Erbaviola.com – Grazia Cacciola

Volevo una vita tranquilla…

… e non sono ancora riuscita ad averla nemmeno normale 🙂

In realtà sono giù, molto giù di morale per la questione ‘orto’. La situazione è questa: il mio bellissimo lussureggiante orto è in vendita insieme alla vecchia casa e al giardino ormai spellacchiato. E’ un orto con grande dignità: 52 anni di servizio, di cui 4 con la sottoscritta in regime di agricoltura naturale. E’ un orto pulito, dignitoso, con un carattere. Delle volte persino ordinato. E pieno di animaletti.

Ogni volta che ci vado evito accuratamente di andare a vedere cosa ne è stato del mio orto. Ultimamente evito anche di sentire cosa ci vogliono fare i probabili acquirenti. Ho sentito da alcuni pronunciare le parole “piscina” e “altri due garage“. Ho sentito anche la parola “capannone” da uno che possedeva una cosa come quattro auto da rally e aveva come hobby l’inquinamento delle montagne (chiaramente poi le loro idee di grandezza sono sempre inversamente proporzionali alle idee della banca di dargli un mutuo).

Qui dove sono ora ho un terrazzo enorme e un cortile con una verandina deliziosa (ve la ricordate? E’ questa qui!). Ecco, solo che ora la verandina deliziosa e tutto il cortile sono diventati lo schifo dello schifo grazie a un’impresa edile che non ha terminato i lavori e ci ha mollati qui con tutto ciò che c’era nei garage, tutto accatastato sotto la verandina (non posto le foto perché farebbero venire la depressione a chiunque). Le auto sono ora parcheggiate nel cortile e lo occupano quasi completamente. Risultato: non solo niente giardinaggio, ma chissà per quanto anche niente cene all’aperto e goduriose ore di lavoro estivo sul divanetto al fresco. Ovviamente l’impresa edile è stata presa per un orecchio dal nostro avvocato e condotta in tribunale, però la strada è lunga e non ci arriveranno prima di maggio. Inutile dire che, come se non bastasse il casino materiale, questa faccenda ha occupato gran parte del nostro poco tempo libero (sgrunt).

Resta il terrazzo. Un terrazzo che al momento ho solo guardato. Prima con la scusa che c’era la neve, quindi non potevo neanche andarci. Ora non ci sarebbero più scuse…
Ogni giovedì penso che nel weekend mi impegnerò a piantare semenze in terrazzo e ne farò un lussureggiante orto sul balcone.
Ogni venerdì tiro fuori la scatola dei semini, guardo cos’ho e faccio l’ennesima lista di quello che devo prendere.
Ogni sabato mattina spalanco la portafinestra che porta al terrazzo, lo guardo, mi viene il magone per il mio vecchio orto abbandonato e penso che allora, intanto che mi torna la voglia, farò i copridivani. O i cuscini per le sedie della cucina. O le brioche per la mia metà. O un giro fuori di casa. O qualsiasi altra cosa che non contempli il guardare in faccia la mancanza del mio orto.

Guardo gli orti degli altri dal finestrino della macchina. Mi viene ancora in mente “Guarda quello lì cosa a fatto per tenere su le serre, lo faccio anche io! … ah, no. è vero“. Vado via mogia mogia. Mi consolo pensando che dall’anno prossimo magari troverò un terreno qui intorno, magari in affitto, magari mi butterò in un progetto integrale di permacultura, passerò l’inverno a studiare approfonditamente Fukuoka e Mollison, prenderò appunti e poi partirò alla grande con un grande esperimento. Magari prima migliorerò il terreno almeno un pochino con spargimento di minerali.
O magari ci seppellirò quelli che vogliono trasformare un orto di 50 anni in una piscina. Fa compost, cosa dite? 😉

p.s.
l’immagine sopra è in onore di Topo, un micino nero che mi seguiva in tutti i lavori dell’orto con estrema curiosità. Mi manca tanto anche lui.

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