviola Luglio 2, 2010 - 2:47 pm

Ciao Fulvio, benvenuto e complimenti per la tua scelta 🙂
No, non direi il peggio. Il peggio sono le donne che fanno selezione del personale ad altre donne 😀 Soprattutto se dall’altra parte c’è una donna con competenze tecniche che va oltre all’accendere il computer. Soprattutto se poi ha anche dei bei capelli e le scarpe che volevano loro. Scherzi a parte, un amico mi spiegava che è una sorta di selezione naturale: la donna è portata inconsciamente a eliminare le concorrenti che possono scavalcarla nella conquista del maschio alfa. Motivo per il quale, mi diceva, donne belle e insicure girano spesso con amiche orrende e donne orrende o che si credono tali cassano quelle di aspetto gradevole quando si presenta l’occasione. Per esempio a un colloquio.
Personalmente, sono sempre stata cassata da chi fa selezione del personale (mi sedevo in sala d’aspetto, guardavo l’orologio, osservavo la gente, non perdevo mai il contatto visivo durante il colloquio… un prototipo del cosa non fare secondo voi). Ma in compenso sono sempre piaciuta molto a chi lavora nel mio campo e in alcuni momenti sono stata persino contesa al rialzo tra diverse aziende. Tanto per fare un esempio, a un colloquio con IOL fui scartata proprio da una donna delle loro HR, pochi mesi dopo un dirigente mi fece un’offerta diretta per una posizione più alta, rilanciando sul mio stipendio e benefit.
Il mondo del lavoro è dopato da queste HR, con tutto il rispetto per il tuo lavoro. Ma davvero non è possibile infilare la gente dentro griglie preimpostate e pretendere di tirarne fuori qualcosa di buono. Quello che passa attraverso le griglie è nella maggior parte dei casi il conformato, non la genialità 😉

… e verso quali mete andrai ora? autosufficienza o un lavoro in proprio o…?

Reply
fulvio Luglio 2, 2010 - 4:42 pm

Verso quali mete? Non lo so.
Non ho voglia di decidere subito e non ho voglia di lavorare.
E non ho così tanti sensi di colpa. Penso che mi prenderò un pò di mesi, 5 o 6 per capire. Perché non tornare al lavoro dipendente? Dopotutto non ho bisogno di fare nulla di straordinario, né girare il mondo in barca a vela o ritirarmi in una fattoria in campagna o in una comune. Il ridimensionamento parte dentro di me e deriva da una bella sensazione che ho dentro. Mi puzzano un pò certe operazioni urlate al vento con sobrietà (quale) e understatement fuori misura.

Reply
Erbaviola Luglio 2, 2010 - 7:45 pm

Beh, se ti puzzano un po’ questo genere di operazioni, sei già su un’ottima strada! In quanto alla necessità di lavorare, in effetti uno dei dilemmi sociali più pesanti da affrontare è la questione “non ho voglia di lavorare ora” = fannullone scansafatiche fallito ecc.
Dal mio punto di vista, se ci troverai un senso nel lavoro che farai, vale la pena farlo, altrimenti no. La questione “devo portare a casa la pagnotta” è affrontabile anche con mezzi diversi dal lavoro dipendente con orari fissi.

Reply
equipaje Luglio 3, 2010 - 11:44 am

Erbavio’ ma onestamente: sui destini di Marcegaglia e/ di donne figlie-spose di uomini danarosi-potenti io non vedo materia per perderci il sonno. Con la rimessa in discussione dei diritti conquistati negli anni, sono invece proprio i destini delle migliaia di ragazze 9-17 ad andare a bagasce, oggi: i destini di quelle ragazze-donne che, se oggi scelgono di ridurre, o mollare il lavoro in nome di una qualità di vità migliore e/o per stare di più/meglio accanto a chi amano, resteranno intrappolate nel ruolo femminile tradizionale e indietro non ci torneranno mai più.
Che “nessuno ti impedisca di tornare a fare 9-17” è, appunto, solo una tua soggettiva impressione. Poi, se vogliamo raccontarci che invece siamo ancora nelle condizioni di scegliere, eh, beh, raccontiamocelo pure. De toda manera, besos 😉

Reply
Cutty Luglio 3, 2010 - 2:17 pm

@ equipaje: ma sei proprio sicura che il ruolo femminile “tradizionale” sia una gabbia da cui fuggire? Di certo sì se tale ruolo implica non aver voce sociale. Tuttavia il mio personalissimo punto di vista è che l’optimum per una donna sia coniugare l’uno e l’altro. Come? acendosi riconoscere la diversità dal maschile, non volendo uguagliare l’altro sesso. Una società equa avrebbe donne che occupano posti di ogni livello lavorativo ma con diritto al part-time, diritto a maternità decenti e per durata e per trattamento economico, e altre cosette che non sto ad elencare oziosamente dette le due principali. La donna si realizza sia come persona nelle sue doti globali che come femmina, ossia nelle cure domestiche e parentali.

Reply
Bibi Luglio 3, 2010 - 5:09 pm

interessante, tutto (post, discussione e pareri degli altri commentatori, libercolo linkato).

non ho ancora una opinione definita in merito per cui mi godo la discussione, che sono parzialmente d’accordo con alcuni punti e discorde con altri.
l’unica considerazione che mi viene in mente al momento è che io per esempio , arrivata a 40 anni, non ce l’avrei una competenza da vendere al giusto….o magari non so di averla, e per quello ci vuole tempo 🙂

Grazie per lo spunto di riflessione 🙂

Reply
equipaje Luglio 4, 2010 - 3:23 am

(abuserò dell’ospitalità di Mademoiselle E., oggi)

Cutty, lo scrivi tu stessa: per tutelare questa specificità femminile sono necessari dei diritti. Diritti che gran parte delle donne del mondo non hanno, che sino a 40-50 anni fa non c’erano nemmeno qui e che, sottolineerei, non ci sono stati regalati ma hanno dovuto essere conquistati.
Ed è proprio sui diritti, guarda caso, che in questa fase si sta giocando una partita decisiva nel mondo del lavoro. Vuoi lavorare? Rinuncia a parte dei tuoi diritti. L’esperimento di Pomigliano, in questo senso, è assai emblematico e farà scuola, sarà esteso a tutte/i noi.
E lì si parla di aumenti di turni di lavoro e straordinari, fine della pausa mensa e del diritto di sciopero. Sai come diventa difficile, in questo clima, tutelare “lussi” e “raffinatezze” come la maternità o il diritto al part-time? Saranno le donne le prime a tornare a casa.
Il “ruolo tradizionale femminile” va benissimo SE te lo scegli. E “scegliere” significa anche poter dire, in qualsiasi momento: io voglio poter cambiare. Ma senza autonomia economica, cambiare non si potrà più: in questo senso, diventa una gabbia.

Senza autonomia economica, nessuna voce sociale.
Proprio come le nostre (vostre) nonne.

E qui mi fermo: ma su scelta, decrescita, “uscita dal sistema” vera o presunta ce ne sarebbero davvero molte altre, di riflessioni da fare. Ciao! 🙂

[“Se li scrivesse a casa sua i post, signora equipaje!”] 😉

Reply
Harlock Luglio 4, 2010 - 3:24 pm

Post molto interessante, ma anche molto complicato.

Forse la libera scelta non esiste, comunque ogni azione ti porta a vincoli e regole differenti, ma mai senza regole e doveri.

Credo che fisiologicamente gli individui sono differenti, alcuni si devono sentire liberi, altri devono sentirsi guidati-controllati, sottoposti. Questo dipende secondo me anche dal tema natale dell’individuo (lasciamo stare gli oroscopi delle riviste).

Per quanto mi riguarda non ho mai sopportato che qualcuno mi dica cosa devo fare, ma sono un ariete, probabilmente il mio status ideale è proprio in una situazione di difficoltà globale, dove l’energia e l’eterna infantilità dell’ariete dà il meglio di sé.

Non è detto cara equipaje che le donne, che vogliono fare carriera o che vogliono lavorare fuori dalle mura domestiche siano penalizzate come le nostre nonne, la differenza sta a mio giudizio nell’educazione. Le nostre nonne venivano catechizzate dall’infanzia nel dover servire gli uomini, adesso almeno in occidente nell’educazione tra bambino e bambina non c’è differenza.

Condivido il modello Andrea, complimenti!

Saluti.

Reply
nadia Luglio 4, 2010 - 8:16 pm

Ogni volta che torno a leggerti ecco che ritrovo gran parte di tutto quello che finora ho pensato nella mia vita e che mi è valsa sempre la nomea di “anticonformista” o “vai controcorrente”,invece la verità è che non ero sola ma altre persone forse piu’ “libere” nella testa hanno pensato in altri luoghi e tempi le stesse cose, qualcosa vorrà dire almeno che non siamo soli.Grazie comunque per tutto l’impegno che ci metti a diffondere anche solo il piu’ piccolo pensiero libero!

Reply
Oscar Ferrari Luglio 4, 2010 - 10:57 pm

Se lo si fa con passione, lavorare non è neanche male. E se si lavora per passione si guadagna di più che a lavorare per soldi

Reply
franziska Luglio 5, 2010 - 10:51 am

Io ho mollato il posto fisso perche’ non riuscivo a conciliare il mio ruolo di mamma con quello di donna lavoratrice. Ero disposta a rinunciare alla carriera: ho anche chiesto il part-time, che non mi hanno concesso. Ma poi ho deciso di mollare tutto e via.
Sai che ti dico? Sono FELICE di averlo fatto, perche’ ho avuto l’opportunita’ di godermi mio figlio (a due anni lo vedevo solo dalle 19 in poi) e di dedicarmi a cio’ che amo (dal volontariato all’insegnamento nei corsi per sommelier, dalla cucina allo studio della scienza dell’alimentazione); ma l’ho potuto fare solo grazie allo stipendio di mio marito, che non e’ molto, ma comunque e’ uno stipendio. Abbiamo imparato a vivere con la meta’ di quello che avevamo prima, senza troppi sacrifici. Certo non andiamo in vacanza in luoghi esotici, ne’ rinnoviamo il guardaroba ad ogni stagione, ne’ collezioniamo orologi di marca… ma in fondo tutto cio’ non serve alla nostra felicita’. Ciao! 🙂

Reply
Cutty Luglio 5, 2010 - 1:43 pm

Franziska sei stata brava!! Rinunciare ai soldi per i figli e il volontariato!!
Purtroppo come hai sottolineato c’è chi non può farlo non avendo il coniuge uno stipendio fisso.
Anche quello che propone Erbaviola nel suo post è vero, ma solo finchè si ha la possibilità di rimanere entro certi margini economici. Non è per tutti poter “scegliere”. Che amarezza!

Reply
Erbaviola Luglio 5, 2010 - 7:16 pm

Mi piace quando un discorso prende strade diverse ma prosegue comunque 🙂

@equipaje: io invece ci vedo materia. Ogni discorso che si affronta sul tema del lavoro in Italia deve avere ben presente due aspetti:
– il grado elevato di nepotismo che droga tutti i settori, motivo per il quale dagli imprenditori alle posizioni chiave nelle aziende si trovano solo i frutti di questa pratica
– per tutti i gradi più bassi ci pensano le agenzie di HR, impegnandosi in una selezione sempre più al ribasso, di competenze e salari.

Equipà, parliamoci chiaro: senza le due sopra, con tutto il rispetto per il mio e il suo lavoro, lavori bellissimi e appassionanti, io al momento farei ancora il ricercatore e ella sarebbe ministro della pubblica istruzione. Con l’attuale sistema, in quel ministero c’è una che per passare l’esame di avvocato alla veneranda età di 30 anni, è dovuta andare a farlo a Reggio Calabria perché lì lo passano anche i miei gatti.
Voglio dire: la più grande casa editrice di questo Paese, Mondadori, è diretta da una che ha preso stentatamente solo il diploma in una scuoletta di provincia, sufficiente però a farla entrare anche parte dei consigli di amministrazione di Mediolanum, Medusa Film, Mediaset e Mediobanca.
Equipaje, cosa raccontiamo alle bambine di 8 anni, mi chiedi? Che devono solo sperare che la mamma si chiami Noemi Letizia.

Magari la battuta è pesante, ma insomma… piuttosto realistica. Peraltro, non è realistico fare ora delle previsioni sul mercato del lavoro e l’economia dei prossimi 10 anni, è veramente fuori dalla portata di chiunque, soprattutto nell’imminenza del climax di questa crisi (e si spera che lo sia, tra l’altro, che non sia solo un’altra fase della discesa). Io non credo tra l’altro che un marginale movimento di decrescita che tale resterà, possa influenzare le scelte delle donne. Credo semmai che queste scelte vengano pesantemente influenzate dall’assenza di diritti e di tutele come lavoratrici. La nostra amica Franziska, sopra, avrebbe volentieri fatto un part-time ma non siamo in Svezia, l’azienda ha detto no e lei è stata costretta a decidere, prendendo senz’altro una decisione ottima e positiva per la sua vita ma NON una decisione libera.

E qui ritorno al tema centrale del manifesto del Krisis Group: è necessario superare il modello corrente che impone il lavoro come forma centrale dell’abitare il mondo.

Abusi pure però, lo spazio è ampio 😀

@Cutty: d’accordo tranne che per il punto “La donna si realizza sia come persona nelle sue doti globali che come femmina, ossia nelle cure domestiche e parentali.” Ritengo di essere un discreto esemplare di femmina anche senza realizzarmi nelle cure domestiche e parentali. Anzi, non mi ci realizzo per nulla e non per questo devo essere considerata – come succede – un’egoista o una donna non pienamente riuscita. Il fatto che per ora abbia scelto di non accudire bambini e vecchi e non mi sollazzi per nulla l’idea di pulire casa ogni tot, non mi vede meno ‘femmina’, anzi. Forse è proprio da queste gabbie interpretative della femminilità che dobbiamo uscire. (volevo scrivere ‘gabbie interpretative catto-comuniste’ ma mi sono trattenuta 😀 ).
Stesso dicasi per la “rinuncia” di Franziska. Io ho fatto una scelta simile e non c’è nessun coniuge o simili che mi mantiene. Mi mantengo da sola anche senza un lavoro dipendente. Altra gabbia da cui uscire: o mi danno il part-time o mi mantiene mio marito e sto a casa a fare il decoupage (scusa Franziska, non parlo di te ovviamente, è solo un esempio). Ma perché mai?? Ti hanno dato un’idea così scadente di te stessa e delle tue possibilità da pensare che per forza deve esserci un altro (marito o azienda) a metterti i soldini sul conto?
Chiaro che se una lo fa per scelta all’interno di una coppia, come mi pare il caso di Franziska, va benissimo. Andrebbe ancora meglio se si sentissero un po’ più uomini fare scelte analoghe.
Mi spiace ma “Purtroppo c’è chi non può farlo non avendo il coniuge con uno stipendio fisso” è una solenne cavolata. Io non ho mai avuto, come centinaia di altre persone, un contratto a tempo indeterminato e non ho nessuno che mi mantiene, nemmeno l’appoggio dei genitori se dovessi improvvisamente trovarmi senza un soldo in tasca. I margini economici ce li si costruisce da sole, non vanno cercati in altre persone. Così puoi scegliere anche quale tipo di economia ti si adatta di più 😉

@Harlock: non l’avrei mai detto. La libera scelta non esiste? Il tema natale? 0.o Mi permetta di essere scettica… sto per ripetere ‘gabbie interpretative catto-comuniste’… il destino segnato, il dolore ce lo manda Dio per metterci alla prova, i problemi li risolve la Madonna, il futuro lo predice l’astrologo, l’attitudine di una persona è scritta nel suo tema natale’. Mmmmhhh. Per curiosità ho appena guardato il mio e mi sono fatta un paio di risate, ringraziando tutti gli dei esiste la libera scelta e l’attitudine individuale non determinata da altro che da noi stessi 😉

@Nadia: siamo una grande tribù, solo che non lo sappiamo e siamo un po’ sparsi in giro 😉

@Oscar: sì, decisamente 😀

@Bibi: ciao caraa! La competenza… cosa fai al lavoro? eccola la tua competenza. E fuori dal lavoro? guarda quante competenze. Oggi gli HR, mi confermerà Fulvio, valorizzano molto i soft skills: tante competenze di base in tanti ambiti piuttosto una competenza approfondita di un solo campo.
Ma ci era arrivato già Darwin: non sopravvive il più forte, ma quello che si sa adattare.

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Harlock Luglio 6, 2010 - 12:17 am

Mia cara 😉
si presume che io sia ateo, si presume che sia scettico riguardo le previsioni dell’oroscopo, si presume che io scelga di mia spontanea volontà cosa fare e mi accorgo che ogni volta che prendo una decisione mi devo prendere le mie responsabilità senza sentirmi libero da vincoli. Quindi la mia libera scelta va a farsi friggere.

È un dato di fatto che un individuo nato in un certo momento dell’anno abbia certe caratteristiche, sono millenni che l’uomo studia questa cosa senza avere una spiegazione scientifica e non è detto che prima o poi non la troverà.
La scienza non ha ancora trovato la verità assoluta, e fino a quando non l’avrà trovata non conviene fare muro contro muro, il passato scientifico con le sue contraddizioni, ci deve servire da lezione.

Non credo che esista Dio, e nemmeno che la Madonna faccia miracoli, non credo nel dio denaro e non sono comunista, però ho la capacità di stare a sentire tutti.

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maria fidanzi Luglio 6, 2010 - 12:57 pm

molto interessante discussione, ma non costruttiva, solo bla, bla, bla

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Erbaviola Luglio 6, 2010 - 1:09 pm

@Harlock: evvai, finalmente ho irritato l’impassibile pacifista! 😀 Ho detto che sono scettica sul fatto che il destino sia in qualche modo influenzato dalle stelle o in qualche modo pre-determinato. Il che significa solo che ti ho ascoltato ma ho un’opinione diversa 🙂 I vincoli ci sono per tutti, davvero, ma dipende sempre da che punto di vista li guardi. I vincoli a volte sono tali per nostre costruzioni mentali e doveri auto-imposti. Che però, se li guardi dalla prospettiva del mondo intero, nel suo complesso, sono veramente poca cosa. IMHO ovviamente. Poi sarà che sono andata a controllare questo tema natale e dice che quelli nati nel mio giorno ora e città hanno un sacco di bellissime qualità. Poi ho provato a inserire date e località a caso, è arrivata una cascata di buone qualità. Mi sorge quindi il dubbio che gli stronzi, gli assassini, i mafiosi che sciolgono bambini nell’acido siano sprovvisti di tema natale…
Ma stiamo andando molto fuori dal seminato. Si è quello che si vuole essere, niente di più, niente di meno 😉 (l’hai detta tu eh, non io! è una citazione)

@Maria: In che senso non è costruttiva questa discussione? Mi sembra che diversi qui abbiano portato la loro esperienza, quindi parecchio lontano da un bla bla bla vuoto 🙂

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fulvio Luglio 6, 2010 - 2:55 pm

Oggi si continuano a valutare positivamente titoli accademici e esperienze all’estero, reali o millantate. Le soft skills sono diventate centrali, perché in azienda è più importante apprendere velocemente ed avere una buona intelligenza emotiva che consenta la necessaria paracullaggine.

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Erbaviola Luglio 6, 2010 - 8:52 pm

@Fulvio: anche se la chiamiamo paraculaggine, sempre a Darwin torniamo: sopravvive quello che si adatta, non il più forte. Io però credo che i paraculi siano una quota bassissima rispetto ai raccomandati, amici-di ecc. Diciamo che il paraculo è un candidato di livelli più bassi. La dirigenza è tutt’altro e viene scelta con altri criteri, guarda il recente caso dell’ACI ma anche le cooperative (così facciamo un esempio a destra e uno a sinistra, per par condicio). Diciamo che da noi casi come google, yahoo, facebook ecc. sono assolutamente impossibili. Sono generazioni annientate dal nepotismo e le conseguenze sono economiche oltre che per tutti.

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Harlock Luglio 6, 2010 - 8:53 pm

…ma quanti anni hai!!? 🙂

Come ti ho scritto su molti aspetti sono scettico anche io, ma avendo un’astrologa in casa, ti assicuro che ci sono coincidenze e aspetti incontrovertibili.
Poi il discorso è molto lungo, non vorrei che i tuoi lettori fissi si sentissero caduti troppo in basso per l’argomento. 😉
Se vuoi, leggi cosa ha scritto meeme qui, http://www.vogliaditerra.com/archivio/2010/06/larte-del-differenziare/

È ovvio che ognuno può decidere di fare la scelta che vuole, ma una scelta implica la possibilità di perderne altre: se decido di diventare vegano non potrò più scegliere se andare sabato sera a mangiare il pesce con gli amici, mi sono auto vincolato, per una causa in qui credo, ma in effetti non posso più scegliere.

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Erbaviola Luglio 6, 2010 - 9:05 pm

Sono un’adolescente, chiaro.
Il discorso si fa lungo… le coincidenze ci sono su molte cose. Mia madre per esempio sosteneva che non mi sarei laureata, che avrei divorziato, che sarei finita a fare la casalinga, che sarei stata infelice e insoddisfatta come lei e altre mille cose. Ne ha azzeccata una sola. Se me le avesse dette guardando le stelle, dovevo dire che era un’astrologa? Che la luna influenzi alcuni e le maree, ne son convinta. Ma che la posizione delle stelle abbia determinato il mio destino nel momento in cui nascevo, no. Riconosco il vincolo/privilegio di essere nata in un paese ricco dell’occidente, di avere avuto qualche possibilità, ma il resto è scelta.

In quanto alla cena: un vegano è abituato ad adattarsi. Io esco spesso e come tutti i vegani dribblo tra il menu per cercare qualcosa di commestibile. Mal che vada chiedo della frutta. Ma figurati se sto a casa… ahahah! I vincoli mi fanno un baffo. Sei quello che vuoi essere, niente di più e niente di meno 😉

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Cutty Luglio 6, 2010 - 9:40 pm

@ Erbaviola: io non intendo assolutamente pensare che se una donna non fa sia l’uno (il lavoro) che l’altro (casa e figli) non sia una vera donna. Sarebbe come dire che chi è senza lavoro o chi, come me, senza figli, non sia tale. Giammai. Ciononostante la donna è biologicamente programmata per avere figli, e credo che sia un aspetto della persona così come lo è l’intelligenza o l’abilità artistica o manuale ecc… Ma tutte noi donne abbiamo inscritta nel nostro corpo l’attitudine alla maternità, questo è un fatto organico.
In merito alla mia “solenne cavolata” come dici tu, io non dubito che tu abbia lasciato un lavoro per l’autoproduzione e le altre belle attività che sostieni sul tuo blog, ma penso che non sia di molti la scelta di Franziska di lasciare il lavoro per il volontariato tra le altre cose, e soprattutto non ho ancora conosciuto nessuno che abbia lasciato il lavoro senza nessun altro appoggio economico per dedicarsi agli altri, ad eccezione dei missionari per scelta.

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Harlock Luglio 6, 2010 - 11:03 pm

…ah, mi pareva 🙂

ti lascio alle tue idee sull’astrologia, perchè anche io non ne ho molte.

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Erbaviola Luglio 6, 2010 - 11:15 pm

@Cutty: io non ho lasciato il lavoro per l’autoproduzione. Ho lasciato il lavoro dipendente per farne uno in proprio che è più passione che lavoro, quindi tendo anche a non chiamarlo lavoro. L’autoproduzione è un aspetto della mia vita che ha contribuito a alleggerire di molto le spese permettendomi di lavorare di meno e vivere di più. In questo senso è (bonariamente e amichevolmente) una solenne cavolata dire che chi è senza appoggi economici non può farlo. Noi siamo i nostri appoggi economici, dobbiamo crearceli noi anche se siamo donne, non c’è nessuno che ‘deve’ mantenerci altrimenti non ce la facciamo. Anzi. I missionari sono comunque finanziati dal loro ordine, comunque. Ma ci sono moltissime persone che hanno fatto del volontariato il loro lavoro: guarda solo i medici e il personale di Emergency, gli operatori del 118, chi lavora nelle case di riposo o nelle comunità.
Il punto principale, credimi, è capire che cosa si vuole. Se ti piace aiutare gli altri, ci sono mille modi per farne il tuo ‘lavoro’ e quindi avere contemporaneamente un’entrata e una vita piena di soddisfazioni. Così anche se ti piace dipingere, leggere, cavalcare e persino sognare. Scopri cosa ti piace fare, qual è la cosa che fai incessantemente, che non vedi l’ora di cominciare e fai fatica a smettere, che non ti fa accorgere del tempo che passa: ecco, quello è il tuo lavoro. Sono qui, se ti serve una mano a scoprirlo 🙂

@Harlock: beh ma dammi almeno degli spunti. Se mi lasci alle mie idee, questo scambio non è servito a nulla, facciamo il bla bla bla come dice Maria. Un link, un libro con cui mettere in discussione le mie idee sull’astrologia? 🙂

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laura Luglio 7, 2010 - 2:55 pm

non mi pentiro’ mai di essere entrata in questo sito per caso! Siete mitici!

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Yari Luglio 7, 2010 - 7:22 pm

Per fortuna il tuo blog non è ancora caduta sotto le maglie della censura di Pechino, e così sono riuscito a leggermelo con gusto un paio di sere fa. Ma il sonno ha poi preso il sopravvento, e quindi commento con qualche giorno di ritardo, dopo essermi gustato anche la discussione successiva sui commenti.
Per ora quello che faccio mi piace molto, un po’ meno l’azienda in cui sono (il motivo è naturalmente quello della relazione tra iperproduzione e ipoguadagno, ma va?).
Ma sono ottimista, comunque: se mi stufo, mollo il tutto anch’io e… ti toccherà poi venire a cena nel mio ristorante vegan 😉

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Harlock Luglio 7, 2010 - 10:48 pm

…beh, sempre che tu non mi prenda in giro e hai molta voglia di studiare senza cominciare a ridere prima, ti consiglierei “la natura dei segni” di Lisa Morpurgo,(io non ce l’ho fatta). Molto più semplice, ma praticamente introvabile (li ha comprati tutti meeme) forse in giro per biblioteche si può trovare: “Lo zodiaco” di Bastide.

Buon divertimento!

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Erbaviola Luglio 8, 2010 - 9:17 am

@Yari: Il giorno che tu aprirai codesto ristorante, io mi trasferirò nell’appartamento sopra sottoscrivendo un abbonamento annuale al menu 😀 Scherzi a parte, sarebbe veramente una cosa grandiosa, ti offro fin d’ora una pubblicità battente (professionale e erbaviolesca) per quando aprirai! Ti segnalo anche che questa zona meravigliosa è sprovvista di tale attività, pur essendo ad alto tasso di vegetariani e vegan… tutti costretti a scendere fino a Bologna o Firenze quando devono cenare fuori per bene 🙁 Ci sono solo ristoratori ‘classici’ a quanto pare e nessuno di loro ha ancora capito la potenzialità… pensa invece un’attività del genere praticamente di fianco a Alce Nero, Sun Soy Food e una miriade di produttori biologici e biodinamici! Beh, vedrai presto… 🙂

@Harlock: ma per chi mi prendi? 🙂 Io per curiosità ho letto persino la roba di Scientology, dico sul serio. Vedrò di procurarmeli in biblioteca, devo andarci giusto oggi 🙂

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barbara Luglio 11, 2010 - 7:59 pm

Ho scritto un post molto amaro sul lavoro giusto ieri, senza sapere che giorni prima avevi lucidamente sviscerato il problema.
Il 30 giugno, dopo 21 di lavoro da dipendente nel mondo dell’informatica, è finita la mia sofferenza. La mia azienda è in mobilità e io ho aderito all’uscita.
Adesso sono in vacanza, vado al mercato rionale (dal contadino diretto), sogno il mio futuro, mi farò insegnare da mamma a cucire. In soli undici giorni sto trasformandomi in me stessa.
Adesso, l’unico timore è di rientrare in quel vortice immondo che è stata la mia vita lavorativa fino a ieri; per evitare ciò, ad un colloquio ho subito detto che più di 5 ore al giorno non potrò mai fare. Se sta loro bene, ok, altrimenti, io ho la mia macchina per cucire 😉

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Valerio Dalla Luglio 16, 2010 - 4:20 pm

Complimenti, questo tuo scritto è strepitoso!
Probabilmente è utopica la tua proposta, che peraltro metti in atto: forse non è estendibile più di tanto…
Ma il sasso che lanci è assolutamente giusto e benefico!
Ho postato questo tuo scritto nella mia pagina di Facebook.
Grazie ancora, un caro saluto e avanti così
Valerio

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aerial Agosto 5, 2010 - 5:23 pm

ciao erbaviola,
difendo e condivido pienamente ciò che hai scritto.
Io lotto e resisto ogni giorno, affinchè possa rendere solida una realtà che per’ora vive soltanto nella mia mente, oltre che nel mio cuore.
Io credo fermamente nella possibilità di vivere davvero di quanto hai detto.. nella possibilità di vivere una vita “diversa” da quella comune vita a metà, conseguenza della società attuale.
Io compio i miei piccoli passi personali.
Vorrei fortificare me stessa al punto tale da non sentire più la necessità di beni materiali, di dipendere da essi, e da sentirmi condizionata da doveri, quali ad esempio il lavoro.
Purtroppo io ho un affitto mensile da pagare… e in una casa condivisa con altre 3 ragazze. Pago per una stanzetta di circa 15 x 15 metri quadrati (?)…
Quale soluzione trovare per il pagamento di un affitto?
Io vorrei avere una casa tutta mia un giorno… qualsiasi essa sia… Ovvio che la mia aspirazione più grande è la casetta sull’albero, ma per ragioni che non ti sto a spiegare ora, ho esigenza di restare in questa città, fin troppo rumorosa per il mio udito e la mia serenità mentale…
Dunque io mi chiedo, e vi chiedo, avete trovato per caso soluzioni alternative al “lavoro” utili al pagamento di un affitto mensile, somma tra l’altro non bassa…?
io mi apro e assorbo ogni suggerimento.

grazie.

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Erbaviola Agosto 24, 2011 - 5:15 pm

@aerial: e cambiare zona? ci sono zone in Italia in cui con 200 euro al mese paghi l’affitto di casa e terreno. Certo, non ville di ultima generazione ma comunque case dignitose.

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Lollo Dicembre 29, 2010 - 6:38 pm

Quello descritto sarebbe il mondo ideale, purtroppo il mondo vero è un po’ meno ideale…

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Erbaviola Agosto 24, 2011 - 5:12 pm

@Lollo: il mondo è quello che ti crei tu. La più grande libertà che hai è quella di scegliere come vivere. Tutto il resto sono scuse auto-create per non permettersi di agire 🙂

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Elena Agosto 24, 2011 - 3:17 pm

Apprezzo molto questo intervento e lo condivido. Vorrei saperne di più ma non so bene da dove cominciare! 😀 Io e il mio ragazzo vogliamo uscire dal sistema delle cose così come ci viene imposto. Grazie.
Elena (quella che ha scoperto il tuo blog per via delle ricette vegan)

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Erbaviola Agosto 24, 2011 - 5:10 pm

@Elena: L’anno scorso è uscito un mio libro proprio su questo argomento (lo trovi facilmente anche in biblioteca, anzi, la biblioteca è uno dei primi modi di sganciarsi dal “compro tutto quello che mi serve”). Si chiama “Scappo dalla città. Manuale pratico di downshifting, decrescita, autoproduzione.” Edizioni FAG, Milano. QUI puoi leggere l’indice e le prime 7 pagine, così ti fai un’idea se è il manuale pratico che ti può servire in questo percorso:
Se poi hai altre domande… sono qui 🙂

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Elena Agosto 25, 2011 - 12:49 pm

Grazie! Mi ero già scaricata il pdf.. ora lo cerco in biblioteca. 🙂
Se avrò qualche domanda strana lascerò il solito commentino, nella speranza di non essere inopportuna o di approfittare troppo della gentilezza sia tu che dei tuoi lettori. 🙂
ps: dov’è che si pagano 200 euro di affitto al mese??? io e il mio fidanzato ci stiamo dannando per cavarci fuori qualcosa. Qui da noi (in Emilia) se va bene con 500 Euro si riesce a trovare un bilocale con affaccio tangenziale.. help… aiuto!

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Tiger Agosto 25, 2011 - 2:08 pm

Salve !

Mi chiamo Stefano , ho 37 anni , faccio i miei complimenti agli ideatori del sito !

Sono stufo del mio lavoro , della cattiveria , dell’ ipocrisia delle persone , vorrei cambiare Vita , lavorare , collaborare , con persone semplici , tranquille , di mentalità aperta .

Ho delle idee che vorrei sviluppare , discutere , sono aperto a nuove amicizie a nuovi progetti di Vita , di lavoro ! Per me sono stati fonte di ispirazione 2 libri di Simone Perotti ” Adesso basta ” e ” Avanti tutta ” , il libro di Barbara Jones ” Costruire con le balle di paglia ” e un film di Frank Capra ” Orizzonti perduti ” conoscete ?

Vorrei vivere , lavorare in campagna , mi piacerebbe la Maremma , la parte sud della Toscana , magari in collina vicino al mare !!!

Trà le mie idee , spicca quella di voler costruire un grande casolare con le balle di paglia , di viverci e magari di affittare una parte a turisti .

Spero di avervi stimolato… intanto vi saluto e vi auguro tante belle cose , a presto !!!

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